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Assegno divorzio e convivenza: ultime sentenze

5 Maggio 2019
Assegno divorzio e convivenza: ultime sentenze

Assegno divorzile; nuova famiglia di fatto; rapporto di convivenza; tenore di vita; matrimonio; separazione; divorzio; onere probatorio dell’ex coniuge.

Il giudice, chiamato a decidere sull’attribuzione dell’assegno di divorzile, deve effettuare un esame comparativo della situazione reddituale e patrimoniale attuale del richiedente con la situazione della famiglia al momento della cessazione della convivenza. L’ex coniuge beneficiario dell’assegno divorzile che costituisce una nuova famiglia perde definitivamente l’assegno di divorzio, a meno che la nuova convivenza non si traduca in una famiglia di fatto vera e propria.

Nuova famiglia di fatto e perdita dell’assegno divorzile

La costituzione di una nuova famiglia di fatto da parte dell’ex coniuge beneficiario dell’assegno divorzile determina la perdita definitiva dell’assegno. Si tratta di un automatismo e non occorre la prova della modificazione in meglio della condizione economica del coniuge cui veniva versato l’assegno a seguito dell’intervenuto divorzio. La Cassazione ribadendo ormai un indirizzo consolidato ha così annullato la sentenza che aveva ritenuto non cessato del tutto l’assegno divorzile per la convivenza more uxorio del beneficiario. Per la Corte non bisogna effettuare comparazioni del risultato economico della convivenza con il reddito dell’obbligato al versamento, in quanto la convivenza more uxorio, quindi stabile, fa cessare automaticamente il diritto all’assegno divorzile.

Cassazione civile sez. I, 28/02/2019, n.5974

Perdita dei presupposti per la riconoscibilità dell’assegno divorzile

L’instaurazione da parte del coniuge divorziato di una nuova famiglia, ancorché di fatto, rescindendo ogni connessione con il tenore ed il modello di vita caratterizzanti la pregressa fase di convivenza matrimoniale, fa venire definitivamente meno ogni presupposto per la riconoscibilità dell’assegno divorzile a carico dell’altro coniuge, sicché il relativo diritto resta definitivamente escluso.

Cassazione civile sez. VI, 10/01/2019, n.406

Attribuzione dell’assegno di divorzio e valutazione di adeguatezza

In tema di scioglimento del matrimonio e nella disciplina dettata dall’art. 5, legge 1 dicembre 1970 n. 898, come modificato dall’art. 10, l. 6 marzo 1987 n. 74, il giudice, chiamato a decidere sull’attribuzione dell’assegno di divorzio, è tenuto a verificare l’esistenza del diritto in astratto, in relazione all’inadeguatezza – all’atto della decisione – dei mezzi o all’impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive, raffrontati ad un tenore di vita analogo a quello goduto in costanza di matrimonio, o che poteva legittimamente fondarsi su aspettative maturate nel corso del matrimonio, fissate al momento del divorzio; dunque, è la nozione di adeguatezza a postulare un esame comparativo della situazione reddituale e patrimoniale attuale del richiedente con quella della famiglia all’epoca della cessazione della convivenza, che tenga altresì conto dei miglioramenti della condizione finanziaria dell’onerato, anche se successivi alla cessazione della convivenza, i quali costituiscano sviluppi naturali e prevedibili dell’attività svolta durante il matrimonio.

Corte appello Venezia, 26/10/2018, n.2954

Qual è la funzione dell’assegno divorzile?

Posto che l’assegno divorzile non è diretto ad assicurare al coniuge economicamente più debole l’agiatezza goduta nel corso della vita matrimoniale, ma a compensare l’investimento compiuto nel progetto matrimoniale medesimo, così almeno tendenzialmente perequandosi i disagi economici discendenti dal divorzio, conformemente a quanto enunciato da Cass., sez. un., 18287/18, va confermato l’assegno divorzile in favore della moglie, già fissato su accordo delle parti, e di cui il marito chiede la revoca ai sensi dell’art. 9 l. 898/70, tenuto conto, da un lato, della mancanza di sopravvenienze significative, dall’altro che la moglie, in età ormai avanzata, si è dedicata alla cura della famiglia e delle figlie, ormai adulte, nel corso della convivenza-ultratrentennale, sacrificando le proprie prospettive professionali, sicché attualmente ella dispone di un modesto reddito, come insegnante, e di un ridotto patrimonio immobiliare, mentre il marito ha potuto affermarsi nel mondo del lavoro, ed è attualmente un medico chirurgo dalla elevata redditività.

Tribunale Civitavecchia, 14/09/2018

Tenore di vita in costanza del matrimonio e dopo la rottura della convivenza coniugale

Considerato che il marito non ha mai fornito una idonea spiegazione della cessione delle quote della S.R.L. al padre poco dopo la separazione, deve ritenersi che tale trasferimento sia stato solo formale; che, durante il coniugio (durato circa quattordici anni), il nucleo ha potuto usufruire di un elevato tenore di vita consentito dalle sole entrate del marito, atteso che la moglie, già occupata prima del matrimonio, dopo si è occupata solo della famiglia e dei figli, potendo comunque contare su una disponibilità di spesa che fino all’anno prima della separazione superava la somma di euro 3.000,00 mensili; né può essere dato rilievo alla circostanza che, dopo la separazione, la medesima non abbia ripreso l’attività lavorativa, considerato che nella separazione, diversamente dal divorzio, sono tutelati per quanto possibile gli effetti del matrimonio ed il regime di vita precedente la rottura della convivenza coniugale.

