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Revoca assegno divorzile: ultime sentenze

26 Agosto 2022
Revoca assegno divorzile: ultime sentenze

Celebrazione nuovo matrimonio; mutamento delle condizioni economiche; richiesta di revoca dell’assegno di divorzio.

Per la revoca dell’assegno divorzile occorre provare lo svolgimento di un’attività lavorativa? Qualora l’ex coniuge beneficiario dell’assegno divorzile dovesse contrarre nuove nozze, sarà revocato l’obbligo di corresponsione dell’assegno.

Indice

Quota del trattamento di fine rapporto dell’ex coniuge

Il diritto del coniuge divorziato, che sia anche titolare dell’assegno di cui alla L. n. 898 del 1970, art. 5, comma 6, ad ottenere la quota del trattamento di fine rapporto dell’ex coniuge sorge nel momento in cui quest’ultimo matura il diritto a percepire detto trattamento e, dunque, al tempo della cessazione del rapporto di lavoro, anche se il relativo credito è esigibile solo quando – e nei limiti in cui – l’importo è effettivamente erogato; una volta cessato il rapporto di lavoro, non ha, dunque, alcuna incidenza sulla debenza della menzionata quota la presentazione, nel corso del giudizio instaurato per la relativa liquidazione, della richiesta di revoca dell’assegno divorzile, il cui eventuale accoglimento, anche se disposto dalla data della domanda, è successivo alla insorgenza del diritto previsto dalla L. n. 898 del 1970, 12 bis

Cassazione civile sez. I, 08/08/2022, n.24403

Revoca dell’assegno divorzile

In materia di revoca dell’assegno divorzile disposto per la instaurazione da parte dell’ex coniuge beneficiario di una convivenza more uxorio con un terzo, il giudice deve procedere al relativo accertamento tenendo conto, quale elemento indiziario, della eventuale coabitazione di essi, in ogni caso valutando non atomisticamente ma nel loro complesso l’insieme dei fatti secondari noti, acquisiti al giudizio nei modi ammessi dalla legge processuale, nonché gli ulteriori eventuali argomenti di prova, rilevanti per il giudizio inferenziale in ordine alla sussistenza della detta convivenza, intesa quale legame affettivo stabile e duraturo, in virtù del quale i conviventi si siano spontaneamente e volontariamente assunti reciproci impegni di assistenza morale e materiale.

Cassazione civile sez. I, 04/05/2022, n.14151

Instaurazione da parte dell’ex coniuge beneficiario di una convivenza more uxorio

In tema di divorzio, ove sia richiesta la revoca dell’assegno in favore dell’ex coniuge a causa dell’instaurazione da parte di quest’ultimo di una convivenza “more uxorio”, il giudice deve procedere al relativo accertamento tenendo conto, quale elemento indiziario, dell’eventuale coabitazione con l’altra persona, in ogni caso valutando non atomisticamente ma nel loro complesso l’insieme dei fatti secondari noti, acquisiti al processo nei modi ammessi dalla legge, e gli eventuali ulteriori argomenti di prova, rilevanti per il giudizio inferenziale in ordine alla sussistenza della detta convivenza, intesa quale legame affettivo stabile e duraturo, in virtù del quale i conviventi si siano spontaneamente e volontariamente assunti reciproci impegni di assistenza morale e materiale.

Cassazione civile sez. I, 04/05/2022, n.14151

Deduzione con ricorso per cassazione

Il ricorso per cassazione con cui si deduce l’erronea applicazione del principio di non contestazione non può prescindere dalla trascrizione degli atti sulla cui base il giudice di merito ha ritenuto integrata la non contestazione che il ricorrente pretende di negare, atteso che l’onere di specifica contestazione, ad opera della parte costituita, presuppone, a monte, un’allegazione altrettanto puntuale a carico della parte onerata della prova; tale principio vale tanto nel caso in cui il ricorrente lamenti l’erronea qualificazione da parte del giudice del merito di un fatto come non contestato, sia perché effettivamente e specificamente contestato da parte sua, sia perché non allegato in modo specifico dalla controparte, quanto nel caso in cui il ricorrente lamenti la mancata qualificazione del fatto come non contestato da parte del giudice del merito, benché fosse stato specificamente allegato e la controparte non lo avesse specificamente contestato (nel caso di specie, relativo alla revoca dell’assegno divorzile in favore della ex moglie in considerazione della convivenza more uxorio instaurata da quest’ultima con altro uomo, l’ex moglie non aveva riportato o trascritto, anche solo per estratto, il contenuto degli atti processuali da cui sarebbe emerso il vizio del giudice di merito, venendo quindi meno al proprio onere di allegazione).

