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Revoca amministratore società per giusta causa: ultime sentenze

27 Maggio 2019
Revoca amministratore società per giusta causa: ultime sentenze

> L’esperto Pubblicato il 27 Maggio 2019



Delibera di esclusione dalla società del socio accomandatario; revoca dell’amministratore della società per giusta causa; revoca sullo stato di socio dell’amministratore; revoca da parte del consiglio d’amministrazione; società per azioni partecipata da ente locale.

Le ragioni che integrano la giusta causa di revoca dell’amministratore devono essere enunciate nella delibera assembleare. La giusta causa è costituita da circostanze o fatti sopravvenuti idonei ad influire negativamente sulla prosecuzione del rapporto.

Revoca dell’amministratore di società di capitali

Il principio in base al quale in tema di revoca dell’amministratore di società di capitali, le ragioni che integrano la giusta causa, ai sensi dell’art. 2383, comma 3, c.c. devono essere specificamente enunciate nella delibera assembleare senza che sia possibile una successiva deduzione in sede giudiziaria di ragioni ulteriori, è da ritenersi espressivo di un principio generale e come tale applicabile anche per le società di persone.

Tribunale Milano Sez. spec. Impresa, 17/12/2018

Amministratore: può impugnare le delibere assembleari nelle società di capitali?

Il singolo amministratore che sia stato revocato non ha il potere di impugnare le deliberazioni assembleari che non siano state assunte in conformità alla legge, attesto che tale potere è per legge attribuito agli “amministratori” per la tutela degli interessi sociali e che pertanto, in una società retta da un consiglio di amministrazione, la legittimazione spetta all’organo nel suo complesso e non ad ogni suo componente.

Il singolo amministratore, tuttavia, deve considerarsi legittimato ad agire per far valere la mancanza della giusta causa della deliberazione di revoca, ai soli fini risarcitori e non ripristinatori.

Tribunale Roma sez. XVI, 04/04/2018

Società semplici: giusta causa di revoca dell’amministratore

Poiché nella società semplice ciascun socio può essere anche amministratore della società, le questioni dell’esclusione del socio e della revoca dell’amministratore per giusta causa – sebbene previste da diverse disposizioni normative (gli artt. 2286 e 2287 c.c. per l’esclusione del socio e l’art. 2259 per la revoca dell’amministratore) – possono non restare distinte ed essere, dunque, sovrapponibili, laddove la sussistenza di una giusta di revoca dalla carica di amministratore incida sulla qualità di socio.

In altri termini, la giusta causa di revoca dell’amministratore può costituire, al contempo, una grave inadempienza, da parte del socio, delle obbligazioni che derivano dalla legge o dal contratto sociale, sempre che ne sussistano i presupposti.

Tribunale Firenze sez. III, 16/03/2018, n.813

Amministratore revocato senza giusta causa

In caso di revoca dell’amministratore di una società per azioni, alla responsabilità contrattuale della società di cui all’art. 2383 c.c. relativa al lucro cessante per i compensi residui non percepiti, derivante dal fatto stesso del recesso senza giusta causa dal rapporto di amministrazione, può aggiungersi la responsabilità, sempre di natura contrattuale, per violazione delle regole di buona fede e correttezza, oppure una responsabilità extracontrattuale della società, o di soggetti in concorso con essa, solo in presenza di condotte che costituiscano un “quid pluris”, diverso ed ulteriore, rispetto alla revoca in sè, allorché le stesse ragioni della revoca, oltre ad essere semplicemente insussistenti o inidonee a fondare il potere di recesso, oppure le concrete modalità della cessazione del rapporto, connotate da colpa o dolo, siano tali da ledere un diritto della persona distinto dal diritto dell’amministratore alla prosecuzione della carica sino alla sua naturale scadenza.

Cassazione civile sez. I, 26/01/2018, n.2037

Società di capitali a partecipazione pubblica: revoca del mandato

In una società di capitali a partecipazione pubblica, il venir meno del rapporto fiduciario tra socio amministrazione comunale e amministratori è rilevante, ai fini di integrare una giusta causa di revoca del mandato, solo quando i fatti che hanno determinato il venir meno dell’affidamento siano oggettivamente valutabili come idonei a mettere in forse la correttezza e le attitudini gestionali dell’amministratore.

