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Sintomi epatite

3 Giugno 2019 | Autore: Salvatore Guarro
Sintomi epatite

Epatite: infiammazione del fegato che può essere causata da infezione di alcuni virus oppure ad eventi autoimmunitari. Riportiamo quali sono i sintomi più comuni e quali atteggiamenti adottare per prevenirne l’insorgenza.

Ti è stata diagnosticata o conosci qualcuno affetto da epatite? Leggendo un giornale oppure ascoltando qualche servizio alla televisione o alla radio è capitato che ti sia imbattuto in questa patologia, ma non sei riuscito a comprendere completamente quali sono i suoi sintomi? Questo, allora, è l’articolo giusto per te. Continuando la lettura del pezzo, infatti, potrai capire, nella maniera più semplice e chiara possibile, in cosa consiste questa condizione morbosa e come può manifestarsi. Prima di cominciare a parlare della sindrome, però, è opportuno precisare che il seguente articolo non intende e non può sostituire il consulto del medico, ma ha soltanto la pretesa di rendere un po’ più chiaro e comprensibile l’argomento in oggetto. Per cui, se leggendo questo pezzo pensi di avere i sintomi dell’epatite, ti prego di non entrare nel panico, ma di parlarne col tuo medico di famiglia, il quale, se lo riterrà necessario, ti prescriverà tutti gli accertamenti del caso e magari ti consiglierà anche una visita presso uno specialista. Fatta questa necessaria e dovuta puntualizzazione cominciamo a parlare di tale stato patologico.

Cenni sull’epatite

Il termine epatite è composto da due vocaboli greci: “hepar” che vuol dire fegato ed “itis” che invece significa infiammazione. Con epatite, quindi, indichiamo l’infiammazione a carico degli epatociti (cellule che costituiscono il fegato). Siccome i fenomeni che sono capaci di indurre una reazione flogistica (ovvero infiammazione) nel fegato possono essere sia anticorpo-mediati, che cellulo-mediati ed avere come bersagli i costituenti delle cellule epatiche oppure antigeni virali (cioè molecole che appartengono alla struttura del virus che ha infettato il fegato), le epatiti possono essere distinte in autoimmuni e virali.

Le prime costituiscono una sindrome caratterizzata da un processo infiammatorio cronico (persistente) del fegato che spesso evolve in cirrosi; le epatiti virali (la classe a cui appartiene anche l’epatite C), invece, sono dovute a processi flogistici causati da infezioni soprattutto di virus epatotropi (HV- Hepatitis Virus), i quali sono contraddistinti con una lettera progressiva dell’alfabeto (dalla A alla G) in funzione della cronologia della loro scoperta e si differenziano sia per il tipo di acido nucleico (Dna o Rna) del loro genoma, sia per la modalità con cui infettano il fegato e per la diversa gravità della malattia che essi provocano all’organismo.

Le epatiti virali, inoltre, anche se piuttosto di rado, possono svilupparsi anche nel corso di infezioni sistemiche da adenovirus, da virus da Epstein Barr, da virus erpetici e da citomegalovirus. A questo punto occorre anche precisare che Il fegato può essere contagiato anche da altre due classi di microrganismi: dai batteri (che infettano principalmente le vie biliari in quanto la bile rappresenta un terreno di coltura molto fertile per essi) che di frequente causano colangiti e colicistiti sia acute che croniche; dai parassiti (tra cui ricordiamo l’Entamoeba histolytica e l’Echinococcus species).

Esistono alcuni criteri di diagnosi differenziale per i diversi tipi di epatite. Il virus dell’epatite A (HAV) è un virus ad RNA non capsulato che appartiene alla famiglia “Picornaviridae”. Si tratta di un virus a diffusione endemica che penetra nell’organismo per via orale con l’ingestione di acqua o di alimenti (particolarmente frutti di mare) contaminati dalle feci di individui affetti. Il patogeno ha un periodo d’incubazione (termine col quali si indica l’arco temporale che trascorre tra il contatto con il virus e la manifestazione dei sintomi della malattia che il patogeno causa) di 2-6 settimane e l’infezione da esso provocata da luogo ad una reazione autoimmune attraverso la quale si producono anticorpi neutralizzanti di tipo IgM.