Cassazione civile sez. VI, 04/04/2022, n.10786

Convivenza more uxorio

In materia di revoca dell’assegno divorzile disposto per la instaurazione da parte dell’ex coniuge beneficiario di una convivenza more uxorio con un terzo, il giudice deve procedere al relativo accertamento tenendo conto, quale elemento indiziario, della eventuale coabitazione di essi, in ogni caso valutando non atomisticamente ma nel loro complesso l’insieme dei fatti secondari noti, acquisiti al giudizio nei modi ammessi dalla legge processuale, nonché gli ulteriori eventuali argomenti di prova, rilevanti per il giudizio inferenziale in ordine alla sussistenza della detta convivenza, intesa quale legame affettivo stabile e duraturo, in virtù del quale i conviventi si siano spontaneamente e volontariamente assunti reciproci impegni di assistenza morale e materiale.

Cassazione civile sez. I, 04/05/2022, n.14151

Ex coniuge beneficiario

In tema di revoca dell’assegno divorzile per un rapporto more uxorio instaurato dal coniuge (beneficiario dell’importo) con terzi, il giudice deve sincerarsi che sussista anche la coabitazione. Pertanto, in materia di revoca dell’assegno divorzile disposto per l’instaurazione, da parte dell’ex coniuge beneficiario, di una convivenza more uxorio con un terzo, il giudice deve procedere al relativo accertamento, tenendo conto, quale elemento indiziario, dell’eventuale coabitazione di essi, valutando non atomisticamente ma nel loro complesso l’insieme dei fatti secondari noti, acquisiti al giudizio, nonché gli eventuali argomenti di prova, rilevanti per il giudizio inferenziale in ordine alla sussistenza della convivenza, intesa quale legame affettivo, stabile e duraturo, in virtù del quale i conviventi abbiano assunto reciproci impegni di assistenza.

Cassazione civile sez. I, 04/05/2022, n.14151

Erronea applicazione del principio di non contestazione

Il ricorso per cassazione con cui si deduce l’erronea applicazione del principio di non contestazione non può prescindere dalla trascrizione degli atti sulla cui base il giudice di merito ha ritenuto integrata la non contestazione che il ricorrente pretende di negare, atteso che l’onere di specifica contestazione, ad opera della parte costituita, presuppone, a monte, un’allegazione altrettanto puntuale a carico della parte onerata della prova; tale principio vale tanto nel caso in cui il ricorrente lamenti l’erronea qualificazione da parte del giudice del merito di un fatto come non contestato, sia perché effettivamente e specificamente contestato da parte sua, sia perché non allegato in modo specifico dalla controparte, quanto nel caso in cui il ricorrente lamenti la mancata qualificazione del fatto come non contestato da parte del giudice del merito, benché fosse stato specificamente allegato e la controparte non lo avesse specificamente contestato (nel caso di specie, relativo alla revoca dell’assegno divorzile in favore della ex moglie in considerazione della convivenza more uxorio instaurata da quest’ultima con altro uomo, l’ex moglie non aveva riportato o trascritto, anche solo per estratto, il contenuto degli atti processuali da cui sarebbe emerso il vizio del giudice di merito, venendo quindi meno al proprio onere di allegazione).