Altrimenti, lo scioglimento del rapporto fiduciario deriva da una valutazione soggettiva della maggioranza che legittima, da un lato il recesso ad nutum, ma legittima altresì l’amministratore revocato senza una giusta causa a richiedere il risarcimento del danno derivatogli dalla revoca del mandato (cfr. Cass. Civ., Sez. I, n. 23381).

Corte appello Torino Sez. spec. Impresa, 09/01/2018, n.69

Accomandatario: può impugnare i contratti conclusi dalla società?

Spetta alla società, e non al socio, la legittimazione ad agire per la nullità del contratto concluso da una s.a.s.: in ragione della distinzione tra il patrimonio della società (che non è, nemmeno pro quota, oggetto di un diritto del socio è che è relativamente insensibile alle pretese dei creditori dello stesso) e il patrimonio individuale del socio (che, all’opposto, non risponde dei debiti della società), il diritto del socio accomandante all’integrità della propria quota è tutelabile solo sul piano dei rapporti interni e non anche nei rapporti con i terzi.

Così l’accomandante ha la facoltà di intentare l’azione di responsabilità nei confronti dell’accomandatario, può richiedere la revoca per giusta causa dell’amministratore e può agire per l’estromissione del socio accomandatario a causa di gravi inadempienze di questo; sul piano dei rapporti esterni, quelli che impegnano la società coi terzi, il socio accomandante non vanta invece un proprio interesse autonomo e distinto rispetto a quello della società: è quest’ultima, in quanto titolare del patrimonio sociale a poter disporre di esso e a risentire del danno conseguente dall’invalidità dell’atto posto in essere.

Tribunale Catania sez. IV, 08/05/2017, n.2158

Società in accomandita semplice: esclusione del socio accomandatario

In tema di amministrazione nella società in accomandita semplice, per effetto della regola per cui l’amministratore non può che essere un socio accomandatario, l’eventuale esclusione di questi dalla società, non diversamente da qualsiasi altra causa di scioglimento del rapporto sociale a lui facente capo, ne comporta “ipso iure” anche la cessazione dalla carica di amministratore, mentre non è predicabile il contrario, ben potendo sussistere, in tale compagine, anche soci accomandatari che non siano amministratori, come desumibile dall’art. 2318 c.c.; ne consegue che le questioni dell’esclusione del socio e della revoca dell’amministratore per giusta causa restano distinte e non sovrapponibili, per disciplina legale e presupposti differenti, essendo l’eventuale revoca dalla carica di amministratore non incidente sulla qualità di socio dello stesso.

Cassazione civile sez. I, 26/09/2016, n.18844

Socio accomandante: è legittimato ad agire verso terzi?

Nelle società in accomandita semplice, il socio accomandante può far valere il suo interesse al potenziamento ed alla conservazione del patrimonio sociale esclusivamente con strumenti interni, quali l’azione di responsabilità contro il socio accomandatario, la richiesta di estromissione di quest’ultimo per gravi inadempienze, l’impugnativa del rendiconto, o la revoca per giusta causa dell’amministratore, mentre non è legittimato ad agire nei confronti dei terzi per far annullare o dichiarare nulli i negozi intercorsi fra questi ultimi e la società, non sussistendo un interesse proprio del socio accomandante, autonomo e distinto rispetto a quello della società.

Cassazione civile sez. II, 07/09/2016, n.17691

Amministratore delegato di società di capitali e revoca senza giusta causa

In tema di società di capitali, e nel silenzio dell’art. 2381 c.c., la revoca della delega all’amministratore delegato, decisa dal consiglio di amministrazione, deve essere assistita da “giusta causa”, sussistendo, in caso contrario, il diritto del revocato al risarcimento dei danni eventualmente patiti.

Tanto in applicazione analogica dell’art. 2383, comma 3, c.c., disciplinante la revoca degli amministratori da parte dell’assemblea, norma di cui ricorre la stessa “ratio”, in base alla quale, pur nella libertà del conseguimento degli interessi e degli obiettivi societari, occorre, in assenza di “giusta causa”, tenere conto del sacrificio economico e sociale dell’amministratore conseguente alla revoca, soprattutto quando la delega comporti un’attività remunerata suscettibile di valutazioni professionali nel mercato dei “manager”.

