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Assegno divorzio e separazione: ultime sentenze

31 Maggio 2019
Assegno divorzio e separazione: ultime sentenze

Assegno divorzile; disparità economica dei coniugi; onere della prova a carico del richiedente; documentazione fiscale reddituale e patrimoniale; morte del coniuge.

Qual è la funzione dell’assegno di divorzio? In che modo viene accertata la causalità tra la disparità economica e l’impegno nella vita familiare? Che succede nel caso di morte del coniuge in pendenza del giudizio di separazione personale? Per scoprirlo, leggi le ultime sentenze contenute in questo articolo.

Assegno divorzile: funzione assistenziale

All’assegno divorzile viene oggi riconosciuta sia una funzione assistenziale, nelle ipotesi in cui l’ex coniuge non abbia capacità lavorativa e di conseguenza non sia economicamente autosufficiente, sia una funzione compensativa, per i casi di matrimonio di lunga durata, in cui uno dei due coniugi abbia sacrificato la sua attività lavorativa per dedicarsi alla famiglia, contribuendo in tal modo, comunque, a creare il patrimonio familiare.

Tali presupposti devono essere provati dal soggetto che ritiene sussistere il proprio diritto all’assegno divorzile (nel caso di specie il giudice ha rigettato la richiesta di assegno sul presupposto che la richiedente negli anni successivi alla separazione aveva intrapreso dei lavori, dimostrando di avere un’adeguata capacità lavorativa e nulla aveva dedotto per quanto riguarda gli altri presupposti che giustificano oggi il riconoscimento dell’assegno divorzile).

Tribunale Ancona sez. I, 15/02/2019, n.296

Assegno di divorzio e sentenza rotale di annullamento delle nozze

In materia di separazione e divorzio, l’assegno divorzile non viene meno quando l’accertamento relativo all’impossibilità di proseguire il matrimonio sia passato in giudicato prima della delibazione della sentenza rotale di annullamento del matrimonio.

Ad affermarlo è la Cassazione per la quale non esiste un rapporto di “primazia” della pronuncia di nullità, secondo il diritto canonico, del matrimonio concordatario sulla pronuncia di cessazione degli effetti civili delle stesse nozze. Resta pertanto il diritto all’assegno di divorzio accertato prima della sentenza di annullamento delle nozze della sacra rota.

Nella fattispecie, la Corte ha respinto il ricorso dell’ex marito che negava dì dover corrispondere mille euro mensili, come deciso dal giudice ordinario, visto che il tribunale ecclesiastico aveva annullato le nozze.

Cassazione civile sez. I, 23/01/2019, n.1882

Fase presidenziale e assegno divorzile

Nella fase presidenziale il giudice non è chiamato a formulare un’anticipazione del giudizio relativo alla sussistenza dei requisiti per il riconoscimento dell’assegno di divorzio (che ha altri presupposti e consegue al mutamento di «status», e quindi alla pronuncia di scioglimento degli effetti del matrimonio), ma solo a verificare se nelle more si siano verificati fatti nuovi che consiglino di modificare le previsioni che erano state assunte in sede di separazione dei coniugi.

Corte appello L’Aquila, 04/10/2018

Assegno divorzile: va attribuito al coniuge economicamente più debole

L’assegno divorzile, da determinarsi alla stregua dei parametri indicati da Cass., sez. un., 18287/18, va attribuito al coniuge economicamente più debole, nella specie la moglie, dovendosi presumere, in ragione della riscontrata disparità reddituale e patrimoniale (benché il marito si sia ampiamente sottratto all’obbligo di esibire la documentazione relativa), che ella, nel corso della vita matrimoniale durata circa quattordici anni, abbia contribuito alla realizzazione professionale dell’uomo, cui era stata anche addebitata la separazione.

Tribunale Roma sez. I, 21/09/2018

Separazione e documentazione fiscale del coniuge

In tema di diritto d’accesso, nell’ipotesi di richiesta ai documenti conservati presso l’anagrafe tributaria, dall’agenzia delle Entrate, da parte di un coniuge nei confronti dell’altro nei casi in cui tra i due esista una controversia in tema di separazione e di divorzio, l’accesso va negato, in quanto esistono altri rimedi processuali che offrono la possibilità d’integrare la necessaria documentazione non messa a disposizioni della controparte, con la conseguente preminenza, sul piano dell’accesso agli atti, del diritto alla riservatezza.

