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Contratto part time ma lavoro a tempo pieno

31 Maggio 2019 | Autore:
Contratto part time ma lavoro a tempo pieno

Lavoro a tempo pieno, a tempo parziale e supplementare: quando le ore di lavoro in più assegnate al dipendente diventano illegittime e lo legittimano a chiedere i danni all’azienda.

Sei stato assunto con contratto di lavoro a tempo parziale, ma in realtà il datore ti obbliga a svolgere un orario di lavoro effettivo di otto ore, o addirittura di più. Inizialmente, magari le ore assegnate “in più” rappresentavano un caso eccezionale, ma con il tempo sono diventate la regola. Per le ulteriori ore di lavoro svolto, rispetto a quelle stabilite da contratto, l’azienda ti paga in nero, oppure non ti paga affatto, e in ogni caso non ti versa i contributi. Non sei d’accordo con questa politica datoriale e vorresti che le ore effettivamente lavorate ti venissero riconosciute sia economicamente che dal punto di vista contributivo. Ti chiedi dunque cosa potresti fare per regolarizzare la tua posizione, dato che hai un contratto part time ma lavori a tempo pieno. Vediamo allora come puoi procedere nei confronti dell’azienda e cosa puoi pretendere ti venga riconosciuto per l’effettivo orario di lavoro prestato.

Cos’è il part time?

Il contratto di lavoro a tempo parziale, o part-time, è quel contratto di lavoro subordinato caratterizzato da una riduzione dell’orario di lavoro rispetto a quello ordinario (detto anche full-time) che è generalmente di 40 ore settimanali.

Datore e azienda si accordano dunque affinché il lavoratore presti la propria attività per un orario di lavoro inferiore alle 40 ore settimanali.

Il part time può essere di tre tipi:

  • orizzontale, quando il lavoratore lavora tutti i giorni a orario ridotto;
  • verticale, se il lavoratore lavora a tempo pieno, ma solo in alcuni giorni della settimana, del mese, o dell’anno;
  • misto, quando vi è la combinazione delle due modalità di part-time orizzontale e verticale.

Il lavoratore che sottoscrive un contratto part time ha diritto al medesimo trattamento che riceve il lavoratore a tempo pieno inquadrato nello stesso livello: ad esempio, ha i medesimi diritti di un lavoratore a tempo pieno con riguardo all’importo della retribuzione oraria, alla durata del periodo di prova e delle ferie annuali, del congedo di maternità o paternità e dei riposi giornalieri, alla durata della conservazione del posto in caso di malattia o infortunio.

Evidentemente, il lavoratore a tempo parziale riceverà un trattamento economico (retribuzione, ferie, contributi, trattamento di malattia e infortunio, ecc…) proporzionato alla ridotta quantità della prestazione lavorativa.

Il lavoro supplementare

Se il lavoratore, nonostante sia stato assunto con un contratto part-time (oppure abbia trasformato il precedente contratto full-time in un part-time), di fatto osserva lo stesso orario di lavoro dei colleghi a tempo pieno, si dice che svolge lavoro supplementare.

Il ricorso al lavoro supplementare, se effettuato occasionalmente, è lecito; diventa illecito se l’aumento delle ore lavorative viene imposto per lungo tempo e in modo continuativo, in quanto chiaramente rappresenta un espediente per ottenere, da un lavoratore part-time, le stesse prestazioni di uno full-time.

Il lavoro supplementare, quando legittimamente richiesto, viene remunerato con una leggera maggiorazione economica rispetto all’orario “normale” di lavoro.

Quando il rapporto di fatto diventa a tempo pieno

Quando il ricorso al lavoro supplementare diventa una regola e, in particolare, quando viene imposto un orario di lavoro superiore a quello contrattualmente pattuito e questo non viene regolarmente remunerato, il lavoratore ha diritto alla trasformazione del rapporto da tempo parziale in tempo pieno ed al pagamento delle differenze retributive, contributive e per tfr maturate.

Così facendo, infatti, le parti hanno dimostrato – sebbene senza formalizzarlo per iscritto – che la loro reale volontà era di concludere un contratto a tempo pieno o, comunque, hanno accettato con “fatti concludenti” di trasformare il rapporto inizialmente pattuito come a tempo parziale.

Il lavoratore può dunque, in casi come questo, fare causa all’azienda per ottenere l’accertamento dell’orario di lavoro effettivamente svolto e la trasformazione del rapporto da tempo parziale a full time, con conseguente pagamento da parte del datore di tutte le differenze retributive, contributive e su tfr maturate.

La prova dell’effettivo orario di lavoro svolto

Il lavoratore, che intende ottenere la condanna dell’azienda alla trasformazione del rapporto di lavoro in full time ed il pagamento delle differenze economiche conseguentemente maturate, deve dimostrare di avere effettivamente lavorato per un numero di ore superiore a quelle contrattualmente stabilite.

Per fare ciò dovrà produrre in un’eventuale causa contro l’azienda tutti i documenti dai quali si possa risalire allo svolgimento di attività lavorativa fuori dall’orario contrattualmente stabilito (ad esempio email, messaggi, rapportini di lavoro che risultino inviati in orario diverso rispetto a quello pattuito).

In mancanza o in aggiunta ai documenti, il lavoratore dovrà provare l’effettivo orario di lavoro prestato attraverso testimoni. In questo caso, colleghi, clienti e fornitori dovranno confermare che il dipendente si trovava al lavoro (o comunque svolgeva le proprie mansioni, se ciò avveniva fuori dei locali aziendali) nei giorni e negli orari che il dipendente intende rivendicare. E’ importante, da questo punto di vista, che i testimoni possano confermare l’orario di lavoro effettivamente prestato per tutto il periodo (o la maggior parte) e le ore rivendicate dal lavoratore.

Il lavoratore potrà infine chiedere il pagamento delle differenze retributive e contributive maturate limitatamente agli ultimi 5 anni di lavoro, operando in materia la prescrizione breve quinquennale.



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1 Commento

  1. Buongiorno,
    purtroppo sono uno dei moltissimi casi che lavora full-time ma con un contratto e rimunerazione part-time. Ovviamente il mio datore di lavoro non ci pensa nemmeno né di trasformare il mio contratto né di pagarmi quanto mi spetterebbe. Posso licenziarmi per giusta causa senza necessariamente fare causa all’azienda? Attualmente lavoro 40 ore settimanali per 950 euro ma da contratto sono solo 20 ore per circa 810 euro al mese.

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