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Istanza di conversione del pignoramento

5 Maggio 2019
Istanza di conversione del pignoramento

Come fermare un pignoramento già in atto con la conversione dei beni tramite la consegna di una somma di denaro in cancelleria.

Se un creditore ti ha pignorato il conto corrente e, adesso che è bloccato, non puoi più utilizzarlo; se è venuto l’ufficiale giudiziario a casa tua e ha preso la nuova televisione che stai pagando a rate; se ti è stato notificato un pignoramento sulla prima casa che abiti insieme alla tua famiglia; in tutti questi casi probabilmente potresti avere interesse a bloccare la procedura anche a costo di pagare il dovuto. Potrebbe però succedere che il creditore non ti dia ascolto, perché ormai intenzionato a “fartela pagare”; o che sia tu stesso a non voler avere più alcun contatto con lui. Come fai in questi casi a bloccare il pignoramento? La legge ti offre una possibilità: si chiama istanza di conversione del pignoramento ed è regolata da uno specifica norma: l’articolo 495 del codice di procedura civile. Questa disposizione [1] stabilisce come si presenta l’istanza di conversione del pignoramento, entro quanto tempo va depositata, che effetti ha per il debitore e i creditori. 

Di tanto parleremo in questo articolo. Ti daremo le informazioni generali per comprendere come bloccare il pignoramento con l’istanza di conversione e quanto bisogna versare all’ufficiale giudiziario. 

Cos’è l’istanza di conversione del pignoramento?

La conversione del pignoramento è un’istanza con cui il debitore chiede di sostituire, alle cose o ai crediti pignorati (quindi anche il conto corrente o il quinto dello stipendio), una somma di denaro pari all’importo dovuto al creditore pignorante (ed eventualmente agli altri creditori intervenuti). Tale somma deve ovviamente comprendere il capitale e gli interessi, ma anche le spese della procedura di esecuzione sino a quel momento sostenute dal creditore stesso.

Lo scopo della domanda di conversione del pignoramento è favorire il debitore che voglia evitare l’esecuzione, impedendo però che lo stesso attraverso istanze reiterate rallenti la procedura esecutiva attraverso il divieto di reiterazione dell’istanza medesima.

Entro quanto tempo va depositata l’istanza di conversione del pignoramento?

La norma dice che l’istanza va depositata prima che sia disposta la vendita del bene pignorato o la sua assegnazione (ad esempio si ha assegnazione quando l’oggetto del pignoramento è un credito come il conto in banca, lo stipendio o la pensione). Conta il momento del deposito da parte del debitore che deve intervenire prima dell’udienza in cui il giudice firma il provvedimento di vendita o di assegnazione.

A chi si presenta l’istanza di conversione del pignoramento?

L’istanza di conversione va depositata presso la cancelleria del giudice dell’esecuzione del tribunale competente per il pignoramento.

Come ben si può comprendere l’istanza è una richiesta redatta su carta semplice. Insieme ad essa, però, il debitore deve anche depositare una somma non inferiore ad 1/6 dell’importo del credito per cui è stato eseguito il pignoramento (e di quelli degli eventuali creditori intervenuti). Senza il deposito del denaro, l’istanza non produce alcun effetto.

Dove verranno depositati i soldi dati al cancelliere?

Il cancelliere deposita la somma versata dal debitore presso una banca indicata dal giudice.

Cosa succede dopo il deposito dell’istanza di conversione?

Dopo il deposito dell’istanza e della somma versata in anticipo, il giudice fissa un’udienza ad una data non superiore di 30 giorni dal deposito stesso. In quell’occasione devono presentarsi i creditori e il debitore. Il giudice sente le parti e decide, con un’ordinanza, la complessiva somma da versare per sostituirla ai beni pignorati ed estinguere, in questo modo, tutto il pignoramento. Chiaramente tale somma sarà pari al capitale vantato dal creditore e alle effettive spese di esecuzione, più gli interessi.

In verità, da un punto di vista strettamente tecnico, la procedura di pignoramento non viene chiusa ma va avanti lo stesso, solo che avrà ad oggetto non più i beni pignorati in precedenza ma le somme versate dal debitore. Saranno queste ad essere espropriate (cosa piuttosto scontata visto che il pagamento è avvenuto volontariamente) [2].

Si può pagare a rate il creditore per bloccare il pignoramento?

In generale, il giudice dispone il versamento in un’unica soluzione della somma determinata nell’ordinanza. Tuttavia è anche ammesso, su autorizzazione del giudice, il pagamento a rate della somma necessaria a sostituire il pignoramento. La norma stabilisce infatti che il giudice può disporre che il debitore versi la somma determinata nell’ordinanza con massimo 48 rate mensili.

La rateizzazione può essere disposta sia che l’esecuzione verta su beni immobili che mobili; sembrerebbe non essere possibile invece quando il pignoramento riguardi somme di denaro (crediti).

Il giudice che ammetta il debitore alla conversione può secondo una propria valutazione discrezionale, basata su elementi quali l’ammontare del credito e il contegno complessivo delle parti, sospendere il processo esecutivo e, quindi, differire la vendita imminente e prefissata [3].

In caso di pagamento rateale, il giudice, ogni 6 mesi, provvede al pagamento al creditore pignorante o alla distribuzione tra i creditori delle somme versate dal debitore 

Che succede se il debitore non versa la residua somma indicata dal giudice?

Potrebbe succedere che il debitore, dopo aver depositato l’istanza di conversione e versato l’anticipo, non adempia poi al successivo pagamento del residuo per come determinato dal giudice in udienza. È consentito un ritardo di massimo 30 giorni. Anche in caso di mancato versamento di una sola delle rate previste, le somme già pagate vengono comunque assegnate al creditore che potrà agire per il residuo.

Con l’ordinanza che ammette la sostituzione, il giudice dispone che le cose pignorate, quando sono costituite da beni immobili o cose mobili, sono liberate dal pignoramento con il versamento dell’intera somma.

L’istanza può essere presentata una sola volta, a pena d’inammissibilità. Quindi non può essere avanzata una seconda volta nello stesso processo esecutivo dal medesimo debitore esecutato o dai successori nella stessa posizione giuridica di quest’ultimo [4].

Istanza di conversione: novità

Il cosiddetto decreto semplificazioni 2018 [5] ha modificato alcuni aspetti dell’istanza di conversione del pignoramento. Innanzitutto, la somma da depositare in cancelleria oggi è, come abbiamo detto, di un sesto dell’importo del credito, mentre in precedenza era di un quinto. In questo modo si è voluto favorire il debitore. 

Il numero delle rate mensili era prima di 36; ora è stato portato a 48.

Il ritardo consentito nel pagamento dell’importo definitivo determinato dal giudice è di 30 giorni e non più 15.


note

[1] Art. 495 cod. proc. civ.

[2] Cass. 5 maggio 1998 n. 4525.

[3] Cass. SU 19 luglio 1990 n. 7378.

[4] Cass. sent. 27852/2013.

[5] D.L. 135/2018


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