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Lavoratrice madre e condizioni per trasferimento temporaneo

1 Giugno 2019
Lavoratrice madre e condizioni per trasferimento temporaneo

Agente di polizia municipale, madre di un bimbo di 3 anni chiede ai sensi dell’art. 42 bis D. Lvo 151/2001 il trasferimento provvisorio in altro comune(di residenza o limitrofo dove lavora il coniuge) a 120 km di distanza. Può il comune con posto vacante negare il  trasferimento provvisorio poiché la lavoratrice non ha mai prestato servizio nel comune”cedente” in quanto in maternità obbligatoria alla firma del contratto a tempo indeterminato e poi dopo il parto in congedo parentale, non superando quindi mai il periodo di prova?

Non esiste una normativa che vincoli il trasferimento temporaneo al fatto che la lavoratrice, al momento dell’assunzione, fosse in maternità obbligatoria.

Tuttavia, la giurisprudenza amministrativa (T.A.R. Emilia-Romagna Bologna, sez. I, 01/06/2018, n. 448), sul punto, ha stabilito che il beneficio di cui all’art. 42-bis del d.lg. n. 151 del 2001 non costituisce un diritto incondizionato del dipendente, ma è rimesso ad una valutazione discrezionale dell’Amministrazione che ha il dovere di valutare la richiesta di trasferimento temporaneo alla luce dell’interesse pubblico e di conseguenza accordare il beneficio richiesto quando a ciò non siano di ostacolo le prevalenti esigenze organizzative e di efficienza complessiva del servizio, avendo cura, nella valutazione discrezionale, di accertare l’esistenza di due condizioni:

1. la prima, tassativa, che nella sede di destinazione vi sia un posto vacante e disponibile di corrispondente posizione retributiva;

2. la seconda, che vi sia l’assenso delle Amministrazioni di provenienza e di destinazione, vale a dire che, pur quando ricorra il requisito della vacanza e disponibilità del posto, il

beneficio può essere tuttavia negato in considerazione delle esigenze di servizio della struttura di provenienza e di quella di destinazione (nella fattispecie, il Collegio rilevava che l’Amministrazione aveva motivato, all’esito di una adeguata istruttoria, il gravato diniego di assegnazione provvisoria del ricorrente nelle sedi dal medesimo richieste, nella specie non sussistendo l’imprescindibile presupposto dell’assenso della sede di attuale prestazione del servizio).

Tra l’altro, qualche anno fa, il Consiglio di Stato ebbe a stabilire il medesimo principio in un caso di assistenza al congiunto portatore di handicap, riportando l’autorizzazione ad una decisione meramente discrezionale dell’amministrazione, soggetta ad una duplice condizione: che nella sede di destinazione vi fosse un posto vacante e disponibile e che vi fosse l’assenso delle amministrazioni di provenienza e di destinazione.

Ne discende, per la giurisprudenza, che, quand’anche il requisito della vacanza e della disponibilità risulti soddisfatto, il beneficio potrà comunque essere negato in considerazione delle esigenze di servizio della struttura di provenienza o di destinazione (Consiglio di Stato, sez. IV, 06/08/2014, n. 4200).

Tanto premesso, alla luce della giurisprudenza sfavorevole esistente, si consiglia al lettore un approccio bonario con il Comune cessionario (tramite un incontro cordiale finalizzato a rappresentare le sue esigenze) poiché un intervento legale, e minaccioso, potrebbe comportare una situazione di irreversibilità nell’ottenere quanto oggi desiderato.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Salvatore Cirilla



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