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Visita fiscale ripetuta: è lecita?

5 Maggio 2019
Visita fiscale ripetuta: è lecita?

Continue visite fiscali: il datore può farlo o commette mobbing?

Ogni volta che prendi qualche giorno di permesso per malattia, il datore di lavoro, sospettando che tu non dica la verità, ti manda la visita fiscale. Puntualmente il medico dell’Inps bussa alla porta di casa. Nell’arco di una settimana, ricevi anche più di un controllo. È avvenuto anche che il medico fiscale facesse due accessi nello stesso giorno. Ti chiedi se sia possibile un comportamento del genere: è lecita la visita fiscale ripetuta oppure si tratta di un comportamento persecutorio? La questione è stata decisa, di recente, dalla Cassazione. Un’interessante sentenza [1] pubblicata proprio in questi giorni chiarisce se e quando la visita fiscale ripetuta si può considerare mobbing. Ma procediamo con ordine.

Quante visite fiscali si possono ricevere nell’arco di un giorno?

Le visite fiscali di controllo ai dipendente malati sono state, proprio di recente, riformate dalla legge. È stato istituito il cosiddetto polo unico delle visite fiscali; è stata prevista la possibilità di effettuare anche due visite nell’arco dello stesso giorno. I controlli possono avvenire non solo nei giorni lavorativi ma pure il sabato e la domenica.

Dunque, una volta passato il medico fiscale, il lavoratore non è più “libero”, ma deve comunque continuare a rispettare le fasce orarie di reperibilità: la visita fiscale, difatti, potrebbe essere reiterata più volte, specialmente nei casi in cui l’assenza risulti a ridosso di una giornata festiva, di un ponte o di una giornata non lavorativa in genere. I controlli possono essere ripetuti nell’arco dello stesso giorno, anche a distanza di poche ore.

Il datore di lavoro può inviare più visite fiscali per la stessa malattia?

Nessuna legge vieta al datore di lavoro di inviare all’Inps più di una richiesta di visita fiscale nell’arco della stessa malattia, anche due volte nella stessa giornata. Questo significa che, se gli orari della reperibilità non sono ancora scaduti, il dipendente farà bene a restare a casa. Leggi Lavoratore in malattia: quante visite fiscali?

Il punto è comprendere però quando, dal semplice controllo, si passa al mobbing: in altre parole quando la richiesta di visita fiscale inoltrata dal datore di lavoro all’Istituto di Previdenza non è diretta a verificare l’effettività della malattia ma solo a recare disturbo al dipendente e provocarlo. Questo è stato il tema affrontato dalla sentenza della Cassazione.

La giurisprudenza sino ad oggi si è divisa sul punto. Secondo alcuni giudici costituisce un abuso il comportamento del datore di lavoro che, nell’arco della stessa malattia, invia più volte il medico fiscale al dipendente. Ciò perché, una volta appurata l’esistenza della patologia, non c’è più ragione di effettuare ulteriori verifiche. Un altro orientamento invece sostiene che la reiterazione della visita fiscale può essere diretta a controllare che il lavoratore non svolga attività incompatibili con la malattia. Si pensi, ad esempio, a una persona che, seppur assente dal lavoro per una brutta polmonite, non viene trovato a casa; tale comportamento pregiudica la pronta guarigione e, compromettendo il rapido rientro in azienda, è considerato una giusta causa di licenziamento.

Quando le visite fiscali ripetute sono illegittime

La sentenza citata in apertura sposa una interpretazione più rigorosa per l’azienda: il ripetuto invio del medico a casa del lavoratore, che si sa malato in modo serio, costituisce una condotta vessatoria che deve ritenersi frutto di un risentimento maturato nel tempo. E se a porla in essere è il capo dell’ufficio nel pubblico impiego spetta all’amministrazione risarcire il dipendente per omessa vigilanza sul dirigente.

In questi casi – sostiene la Corte – si configura una causa di mobbing: la sussistenza della condotta vessatoria non va ricercata nell’illegittimità dei singoli atti ma nell’intento persecutorio che li unisce tutti quanti.

Qualche giorno fa la stessa Cassazione aveva già detto [2] che si può considerare mobbing il comportamento del datore di lavoro che chiede continuamente e in modo pressante al dipendente chiarimenti sulle proprie assenze per malattia e cure mediche.

Lo scopo persecutorio, essendo interiore alla persona (in questo caso il datore) si può intuire e dedurre dai comportamenti esteriori come appunto l’inutilità dei ripetuti controlli.


note

[1] Cass. sent. n. 11739/19 del 3.05.2019.

[2] Cass. ord.. n. 10725/2019.


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