Cassazione civile sez. I, 15/04/2016, n.7587

Società di persone e revoca per giusta causa dell’amministratore

In tema di società e amministratori, anche nelle società di persone la revoca per giusta causa dell’amministratore può essere chiesta da ciascun socio, a prescindere dall’azione di danno.

Tribunale Venezia Sez. spec. Impresa, 11/12/2015

Dimissioni volontarie dell’amministratore

Le dimissioni volontarie rassegnate dall’amministratore non possono essere assimilate alla revoca dall’incarico, non potendo nemmeno ravvisarsi un’ipotesi di revoca implicita da parte dei soci nell’insistenza esercitata sull’organo amministrativo finalizzata alla cessazione anticipata dall’incarico, comportamento giustificato in virtù di un progetto di fusione con altra società rimasto poi inattuato.

Non sussistendo una decisione di revoca, non sussiste nemmeno un diritto dell’amministratore ad essere risarcito del danno asseritamente subito, a prescindere dalla configurabilità di una giusta causa della revoca.

Tribunale Roma sez. III, 16/11/2015, n.23090

Quando ricorre la giusta causa di revoca dell’amministratore della società?

Ove manchi un’indicazione, sia pur sintetica, delle ragioni su cui si fonda la decisione di autorizzare l’azione di responsabilità che determina la revoca dell’amministratore della società ex art. 2393, comma 5, c.c., la giusta causa – costituita da circostanze o fatti sopravvenuti idonei ad influire negativamente sulla prosecuzione del rapporto – necessaria ad evitare l’obbligo risarcitorio a carico della società, deve ritenersi insussistente, perché di fatto non verificabile.

Tribunale Palermo sez. V, 30/07/2015, n.4375

Giusta causa di revoca dell’amministratore

In punto di azione sociale di responsabilità contro gli amministratori di s.r.l., l’errata scelta del modo di finanziare l’acquisto degli uffici, assumendo che l’operazione di finanziamento tramite leasing, poi risolto anticipatamente e sostituito con contratto di mutuo, avrebbe comportato un danno economico, si tratterebbe di una scelta inopportuna dal punto di vista economico la quale, attenendo alla discrezionalità imprenditoriale, può eventualmente rilevare come giusta causa di revoca dell’amministratore, ma non come fonte di responsabilità contrattuale nei confronti della società.

Il mancato avveramento (peraltro parziale) delle previsioni di guadagno formulate dell’amministratore non può, di per sé, fondare un addebito di colpa a carico di quest’ultimo, ben potendo derivare da fattori imprevedibili e del tutto estranei alla sfera di controllo dell’imprenditore.

Per completezza si osserva che, quand’anche si ritenesse sussistente un originario errore nella valutazione di convenienza dell’affare da parte dell’amministratore, ancora una volta si tratterebbe di una scelta di gestione, sulla quale non può fondarsi il giudizio sulla diligenza dell’amministratore nell’adempimento del proprio mandato.

Tribunale Reggio Emilia sez. I, 08/07/2015, n.1093

Amministratore revocato dall’assemblea dei soci

In tema di società per azioni partecipata da ente locale, la revoca dell’amministratore di nomina pubblica, ai sensi dell’art. 2449 cod. civ., può essere da lui impugnata presso il giudice ordinario, non presso il giudice amministrativo, trattandosi di atto “uti socius”, non “jure imperii”, compiuto dall’ente pubblico “a valle” della scelta di fondo per l’impiego del modello societario, ogni dubbio essendo risolto a favore della giurisdizione ordinaria dalla clausola ermeneutica generale in senso privatistico di cui all’art. 4, comma 13, del d.l. 6 luglio 2012, n. 95, conv. in legge 7 agosto 2012, n. 135.

L’amministratore revocato dall’ente pubblico, come l’amministratore revocato dall’assemblea dei soci, può chiedere al giudice ordinario solo la tutela risarcitoria per difetto di giusta causa, a norma dell’art. 2383 cod. civ., non anche la tutela “reale” per reintegrazione nella carica, in quanto l’art. 2449 cod. civ. assicura parità di “status” tra amministratori di nomina assembleare e amministratori di nomina pubblica.

Cassazione civile sez. un., 23/01/2015, n.1237

note

Autore immagine: revoca amministratore di PR Image Factory


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