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Si può insultare un politico che non mantiene promesse elettorali?

15 Gennaio 2018 | Autore:
Si può insultare un politico che non mantiene promesse elettorali?

È lecito insultare un politico che non mantiene le promesse elettorali o si rischia un processo penale per il reato di diffamazione?

Ogni promessa è debito, ma non è sempre facile mantenere la parola data. Molte volte si consumano tante di quelle energie nel fare promesse, che poi non ne restano abbastanza per mantenerle. Ciò è quanto tipicamente accade in campagna elettorale, tempo in cui volano promesse come se non ci fosse un domani. Il problema, però, è che poi il domani arriva e ci si accorge che quelle promesse elettorali altro non erano che bugie, che per quanto belle non potranno mai essere realizzate nella realtà. L’illusione lascia spazio alla delusione, che molto spesso si trasforma in rabbia.  Niente di più facile, dunque, che quel politico venga insultato – anche in pubblico – per non aver mantenuto le proprie promesse elettorali. E si sa, quando gli animi sono turbolenti volano paroloni ed accuse di falsità, corruzione, buffonaggine e chi più ne ha più ne metta. La domanda, a questo punto, è la seguente: si può insultare il politico che non mantiene le promesse elettorali? È lecito insultare un politico o si rischia un processo penale per il reato di diffamazione? A rispondere è stata la Corte di Cassazione con una recentissima sentenza [1] destinata a segnare una svolta. La sentenza, infatti, si traduce in un monito nei confronti di tutti i politici italiani “dalle facili promesse” (e ciò sia che si tratti di politica statale che di quella locale). Per questo, cari politicanti, meglio mantenere parola data e promesse elettorali fatte a meno che non si voglia finire sbeffeggiati se si fa dietrofront sugli impegni presi davanti ai cittadini. Ma vediamo, nel dettaglio, cosa ha detto la Suprema Corte e quando è lecito insultare un politico. 

Politica ed insulti: la sentenza della Suprema Corte 

Con la sentenza in commento, i giudici della Corte di Cassazione hanno tracciato il confine tra la diffamazione [2] e il diritto di critica che, specie in ambito politico, ha dei confini piuttosto ampi.

Ebbene, dare del falso e bugiardo, finanche del buffone o del malvagio, a un politico non è reato se i fatti a lui contestati sono veri. Saranno anche espressioni  sprezzanti e molto forti, ma rientrano nella normale critica. In questi casi, infatti, non sussiste il reato di diffamazione poiché opererà una particolare scriminante: quella della critica politica.

Più in particolare, nel caso all’esame della Corte, i giudici hanno avuto modo di affermare che non è reato dare del falso, del bugiardo, del malvagio ad un sindaco se non ha mantenuto le promesse fatte in campagna elettorale. La suprema Corte, dunque, ha riconosciuto il diritto di critica politica a un gruppo di consiglieri comunali dell’opposizione del Comune di Furci Siculo, nel Messinese, che avevano affisso nel paese alcuni manifesti sull’ex primo cittadino. Nei manifesti il sindaco veniva definito «falso, bugiardo, ipocrita, malvagio» per aver deliberato l’erogazione dell’indennità di funzione così tradendo le promesse elettorali.

Quando non si può insultare un politico

Fermo quanto sopra, è bene comunque tenere a mente quanto segue. Ciò che rileva e determina l’abuso del diritto di critica non è la maggiore o minore aggressività dell’espressione o l’asprezza dei toni, ma la gratuità delle aggressioni non pertinenti ai temi apparentemente in discussione. Di conseguenza, sono sempre punibili le offese gratuite, vale a dire quelle non necessarie all’esercizio del diritto, inutilmente volgari o umilianti, che – dunque – faranno scattare immancabilmente il reato di diffamazione a carico di chi le proferisca

Si può insultare un politico dandogli del «ladro»?

Quanto sin qui detto non vale anche nel caso in cui si insulti un politico dandogli – in pubblico – del «ladro». Usare l’appellativo ladro, implica già una colpevolezza per un fatto determinato e certo che, se non accertato dalla magistratura con una sentenza definitiva, deve ritenersi diffamatorio (stante peraltro la presunzione di innocenza imposta dalla nostra Costituzione). Dire pertanto «Falso! Bugiardo! Ipocrita! Malvagio!» non integra il reato di diffamazione; al contrario, se dalla ragione non si vuole passare dalla parte del torto, è sempre meglio evitare di dare del ladro ad un politico.

Insultare un politico: meglio fare attenzione

Attenzione: in tutti i casi le espressioni denigratorie sono lecite solo se collegate a specifici episodi di cui deve essere attestata la verità (come nel caso affrontato dalla Suprema Corte, ove si un candidato sindaco, in sede di campagna elettorale, prometteva di non incassare determinate indennità, facendo poi marcia indietro). Se, invece, le espressioni denigratorie sono generiche e non collegabili a specifici episodi si possono classificare come  frasi gratuitamente ostili e, quindi, diffamatorie.

Resta quindi essenziale, per evitare la diffamazione, ancorare l’insulto a un fatto preciso e determinato, che sia anche vero. A detta della Suprema Corte, inoltre,  le modalità espressive e i toni utilizzati «pur aspri e forti, non devono essere gravemente infamanti e gratuiti» ma «pertinenti al tema in discussione». «La critica, ancor più quella politica » ha per sua natura «carattere congetturale, che non può, per definizione, pretendersi rigorosamente obiettiva ed asettica». Come a dire: non si può pensare che in una contestazione – specie contro un politico – si usino espressioni garbate, gentili ed educate. Ciò anche perché è naturale il malcontento generale in caso di promesse elettorali solo illusorie ed è ormai forte l’insofferenza negli animi della gente comune.


note

[1] Cass. sent. n. 317/18 del 9.01.2018.

[2] Art. 595 Cod. Pen.

Autore immagine: Pixabay.com 


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