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Notaio: obbligo e modalità di rilascio delle copie degli atti pubblici

1 Giugno 2019
Notaio: obbligo e modalità di rilascio delle copie degli atti pubblici

Ho ricevuto in donazione da due fratelli e da mia madre le quote di proprietà di un immobile ereditato da nostro padre; presso il notaio ho consegnato un assegno di 5.000 euro intestato al notaio e con clausola di non trasferibilità per far fronte alle spese, anche per altri atti che avevano interesse a stipulare tra di loro i miei parenti e nei quali io non ho alcuna parte (scambio di quote di proprietà di altri immobili, donate e/o acquistate tra loro tre). Il notaio, alla mia richiesta di ottenere copia del contratto con firme autografe dei donanti, autenticate dal notaio medesimo, mi consegna un documento riportante in calce il solo timbro del notaio e la sigla del medesimo: il documento non riporta la mia firma né quella dei donanti; per quanto riguarda la somma da me consegnata al notaio non ho ricevuto fattura né quietanza. Allo stato dell’arte documentale ciò è “irregolare” come sembra? Cosa devo fare per convincere il notaio a consegnarmi l’atto completo delle firme?

Alla luce del quesito posto dal lettore è opportuno esporre sinteticamente quanto segue:

Copie atti notarili: obblighi e modalità di rilascio

Secondo la cosiddetta legge notarile [1], i notai non solo sono obbligati a ricevere gli atti per i quali hanno competenza (ad esempio quelli in materia immobiliare), ma hanno altresì il dovere di rilasciarne copia [2].

Trattasi di un obbligo al quale i notai non possono sottrarsi, anche se a richiedere la copia sia una persona diversa da quella che ha partecipato all’atto notarile. Ciò è conseguenza della natura dell’atto (atto pubblico) e di quanto è previsto in merito dalla legge [3].

Detto questo, la copia dell’atto pubblico redatto dal notaio, per essere dichiarata conforme all’originale depositato presso il predetto professionista, dev’essere debitamente timbrata e sottoscritta dal notaio nelle varie pagine nonché riportare la dicitura che si tratta di documento conforme all’originale (anche in tal caso è la legge [4] ad affermare queste regole).

Una volta in possesso della copia dell’atto notarile, munito delle caratteristiche appena sinteticamente descritte, questa potrà essere utilizzata “per gli usi consentiti dalla legge”, così come sarà riportato all’interno del predetto documento.

Infatti, è bene precisare che, secondo la legge [5] le copie degli atti pubblici, debitamente autenticate come detto in precedenza, fanno fede come gli atti originali da cui sono state tratte.

CASO CONCRETO

La copia dell’atto notarile ricevuta dal lettore, così come descritta in quesito, appare corretta e non irregolare.

Il rilascio della copia di un atto pubblico non prevede, infatti, che questa debba essere una fotocopia dell’originale, ma semplicemente una trascrizione fedele e corrispondente di ciò che è il contenuto dell’atto (a proposito delle firme, nella copia sarà riportata la dicitura “firmato da Tizio, firmato da Caio, ecc).

Una volta che la detta copia è stata timbrata e sottoscritta dal notaio in tutte le sue parti e che riporta la dicitura di conformità all’originale, essa potrà essere utilizzata per gli usi consentiti dalla legge.

In sostanza quindi, la copia in possesso del lettore, se munita dei predetti elementi, farà fede al pari dell’atto pubblico di cui è copia, così come sancisce la legge citata in nota [5].

Non vi è motivo, pertanto, a parere dello scrivente di insistere col notaio per il rilascio di un’ulteriore copia poiché quella in suo possesso sembrerebbe regolare e già presumibilmente idonea agli scopi per i quali questi l’ha richiesta e per cui gli è stata rilasciata.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Marco Borriello


note

[1] L. 89/1913

[2] Art 1 L. 89/1913

[3] Art. 743 cod. proc. civ.

[4] Art 69 L. 89/1913

[5] Art. 2714 cod. civ.


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