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Bollette del gas: come imparare a leggerle

26 Maggio 2019
Bollette del gas: come imparare a leggerle

> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 Maggio 2019



A chi devo rivolgermi per far controllare se le mie bollette del gas sono corrette e per imparare a leggerle? 

Se il lettore volesse far controllare le sue bollette del gas dovrebbe sottoporle all’attenzione di un’associazione a tutela dei consumatori presente sul suo territorio: il loro compito, infatti, è tutelare i cittadini dagli eventuali soprusi delle società che erogano le forniture presenti in ogni abitazione. 

Anche in rete ci sono associazioni di tal genere: ad esempio, un servizio di assistenza in materia di lettura della bolletta del gas è offerto dall’Unc, cioè dall’Unione nazionale consumatori, ai quali è possibile scrivere a questo indirizzo: energia@consumatori.it. Può altresì contattare una delle associazioni formalmente riconosciute dallo Stato: troverà l’elenco all’indirizzo https://www.mise.gov.it/index.php/it/mercato-e-consumatori/associazioni-dei-consumatori. 

Leggere una bolletta del gas non è impresa impossibile, considerando che la struttura è la medesima per ogni fornitore. Tralasciando i dati che si riferiscono al cliente (codice personale, punto di consegna, punto di riconsegna, ecc.), ciò che interessa al consumatore sono le voci inerenti ai costi. Questi possono essere così suddivisi: 

1. spesa per la materia gas naturale, che comprende il costo del gas effettivamente consumato. Si tratta della principale voce di spesa nella bolletta del gas, quella che influisce per circa il 40% del totale della bolletta. Rientra ovviamente tra i costi variabili, che dipendono cioè dal consumo. Nelle spese per la materia gas naturale rientrano i seguenti importi: 

o materia prima gas in quota energia, che corrisponde al costo previsto per l’acquisto del gas rivenduto ai clienti; 

o oneri aggiuntivi in quota energia, che sarebbero i costi di carattere generale (es. servizio di rigassificazione, sviluppo stoccaggi, contenimento dei consumi di gas, ecc.); 

o commercializzazione al dettaglio in quota fissa e quota energia, per le attività di vendita al dettaglio (gestione commerciale, servizi al cliente, ecc.). 

2. spesa per il trasporto e la gestione del contatore, che si riferisce al trasporto, allo stoccaggio, alla distribuzione del gas e alla gestione del contatore. Un tempo questa voce andava sotto la denominazione di servizi di rete: serve a coprire le spese di trasporto del gas attraverso i gasdotti fino alle vostre case, lo stoccaggio dello stesso e la gestione del contatore domestico. La tariffa viene stabilita annualmente per tutti gli operatori dall’Autorità e tiene conto dell’inflazione, degli investimenti realizzati e degli obbiettivi di recupero di efficienza. Il costo di questi servizi non cambia da un gestore all’altro: ciò significa che non c’è differenza tra il regime di maggior tutela e quello del mercato libero, in quanto la concorrenza gioca la sua partita sui costi variabili rappresentati dalla spesa per la materia del gas naturale (voce del punto nr. 1). La spesa per il trasporto e la gestione del contatore si compone di un costo fisso e di uno variabile a seconda del consumo; 

3. spesa per gli oneri di sistema, che copre i costi relativi ad attività di interesse generale per il sistema gas e viene pagata da tutti i clienti finali del servizio gas; 

4. imposte: comprende l’imposta di consumo (accisa), che è diversa per il nord e per il sud Italia e si divide in quattro scaglioni di consumo (0-120, 120-480, 480-1560, oltre i 1560 smc); l’addizionale regionale; l’imposta sul valore aggiunto (Iva), applicata a tutte le voci della bolletta e che è pari, per gli usi civili, al 10% per i primi 480mc consumati, al 22% su tutti gli altri consumi e sulle quote fisse; per gli usi industriali è al 22%; 

5. altre voci non presenti e che possono riferirsi ad eventuali addebiti, accrediti, interessi di mora, ecc.. 

È importante verificare se la bolletta faccia riferimento a consumi effettivi o solamente stimati: in questo ultimo caso, nella successiva fatturazione è possibile che vi siano conguagli volti ad allineare i consumi presunti a quelli reali. Si consiglia, infine, al lettore di verificare che l’Iva applicata sia quella corretta, come sopra indicato. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva 


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