Cassazione civile sez. VI, 04/04/2022, n.10786

Al riconoscimento dell’assegno divorzile segue il diritto alla percezione della quota di TFR

In tema di assegno divorzile, la circostanza che l’ex coniuge beneficiario di tale assegno abbia percepito la quota dell’indennità di fine rapporto spettante all’altro ex coniuge è ininfluente ai fini della revoca o della modifica del menzionato assegno poiché, mentre al riconoscimento dell’assegno segue sempre il diritto alla percezione della quota di TFR, al riconoscimento della quota di TFR non segue la revoca dell’assegno, disapplicandosi altrimenti il disposto dell’art. 12 bis della l. n. 898 del 1970, che di tale beneficio fissa presupposti e legittimazione, tenuto anche conto che la percezione della quota di TFR da parte del titolare dell’assegno divorzile si affianca all’incasso di un importo ben maggiore da parte dell’obbligato al suo pagamento.

Cassazione civile sez. I, 09/03/2022, n.7733

Riconoscimento di una quota del TFR all’ex coniuge

Condizione per il riconoscimento della quota del trattamento di fine rapporto spettante ai sensi dell’articolo 12-bis della legge n. 898 del 1970 all’ex coniuge è che quest’ultimo sia già titolare di assegno divorzile o abbia presentato la relativa domanda al momento in cui l’altro ex coniuge abbia maturato il diritto alla corresponsione del trattamento. Tra il diritto all’assegno divorzile e il riconoscimento della quota del trattamento di fine rapporto esiste, pertanto, un rapporto di univoca operatività sicché dato il primo ad esso consegue il secondo là dove, invece, al riconoscimento del secondo non segue la revoca del primo se non a pena di una disapplicazione dell’art. 12-bis legge n. 898 del 1970, che del beneficio fissa presupposti e legittimazione.

Cassazione civile sez. I, 09/03/2022, n.7733

Stabile convivenza: esclude automaticamente il diritto all’assegno divorzile?

L’instaurazione da parte dell’ex coniuge di una stabile convivenza di fatto, giudizialmente accertata, incide sul diritto al riconoscimento di un assegno di divorzio o alla sua revisione nonché sulla quantificazione del suo ammontare, in virtù del progetto di vita intrapreso con il terzo e dei reciproci doveri di assistenza morale e materiale che ne derivano, ma non determina, necessariamente, la perdita automatica ed integrale del diritto all’assegno. Qualora sia giudizialmente accertata l’instaurazione di una stabile convivenza di fatto tra un terzo e l’ex coniuge economicamente più debole questi, se privo anche all’attualità di mezzi adeguati o impossibilitato a procurarseli per motivi oggettivi, mantiene il diritto al riconoscimento di un assegno di divorzio a carico dell’ex coniuge, in funzione esclusivamente compensativa. A tal fine, il richiedente dovrà fornire la prova del contributo offerto alla comunione familiare; della eventuale rinuncia concordata ad occasioni lavorative e di crescite professionale in costanza di matrimonio; dell’apporto alla realizzazione del patrimonio familiare e personale dell’ex coniuge.

Cassazione civile sez. un., 05/11/2021, n.32198

Assegno divorzile: funzione assistenziale e compensativa

In considerazione della natura e della funzione dei provvedimenti concernenti i rapporti economici tra coniugi, va considerata legittima la modifica delle statuizioni precedentemente assunte al fine di adeguarle al sopraggiungere di variazioni nelle condizioni patrimoniali e reddituali delle parti, verificatesi nel corso del giudizio. Per tali ragioni, va disposta la revoca dell’obbligo di contribuzione inizialmente previsto, conseguente al collocamento in pensione dell’obbligato, tale da aver determinato una contrazione delle capacità economiche di quest’ultimo, rimanendo indifferente la permanenza di uno squilibrio tra le parti qualora sia garantita l’adeguatezza dei mezzi di sussistenza e l’indipendenza economica del beneficiario e sia stata accertata la presenza di un’adeguata capacità lavorativa.

Corte appello Milano sez. V, 27/10/2021

Revoca dell’assegno divorzile

In tema di accertamento dell’insussistenza del diritto all’assegno divorzile, lo stesso non è dovuto dal momento giuridicamente rilevante in cui – salva la possibilità della fissazione di un diverso termine, giusta l’art. 4, comma 13, l. n. 898/1970, come modificato dal d.l. n. 35/2005, convertito, con modificazioni, dalla l. n. 80/2005 – la sua iniziale attribuzione, avente natura costitutiva, decorre; momento coincidente con il passaggio in giudicato della statuizione di risoluzione del vincolo coniugale.

