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È possibile registrare come marchio il ritratto o il nome altrui?

31 Maggio 2019 | Autore: Maria Teresa Biscarini
È possibile registrare come marchio il ritratto o il nome altrui?

Quali cautele adottare e quali rischi si corrono ad usare marchi che contengono nomi, ritratti e segni notori altrui.

“Le palle di Mozart” sono tutt’altro che un insulto o un “apprezzamento” del celebre compositore del settecento. Chi ha avuto modo di fare un viaggetto dalle parti di Salisburgo e zone limitrofe avrà sicuramente visto troneggiare nelle vetrine le ormai celebri praline sferiche di cioccolato, ripiene di crema di marzapane e gianduia, finite addirittura davanti alla Corte suprema austriaca. Perché mai? Per via della contraffazione dell’involucro esterno in carta argentata con tanto di profilo di Mozart e codino nobiliare. Sembra infatti che una ditta concorrente alla pasticceria di famiglia Furst, titolare anche del marchio ispirato all’antenato musicista, avesse fiutato l’affare e si fosse messa a produrre palline di cioccolata incartate con tanto di ritratto del celebre musicista. L’unica variante era data dall’orientamento del ritratto: mentre infatti la versione originale del ritratto, tutelato dal marchio, guarda a destra, l’involucro contraffatto presentava un Mozart voltato verso sinistra; un dettaglio non irrilevante per un occhio attento, ma che nella realtà dei fatti serviva a stornare la clientela verso i bon bon della ditta concorrente, messi sul mercato peraltro a prezzi ben più concorrenziali dei cioccolatini originali. Che dire? Anche il nome e il ritratto di una persona possono costituire oggetto di un valido marchio? È possibile registrare come marchio il ritratto o il nome altrui? Se anche tu stai pensando di approfondire questo argomento, perché magari potrebbe tornare utile che i clienti associno la tua produzione a quel viso noto come testimonial pubblicitario, sappi che la legge non lascia un totale libero arbitrio al riguardo. Anche perché l’utilizzo delle immagini di personaggi celebri associate ai prodotti di largo consumo non sono una invenzione austriaca; basti solo pensare al caso di George Clooney che ha fatto da testimonial per una nota marca di caffè, o al caso delle ampolline di profumo disegnate da Renato Guttuso con il profilo di Marta Marzotto. Una casistica varia e diversa che merita un approfondimento, perché quando si ha a che fare con l’utilizzo di nomi e ritratti di persone, specie se famosi, la legge non scherza affatto.

È possibile registrare un ritratto di persona come marchio?

Nel caso in cui il ritratto che compare nel marchio sia il proprio non si pongono problemi di sorta. Ben altro discorso va fatto laddove il ritratto da inserire nel marchio appartenga ad altri. La legge [1] stabilisce che i ritratti di persone possono essere registrati come marchi solo dietro apposito consenso.

Vediamo quindi di quale consenso si parla, caso per caso:

  • quando la persona ritratta è in vita è richiesto il suo consenso;
  • dopo la morte della persona oggetto del ritratto, è richiesto il consenso del coniuge e dei figli della persona ritratta;
  • in mancanza di coniuge e figli o dopo la loro morte, è richiesto il consenso dei genitori o ascendenti della persona ritratta;
  • in mancanza o dopo la morte dei parenti di cui sopra, è richiesto il consenso dei parenti fino al quarto grado incluso.

La norma detta una serie di regole molto severe in quanto subordina sempre l’uso come marchio del ritratto altrui al consenso espresso dei congiunti più vicini, secondo una scala che giunge fino al quarto grado di parentela che quindi include cugini, pronipoti e prozii.

In altri termini, la legge lascia libero soltanto l’uso dei ritratti di persone vissute in tempi ormai tanto remoti, da far ritenere che qualsiasi interesse familiare al riguardo sia venuto meno. Che significa questo in parole povere? Che non è sufficiente verificare la data di morte della persona per appurare se il suo ritratto sia libero.

Prendiamo ad esempio il caso di Marilyn Monroe deceduta ormai nel 1962. Stando alle notizie riferite dalla stampa, è in vita una sorella che nel 2015 è venuta in Italia a presentare un libro sull’attrice scomparsa, dal titolo “Mia sorella Marilyn”, accompagnata dalla figlia Mona Rae. L’esistenza in vita di una sorella e di una nipote sarebbe già sufficiente per escludere la libera utilizzazione del ritratto della star di Hollywood da parte di persone che non siano della famiglia.

È possibile registrare il nome altrui come marchio?

L’uso del nome altrui come marchio vede il legislatore un pochino più tollerante rispetto all’uso dell’altrui ritratto, cioè i nomi di persona diversi da quelli di chi chiede la registrazione possono essere registrati come marchi purché non si venga a ledere quanto segue: la fama; il credito; il decoro di chi ha il diritto di portare tali nomi.

In questo caso, è inoltre facoltà dell’Uibm (Ufficio italiano brevetti marchi) presso cui s’intende registrare il marchio italiano, chiedere il consenso all’interessato o ai suoi parenti prossimi dopo la morte della persona in questione. Perché il legislatore ha adottato questo diverso regime per l’uso dell’altrui nome? Questo principio di “libera appropriazione del nome altrui” si spiega in base all’esigenza di salvaguardare chi in buona fede abbia ritenuto di far uso di un nome di fantasia che invece nella pratica corrisponde al nome di una persona in carne e ossa, al fine di non esporla a possibili ricatti di coloro cui tali nomi appartengono.

