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Testamento del defunto che era incapace di intendere e volere

1 Giugno 2019
Testamento del defunto che era incapace di intendere e volere

Pochi mesi fa è deceduta mia sorella per un cancro. Il marito nei due mesi successivi voleva accordarsi con me e i tre nipoti figli di mio fratello premorto. Lo scorso mese però ci ha notificato un atto notarile con un testamento olografo fatto da mia sorella il giorno in cui lui l’aveva accompagnata a fare la chemioterapia. I coniugi di fatto erano separati dal 2013 e il marito  viveva in un’altra città con la sua nuova compagna. Per  tanti anni era sparito ed era ricomparso solo nell’ultimo periodo. I miei nipoti hanno sempre accompagnato mia sorella alle visite ed ai vari cicli di chemio. Esiste solo un atto di separazione consensuale, manca quello di divorzio. Mia sorella era gravemente ammalata e incapace, l’ultima volta che si era messa alla guida della sua auto aveva tamponato ed era stata ricoverata in ospedale. Ha valore il suddetto testamento?

Alla luce del quesito posto dal lettore è opportuno esporre sinteticamente quanto segue:

Successione testamentaria ed eredi legittimari: brevi cenni

Si definisce come successione testamentaria quella che si apre a favore dei potenziali eredi del defunto, a seguito della morte di quest’ultimo e della presenza di un testamento redatto a tale scopo.

Con il testamento, quindi, la successione viene stabilita seguendo le disposizioni del deceduto, il quale potrà non solo indicare i propri eredi, ma anche come dovranno dividersi il patrimonio ereditario.

Detto ciò, è importante ricordare che quando si fa testamento, anche se si tratta delle ultime volontà del defunto, questi non può esimersi dal rispettare determinate regole nell’attribuzione del patrimonio ereditario. In particolare, il cosiddetto testatore non può diseredare alcuni parenti molto stretti oppure lasciargli una fetta di patrimonio troppo piccola: questi eredi potenziali che il defunto non può ignorare nel testamento si chiamano legittimari [1].

Nello specifico, i legittimari sono il coniuge, i figli e gli ascendenti del defunto. Se questi parenti dovessero sopravvivere alla morte del testatore, il testamento dovrebbe necessariamente averli presi in considerazione, nominandoli eredi ed attribuendogli almeno la quota minima prevista dalla legge.

Se ciò non dovesse essere avvenuto, il legittimario estromesso dal testamento oppure non adeguatamente riconosciuto, potrebbe impugnare il testamento.

Tanto premesso, è bene precisare che, ad esempio, non sono eredi legittimari i fratelli, i cugini oppure gli zii del defunto. Spesso, infatti, queste persone credono di poter vantare diritti in questo caso. In realtà, invece, con un testamento è possibile non prendere minimamente in considerazione un fratello o una sorella, visto che non sono degli eredi legittimari e che pertanto possono essere esclusi dalla successione testamentaria, se questa è stata la volontà del defunto.

Impugnazione del testamento per incapacità

Quando si ha a che fare con un testamento, si presume che il defunto, al momento della sua redazione, sia stato capace di intendere e di volere.

In altri termini, fino a prova contraria, in presenza di un testamento pienamente valido da un punto di vista formale, si ritiene lo stesso altrettanto valido anche da un punto di vista sostanziale.

Pertanto, ove qualcuno debitamente interessato a riguardo, volesse impugnare un testamento, sostenendo che lo stesso sia stato redatto da un soggetto incapace di intendere e di volere, deve attivarsi affinché provi adeguatamente questa conclusione [2]: in mancanza di ogni prova a tal proposito, l’impugnazione cadrebbe e il testamento resterebbe valido a tutti gli effetti.

Si tratta di una conclusione che trova riscontro nella giurisprudenza della Cassazione [3] secondo la quale per annullare un testamento per incapacità naturale del testatore, cioè quella a carico di chi è maggiorenne e non è interdetto per infermità di mente, non è sufficiente dimostrare che il defunto avesse una qualche anomalia che potesse alterare il proprio stato psichico. È necessario, infatti, provare che il testatore, anche se magari temporaneamente, non avesse in modo assoluto la coscienza dei propri atti e la cosiddetta capacità di autodeterminarsi al momento della redazione del testamento.

CASO CONCRETO

Il testamento con il quale la sorella del lettore ha nominato erede universale suo marito, ancorché separato consensualmente, non ha leso alcun diritto di nessun

legittimario, vista l’assenza di figli ed ascendenti della defunta. Pertanto il lettore, in quanto fratello della testatrice, visto che non è un erede legittimario e poiché non può vantare alcun diritto in tal senso, non è nella condizione di poter impugnare il testamento da questo punto di vista.

Diversa, invece è la questione dell’eventuale incapacità naturale di sua sorella. Quest’ultima, infatti, pur essendo maggiorenne e pur non essendo stata già dichiarata interdetta per infermità di mente, si sarebbe potuta trovare in uno stato di incapacità naturale al momento della redazione del testamento.

Tuttavia, concludere in tal senso non sarebbe semplice. Come ha infatti sicuramente compreso, la Cassazione citata in premessa precisa chiaramente che la prova a riguardo debba essere a carico di chi promuove l’azione diretta ad impugnare il testamento e che la dimostrazione dell’incapacità del testatore debba essere rigorosa e non fondata semplicemente su qualche alterazione psichica del defunto al momento o in prossimità dell’atto.

Pertanto se intende impugnare il testamento di cui è venuto a conoscenza per l’eventuale incapacità naturale di sua sorella al momento della scrittura dovrà supportare efficacemente la propria azione legale che certamente avrà bisogno di rigorosi riscontri di carattere medico e che non potrà invece solo basarsi su supposte alterazioni psichiche della defunta a seguito dei trattamenti medici ai quali la stessa era sottoposta in quel periodo.

Ad ogni modo per approfondire la questione, sarebbe opportuno che il lettore sottoponesse ad un legale di fiducia il testamento in discussione e l’eventuale documentazione medica a supporto della paventata incapacità naturale di sua sorella, allo scopo di valutare l’opportunità e il fondamento di un’eventuale azione legale. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Marco Borriello


note

[1] Art. 536 cod. civ.

[2] Art. 591 cod. civ.

[3] Cass. civ. sent. n. 5527/2014 – 9081/2010


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