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Quali documenti ci vogliono per il matrimonio?

31 Maggio 2019 | Autore:
Quali documenti ci vogliono per il matrimonio?

I certificati da consegnare in Comune o al parroco, il corso prematrimoniale, le pubblicazioni. Che cosa serve per sposarsi?

Non solo sorrisi, feste, emozioni forti, banchetti, baci e tanti auguri: un matrimonio è pieno di cose belle ma ha pure una parte burocratica da espletare. Senza quella, niente celebrazione. Senza certificati, timbri e bolli, niente fiori d’arancio. Che si tenga in chiesa o in Comune, nel parco di una villa o in cima ad una montagna (c’è anche chi si sposa sott’acqua o in paracadute), ci sono delle pratiche formali da risolvere. Ma quali documenti ci vogliono per il matrimonio?

La procedura è piuttosto semplice per quanto riguarda le nozze civili. Viene richiesta, invece, qualche carta in più per quelle religiose, anche se ci vuole di meno a sposarsi in chiesa che ad ottenere il reddito di cittadinanza. Qualche lungaggine in più potrebbe scattare quando almeno uno dei due sposi è straniero, per quanto residente in Italia: avrà bisogno di chiedere dei certificati nel suo Paese d’origine.

Niente paura, comunque: tutto è fattibile, tutto si risolve e in tempi piuttosto decenti. L’importante è sapere quali documenti ci vogliono per il matrimonio, da chi andare a bussare, dove reperirli. I costi sono anche molto ridotti: ci vuole qualche marca da bollo a dir tanto. Non ti appesantiranno, certo, il conto finale di quella giornata (leggi, in proposito, il nostro articolo su quanti soldi ci vogliono per un matrimonio).

Nel caso in cui abbiate deciso di sposarvi con rito civile, il vostro interlocutore sarà sostanzialmente il Comune. Se, però, volete sposarvi in chiesa, ti risulterà interessante sapere, ad esempio, da che parte dovete cominciare, se dai documenti civili da portare poi al parroco o da quelli religiosi da portare in Comune. Insomma, facciamo chiarezza sui documenti che ci vogliono per sposarsi.

Documenti per il matrimonio: il rito civile

Partiamo dal matrimonio con rito civile, che prevede una procedura più snella rispetto a quello in chiesa, anche grazie al sistema delle autocertificazioni.

La richiesta dei documenti

La prima cosa che dovete fare è recarvi presso l’Ufficio di stato civile del Comune in cui uno dei due (se non entrambi) avete la residenza. Basta andarci un paio di mesi prima della data in cui intendete sposarvi e chiedere i documenti che ci vogliono per il matrimonio.

In questo ufficio vi verranno rilasciati:

  • l’atto di nascita;
  • il certificato contestuale che comprende quelli di residenza, di stato libero e di cittadinanza.

Nel caso in cui almeno uno di voi due sia divorziato, occorrerà allegare la sentenza di divorzio. Se, invece, uno dei due è vedovo, servirà anche il certificato di morte del coniuge defunto.

Il giuramento di matrimonio

Fatto questo, il Comune predispone le pratiche necessarie e, successivamente, vi convoca per il giuramento di matrimonio. Altro non è che la promessa che fate davanti ad un pubblico ufficiale di volervi sposare. Non servono testimoni o genitori: fate tutto voi e la persona che vi ha convocati in municipio.

Le pubblicazioni

A giuramento fatto, vengono esposte all’esterno della Casa Comunale e per 8 giorni le pubblicazioni. Si tratta di documenti che recano le vostre generalità e che dichiarano la volontà degli sposi di unirsi in matrimonio.

Lo scopo originale delle pubblicazioni era quello di far sapere a tutti che Tizio e Caia stavano per sposarsi. Avete presente la famosa formula che ancora si sente nei film americani? «Se qualcuno è a conoscenza di qualche impedimento per celebrare queste nozze, parli adesso o taccia per sempre». Ecco, una cosa del genere: se, ad esempio, il vicino leggeva sulle pubblicazioni che uno degli sposi era già coniugato e non separato o divorziato, poteva segnalarlo.

Oggi, teoricamente, le pubblicazioni dovrebbero avere lo stesso scopo. Tuttavia, servono più a tenere aggiornata la gente del paese su chi si sposa e quando, nel caso volessero passare a mangiare due confetti. Per il resto, ognuno si fa i fatti suoi e viva gli sposi.

Al termine del periodo di esposizione delle pubblicazioni, si arriva al rito del matrimonio vero e proprio in cui, oltre a pronunciare il «sì», vengono letti gli articoli del Codice civile inerenti i diritti e i doveri dei nuovi coniugi [1].

Documenti per il matrimonio: il rito religioso

La procedura per arrivare a celebrare un matrimonio con rito religioso comincia qualche mese prima con il corso prematrimoniale. Si tratta di una serie di appuntamenti organizzati dalla parrocchia allo scopo di approfondire alcuni aspetti sulla vita coniugale in chiave cristiana e sulla scelta che gli sposi hanno deciso di portare avanti in futuro.

Viene rilasciato al termine un certificato in cui si attesta la partecipazione al corso, da consegnare al parroco al momento di fargli avere i documenti che ci vogliono per il matrimonio.