Cassazione civile sez. I, 18/10/2021, n.28646

Revoca in appello dell’assegno divorzile e restituzione di capitale ed interessi

Quando sia stato disposto un assegno divorzile dal giudice di primo grado, ma questa decisione sia stata revocata dal giudice d’appello in conseguenza dell’accertamento dell’insussistenza originaria dei presupposti per la sua attribuzione, l’ex coniuge che ne abbia beneficiato è tenuto alla restituzione di quanto indebitamente ricevuto, a far data da quando ha iniziato a percepire gli emolumenti, oltre agli interessi legali dai rispettivi pagamenti e fino all’effettivo soddisfo, perché in caso di somme indebitamente versate in forza di una sentenza provvisoriamente esecutiva successivamente riformata, non si applica la disciplina della ripetizione dell’indebito oggettivo di cui all’art. 2033 c.c., spettando all’interessato il diritto ad essere reintegrato dall'”accipiens” dell’intera diminuzione patrimoniale subita, a prescindere dal suo stato soggettivo di buona o mala fede.

Cassazione civile sez. I, 18/10/2021, n.28646

Perdita diritto all’assegno divorzile: quando?

La ex moglie che si fa garantire da un nuovo partner il pagamento del canone di locazione perde il diritto all’assegno divorzile. Ciò vale anche in assenza di una prova specifica di avere instaurato una nuova convivenza. Difatti, la fideiussione rispetto alla locazione stipulata vale come prova di una nuova relazione ai fini della revoca dell’assegno. A dirlo è la Cassazione, secondo cui la fideiussione prestata da parte del terzo che garantisce il diritto abitativo della donna è chiaro sintomo di un progetto di vita comune.

Cassazione civile sez. VI, 10/05/2021, n.12335

Revoca dell’assegno divorzile e sua decorrenza: irripetibilità delle somme già versate

La riduzione reddituale dell’ex coniuge obbligato al versamento dell’assegno divorzile, la capacità lavorativa del beneficiario titolare di fonte di reddito unitamente alla sussistenza di una relazione affettiva stabile e duratura di quest’ultimo, giustificano la revoca dell’assegno divorzile con decorrenza dalla pronuncia del provvedimento che dispone l’esclusione dell’assegno divorzile; ciò comporta che le somme già versate non vadano restituite.

Corte appello Milano sez. famiglia, 24/03/2021

Revoca dell’assegno divorzile e diritto alla quota del Tfr

Considerato che la revoca dell’assegno di divorzio opera ex nunc e, quindi, non è idonea ad elidere né il pregresso positivo accertamento del diritto all’assegno, né il correlato diritto alla quota del trattamento di fine rapporto, di cui all’art. 12-bis l. n. 898 del 1970, deve essere riconosciuto all’ex coniuge il 40% del T.F.R. percepito dall’altro coniuge dopo la sentenza di divorzio anche nell’ipotesi in cui la domanda di attribuzione della quota venga avanzata dopo la revoca del contributo periodico.

Cassazione civile sez. I, 19/02/2021, n.4499

Revoca dell’assegno divorzile: elementi da considerare

Rispetto alla domanda di revoca dell’assegno divorzile, il giudice deve verificare se sia sopraggiunta indipendenza o autosufficienza economica dell’ex coniuge beneficiario, desunta dai seguenti indici: possesso di redditi di qualsiasi specie e/o di cespiti patrimoniali mobiliari ed immobiliari, capacità e possibilità effettive di lavoro personale (in relazione alla salute, all’età, al sesso ed al mercato del lavoro dipendente o autonomo), stabile disponibilità di una casa di abitazione, nonché eventualmente altri – rilevanti nelle singole fattispecie – senza, invece, tener conto del tenore di vita goduto in costanza di matrimonio.