La malattia può presentarsi inizialmente in modo subclinico (non dà luogo allo sviluppo di segni e sintomi) per poi provocare diarrea, anoressia, cefalea, astenia (senso di affaticamento), malessere, mialgia (dolore muscolare), ittero, emissione di urine scure e feci acoliche (bianche).

Per la profilassi verso questo virus, da diversi anni, è disponibile un vaccino. Il virus dell’epatite B (HBV) è un virus a doppia elica incompleta di Dna appartenente alla famiglia “Hepadnaviridae”. L’infezione da HBV avviene per via ematica, per via sessuale o per via transplacentare dalla madre al feto. I casi dovuti a trasfusione di sangue sono in netta diminuzione, mentre sono in aumento quelli da microtrasfusione perché coinvolgono i tossicodipendenti, che adoperano collettivamente la stessa siringa per iniettarsi la droga. La flogosi è spesso indotta dalla penetrazione del virus attraverso ferite, anche se lievi, prodotti da strumenti infetti usati in precedenza su altri individui e non adeguatamente sterilizzati. La malattia ha un periodo d’incubazione di 4-26 settimane ed anche in questo caso, per la profilassi, esiste un vaccino.

Le stesse vie di trasmissione di HBV sono seguite anche dal virus dell’epatite C (HCV) che è un virus ad RNA a singolo filamento appartenente alla famiglia delle “Flaviviridae”. L’epatite C, che ha un periodo d’incubazione di 2-26 settimane, si presenta quasi sempre in forma cronica, in quanto inizialmente ha un decorso subclinico o del tutto asintomatico e progredisce, nell’arco di 20/30 anni, verso la cirrosi e l’insufficienza epatica (i pazienti affetti dalla malattia, infatti, sono i principali candidati al trapianto di fegato) ed in un terzo dei casi si sviluppa anche un epatocarcinoma.

Il virus dell’epatite D (HDV), è un virus ad RNA capsulato che infetta gli epatociti (cellule del fegato) solo in associazione con HBV. Il patogeno viene trasmesso per via parenterale (l’ingresso avviene per vie diverse dall’assorbimento intestinale).

Il virus dell’epatite E (HEV), anch’esso ad Rna capsulato, è trasmesso per via alimentare (particolarmente con acqua infetta) e provoca infezioni acute che, però, non evolvono in forma cronica.

Il virus dell’epatite F (HFV) e G (HGV), infine, sono stati scoperti solo di recente. Si tratta di virus ad Rna capsulati la cui patogenesi non è stata ancora chiarita.

Sintomi e segni più comuni

I sintomi dell’epatite sono generalmente aspecifici (spesso sfumati o addirittura assenti) e possono insorgere anche in maniera brusca e violenta (epatite fulminante, la cui prognosi infausta può essere rovesciata soltanto ricorrendo al trapianto d’organo).

Le manifestazioni cliniche più comuni sono:

  • ittero (colorito giallastro della cute, delle sclere e delle mucose dovuto ad un aumento della concentrazione di bilirubina sierica superiore a 3-4 mg/100ml);
  • anoressia (perdita di appetito);
  • anuria (la sospensione completa della produzione di urina, con diuresi inferiore a 100 ml nelle 24 ore);
  • ascite (raccolta di liquido nella cavità addominale);
  • astenia (affaticamento);
  • aumento dei livelli ematici delle transaminasi epatiche (particolari enzimi tipici del fegato il cui aumento nel sangue è indice di danno dell’organo);
  • colaluria (eliminazione dei sali biliari attraverso le urine);
  • nausea e vomito;
  • diarrea;
  • dolore alla parte alta dell’addome;
  • mialgia (dolore muscolare);
  • edema (accumulo di liquidi negli spazi interstiziali dell’organismo);
  • epatomegalia (condizione patologica dell’organo che si presenta ingrossato e pertanto ha dimensioni al di fuori degli standard clinici);
  • febbre bassa;
  • feci acoliche (chiare);
  • mal di testa;
  • ipercolesterolemia (aumento della concentrazione ematica del colesterolo);
  • ipertensione portale (aumento dei valori della pressione sanguigna);
  • leucopenia (riduzione della concentrazione ematica dei globuli bianchi);
  • perdita di peso;
  • piastrinopenia (riduzione del numero delle piastrine);
  • proteinuria (presenza di proteine-di solito albumina- nelle urine. L’alta concentrazione di proteine determina la produzione di urine schiumose, più o meno dense);
  • prurito;
  • ritardo nello sviluppo dell’organismo;
  • schiuma nelle urine (dovuta, come detto in precedenza, alla proteinuria);
  • eccessiva sensazione di sete;
  • splenomegalia (ingrossamento patologico della milza);
  • uremia (sindrome tossica che consiste in alti livelli di urea del sangue ) ;
  • urine scure (conosciute anche co il nome di urine nere).

