Diritto e Fisco | Articoli

Cartelle esattoriali: prescrizione, decadenza ed istanza in autotutela

8 Giugno 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 Giugno 2019



Ho letto sul sito un articolo relativo alla perenzione e/o annullamento delle cartelle esattoriali, in particolare modo la parte relativa al ricorso in autotutela al quale laAgenzia delle Entrate-Riscossione (già Equitalia) deve rispondere entro 220 giorni. Ho fatto questo ricorso in autotutela all’allora Equitalia tramite PEC nel giugno 2017. I 220 giorni scadevano nel febbraio 2018. Tuttavia non è successo nulla. Ho richiesto e ritirato copia di tutte le notifiche inviatemi tempo per tempo. Molte sono del 2008 o più vecchie. Quindi più vecchie di 10 anni. Non so come collegare le singole copie di notifica alle singole cartelle. In base al vostro articolo, c’è qualche possibilità di fare annullare le mie cartelle?

Alla luce del quesito posto dal lettore  e dai dati inviati da questi in allegato è opportuno esporre quanto segue:

Prescrizione e decadenza delle cartelle esattoriali e dei tributi diretti e indiretti

Secondo l’orientamento comune la prescrizione delle imposte dirette e indirette (ad esempio, dell’Irpef, Irap, Iva, Registro, ecc) è di dieci anni.

Attualmente, sono rinvenibili delle decisioni giurisprudenziali di alcune Commissioni Tributarie, secondo le quali il termine applicabile sarebbe di cinque anni, trattandosi di un onere (ad esempio l’Irpef, Irap) che occorre pagare almeno ogni anno e per il quale, quindi, il codice civile stabilirebbe una prescrizione più breve [1]. Tuttavia si tratta di un orientamento ancora minoritario.

Ad ogni buon conto, la prescrizione può essere interrotta, ad esempio, dall’avviso di riscossione dell’Agenzia delle Entrate, così come dalla notifica della cartella esattoriale oppure dall’invio di un successivo avviso di mora. Una volta interrotto il termine, esso comincia a decorrere nuovamente.

Per decadenza, invece, s’intende il termine entro il quale deve intervenire ed essere notificato l’atto di accertamento, che, in base alla legge attuale, matura dopo il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui la dichiarazione dei redditi è stata presentata (per le dichiarazioni antecedenti al 2016, il termine è di quattro anni). In caso di omessa dichiarazione, il termine suddetto è prorogato di due anni [2].

Anche le cartelle esattoriali devono essere notificate entro un certo termine di decadenza.

La legge [3] dispone che l’agente della riscossione deve riscuotere l’imposta sui redditi delle persone fisiche entro il 31 dicembre:

– del terzo anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, ovvero a quello di scadenza del versamento dell’unica o ultima rata se il termine per il versamento delle somme risultanti dalla dichiarazione scade oltre il 31 dicembre dell’anno in cui la dichiarazione è presentata;

– del quarto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione, per le somme che risultano dovute a seguito dell’attività di controllo formale;

– del secondo anno successivo a quello in cui l’accertamento è divenuto definitivo, per le somme dovute in base agli accertamenti dell’ufficio.

Decorso il termine prescrizionale, il credito tributario si estingue e pertanto, il contribuente può eccepirne la circostanza nelle sedi opportune.

Se l’atto di accertamento viene notificato oltre il termine di decadenza, esso è affetto da nullità.

Viceversa se l’agente della riscossione dovesse notificare la cartella oltre i termini di decadenza stabiliti dalla legge, essa decade dal potere di riscossione, che, invece, potrà essere esercitato dall’Agenzia delle Entrate entro, ovviamente, il termine prescrizionale di dieci anni.

La notifica, per l’ente impositore, si perfeziona al momento della consegna dell’atto al soggetto notificatore. Il giudice competente per il ricorso è la Commissione Tributaria Provinciale. Il ricorso va inoltrato entro 60 giorni dal ricevimento dell’atto (ad esempio, la cartella, l’atto d’intimazione che la contiene, un preavviso d’ipoteca, ecc).