Tribunale Torino sez. VII, 09/02/2021, n.679

Principio di auto-responsabilità nel rapporto post coniugale

In tema di assegno divorzile e della relativa revoca per sopravvenienza di giustificati motivi, facendo propri i principi accolti dalle Sezioni Unite del 2018, la Cassazione ha sancito che l’ex coniuge che non si trovi in età avanzata e non si adoperi attivamente per la ricerca di attività lavorativa, pur essendone astrattamente idoneo, nonché conviva more uxorio con altra persona, perde il diritto all’assegno medesimo. Secondo tale pronuncia, pertanto, la convivenza more uxorio non è elemento di per sé sufficiente a fondare la revoca dell’assegno, ma perché ciò avvenga, è necessario che concorrano più fattori idonei ad esaurire tutte le ragioni che avevano in origine determinato la fondatezza della richiesta dello stesso.

Cassazione civile sez. VI, 04/02/2021, n.2653

Presupposti per il riconoscimento dell’assegno divorzile

In tema di determinazione dell’assegno divorzile, il giudice, deve verificare se sussistono i presupposti per la negazione (revoca) del diritto all’assegno a causa della sopraggiunta indipendenza o autosufficienza economica dell’ex coniuge beneficiario, desunta dai seguenti “indici”: possesso di redditi di qualsiasi specie e/o di cespiti patrimoniali mobiliari ed immobiliari (tenuto conto di tutti gli oneri “lato sensu” imposti e del costo della vita nel luogo di residenza dell’ex coniuge richiedente), capacità e possibilità effettive di lavoro personale (in relazione alla salute, all’età, al sesso ed al mercato del lavoro dipendente o autonomo), stabile disponibilità di una casa di abitazione, nonché eventualmente altri – rilevanti nelle singole fattispecie – senza, invece, tener conto del tenore di vita goduto in costanza di matrimonio; il tutto sulla base delle pertinenti allegazioni, deduzioni e prove offerte dall’ex coniuge obbligato, sul quale incombe il corrispondente onere probatorio, fermo il diritto all’eccezione ed alla prova contraria dell’ex coniuge beneficiario.

Tribunale Torino sez. VII, 29/09/2020, n.3394

Autonomia reddituale dell’ex coniuge

Deve essere accolta la domanda di revoca dell’obbligo di corresponsione dell’assegno divorzile, qualora risulti provata una nuova condizione di reddito della resistente, tale da garantire alla stessa una totale autonomia sul versante economico-finanziario e, allo stesso tempo, risulti che le spese sostenute dalla resistente non siano dissimili da quella già precedentemente sostenute.

Tribunale Bari sez. I, 17/03/2020

Assegno divorzile: l’eredità basta per la revoca se l’ex coniuge non è autosufficiente economicamente?

Ai fini della revoca dell’assegno divorzile non è sufficiente l’aumento del patrimonio a seguito dell’eredità ricevuta se l’ex moglie non può in ogni caso considerarsi autosufficiente economicamente

Cassazione civile sez. VI, 14/01/2020, n.506

Decorrenza della revoca dell’assegno

Va confermata la sentenza d’appello che, negando l’assegno divorzile, attribuito invece in primo grado, fissa la decorrenza della revoca dell’assegno stesso dal mese successivo alla pubblicazione della sentenza di scioglimento del vincolo, rientrando tale statuizione nelle facoltà del giudice di merito, ai sensi dell’art. 4, comma 13, l. n. 898/1970, anche in sede di accertamento negativo del diritto in oggetto, neppure incidendo l’irripetibilità, non pignorabilità, non compensabilità delle somme erogate a titolo di assegno divorzile, trattandosi di condizioni impeditive alla restituzione dell’indebito che non incidono nel giudizio divorzile, ma che operano in altra autonoma e successiva sede, e che comunque trovano applicazione solo a fronte di obbligazioni che abbiano in concreto natura alimentare (nella specie, la corte d’appello aveva accertato che l’assegno divorzile revocato, riconosciuto in primo grado, di notevolissimo importo, mancava radicalmente della funzione anche latamente alimentare).