Sempre in parrocchia, devono essere presentati i documenti già citati per il rito civile, cioè:

  • i certificati di nascita di entrambi gli sposi;
  • i certificati contestuali che comprendono quelli di residenza e di cittadinanza (oppure entrambi i certificati separati).

I certificati religiosi

Oltre all’attestato di partecipazione al corso prematrimoniale e ai certificati civili, ci vogliono anche quelli specifici per il rito religioso, e cioè:

  • il certificato di Battesimo, da chiedere alla parrocchia in cui siete stati battezzati;
  • il certificato di Cresima, da chiedere alla parrocchia in cui siete stati cresimati;
  • il certificato di stato libero ecclesiastico, che attesta il fatto di non essere stati sposati prima con rito religioso. Questo documento può essere sostituito con un giuramento davanti al parroco;
  • il nulla osta ecclesiastico, rilasciato dalla Curia nel caso in cui abbiate intenzione di sposarvi in una parrocchia diversa dalla vostra o fuori dal Comune di residenza.

Le pubblicazioni

Come per il rito civile, anche per quello religioso è prevista l’esposizione delle pubblicazioni, preceduta da un incontro con il parroco di uno di voi due nel corso del quale manifestate il vostro consenso a sposarvi liberamente e senza alcuna costrizione.

Le pubblicazioni vengono esposte sia nella Casa Comunale sia nella porta della casa parrocchiale di entrambi. L’ufficiale giudiziario, se non accerta impedimenti alla celebrazione delle nozze, rilascia un nulla osta.

Il certificato di avvenute pubblicazioni va consegnato al parroco della chiesa in cui vi sposerete, il quale vi consegnerà il documento del consenso religioso che conferma la data del matrimonio.

L’atto di matrimonio

Dopo la cerimonia, il celebrante, gli sposi ed i testimoni (solo due di loro per ogni sposo, nel caso vengano scelti di più) firmeranno l’atto di matrimonio, una copia del quale viene inviata in Comune e un’altra resta alla chiesa (anche voi avrete la vostra, ovviamente). L’atto riporterà:

  • le vostre generalità;
  • le generalità del celebrante;
  • la data ed il luogo in cui è avvenuta la cerimonia;
  • eventualmente, anche il regime patrimoniale da voi scelto (separazione o comunione dei beni).

Il parroco sarà tenuto, come chi celebra il rito civile, a leggervi gli articoli del Codice civile che elencano diritti e doveri degli sposi.

La trascrizione dell’atto di matrimonio

Entro 5 giorni dalla data di celebrazione delle nozze, il parroco deve trasmettere una copia dell’atto di matrimonio all’Ufficio di stato civile del Comune in cui è avvenuto il rito religioso, affinché il documento venga trascritto nel registro nelle 24 ore successive alla data di ricevimento. In mancanza della trascrizione, il matrimonio avrebbe valore solo per la Chiesa ma non avrebbe effetti da un punto di vista civile.

Ciò non solo potrebbe essere frutto di una svista del parroco o dell’ufficiale dell’anagrafe ma potrebbe anche essere un atto voluto. Succede, ad esempio quando:

  • uno degli sposi non sia maggiorenne o non abbia 16 anni (in questo caso servirebbe l’autorizzazione del tribunale per i minorenni);
  • uno degli sposi è interdetto per infermità mentale;
  • tra gli sposi c’è un altro matrimonio valido da un punto di vista civile;
  • ci sono degli impedimenti a causa di un delitto commesso da uno degli sposi;
  • ci sono degli impedimenti a causa di affinità in linea retta tra gli sposi.

Anche di fronte ad una di queste situazioni, però, l’atto di matrimonio può essere trascritto e, quindi, avere un valore civile, se l’azione di nullità non può più essere promossa.

Documenti per il matrimonio: se uno degli sposi è straniero

Da un po’ di tempo, capita sempre più frequentemente di assistere ad un matrimonio in cui uno degli sposi è straniero. In questo caso, quali documenti ci vogliono?

In primo luogo, ci vuole un nulla osta alle nozze rilasciato dal Paese da cui proviene la persona straniera. Basterà rivolgersi al Consolato o all’Ambasciata in Italia dello Stato di appartenenza. Questo documento certifica che non ci sono impedimenti alla celebrazione del matrimonio. È importante che venga autenticata la firma dell’ambasciatore o del console presso l’Ufficio legalizzazione della Prefettura.

Per il rilascio del nulla osta, potrebbe essere chiesto un permesso di soggiorno valido ed un passaporto. Ci sono, inoltre, del Paesi che potrebbero pretendere un certificato di capacità matrimoniale: si tratta di quegli Stati che non hanno firmato e ratificato la Convenzione di Monaco del 1980, cioè:

  • Austria;
  • Germania;
  • Grecia;
  • Lussemburgo;
  • Moldavia;
  • Paesi Bassi;
  • Portogallo;
  • Spagna;
  • Svizzera;
  • Turchia.

A questo punto, è possibile presentarsi all’Ufficio anagrafe del Comune di residenza consegnando il nulla osta, un certificato di nascita autenticato ed il resto dei certificati sopra elencati a seconda del rito scelto per il matrimonio.


note

[1] Artt. 143, 144 e 147 cod. civ.


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