Pertanto, è avviso della Corte che, ferma l’attribuzione del diritto, l’importo stabilito dal giudice di primo grado non solo non debba essere diminuito ma, al contrario, debba essere aumentato, sia pure non nella misura richiesta.

Corte appello Roma, 29/05/2018, n.3615

Assegno divorzile: onere probatorio dell’ex coniuge

Posto che l’assegno divorzile compete esclusivamente all’ex coniuge che abbia provato di non disporre, per ragioni obiettive, di mezzi adeguati per conseguire l’autosufficienza economica, tale onere probatorio non è assolto dal mero richiamo alle difficoltà del mercato del lavoro, specie allorquando è intercorso un significativo periodo di tempo tra la separazione e il divorzio, dovendo invece attribuirsi rilevanza alle potenzialità lavorative del richiedente, desumibili dal titolo di studio e dalle esperienze lavorative (nella specie, il divorzio era stato introdotto oltre nove anni dopo la separazione giudiziale, seguita a poco più di un anno di convivenza; anche in quella sede alla moglie, architetto, non era stato riconosciuto l’assegno ex art. 156 c.c.; in sede divorzile è stato accertato che ella dispone, tra l’altro, dell’abitazione e di uno studio professionale, da cui ricava un reddito, per quanto non adeguato; da qui il diniego dell’assegno divorzile, sul rilievo che il mancato conseguimento dell’autosufficienza, dopo un così lungo periodo di tempo, non essendo state né dedotte né provate ragioni specifiche, è espressione di inerzia colpevole della richiedente medesima).

Tribunale S.Maria Capua V. sez. I, 13/12/2017, n.3766

Rapporto di convivenza e assegno divorzile

Il rapporto di convivenza, ove non si traduca in una vera e propria famiglia di fatto, basata su un progetto e modello di vita comuni e caratterizzata da stabilità e continuità, non fa venir meno il diritto all’assegno di divorzio. L’onere della prova dell’instaurazione, da parte del coniuge beneficiario, di un nuovo rapporto familiare che assuma i suddetti connotati, come fatto estintivo del diritto all’assegno, grava sul coniuge onerato.

Cassazione civile sez. VI, 23/10/2017, n.25074

La determinazione dell’assegno divorzile

In tema di divorzio, la determinazione dell’assegno divorzile ai sensi dell’art. 5 della legge 1 dicembre 1970 n. 898, modificato dall’art. 10 della legge 6 marzo 1987 n. 74, è comunque indipendente dalle statuizioni patrimoniali operanti, per accordo tra le parti e in virtù di decisione giudiziale, in vigenza di separazione dei coniugi, poiché, data la diversità delle discipline sostanziali, della natura, struttura e finalità dei relativi trattamenti, correlate e diversificate situazioni, e delle rispettive decisioni giudiziali, l’assegno divorzile, presupponendo lo scioglimento del matrimonio, prescinde dagli obblighi di mantenimento e di alimenti, operanti nel regime di convivenza e di separazione, e costituisce effetto diretto della pronuncia di divorzio, con la conseguenza che l’assetto economico relativo alla separazione può rappresentare mero indice di riferimento nella misura in cui appaia idoneo a fornire utili elementi di valutazione.

Tribunale Modena sez. II, 20/09/2017, n.1634

Separazione personale: presuppone la permanenza del vincolo coniugale

La separazione personale, a differenza dello scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio, presuppone la permanenza del vincolo coniugale, sicché i “redditi adeguati” cui va rapportato, ai sensi dell’art. 156 c.c., l’assegno di mantenimento a favore del coniuge, in assenza della condizione ostativa dell’addebito, sono quelli necessari a mantenere il tenore di vita goduto in costanza di matrimonio, essendo ancora attuale il dovere di assistenza materiale, che non presenta alcuna incompatibilità con tale situazione temporanea, dalla quale deriva solo la sospensione degli obblighi di natura personale di fedeltà, convivenza e collaborazione, e che ha una consistenza ben diversa dalla solidarietà post-coniugale, presupposto dell’assegno di divorzio.

Cassazione civile sez. I, 16/05/2017, n.12196

Determinazione dell’assegno di separazione e di divorzio: differenze

La determinazione dell’assegno divorzile è indipendente dalle statuizioni patrimoniali operate in vigenza di separazione, data la diversità delle discipline sostanziali e della natura, struttura e finalità dei relativi assegni, dal momento che quello divorzile, presupponendo la dichiarazione della scioglimento del vincolo, prescinde dagli obblighi di mantenimento operanti nel regime di convivenza e separazione; pertanto la quantificazione del secondo non è vincolata dal primo.

Corte appello Brescia sez. I, 22/03/2017, n.427

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