Per cui se il signor Pinco Pallo fosse all’oscuro che il suo marchio “Susy Bell” registrato per bambole di pezza corrisponda in realtà ad un nome proprio di persona, laddove l’uso del segno non comportasse lesione al decoro della signora Susy Bell in carne ed ossa, il signor Pinco Pallo e il suo marchio non dovrebbero temere nulla dal legislatore. Tutt’altro discorso si dovrebbe fare se associato a quel marchio “Susy Bell” ci fosse tutt’altro giro di bambole, non di pezza per bambine, ma magari gonfiabili per un pubblico di adulti. In questo secondo caso, la signora in carne ed ossa Susy Bell potrebbe non gradire la facile associazione tra la bambola gonfiabile e il suo nome e quindi potrebbe a ragione fare appello all’articolo di legge citato in nota per far cessare l’uso dell’altrui marchio, indecoroso per la propria persona.

Che succede se il marchio contiene un nome altrui notorio?

Fattispecie ancora diversa è quella che si verifica quando non solo è stato inserito nel marchio un nome altrui, ma questo è pure notorio. È bene ricordare che s’intende come notorio il nome di un personaggio famoso (un attore o un atleta). In questa specifica situazione, la legge [2] dice che in caso di nomi notori, questi possono essere registrati o semplicemente usati come marchio solo:

  • dall’avente diritto;
  • con il consenso dell’avente diritto;
  • con il consenso dei congiunti più vicini fino al quarto grado incluso.

Per cui se saltasse in mente d’inserire nel proprio marchio di fabbrica il nome Giorgio Armani, magari non per articoli di alta moda, ma per batterie di pentole, è bene sapere che ciò non è consentito dalla legge, salvo che il noto stilista non autorizzi espressamente ciò rilasciando il proprio consenso scritto. Una cautela questa che peraltro a seguito della novella di legge [3], riguarda non solo i marchi registrati, ma anche quelli semplicemente usati (ma mai registrati), altrimenti noti come marchi di fatto.

Tornando all’esempio sopra esposto dell’immagine di George Clooney prestata all’interno della pubblicità di una nota marca di caffè, è facilmente intuibile che in quel caso tutto sia stato fatto, come si dice, a regola d’arte visto che i testimonial delle campagne pubblicitarie sono evidentemente vincolati da appositi accordi contrattuali che riconoscono una retribuzione per prestare il proprio nome e la propria immagine.

Quale uso si può fare dei segni notori?

Rimanendo in tema di uso a fini di marchio di un segno è bene sin da ora sapere che la legge [4] riconosce la notorietà a:

  • nomi di persona;
  • segni usati in campo artistico;
  • segni usati in campo letterario;
  • segni usati in campo scientifico;
  • segni usati in campo politico;
  • segni usati in campo sportivo;
  • denominazioni e sigle di manifestazioni;
  • denominazioni e sigle di enti;
  • denominazioni e sigle di associazioni (non aventi finalità economiche);
  • emblemi caratteristici.

Per cui laddove uno dei segni sopra elencati dovesse avere il carattere di notorietà presso il pubblico, come nel caso di un simbolo di partito, sia la registrazione che l’uso del segno sono riconosciuti solo in capo al suo legittimo titolare che se vorrà, rilascerà il proprio consenso affinché altri facciano uso di quello stesso segno.

Cosa succede se il marchio viola le norme sull’uso del nome e del ritratto?

La legge [5] è chiara al riguardo; il marchio è radicalmente nullo. Vale a dire che l’infrazione commessa è reputata così grave dal legislatore da comportare una nullità che per gli addetti al settore si definisce assoluta, cioè rilevabile senza limiti di tempo da parte:

  • del legittimo titolare del diritto violato;
  • di qualunque interessato.

In caso di violazione di qualcuna delle disposizioni sopra enunciate, con riguardo all’uso di nomi e ritratti altrui o segni notori presso il pubblico, al fine di vedere cessare la violazione, sarà necessario agire presso i fori competenti, consapevoli peraltro che la sentenza con la quale venisse pronunciata la nullità del marchio ha un’efficacia retroattiva, vale a dire che si estende all’indietro fino alla data della domanda di registrazione del marchioabusivo”.

Quindi, quando s’intende inserire nel proprio marchio o campagna pubblicitaria, nomi o ritratti altrui, laddove sia pure presente l’elemento della notorietà delle persone, meglio non rischiare e far precedere il tutto da un accordo scritto. Questo implicherà ovviamente una previa verifica di esistenza in vita dei parenti, laddove la persona da ritrarre sia ormai deceduta, per poi procedere con una richiesta scritta di autorizzazione all’uso del ritratto. Tale scambio di documentazione servirà ad evitare poi brutte sorprese sia quanto alla vita successiva del proprio marchio sia in termini di eventuali richieste risarcitorie per usi non autorizzati.


Di Maria Teresa Biscarini

note

[1] Art.8 co.1 D. Lgs. n.30 del 10.02.2005.

[2] Art. 8 co.3 D. Lgs. n.30 del 10.02.2005.

[3] Art. 6 co.1 D. Lgs. n.131 del 13.08.2010.

[4] Art. 8 co.3 D. lgs. D. Lgs. n.30 del 10.02.2005.

[5] Art. 25 co.1 lett.c D. Lgs. n.30 del 10.02.2005.


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