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Fallimento, titolo esecutivo e legittimazione ad agire

1 Giugno 2019
Fallimento, titolo esecutivo e legittimazione ad agire

Ho letto l’articolo dell’avv. Monteleone del 15/1/2016 e ne sono restato positivamente colpito. Ho crediti verso uno dei principali gruppi assicurativi bancari che, come sempre avviene in lite, saranno contestati anche se trattasi in particolare del trattamento di fine mandato. Potrei, prima, azionare un decreto ingiuntivo ma vista la “potenza” del debitore, potrebbe non ricevere l’esecutività con tempi di risoluzione quindi, molto lunghi. La presentazione del conteggio delle spettanze di trattamento di fine mandato come da AEN, effettuate da un CTP per €. 600.000 è sufficiente per agire? Vi sono poi importi ad altro titolo per oltre € 1.000.000, nel caso sareste disponibili a supportarmi visto che, in assenza di D.I., noto dei dubbi da parte del mio legale? 

Innanzitutto, si ringrazia il lettore per aver apprezzato l’articolo della scrivente. In esso veniva menzionato un orientamento della Corte di Cassazione, seguito anche da recenti pronunce (per esempio Cass. n. 30516/2018), secondo cui l’art. 6 della L.fall., in base al quale il fallimento è dichiarato, fra l’altro, su istanza di uno o più creditori, non presuppone un definitivo accertamento del credito in sede giudiziale, né l’esecutività del titolo, essendo viceversa a tal fine sufficiente un accertamento incidentale da parte del giudice, all’esclusivo scopo di verificare la legittimazione dell’istante ad assumere l’iniziativa per la dichiarazione di fallimento (Cass., Sez. U, n. 1521/2013). 

La giurisprudenza e la dottrina si sono interessate dell’individuazione del soggetto a cui fa riferimento la norma, quale creditore, senza alcuna specificazione ulteriore, e quindi come colui che vanta un credito nei confronti dell’imprenditore, non necessariamente certo, liquido, esigibile, ma anche non ancora scaduto o condizionale, non ancora munito di titolo esecutivo, sia pure idoneo in prospettiva a giustificare un’azione esecutiva (in tali termini, Cass. n. 3472/2011), e che deve essere oggetto dell’imprescindibile delibazione incidentale del giudice fallimentare (Cass. n. 30827/2018). 

Tutte le pronunce sopra riportate si riferiscono ad un dato molto importante: l’individuazione della legittimazione del creditore a proporre istanza di fallimento. In altri termini, se il credito vantato è privo di titolo (esecutivo o meno), il giudice è chiamato a verificare in via incidentale se quel creditore ha almeno legittimazione ad agire (cioè, a presentare istanza di fallimento). 

L’assenza di un titolo esecutivo non esclude dunque, automaticamente, la presentazione dell’istanza ma può tuttavia ostacolare la dichiarazione di fallimento. La valutazione incidentale del giudice, menzionata dalla citata giurisprudenza, comporta il riconoscimento non del credito in sé, ma della qualità di creditore. 

Non è dunque sufficiente ai fini del fallimento la semplice dimostrazione di un credito. A ciò si aggiunga che è comunque indispensabile la ricorrenza dei requisiti oggettivi e soggettivi di fallibilità. Al di là dei presupposti soggettivi (riguardanti attività e passività), occorre il presupposto oggettivo dello stato di insolvenza. Ai sensi dell’art. 5 L. fall., lo stato d’insolvenza si manifesta con inadempimenti od altri fatti esteriori, i quali dimostrino che il debitore non è più in grado di soddisfare regolarmente le proprie obbligazioni. 

Venendo al caso specifico, si suggerisce al lettore, intanto, di verificare il presupposto dello stato di insolvenza e, poi, di procurarsi comunque un titolo (decreto ingiuntivo, sia esso esecutivo o meno) che cristallizzi la sua pretesa creditoria. Difatti, alla luce di quanto sopra esposto, anche se potrebbe non essere in dubbio la legittimazione del lettore ad agire come creditore, sorgerebbe comunque un problema inerente la fallibilità del debitore e la soddisfazione del suo credito nell’ambito di una procedura concorsuale. 

Se la volontà del lettore è quella di “stimolare” il pagamento e trovare un accordo, già il decreto ingiuntivo potrebbe essere sufficiente, se il credito dallo stesso vantato è dimostrabile e fondato su prova scritta. 

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Maria Monteleone 



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