A questo punto è opportuno precisare che la sintomatologia che abbiamo appena descritto non è tipica dell’epatite, ma è comune anche ad altre patologie. Va altresì detto che non sono rari i casi in cui i pazienti, pur essendo affetti dalla patologia, non avvertono nessun tipo di disturbo (la malattia, quindi, si manifesta in maniera asintomatica).

Prevenzione

Una volta che abbiamo compreso cos’è l’epatite, come si trasmette e quale sia la sua sintomatologia potrebbe insorgere spontanea una domanda: è possibile prevenirla? Per poter rispondere al quesito dovremmo esaminare i diversi tipi di epatite virale. Nel caso dell’epatite A è possibile somministrare alle persone il vaccino che offre immunità ad adulti e bambini di età superiore a un anno.

Quando si viaggia all’estero, inoltre, bisogna evitare di bere acqua del rubinetto, seguire le normali consuetudini per una buona igiene personale e usare servizi igienico-sanitari puliti (di norma, l’epatite A scompare da sé dopo alcune settimane). Anche per l’epatite B è possibile fare prevenzione mediante somministrazione del vaccino.

Inoltre, è consigliabile praticare sesso sicuro utilizzando preservativi in lattice (abbassando, conseguentemente, il rischio di trasmissione della malattia), non condividere aghi ed oggetti personali come lo spazzolino da denti, il rasoio, il tagliaunghie, ecc., con una persona infetta.

Per quanto concerne l’epatite C, invece, non esiste vaccino e l’unico modo per prevenire la malattia è ridurre il rischio di esposizione al virus (la patologia si risolve entro 2-3 mesi ma è indispensabile il trattamento farmacologico ad hoc). P

er quanto riguarda l’epatite D, siccome abbiamo detto che si manifesta in coinfenzione con virus HBV, andrebbe somministrato il vaccino alle persone non affette da epatite B per evitare il contagio.

Altre misure preventive comprendono la non esposizione a sangue infetto, aghi contaminati e oggetti personali di una persona malata. Anche per quanto riguarda l’epatite E non esiste alcun vaccino approvato per prevenirne l’insorgenza e, quindi, l’unico modo per evitare l’instaurarsi della patologia è quello di ridurre i rischi di esposizione al virus (generalmente, l’epatite E scompare dopo alcune settimane o mesi).

Esenzioni per le spese sanitarie e pensione d’invalidità

Arrivato a questo punto dell’articolo potresti, poi, chiederti: esiste un’esenzione per sostenere le spese mediche? Fortunatamente la risposta al quesito è affermativa.

Chi soffre di epatite cronica attiva, infatti, ha diritto all’esenzione dalla partecipazione alla spesa per le correlate prestazioni sanitarie. Per ottenerla occorre presentare all’Asl di competenza una richiesta nella quale si allega anche il certificato medico che testimoni la malattia. Discorso diverso è, invece, quello relativo alla pensione d’invalidità che può essere ottenuta dai pazienti affetti da epatite cronica attiva, valutata al 51%.

La domanda va presentata all’Inps per via telematica, allegando, anche in questo caso, la certificazione medica che attesti la malattia. Tuttavia, se il malato non è capace di effettuare da solo la procedura on-line, allora può rivolgersi ad un patronato. A seguito della richiesta, il paziente dovrà sottoporsi a visita di controllo presso un medico dell’Inps, il quale, insieme alla commissione dell’Asl, sarà incaricato di accertare (qualora venisse riscontrata) l’invalidità.

Per saperne di più a tal proposito, ti invitiamo a leggere l’articolo: I diritti di chi ha l’epatite.


Di Salvatore Guarro


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