Questo è quanto sostiene il Tar di Milano in una vicenda relativa a una richiesta di accesso alla “documentazione fiscale reddituale e patrimoniale” di un marito, in pendenza del giudizio di separazione per la rilevanza dei documenti richiesti, ai fini della determinazione dell’assegno per l’ex moglie e per i figli minori. I giudici milanesi, dunque, aderiscono alla tesi più restrittiva che fa prevalere la tutela del diritto alla riservatezza, in considerazione dei poteri istruttori specifici e più penetranti previsti dal Dl 132/2014 e dalla legge di conversione 162/2014.

TAR Milano, (Lombardia) sez. I, 27/08/2018, n.2024

Assegno di divorzio: com’è determinato?

L’assegno divorzile va determinato in base ai parametri indicati da Cass., sez. un., 18287/18, anche alla stregua di un giudizio prognostico “controfattuale”, come se il matrimonio non ci fosse stato, sulle aspettative sacrificate dal richiedente rispetto alla situazione che si crea con il divorzio, sulla scorta di fatti rientranti nella comune esperienza e delle presunzioni semplici, tenendo conto, in particolare: a) del tipo di modello familiare in concreto voluto e posto in atto dalla coppia, b) della circostanza che l’assegno divorzile non può comunque ovviare alle sperequazioni che esistono nel mercato del lavoro, atteso che, diversamente, si favorirebbero scelte matrimoniali basate sulla convenienza economica.

(Nella specie, il tribunale ha negato l’assegno divorzile all’ex moglie, in quanto non vi è una significativa disparità economica tra i due, entrambi benestanti, che, in sede di separazione, già avevano proceduto alla divisione del patrimonio comune con attribuzioni che avevano tenuto conto dell’apporto dato dalla moglie al marito e alla famiglia, con sacrificio della propria carriera professionale, che però, verosimilmente, non le avrebbe comunque garantito, se pure si fosse sviluppata, una più favorevole posizione economica).

Tribunale Pavia, 23/07/2018

Assegno divorzile: cosa occorre accertare?

Ai fini della determinazione del diritto all’assegno di divorzio, è necessario accertare il rapporto causale tra la disparità economica eventualmente esistente tra i coniugi e l’impegno profuso dal coniuge economicamente più debole nella conduzione della vita familiare e nella formazione del patrimonio comune e dell’altro.

Si deve, pertanto, tenere conto, quanto al criterio delle “ragioni della decisione” ex art. 5, comma 6, l. div. che, se per un verso postula un’indagine sulla responsabilità del fallimento del matrimonio in una prospettiva comprendente l’intero periodo della vita coniugale e, quindi, una valutazione che attenga non soltanto alle cause determinanti la separazione, ma anche al successivo comportamento dei coniugi che abbia costituito concretamente un impedimento al ripristino della comunione spirituale e materiale e del consorzio familiare, per altro verso deve essere inteso nel senso che il comportamento dei coniugi anteriore alla separazione resta pur sempre superato e assorbito dalla valutazione effettuata al riguardo dal giudice della separazione ovvero da quella delle stesse parti nel caso di separazione consensuale omologata.

Tribunale Pescara, 19/07/2018, n.1248

Quando viene riconosciuto l’assegno di divorzio?

Ai sensi della l. n. 898/1970, art. 5, comma 6, dopo le modifiche introdotte con la l. n. 74/1987, il riconoscimento dell’assegno di divorzio, cui deve attribuirsi una funzione assistenziale ed in pari misura compensativa e perequativa, richiede l’accertamento dell’inadeguatezza dei mezzi o comunque dell’impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive, attraverso l’applicazione dei criteri di cui alla prima parte della norma i quali costituiscono il parametro di cui si deve tenere conto per la relativa attribuzione e determinazione, ed in particolare, alla luce della valutazione comparativa delle condizioni economico-patrimoniali delle parti, in considerazione del contributo fornito dal richiedente alla conduzione della vita familiare e alla formazione del patrimonio comune e personale di ciascuno degli ex coniugi, in relazione alla durata del matrimonio e all’età dell’avente diritto.

Cassazione civile sez. un., 11/07/2018, n.18287

Domanda di assegno divorzile una tantum

La domanda di assegno divorzile una tantum non può desumersi, implicitamente, dal richiamo a quanto concordato dagli stessi coniugi in sede di separazione consensuale.

