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Tracollo titoli di Stato: le assicurazioni devono restituire i premi?

1 Giugno 2019
Tracollo titoli di Stato: le assicurazioni devono restituire i premi?

Esistono normative (IDD o circolari IVASS e quant’altro) che autorizzino le compagnie assicuratrici a restituire al contraente meno del premio versato relativamente alle polizze vita ramo I nel caso di un default e conseguente haircut dei BTP italiani (di cui le gestioni separate collegate alle suddette sono pieni) o anche di haircut di altri Paesi importanti dell’Eurozona (fatto altamente improbabile ma non impossibile)?

Alla domanda in esame si deve rispondere negativamente: non esistono norme legislative e/o regolamentari che autorizzino le compagnie assicuratrici a restituire meno del premio versato in caso di eventuali tracolli/default.

Al contempo, non esistono leggi che neghino alle compagnie assicurative di prevedere contrattualmente la possibilità di restituire un minore importo in caso di tracollo di titoli di Stato.

E, infatti, nella stragrande maggioranza dei casi, i diritti/obblighi che assume la compagnia assicuratrice sono di natura meramente contrattuale.

Pertanto, occorrerà valutare – di volta in volta- ciò che prevedere il contratto stipulato con il contraente.

Tuttavia, la gestione separata fa parte del patrimonio separato dell’impresa;

quindi, qualsiasi cosa succeda, il capitale del lettore dovrebbe essere garantito da attacchi estranei, anche non prevedibili.

L’IVASS, sul punto, prevede che, per i patrimoni delle Gestioni Separate possono essere investiti solo in titoli (prevalentemente Titoli di Stato e Obbligazioni) che rispettino l’esigenza di garantire la sicurezza, la redditività e la liquidità degli investimenti.

Questo significa che, in caso di default e di restituzione di meno del versato, il lettore potrebbe agire con un’azione di responsabilità contrattuale nei confronti della compagnia assicuratrice rivendicando una negligenza nell’individuazione di titoli sicuri e garantiti, che poi sicuri e garantiti non lo sono stati.

In tal caso, si obbligherebbe l’assicurazione a provare la propria non colpevolezza e non prevedibilità di quanto accaduto.

È bene inoltre, precisare un concetto.

Il premio versato è cosa ben diversa dal capitale investito.

Il premio versato è composto dal capitale investito e dalle spese per l’emissione del contratto, oltre che dal caricamento in percentuale.

Ciò significa che la compagnia assicuratrice – nel 95% dei casi (occorre analizzare i singoli contratti) – garantirà al lettore la restituzione del capitale investito, unitamente agli interessi maturati, ma non delle spese per l’emissione del contratto e i caricamenti operati, le cui voci costituiscono entrate acquisite dalla compagnia assicuratrice (tutto ciò è comunque previsto nei singoli contratti).

Pertanto, a prescindere o meno dall’esistenza di un evento straordinario (default), quasi tutte le assicurazioni negano la restituzione dell’equivalente del premio versato, limitandosi al rimborso del capitale investito.

Si ricorda, infatti, che queste polizze sono a capitalizzazione con consolidamento delle prestazioni e con rendimento minimo garantito dello 0%.

Pertanto, se il rendimento è negativo, il capitale non decresce comunque perché è sempre garantito e protetto dalla gestione separata.

È per tale motivo che le gestioni separate hanno un rendimento basso: sono ideate a garanzia del contraente/beneficiario.

Ad ogni modo, come il lettore ha avuto modo di precisare, l’evenienza di default in caso di investimenti con gestione separata è davvero remota; vi è più, se si pensi che nessuna compagnia investe solo in uno Stato, procurando titoli in diversi territori nazionali.

Ad esempio, è accaduto 10 anni orsono un fatto similare in Islanda, con il tracollo di tre banche islandesi.

In quel caso alcuni contraenti di polizze vita emesse da assicurazioni italiane e riguardanti i bond di queste tre banche hanno ottenuto il rimborso del capitale investito, imponendo una condizione, anche se non prevista contrattualmente: lo slittamento della scadenza di alcuni anni.

In questo modo, con il beneplacito dei contraenti, le assicurazioni italiane sono riuscite a far fronte al fallimento bancario islandese.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla



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