Diritto e Fisco | Articoli

Crisi coniugale: cambio della serratura e diritto di proprietà

8 Giugno 2019
Crisi coniugale: cambio della serratura e diritto di proprietà

Dopo un momentaneo allontanamento da casa per una pausa di riflessione, previa comunicazione per raccomandata alla coniuge e per conoscenza a mio figlio convivente in cui indicavo il recapito e numero telefonico dove mi trovavo, con promessa che tale periodo non fosse superiore a sette giorni, rientrato a casa invece dopo soli tre giorni ho constatato che mia moglie a mia insaputa aveva cambiato la serratura di ingresso dell’appartamento di cui siamo comproprietari, impedendomi di esercitare il mio diritto di proprietà e contemporaneamente creandomi un forte disagio economico e morale. Siamo coniugati in regime di comunione di beni. Può una crisi coniugale o un momentaneo quanto manifestato allontanamento dal contesto familiare per riflettere serenamente sulla crisi coniugale alienare il mio diritto di proprietà? Come posso continuare ad esercitare il diritto di proprietà in queste condizioni?

Alla luce del quesito posto dal lettore è opportuno esporre sinteticamente quanto segue:

Casa coniugale e cambio della serratura

La possibilità di cambiare la serratura della propria abitazione è riservata, in pendenza di matrimonio, alla scelta di entrambi i coniugi. In altre parole, la cosiddetta sostituzione, non può certo avvenire a danno di uno dei due. Questi, infatti, privato della possibilità di accedere liberamente alla casa in cui risiede, subirebbe un indebito quanto illecito spossessamento del bene e pertanto, l’altro coniuge, sarebbe responsabile di tutto ciò.

Tale situazione permane anche nel caso in cui i coniugi si stanno separando, ma ancora non è intervenuta alcuna decisione giudiziale che attribuisca il diritto di abitazione sulla casa coniugale ad uno solo di essi.

Solo a partire da questo momento, il coniuge affidatario della casa potrebbe liberamente cambiare la serratura senza incorrere in alcuna responsabilità. Ove, invece, volesse farlo durante la separazione, ma prima del provvedimento di assegnazione del giudice, incorrerebbe altresì, nel reato di violenza privata [1].

Questo stato delle cose è confermato dalla giurisprudenza della Cassazione, secondo la quale [2] la violenza caratterizzante il reato in esame può realizzarsi mediante qualsiasi mezzo idoneo a privare forzatamente la persona offesa della propria libertà di azione (tra questi mezzi, appunto, anche il cambio di serratura, nel caso specifico esaminato dalla Corte, realizzato dal coniuge a scapito dell’altro).

In sintesi, quindi, solo dopo il provvedimento giudiziale, anche temporaneo, di assegnazione dell’ex casa coniugale, il coniuge affidatario potrebbe legittimamente cambiare la serratura di casa.

CASO CONCRETO

Il comportamento della moglie del lettore, per quanto possa essere motivato dalla loro crisi coniugale non può in alcun modo essere giustificato ed anzi sarebbe motivo di responsabilità penale a carico della medesima, in virtù delle considerazioni espresse in precedenza.

Le ragioni della descritta responsabilità stanno proprio nel fatto che il lettore non può essere privato delle libertà di entrare in casa propria, dall’oggi al domani, senza un provvedimento giudiziale che assegni la casa coniugale esclusivamente alla sua consorte.

Né, come appare ovvio, la condotta della moglie del lettore può in qualche modo determinare la perdita del suo diritto di proprietà sulla detta abitazione, anche si di fatto ne è stato spossessato.

Detto ciò, si consiglia al lettore di trovare innanzitutto una soluzione amichevole alla sua situazione, contattando sua moglie ed invitandola a trovare rimedio alla loro crisi coniugale, anche attraverso il raggiungimento di un accordo che possa risolvere ogni questione senza troppi traumi.

In assenza di ogni collaborazione il lettore non potrà che rivolgersi ad un legale di fiducia, allo scopo di valutare le iniziative più opportune da assumere e tra queste:

– contattare urgentemente sua moglie per invitarla all’immediata consegna delle chiavi di accesso alla sua abitazione, avvertendola che in mancanza sarà depositata formale denuncia per il reato di violenza privata a suo danno nonché per sollecitarla ad un accordo condiviso sulla separazione di fatto in atto;

– procedere alla detta denuncia in mancanza di ogni riscontro;

– agire giudizialmente per ottenere, anche e non solo titolo che la legittimi a riacquisire il possesso della sua abitazione, ad esempio mediante ricorso per separazione giudiziale con annessa richiesta di assegnazione della casa coniugale.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Marco Borriello

note

[1] Art. 610 cod. pen.

[2] Cass. pen sent. n. 25626/2016.


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA