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Cosa può succedere se non pago un piccolo debito

5 Maggio 2019
Cosa può succedere se non pago un piccolo debito

Crediti di basso importo: il debitore rischia un pignoramento da parte del creditore? La soglia di convenienza della causa o del decreto ingiuntivo.

Immagina di non aver pagato l’ultimo stipendio a un dipendente e, nel frattempo, di aver chiuso la ditta; di aver ricevuto un prestito di 300 euro da un amico e, nonostante i suoi solleciti, di non avergli mai restituito i soldi; di aver venduto un oggetto su internet ma, per una ragione o per un’altra, la spedizione non è mai arrivata a destinazione e ora l’acquirente rivuole il suo denaro; di aver rotto inavvertitamente il vetro dell’auto di un vicino di casa e di non avere la possibilità di ricomprarglielo. Parliamo di cifre irrisorie, tanto da porti dinanzi a un dubbio: cosa può succedere se non pago un piccolo debito?

In questo articolo, troverai una risposta “fuori dalle righe”: non ci soffermeremo tanto nel ricordarti cosa stabilisce la legge (è già intuibile del resto che, laddove vi sia un debito, vi è anche l’obbligo – giuridico e morale – di pagare); ma ti diremo cosa succede nella pratica corrente, quella di tutti i giorni che si vive in tribunale. Insomma, ti diremo cosa si rischia “davvero” per un debito molto basso.

I chiarimenti che stai attendendo passano però da quelle che sono le norme del Codice civile.

Piccolo debito: cosa dice la legge?

Chi contrae un debito e non lo paga ne risponde con tutto il suo patrimonio, presente e futuro. E anche con quello degli eventuali eredi. Questo è il principio base su cui si fonda il Codice civile. Ma una cosa è la teoria, un’altra è la pratica. Lo sa bene chi ha già avuto a che fare con i tribunali. La giustizia non è gratuita e chi vuol recuperare un credito deve innanzitutto versare le tasse allo Stato (in proporzione al credito stesso); poi deve rivolgersi a un avvocato civilista che, in quanto libero professionista, deve essere retribuito. C’è poi la procedura di mediazione obbligatoria: un passaggio forzato che, nella migliore delle ipotesi, costa 40 euro a parte.

Avrai capito, insomma, che per avere giustizia bisogna sostenere dei costi che, spesso, rendono antieconomica tutta la procedura quando la somma da recuperare è minima.

Quanto costa recuperare un piccolo credito?

Per recuperare un credito bisogna tenere conto del fatto che la legge prevede una procedura abbreviata e più snella: il ricorso per decreto ingiuntivo. Questa però è subordinata alla presenza di una prova scritta: un contratto, una fattura, una dichiarazione firmata dal debitore con cui ammette il credito o chiede una dilazione, ecc.

Se il decreto ingiuntivo non supera 1.100 euro, bisogna versare 21,50 euro allo Stato a titolo di contributo unificato. L’importo sale a 49 euro oltre a una marca da bollo da 27 euro se il credito è superiore a 1.100 euro ma non supera 5.200 euro.

Poi ci sono 15 euro circa di spese di notifica del decreto stesso e altri 30 euro circa per la richiesta di copie degli atti.

La parte più corposa della spesa è la parcella all’avvocato. Se da un lato non ci sono più le tariffe minime obbligatorie per legge e tutto è rimesso all’accordo tra le parti, difficilmente però troverai un legale disposto a recuperare un singolo credito per una parcella inferiore a 500 euro.

Come vedi, già solo con questi importi, hai superato la metà del valore del credito vantato. Questo potrebbe essere un ostacolo tutto sommato superabile se ci fosse la certezza del recupero del credito. Ma come noto, contro il nullatenente non si può fare nulla (leggi però l’altra versione della campana nell’articolo Pignoramento: come avviene senza beni intestati).

È vero: il giudice, nell’emettere il decreto ingiuntivo, condanna la controparte a rimborsare una parte delle spese legali. Ma non è detto che questa paghi spontaneamente e, nell’ipotesi in cui si debba poi ricorrere al pignoramento, succede spesso di non trovare alcun bene.

Se invece il creditore è sprovvisto di prova scritta (come nel caso di un prestito concordato verbalmente o di un risarcimento per un danno procurato alla proprietà altrui) allora le cose si complicano. Egli dovrà fare una causa ordinaria. Gli importi del contributo unificato si raddoppiano. In più c’è la notifica della citazione (circa 15 euro) e la parcella dell’avvocato che, in questo caso, è molto più elevata visto il maggior impegno che un processo civile comporta.

A tutto questo, si aggiunga anche il fatto che, pur nell’ipotesi più favorevole di vittoria, in caso di protratto inadempimento da parte del debitore, bisognerà avviare l’esecuzione forzata. E il pignoramento è sempre un “affare” complicato e incerto.

Cosa può succedere se non pago un piccolo debito

Abbiamo detto, sinora, cosa può succedere se non paghi un piccolo debito: riceverai o un decreto ingiuntivo o una citazione (a seconda che vi sia o meno una prova scritta). E se non paghi neanche dopo la condanna del giudice subirai il pignoramento.

Ma il creditore – specie se è un’azienda non mossa da rancori personali – potrebbe fare una valutazione di convenienza e ritenere la procedura non vantaggiosa per i costi che comporta.

Ecco allora cosa concretamente rischi se non paghi un debito di piccolo importo.

Se si tratta di un debito con la banca o la finanziaria rischi, purtroppo, di essere segnalato alla Centrale Rischi della Banca d’Italia e alla Crif. Questo perché si tratta di soggetti privilegiati che hanno il potere di iscrivere il cliente moroso nelle liste dei cattivi pagatori. La conseguenza è che non potrai più emettere assegni o usare il bancomat e la carta di credito. In più difficilmente ti verranno concessi prestiti o aperti altri conti.

Se si tratta di un debito con il condominio, di solito l’amministratore procede lo stesso al recupero coattivo anche di piccoli importi. E questo perché altrimenti ne sarebbe personalmente responsabile, salvo sia stato dispensato dall’agire da parte dell’assemblea. Peraltro, il decreto ingiuntivo viene richiesto pure per poche centinaia di euro onde evitare che anche altri condomini facciano lo stesso, cosa che potrebbe pregiudicare la liquidità del condominio. Leggi Quanto costa decreto ingiuntivo condominiale.

Se si tratta di un debito di lavoro dipendente, è verosimile che questi si muoverà giudizialmente contro di te anche per piccoli importi. La ragione è semplice: le cause di lavoro non scontano alcuna imposta. Per cui sono sostanzialmente gratuite, salva la parcella all’avvocato. Peraltro, se il creditore riesce a ottenere una sentenza di fallimento nei tuoi riguardi, sarà pagato dal Fondo di Garanzia dell’INPS (il quale interviene anche per le ditte che si trovano al di sotto della soglia di fallibilità, previo tentativo di pignoramento); quindi l’ex dipendente ha tutto l’interesse ad agire. Anche l’avvocato potrebbe essere pagato con una parte della somma riscossa.

Se si tratta di un credito vantato da un soggetto nullatenente, potresti anche qui rischiare una causa. Difatti, questi non è tenuto a pagare l’avvocato che sarà retribuito dallo Stato tramite il gratuito patrocinio.

In tutti gli altri casi, invece, è davvero difficile che rischi qualcosa per un credito non pagato. Ad esempio, se si tratta di una penale o di una bolletta della luce, del gas o del telefono, la società tenderà a recuperare il credito tramite call center. È inverosimile anche un decreto ingiuntivo per 100 euro o somme di poco superiori. Le società di recupero crediti tendono a “stressare” il debitore con i propri telefonisti ma, nonostante le minacce, spesso non fa seguito alcun tipo di azione legale.

Sembra più una battaglia di nervi e nient’altro…



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