La prescrizione delle sanzioni amministrative

La prescrizione delle sanzioni amministrative matura dopo cinque anni dalla violazione [4].

Ovviamente la notifica del verbale, così come della successiva cartella interrompono tale termine. A pena di decadenza, l’agente della riscossione, entro due anni dal ricevimento del ruolo deve notificare la conseguente cartella esattoriale [5]. Anche la successiva cartella esattoriale si prescrive dopo cinque anni.

Il giudice competente per il ricorso contro una multa è il Giudice di Pace e va depositato entro 30 giorni dal ricevimento dell’atto, ma per far valere la prescrizione non è necessario rispettare alcun termine: è sufficiente proporre un’opposizione all’esecuzione [6], dinanzi al detto ufficio giudiziario.

Prescrizione e decadenza del bollo auto

La prescrizione delle tasse automobilistiche decorre dopo il terzo anno successivo a quello d’imposta [7]. L’avviso di accertamento deve essere quindi notificato entro il predetto termine. Divenuto esecutivo dopo sessanta giorni dalla notifica, la successiva cartella esattoriale dovrebbe essere inviata al contribuente, entro il secondo anno successivo a quello in cui l’accertamento è diventato definitivo [8], a pena di decadenza.

A questo proposito la Cassazione [9], in applicazione della citata normativa:

– ha confermato che la cartella esattoriale debba essere notificata entro il 31 dicembre del secondo anno successivo a quello in cui l’accertamento è divenuto definitivo (cioè dopo 60 giorni dalla notifica dell’accertamento senza che il debitore abbia pagato);

– ha precisato che la detta cartella debba necessariamente essere preceduto dall’invio tempestivo dell’atto di accertamento, essendo insufficiente e irrilevante a tal fine, interrompere l’eventuale prescrizione, con la semplice iscrizione a ruolo del tributo, senza alcun formale ed esplicito avviso (mediante l’atto di accertamento) al contribuente.

La cartella esattoriale si prescrive quindi dopo tre anni, seguendo quell’orientamento giurisprudenziale, consolidato da una ormai famosa sentenza a Sezioni Unite emessa dalla Suprema Corte di Cassazione [10], secondo la quale, in materia di prescrizione, la cartella esattoriale segue la regola stabilita dalla legge, in merito al tributo che essa contiene.

Il giudice competente per il ricorso è la Commissione Tributaria Provinciale, territorialmente competente, alla quale è necessario ricorrere entro sessanta giorni dalla notifica della cartella, allo scopo di far valere l’eventuale prescrizione e/o decadenza della medesima.

L’istanza di autotutela

Con l’istanza di autotutela, che può essere presentata presso l’agente della riscossione, il cittadino può ottenere la sospensione e l’annullamento degli oneri dovuti all’ente creditore. Tale possibilità è riconosciuta dalla legge, solo in determinate e tassative circostanze [11] e per la precisione, quando gli atti emessi dall’ente prima della formazione del ruolo o i successivi avvisi e/o cartelle, sono interessati: 

da prescrizione o decadenza del diritto di credito sotteso, intervenuta in data antecedente a quella in cui il ruolo è reso esecutivo; 

– da un provvedimento di sgravio emesso dall’ente creditore; – da una sospensione amministrativa comunque concessa dall’ente creditore; 

– da una sospensione giudiziale, oppure da una sentenza che abbia annullato in tutto o in parte la pretesa dell’ente creditore, emesse in un giudizio al quale il concessionario per la riscossione non ha preso parte; 

– da un pagamento effettuato, riconducibile al ruolo in oggetto, in data antecedente alla formazione del ruolo stesso, in favore dell’ente creditore.

L’istanza e le circostanze per le quali si chiede la sospensione e l’annullamento devono essere debitamente documentate.

Nei dieci giorni successivi, l’agente della riscossione trasmette il tutto all’ente creditore, il quale entro 220 giorni successivi alla data di deposito dell’istanza, deve dare conferma o meno della sospensione, dello sgravio oppure della legittimità del debito [12].

