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Quanto dura una causa civile?

5 Maggio 2019
Quanto dura una causa civile?

Tempi di durata del processo civile in Italia e confronto con gli altri Paesi dell’Europa: perché un giudizio dura così tanto?

Avrai sentito parlare dei numerosi tentativi di riforma del processo civile, avviati dagli ultimi governi, per tentare di ridurre i tempi del processo. Tempi che, in Italia, sono i più lunghi dell’Eurozona. Ciò rende il nostro Paese un luogo dove non conviene investire. Sono poche infatti le aziende interessate ad aprire una sede all’interno del nostro territorio ben sapendo che, in caso di controversie o di recupero dei crediti, i propri diritti faticherebbero ad essere tutelati da un tribunale. Ecco perché proprio dalla lunghezza dei processi dipende anche il Pil nazionale e la competitività del Paese.

Se hai avuto a che fare, in passato, con un’aula giudiziaria potresti ritenere di sapere già quanto dura una causa civile. In realtà ti puoi essere fatto solo un’idea. Ci sono numerose variabili che influiscono sulla durata di un processo: la materia del giudizio (e la conseguente procedura applicata), il numero di parti coinvolte, le prove prodotte al giudice, la complessità della decisione (che magari abbia richiesto l’intervento di consulenti tecnici), i gradi di giudizio espletati prima della sentenza definitiva, il tribunale competente (ve ne sono alcuni più rapidi e altri molto più lenti), le “varie ed eventuali” (sostituzione di giudici, scioperi, errori ed errori di notifiche, testimoni che non si presentano, ecc.).

Una cosa però è certa: il tribunale è un po’ come l’ospedale dove sai quando entri, ma non puoi mai dire quando ne uscirai. Ecco perché è sempre consigliabile un accordo preventivo con la controparte. Lo sa bene anche il legislatore che, per dissuadere i cittadini dal tentare le cause e tentare di smaltire l’arretrato pendente, ha previsto, per gran parte dei contenziosi, l’obbligo della «mediazione», una sorta di procedura conciliativa che deve svolgersi presso appositi organismi privati. Lo scopo è quello di facilitare una soluzione bonaria della controversia prima che approdi davanti al giudice.

Certo, si potrà dire che il nostro è un Paese garantista: che la durata del processo è rivolta a consentire alle parti l’inviolabile diritto di difesa e, pertanto, proprio per garantire il rispetto del “contraddittorio”. Tuttavia esistono numerose occasioni in cui la procedura si perde in inutili rinvii. In più, ad allungare i tempi di una causa ci sono proprio gli arretrati e la carenza di organico, fattori che impediscono ai giudici di procedere a rapide soluzioni del carico di cause che, su di loro, pende.

Detto ciò, è ingiusto e sbagliato attribuire la colpa di tutta questa inefficienza solo su una categoria, ad esempio sugli avvocati, sul personale delle cancellerie, sulla procedura adottata dalla legge o proprio sui giudici. Si tratta di molteplici fattori che richiederebbero una riforma organica.

Vediamo ora, più nel dettaglio, quanto dura una causa civile.

Quanto dura una causa civile in primo grado?

Come dicevamo, la durata di una causa civile può dipendere dalla materia del contendere e dalla procedura.

A fare la differenza nella lunghezza di un processo è soprattutto il numero di udienze, posto che tra l’una e l’altra spesso passano numerosi mesi. Ne abbiamo parlato in Come mai le cause civili durano tanto tempo? In quella sede abbiamo rappresentato come funziona un processo, quali sono le fasi e i termini previsti dalla legge. Ti consiglio di dargli una sia pur rapida lettura per avere una conoscenza più approfondita della materia processuale. Capirai meglio anche alcuni meccanismi che possono decretare una durata eccessiva del processo.

Altra variabile da considerare è il tempo che al giudice serve per scrivere la sentenza: l’emissione della decisione definitiva, per legge, deve avvenire entro 30 giorni dal deposito delle note conclusive, ma si tratta di un termine non perentorio e ci sono magistrati che impiegano anche molti mesi (fino a 6-7 mesi).

Ad esempio, per il recupero di un credito attuato con decreto ingiuntivo o per l’opposizione a una contravvenzione stradale ci sono tempi molto più brevi rispetto a una causa ereditaria o a una divisione immobiliare. Vediamo qualche esempio.

