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Bollette a 30 giorni: aumenti dell’8,6%

16 Gennaio 2018
Bollette a 30 giorni: aumenti dell’8,6%

La fatturazione torna a 30 giorni ma alcuni gestori telefonici annunciano aumenti nella misura dell’8,6%

La legge ha detto no alle bollette a 28 giorni, imponendo il ritorno alla fatturazione a 30 giorni. Ecco che, però, fatta la legge trovato l’inganno: d’ora in poi le bollette Tim saranno 12 all’anno, ma più care. Dal 1 aprile, infatti, Tim torna alla fatturazione mensile ma aumenterà i prezzi, andando ad incidere sui canoni di rete fissa in misura dell’8,6%. Con questa ufficializzazione, quindi, Tim ha preceduto tutti gli altri gestori, atteso che nessuna comunicazione ufficiale sul punto è giunta ancora da Vodafone, Wind e Tre Italia. Vediamo i dettagli.

Bollette a 30 giorni obbligatorie per tutti

È ormai a tutti noto il tema concernente la fatturazione a 28 giorni. Stiamo parlando del famoso trucchetto ideato da molte compagnie telefoniche (tra cui Tim, Wind, TreVodafone e Fastweb e anche dalla pay tv Sky) per lucrare ai danni degli utenti, che – del tutto ignari – hanno contribuito a gonfiare le tasche delle aziende telefoniche svuotando le proprie. Pagare una bolletta telefonica ogni 28 giorni anziché con cadenza mensile ha rappresentato per molto tempo la normalità ed è parso quasi indifferente per gli utenti. In realtà – calcolatrice alla mano – così facendo, ciascun utente ha letteralmente regalato ogni anno alla propria compagnia telefonica il pagamento di una bolletta non dovuta. Pagare una bolletta telefonica ogni 28 giorni anziché con cadenza mensile, a conti fatti, significa pagarne 13 e non 12 in un anno. Tradotto in denaro: il rincaro per il cittadino si aggira intorno all’8,6% in più ogni anno, mentre l’illegittimo guadagno per la compagnia telefonica corrisponde ad una vera e propria tredicesima.

Bollette a 30 giorni: i rincari di Tim

Come annunciato dalla compagnia telefonica, i rincari di Tim scatteranno dal 1° aprile 2018 e incideranno sul costo dei canoni di rete fissa in misura dell’8,6%. La natura dell’aumento nasce per «compensare la perdita che la compagnia subisce attraverso la modifica» voluta dalla legge di stabilità 2018, precisano dall’azienda. Tradotto in cifre significa che se un’utenza generalmente affronta una spesa annuale pari a 300 euro, nel 2018-2019 si troverà a dover spendere 325,8 euro. In sostanza nulla cambia, perché il rincaro equivale sostanzialmente alla tredicesima mensilità che il gestore si garantiva con la fatturazione a 28 giorni.  Dunque anche con il ritorno alla bolletta mensile, i costi per l’utente resteranno uguali: prima pagava 13 mensilità per la fatturazione a 28 giorni, adesso sarà come se pagasse 13 mensilità per via del rincaro.

Ad essere colpiti dal rincaro, però, saranno esclusivamente le utenze di rete fissa, vale a dire chi ha un contratto con la Tim per la linea fissa di casa, sia Adsl sia semplicemente per telefonare. Al momento, invece, non sono previsti rincari per i clienti di telefonia mobile, che dunque sembrerebbe otterranno un reale beneficio dal passaggio alla fatturazione mensile a differenza degli utenti di linea fissa.


note

Autore immagine: Pixabay.com


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