Cassazione civile sez. VI, 28/02/2018, n.4767

Morte del coniuge in pendenza del giudizio di separazione personale

La morte di uno dei coniugi, in pendenza del giudizio di separazione personale o di divorzio, anche nella fase di legittimità, fa cessare il rapporto coniugale e la stessa materia del contendere sia sul giudizio relativo allo status che su quello relativo alle domande accessorie. Tale principio trova applicazione anche sulle domande accessorie che siano autonomamente sub iudice al momento della morte del coniuge nei cui confronti è stato chiesto l’assegno.

Infatti, se è vero che la pronuncia di divorzio, con sentenza non definitiva, non è più tangibile, per effetto del suo passaggio in giudicato, la pendenza del giudizio sulle domande accessorie al momento della morte non può costituire una causa di scissione del carattere unitario proprio del giudizio di divorzio.

Se la pronuncia non definitiva sullo status si legittima nella ottica di una attribuzione non procrastinabile dello status di divorziato ai fini della riacquisizione della libera determinazione delle scelte personali degli ex coniugi, connessa alla fine dello status derivante dal matrimonio, e in conseguenza della morte di uno dei coniugi e che tale evento non solo deve considerarsi preclusivo della dichiarazione di separazione e di divorzio, ma ha anche l’effetto di travolgere ogni pronuncia accessoria alla separazione e al divorzio emessa in precedenza e non ancora passata in giudicato.

Cassazione civile sez. I, 20/02/2018, n.4092

Separazione consensuale: per conoscere tempi e modalità GUARDA IL VIDEO  


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6 Commenti

  1. Per lo stato sono autosufficente ma in pratica sono indigente dopo aver usato i risparmi di una vita per vivere in modo dignitoso ed affrontare una causa di rivalutazione dell’assegno mi sono ritrovata con un avvocato anzi due che mi hanno succhiato il poco sangue rimasto. Uno ha abbandonato la causa e mi sono ritrovata in guai seri per cui l’ho persa e non sono riuscita neanche ad avere il risarcimento danni della sentenza penale e l’altro a tirato alla lunga fino a farmi dire che era inutile proseguire il pignoramento visto che non si è mai presentato nessuno alla vendita all’asta di una delle due case della controparte per ben 5 o 6 anni di seguito. Mi sono sovraindebitata per pagare un affitto (avevo richiesta la rivalutazione proprio per questo) e ora spero di non finire in mezzo ad una strada a dormire e vivere. Un altro avvocato non posso assolutamente pagarlo. Bella fine per cercare di avere giustizia. Se fossi stata una succhia sangue starei molto meglio ed a 72 anni forse è meglio che mi suicidi.

    1. Il primo grave handicap della giustizia italiana riguarda i tempi di definizione di un procedimento. Per quanto riguarda la giustizia civile, sebbene le dichiarazioni ufficiali raccontino di tempi più brevi di quelli di qualche tempo fa, in realtà vi sono (molti) tribunali ove un grado di giudizio dura ancora tre o quattro anni, per non parlare poi di quelli inerenti ad alcune materie (quale, ad esempio, quella successoria) che fanno registrare durate bibliche, a volte decennali! Che senso ha chiedere tutela ad un tribunale se, poi, questa arriva a molti anni di distanza, quando probabilmente quella tutela oramai non serve più? Per quanto riguarda la giustizia penale, le cose non vanno meglio. Anche qui i tempi sono lunghissimi, con svantaggi sia per l’imputato (che deve portare sulle spalle il peso di un procedimento per anni), sia per la persona offesa (la quale chiede una giustizia che non arriva) che per gli avvocati, i quali spesso vengono pagati solo all’esito del procedimento! Nel processo penale, poi, la vittima vede ancor più frustrati i suoi diritti dalla prescrizione, la quale, una volta maturata, le impedisce di ottenere giustizia.

      Maria, parlare dei diritti degli anziani, quasi sempre, significa parlare di come assistere le persone che hanno perso l’autonomia, che non sono più autosufficienti, che hanno bisogno di assistenza continua. E, quindi, il discorso si identifica con quello che lo Stato è tenuto a fare per sostenere loro nel momento in cui sono più deboli. Per saperne di più leggi i nostri articoli:
      -I diritti degli anziani https://www.laleggepertutti.it/168948_i-diritti-degli-anziani
      -Assistenza anziani https://www.laleggepertutti.it/170573_assistenza-anziani

  2. Legge o non legge se io mi separo e non ho più niente a che fare con la controparte, non gli dò e non voglio proprio niente, ognuno deve arrangiarsi per i fatti propri, troppo comodo per le signore sposarsi, trovare il pollo e poi mettergliela in quel posto!