Cassazione civile sez. I, 30/08/2019, n.21926

Cessazione dell’assegno divorzile: legittimità

Dal momento che le sentenze di divorzio passano in cosa giudicata “rebus sic stantibus” rimanendo suscettibili di modifica quanto ai rapporti economici o all’affidamento dei figli in relazione alla sopravvenienza di fatti nuovi, deve ritenersi legittima la cessazione dell’obbligo di corrispondere l’assegno divorzile se i redditi dell’obbligato si riducono a seguito del suo pensionamento e il coniuge beneficiario, economicamente autosufficiente, nulla allega in merito al contributo dato alla formazione del patrimonio della famiglia e di quello personale dell’ex coniuge .

Cassazione civile sez. I, 05/03/2019, n.6386

Nuove nozze: revoca dell’assegno divorzile 

La revoca dell’obbligo di corrispondere l’assegno divorzile a seguito di nuove nozze contratte dal beneficiario non necessita di alcun vaglio del giudice ma opera automaticamente a decorrere dalla data di celebrazione del nuovo matrimonio, con la conseguenza che le somme percepite dopo tale data devono ritenersi corrisposte in assenza di titolo, costituiscono oggetto di indebito oggettivo ai sensi dell’art. 2033 c.c. e devono dunque essere restituite.

Tribunale La Spezia, 20/06/2018

Ex coniuge riceve una cospicua eredità paterna

In tema di richiesta di revoca dell’assegno divorzile, deve rilevarsi come il significativo mutamento in positivo della situazione economica della beneficiaria che, nel caso di specie, successivamente alla pronuncia di divorzio, aveva ricevuto la cospicua eredità paterna e aveva anche avuto accesso a emolumenti pensionistici in precedenza assenti, comporti il venir meno del presupposto della mancanza di indipendenza economica; in caso di miglioramento della situazione economica, infatti, il riconoscimento dell’assegno divorzile si tradurrebbe in un mero surplus reddituale non dovuto e, dunque, per evitare tale conseguenza va accolta la domanda di revoca dell’assegno.

Tribunale Spoleto, 14/03/2018, n.2846

Accordo transattivo di natura privata

Se la sentenza di divorzio, per espressa rinuncia delle parti, non contiene alcuna statuizione in punto economico – patrimoniale, avendo le stesse preferito regolare tali rapporti con un accordo transattivo di natura privata, non può essere accolta la richiesta di revoca dell’obbligo di corresponsione di una determinata somma per autosufficienza del coniuge beneficiario, non avendo la sentenza di cui si richiede la modifica statuito alcunché in punto di assegno divorzile.

(Nel caso di specie, le parti avevano concordato in sede di divorzio, tramite scrittura privata di transazione, che il marito trasferisse alla moglie una somma di 80mila euro annui per i propri bisogni di vita).

Tribunale Milano sez. IX, 08/01/2018

Prova dello svolgimento di un’attività lavorativa

Ai fini della revoca dell’assegno divorzile occorre valutare se vi sia adeguata prova (pur presuntiva) dello svolgimento di un’attività lavorativa, anche solo in termini potenziali, in grado di garantire all’ex coniuge una posizione di indipendenza economica.

Tribunale La Spezia, 31/10/2017

Richiesta di revoca: quando va accolta?

A seguito della cessazione degli effetti civili del matrimonio, il giudice chiamato a pronunciarsi sulla revoca dell’assegno divorzile, deve decidere in merito dopo aver verificato la sussistenza della condizione di indipendenza dell’ex coniuge.

Qualora, come nel caso di specie, non venga fornita prova della mancanza di autosufficienza economica e risulti, invece, la presenza di un reddito modesto, ma che tuttavia consente di vivere dignitosamente, deve essere accolta la richiesta di revoca dell’assegno divorzile.