Se il termine, poc’anzi indicato, trascorre senza che il debitore e l’agente della riscossione abbiano ricevuto alcunché dall’ente creditore, gli oneri oggetto dell’istanza e rientranti nelle ipotesi tassativamente indicate dalla legge, sono considerati annullati di diritto ed il debitore sgravato degli stessi [13].

CASO CONCRETO

Dalla disamina del documento allegato dal lettore al suo quesito, emergerebbe che le cartelle interessate dalla sua istanza in autotutela abbiano riguardato:

– Irpef del 2003, oggetto di cartella notificata nel 2008 (la cartella avrebbe interrotto la prescrizione decennale);

– sanzioni amministrative del 2004, oggetto di cartelle del 2008 (le cartelle avrebbero interrotto la prescrizione quinquennale);

– bollo auto del 2004 e del 2005, oggetto di cartelle del 2011 (le cartelle, in aggiunta al precedente presunto atto di accertamento, avrebbero interrotto la prescrizione triennale).

Si è trattato, pertanto, di debiti per i quali, alla data in cui il ruolo delle dette cartelle è stato reso esecutivo, ancora non vi era stata prescrizione e/o decadenza. Pertanto, con buona probabilità, è per questo motivo che la sua istanza non è stata presa in considerazione. Come infatti il lettore avrà sicuramente capito, le ipotesi in cui l’istanza può essere accolta sono tassativamente indicate dalla legge, così come precisato in premessa.

Viceversa sarebbe stato possibile contestare nelle sedi opportune l’intimazione di pagamento ricevuta dal lettore nel marzo del 2017. In particolare, visto che la prescrizione era maturata successivamente alla data di presunta notifica di alcune delle dette cartelle, sarebbe stato possibile far valere la prescrizione delle sanzioni amministrative (mediante azione legale dinanzi al giudice di pace) e dei bolli auto (mediante ricorso alla commissione tributaria).

Circa invece la presunta nullità delle notifiche sarebbe opportuno esaminare le relate in copia di cui il lettore fa riferimento in quesito, in aggiunta ad un estratto cronologico dei ruoli attualmente a suo carico, allo scopo di avere un quadro compiuto da esaminare. In questo modo, ad esempio, sarebbe possibile capire se parte di queste cartelle sono state cancellate alla luce della recente normativa (ad esempio, potrebbe essere state dichiarate estinte le cartelle aventi ad oggetto le sanzioni amministrative) oppure capire se ci sono i presupposti per invocare una nullità di alcune cartelle nelle sedi competenti. In ultimo, la descritta valutazione se operata in tempi molto brevi potrebbe consentire al lettore di valutare se aderire o meno alla cosiddetta rottamazione-ter entro il prossimo 30 aprile.

Pertanto, si consiglia al lettore di rivolgersi ad un professionista  affinché possa guidarlo nei predetti approfondimenti, nella disamina successiva delle risultanze e nel compimento degli atti necessari a promuovere ed ottenere l’annullamento delle cartelle eventualmente prescritte oppure nulle per difetto di notifica o per quant’altro.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Marco Borriello

note

[1] Art. 2948 comma 4 cod. civ.

[2] Art 43 Dpr 600/1973 – Art. 57 Dpr 633/1972.

[3] Art 25 Dpr 602/1973.

[4] Art. 209 cod. strada.

[5] Art. 1, comma 153 Legge 244/2007.

[6] Art. 615 cod. proc. civ.

[7] Art 3 dl 2/1986 – Art. 5 Dl 953/1982

[8] Art. 25, lettera c dpr 602/73

[9] Cass. civ. sent. n. 2014/2019 – 316/2014

[10] Cass. Sez. Un. sent. n. 5076/2016

[11] Art. 1, co. 538, L. n. 228/2012.

[12] Art. 1, co. 539, L. n. 228/2012.

[13] Art. 1, co. 540, L. n. 228/2012.


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA