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Agenzia delle Entrate: donazione e azione revocatoria

25 Maggio 2019
Agenzia delle Entrate: donazione e azione revocatoria

Due mesi fa ho ricevuto un processo verbale di constatazione, col quale la Guardia di Finanza sostiene che ho del reddito che avrei dovuto dichiarare in Italia. Se non fossi in grado di dimostrare il contrario, potrebbe arrivare un verbale di accertamento dall’Agenzia delle Entrate per 50-60.000 Euro. Risiedo all’estero, ma posseggo un immobile  del valore di 120.000 euro in Italia donatomi dai miei genitori. Non ho debiti col fisco. Prima che arrivi il verbale di accertamento, posso donare la mia casa a mio fratello (anche lui possiede già un’immobile), senza rischiare la revoca dall’Agenzia dell’Entrate solo perché esiste già un processo verbale di constatazione?

Il lettore ha ragione a temere che il fisco (cioè l’Agenzia delle Entrate) possa reagire nel caso in cui questi donasse a suo fratello un immobile di sua attuale proprietà.

Difatti l’azione revocatoria, disciplinata dall’articolo 2901 del Codice civile, stabilisce che il creditore può domandare che siano dichiarati inefficaci nei confronti del lettore gli atti anche a titolo gratuito (compresa quindi la donazione) a condizione che:

– l’atto rechi pregiudizio alle sue ragioni;

– il debitore conoscesse il pregiudizio che l’atto arrecava alle ragioni del creditore.

Se, dunque, la donazione di questa casa al fratello del lettore fosse tale da pregiudicare la possibilità del creditore di vedere soddisfatto il proprio credito o anche semplicemente rendesse più incerto o difficile il soddisfacimento del credito (così stabilì la Corte di Cassazione con sentenza n. 1.896 del 9 febbraio 2012) e se il creditore dimostrasse anche che il lettore, donando la casa a suo fratello, era consapevole del danno che questo atto arrecava al creditore (perché gli sottraeva un bene da poter aggredire), ebbene a queste condizioni la donazione potrebbe essere dichiarata inefficace nei confronti del suo creditore (Agenzia delle Entrate o qualunque altro creditore).

Si noti che:

– l’azione revocatoria può essere avviata entro i cinque anni successivi alla trascrizione della donazione nei registri immobiliari (articolo 2903 del Codice civile);

– l’azione revocatoria (ferme restando le condizioni di cui si è parlato in apertura) può essere proposta anche a tutela di un credito eventuale, cioè non ancora certo, liquido od esigibile e, quindi, anche nei confronti di un credito che sia oggetto di contenzioso: questo vuol dire che se il processo verbale di contestazione che è stato consegnato al lettore si trasformasse poi in un avviso di accertamento e questi lo impugnasse dinanzi ad un giudice, l’azione revocatoria potrebbe essere avviata dall’Agenzia delle Entrate in parallelo al giudizio di contestazione dell’avviso di accertamento e senza dover attendere l’esito del giudizio avente ad oggetto l’avviso di accertamento (chiaramente anche se il lettore non impugnasse affatto l’avviso di accertamento, l’Agenzia delle Entrate a maggior ragione potrebbe avviare azione revocatoria in quanto quell’avviso, se non impugnato, sarebbe titolo definitivo comprovante l’esistenza di un credito a favore del fisco e, quindi, di un debito a suo carico).

Pertanto se il lettore trascrivesse nei registri immobiliari oggi, 10 aprile 2019, la donazione dell’immobile a suo fratello, dovrebbe sperare che il processo verbale di contestazione non si trasformi mai in avviso di accertamento perché se, invece, si trasformasse in avviso di accertamento entro il 10 aprile 2024 allora con elevata probabilità l’Agenzia delle Entrate avvierebbe azione revocatoria (se ne sussistessero i presupposti descritti in apertura).

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte



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