Tribunale Firenze sez. I, 14/06/2017, n.2097

Autosufficienza economica dell’ex coniuge e revoca dell’assegno divorzile

Va accolto il ricorso per la riforma della sentenza di prime cure che aveva riconosciuto all’ex coniuge il diritto ad un ingente assegno divorzile, essendo intervenute nelle more del giudizio le due sentenze Cass. civ. 10 maggio 2017, n. 11504 e 22 giugno 2017, n. 15481: il mutato orientamento in tema di individuazione dei presupposti per il riconoscimento dell’assegno divorzile, in considerazione dell’autosufficienza economica dell’ex coniuge, può determinare, sulla base di sopraggiunte valutazioni e motivazioni, la revoca dell’assegno divorzile, nel caso di specie statuita non già a decorrere dalla domanda, ma dal mese successivo alla pubblicazione della sentenza di scioglimento del matrimonio.

Corte appello Milano sez. V, 16/11/2017, n.4793

Condizioni di divorzio tra gli ex coniugi: quando possono essere modificate?

Posto che le condizioni di divorzio tra gli ex coniugi possono essere modificate solo a fronte della sopravvenienza di giustificati motivi, il giudice, allorché quello onerato chiede la revoca dell’assegno divorzile a favore dell’altro, deve verificare se quest’ultimo abbia conseguito l’autosufficienza economica, secondo i criteri offerti da Cass. 11504/17, alla stregua delle allegazioni, deduzioni e prove offerte dal richiedente, e tenuto conto delle difese dell’altra parte.

(Nella specie, la Suprema corte ha cassato il provvedimento di merito che aveva ridotto, ma non revocato, l’assegno divorzile a carico dell’ex marito, nonostante che, rispetto all’epoca della pronuncia divorzile, quest’ultimo fosse ormai pensionato, mentre l’ex moglie, che non aveva prodotto in giudizio, benché richiesta, la propria documentazione fiscale e bancaria, beneficiasse a sua volta di un trattamento pensionistico).

Cassazione civile sez. I, 22/06/2017, n.15481

Richiesta di revoca dell’assegno di divorzio

Il giudicato ‘rebus sic stantibus’, che connota le pronunce relative a rapporti soggetti a mutamenti determinati da eventi successivi, è comunque dotato, fin quando non vengano accertate sopravvenienze tali da imporre delle modifiche o revoche, di autorità, intangibilità e stabilità, anche se limitate nel tempo (fattispecie relativa alla richiesta di revoca dell’assegno di divorzio).

Cassazione civile sez. I, 01/07/2015, n.13514

Mutamento condizioni economiche

A seguito della sentenza di divorzio è possibile chiedere, nel caso in cui si ritengano mutate le condizioni economiche delle parti, la revisione dell’assegno divorzile, tanto in melius quanto in peius, ai sensi dell’art. 9 n. 898/1970.

Tale giudizio presuppone la verifica circa il sopravvenuto cambiamento delle suddette condizioni e la idoneità dello stesso a mutare l’assetto patrimoniale derivante dal provvedimento di cui si chiede la revoca o modifica.

(Nella specie tale richiesta è stata negata poiché in sede di verifica del mutamento delle condizioni, i giudici di merito e di legittimità hanno ritenuto che, benché in presenza di una situazione economica più precaria rispetto a quella dell’ex marito, non vi fossero circostanze nuove e sopravvenute tali da fondare una revisione dell’assegno, il cui importo era stato concordato dalle parti in sede di divorzio).

Cassazione civile sez. I, 21/01/2014, n.1165

Revoca o riduzione dell’assegno divorzile

In tema di assegno di mantenimento, i giustificati motivi, la cui sopravvenienza consente di rivedere le determinazioni adottate in sede di separazione dei coniugi (art. 156 c.c., art. 710 e 711 c.p.c.) o divorzio (cfr. art. 9, comma 1, l. 1 dicembre 1970, n. 898) non sono ravvisabili nella mera perdita da parte dell’obbligato di un cespite o di un’attività produttiva di reddito, restando da dimostrare, con onere a carico dell’interessato, che la perdita medesima si sia tradotta in una riduzione delle complessive risorse economiche.

(Nel caso di specie, l’onerato aveva richiesto la revoca o riduzione dell’assegno divorzile per suo sopravvenuto pensionamento).

Tribunale Modena sez. II, 16/03/2011

Quando non pagare l’assegno all’ex moglie? GUARDA IL VIDEO 


note

Autore immagine: assegno divorzile di Pixel-Shot


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