    1. x daniele: nonostante ci siano state sentenze a mio favore, anche se ho provato a farle rispettare, non c’è stato nulla da fare se ti ritrovi con un ex marito abbastanza delinquente e con giudici che se ne fregano di quello che scrivi nelle denunce che sono ampiamente documentate. Inoltre anche per la scelta degli avvocati risulta essere un punto interrogativo. Sui divorzi ci vivono in molti.
      Piccola chicca: anche nelle vendite all’asta degli immobili pignorati c’è un magna magna incredibile.

  3. Sono divorziata dal 2012, con 300 euro di alimenti per me e 1000 euro per mio figlio. All’epoca ero una manager in salute. Oggi sono invece invalida totale con handicap grave, bisognosa di assistenza dentro e fuori casa in modo quasi continuativo (sono spesso a letto). Sono in causa contro INPS per accompagnamento. Ho svenduto un pezzo di casa e sto per raddoppiare il mutuo sulla casa per altri 18 anni per avere liquidità e pagare debiti contratti per salute e altro.Mio figlio vive da ormai 4 anni dal padre e da allora l’ho visto 3 volte. Ha ancora la residenza a casa mia. Percepisco una pensione che non mi basta a mantenere le spese mediche e di casa.Vorrei chiedere l’aumento dei 300 euro, potendo dimostrare le spese che sono costretta a sostenere. Posso farlo, stante il fatto che ricevo dal mio ex marito 1300 euro?

    1. Il peggioramento delle condizioni di salute della lettrice e della conseguente capacità lavorativa rispetto alla data del divorzio (anno 2012, così come precisato in quesito) potrebbero rappresentare un adeguato presupposto per poter chiedere la revisione in aumento della quota dovuta alla stessa a titolo di assegno divorzile ed attualmente fissata ad € 300,00 (la lettrice non ha specificato, però, a che titolo essa è stata stabilita e cioè se in virtù di accordo o a seguito di un procedimento di divorzio giudiziale).Non è facile, invece, stabilire in questa sede a quanto la lettrice potrebbe aspirare: bisognerebbe meglio esaminare la situazione economica del suo ex marito, la durata del suo matrimonio e l’apporto dato dalla stessa alla costituzione del patrimonio familiare e di quello del suo coniuge. Non esistono delle tabelle di riferimento a cui poter rimandare per stabilire con certezza l’ammontare dell’assegno, la cui misura è rimessa al prudente apprezzamento del magistrato coinvolto, dopo aver esaminato i dati documentali a sua disposizione. In sostanza, non è agevole affermare, teoricamente, se la cifra ottenuta potrebbe essere tanto superiore agli attuali € 1.300, se non addirittura inferiore. Anzi, a questo proposito, si fa notare alla lettrice che mille euro dei predetti sono in realtà versati dal suo ex marito a titolo di mantenimento per suo figlio; questi, però, è andato a vivere altrove. Pertanto, se la stessa facesse ricorso per la revisione della predetta somma, vista la mutata condizione di suo figlio, lei perderebbe i mille euro di riferimento; infatti la paventata revisione in aumento dell’assegno divorzile avrebbe come base di partenza i 300 euro e non i 1.300 di cui sopra.In pratica, il marito della lettrice continua a versare la cifra anzidetta, nonostante non vi siano i presupposti per l’esborso a doppio titolo: si noti pertanto che, con un’eventuale revisione, la lettrice correrebbe il serio rischio, da un lato, di perdere i mille euro per suo figlio e, dall’altro, di non ottenere un aumento così sensibile del contributo a lei dovuto, tale da compensare la predetta perdita.Ad ogni modo si consiglia alla lettrice di scegliere l’avvocato del gratuito patrocinio (può farlo rivolgendosi al consiglio dell’ordine della sua città oppure, mediante passaparola, chiedendo a qualche avvocato di sua conoscenza) e di far esaminare al medesimo la documentazione in suo possesso (ad esempio quella relativa al suo stato di salute) e le informazioni relative al matrimonio col suo ex ed alle condizioni patrimoniali dello stesso, affinché possa in concreto valutare meglio la sua situazione.

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