Per l’emissione di un decreto ingiuntivo ci vogliono di solito due o tre mesi. In alcuni tribunali si va più veloce, in altri più lenti. Questo però riguarda solo l’emissione del decreto. Se il debitore fa opposizione inizia una vera e propria causa che rispetterà l’iter del normale processo civile di cognizione. In media ci vogliono dai tre ai cinque anni per il primo grado. La durata può variare anche in base alla complessità nell’accertamento del credito e, quindi, dal numero di prove necessarie. Ad esempio, tanto più sono i testimoni da ascoltare tante più udienze saranno necessarie. Se poi bisogna procedere a una consulenza tecnica i tempi si allungano.

Nel primo grado si inseriscono anche i procedimenti di urgenza (il famoso ricorso all’articolo 700 del Codice di procedura civile) che hanno una media di 3-10 mesi, anche in questo caso dipendente dalla complessità della decisione.

Una causa ereditaria a volte dura anche 6-7 anni. Il ricorso contro una sanzione amministrativa può durare 2-3 anni. Una causa in materia condominiale non dura meno di 3-4 anni.

Possiamo quindi dire che, in media, un processo civile di primo grado, caratterizzato dal rito ordinario, dura dai 3 ai 6 anni. Una forbice notevole. Siamo tuttavia ben lontani, anche nella migliore delle ipotesi, dai tempi di un processo in Inghilterra dove, ad esempio, per recuperare un credito ci vuole meno di un anno.

Il Sole 24 Ore cita, come durata media di un processo, circa 981 giorni ma, nel calcolo, vengono anche incluse le procedure speciali più brevi che durano meno di un anno: pensa ai procedimenti cautelari, ai ricorsi contro le multe, contro le cartelle esattoriali, ecc. C’è comunque da dire che alcuni tribunali del Nord Italia funzionano molto meglio di quelli del Sud, contribuendo ad abbassare sensibilmente la media della durata delle cause del processo civile.

Come mai le cause durano così tanto?

Quanto dura una causa civile in appello

Il processo d’appello dovrebbe essere, in teoria, molto più rapido. E questo perché le udienze, in gran parte dei casi, sono poche. Infatti, in secondo grado, di solito, non si assumono nuove prove (il divieto è contenuto nel Codice di procedura civile anche se sono previste alcune eccezioni). Il che dovrebbe ridurre notevolmente la durata della causa. Ma nei fatti non avviene così. La Corte d’Appello deve smaltire spesso un gran numero di arretrati e così prevede dei rinvii molto lunghi tra un’udienza e l’altra, specie nelle aule giudiziarie del meridione. Si ha quindi che un processo d’appello può durare anch’esso dai 3 ai 5 anni in media.

Quanto dura una causa civile in Cassazione

Le cose non cambiano in Cassazione dove, già solo per fissare l’udienza per la discussione del ricorso, possono passare anni. Ed altri anni poi trascorrono per l’emissione della sentenza. Insomma, anche qui non si arriva a meno di tre anni per la decisione finale.

Risarcimento per la durata della causa troppo lunga

La famosa legge Pinto prevede la possibilità di chiedere un risarcimento allo Stato tutte le volte in cui la causa supera determinate soglie di durata. Il legislatore ha stabilito che per il primo grado di giudizio si reputano ragionevoli tre anni, per il secondo grado due anni e per il giudizio in Cassazione un anno. Chiaramente, così ragionando, tutti avrebbero diritto a un indennizzo. Tuttavia i metodi di calcolo di tale lunghezza escludono alcune variabili come nel caso di rinvii chiesti dai difensori. Ti invito a leggere l’approfondimento Processi troppo lunghi: come ottenere il risarcimento.

Quanto dura una causa penale?

Anche le cause penali, nonostante la delicatezza della materia, hanno tempi molto lunghi. Per vedere uscire la sentenza l’imputato deve aspettare in media 707 giorni quando il rito è collegiale (cioè a giudicare sono più magistrati, di regola tre) e 534 giorni quando il rito è monocratico (un singolo magistrato). Tali dati sono stati diffusi dal ministero della Giustizia. Non è un caso quindi che in Italia il 62% dei processi penali si chiude per prescrizione.


note

Autore immagine: processo e aula tribunale. Di MR.Yanukit


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1 Commento

  1. Si dice che in Italia tutti siamo “garantiti”. A me pare che i “garantiti” siano solo i malfattori …con i soldi. Essi hanno tempo e denaro per pagare i legulei che chiedono continui rinvii e procrastinano le cause sine die, sperando che la morte sopraggiunga in tempo per chiudere ogni contenzioso!

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