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La moglie ha diritto alla pensione del marito?

5 Maggio 2019 | Autore:
La moglie ha diritto alla pensione del marito?

Il rapporto sussistente tra moglie e pensione e tra ex moglie e pensione. Quando spetta la pensione, il suo ammontare e la possibilità di riduzione. Le modalità di presentazione della domanda.

Tuo marito è deceduto. Hai diritto alla pensione? Quanto ti spetta e quali sono le modalità per ottenerla?Problematiche differenti possono insorgere alla morte del marito o dell’ex coniuge per quanto attiene la possibilità di percepirne la pensione. E’ questa una materia spinosa non sempre di facile comprensione. Volendo perciò, fornire un aiuto a chi vuole saperne di più, analizzeremo qui i diversi casi che si possono verificare nella pratica. La moglie ha diritto alla pensione del marito? Bisogna distinguere se si è sposati al momento del decesso del lavoratore o del pensionato oppure se si è in presenza di una separazione, di un divorzio o ancora di una convivenza. Vedremo inoltre, a quanto ammonta la pensione, se e quando si applica una riduzione e le modalità per la presentazione della relativa domanda.

Pensione di reversibilità e pensione indiretta

La pensione ai superstiti è una prestazione che viene riconosciuta ai familiari del lavoratore o del pensionato deceduto, al fine di assicurare il loro sostentamento nel momento in cui viene meno una importante fonte di reddito.

In particolare, bisogna distinguere tra:

  • pensione di reversibilità, se l’assicurato era già pensionato al momento del decesso;
  • e pensione indiretta, se l’assicurato lavorava ancora. In tal caso l’Inps eroga la pensione ai familiari superstiti quando l’assicurato ha versato almeno 15 anni di contributi (780 contributi settimanali) in tutta la vita assicurativa oppure, in alternativa, almeno 5 anni di contributi (260 contributi settimanali), di cui 3 (156 contributi settimanali) nei cinque anni precedenti al decesso.

Familiari superstiti

La legge disciplina l’erogazione della pensione ai superstiti [1], ricomprendendovi:

  • il coniuge;
  • i figli (legittimi, legittimati, adottivi, affiliati, naturali, legalmente riconosciuti o giudizialmente dichiarati, nati da precedente matrimonio dell’altro coniuge) purché alla data del decesso del genitore siano minori di 18 anni o studenti di scuola media superiore di età compresa tra i 18 e i 21 anni, a carico del genitore e non impegnati in alcuna attività lavorativa o anche studenti universitari per tutta la durata del corso legale di laurea e comunque non oltre i 26 anni, a carico del genitore e non impegnati in alcuna attività lavorativa oppure inabili di qualunque età, a carico del genitore;
  • in assenza del coniuge e dei figli o se, pur esistendo essi non abbiano diritto alla pensione ai superstiti, i genitori dell’assicurato o del pensionato che al momento della morte del pensionato/lavoratore abbiano compiuto il 65° anno di età, non siano titolari di pensione e risultino a carico del lavoratore deceduto;
  • in assenza del coniuge, dei figli o del genitore o se, pur esistendo essi non abbiano diritto alla pensione ai superstiti, i fratelli celibi e le sorelle nubili dell’assicurato o pensionato che al momento della morte di quest’ultimo siano inabili al lavoro, non siano titolari di pensione, siano a carico del lavoratore deceduto.

Perché possa essere riconosciuta la reversibilità ai familiari diversi dal coniuge, è necessaria anche la vivenza a carico del defunto: la vivenza a carico è presunta per i figli minori, mentre deve essere provata per gli altri familiari.

Quando e quanto spetta alla moglie a titolo di pensione?

Abbiamo appena visto come la moglie occupi il primo posto tra gli aventi diritto alla pensione di reversibilità o a quella indiretta. Ma quando e quanto le spetta a titolo di pensione?

La pensione spetta alla coniuge a partire dal primo giorno del mese successivo a quello in cui è avvenuto il decesso del lavoratore o del pensionato a prescindere dal momento in cui presenta la domanda. Corrisponde ad una percentuale della pensione spettante al defunto o ad una percentuale di quella alla quale avrebbe avuto diritto. Pertanto, alla moglie tocca il 60% della pensione nel caso sia la sola destinataria della stessa; spetta l’80% se vi è anche un figlio o il 100% se vi sono due o più figli.

Riduzione della pensione spettante alla moglie

La pensione può subire una riduzione nel caso in cui la moglie possieda redditi propri diversi dal trattamento ai superstiti. In particolare perché la prestazione venga ridotta è necessario che i redditi posseduti superino determinate soglie.

I limiti di reddito variano ogni anno in quanto si basano sull’ammontare del trattamento minimo di pensione.

Più precisamente, la riduzione non si applica se il reddito della coniuge non supera di 3 volte il trattamento minimo Inps, che per il 2019 è stabilito in € 513,01, ovvero sino a € 20.007,39 annui; se questa soglia è superata, la reversibilità è ridotta del:

  • 25%, nel caso in cui il reddito superi € 20.007,39 annui (3 volte il minimo Inps), ma non superi € 26.676,52 annui (4 volte il minimo Inps);
  • 40%, se il reddito dell’interessato supera € 26.676,52 annui ma non € 33.345,65 annui (5 volte il minimo Inps);
  • 50% se il reddito del pensionato supera € 33.345,65 annui, cioè superi 5 volte il minimo Inps.

Quando non si applica la riduzione della pensione spettante alla moglie?

La riduzione della pensione, in ogni caso, non si applica se nel nucleo familiare sono presenti figli minori, studenti o inabili. Inoltre, nessuna riduzione viene praticata ai trattamenti pensionistici iniziati prima del 1 settembre 1995, anche se in presenza di redditi superiori ai limiti di legge, colei che ne beneficia non potrà incassare gli aumenti annuali dovuti alla scala mobile (in pratica la pensione di reversibilità non viene rivalutata) [2].

Quali sono i redditi da considerare ai fini della riduzione?

I redditi della moglie da considerare ai fini dell’applicazione o meno della riduzione della pensione sono quelli assoggettabili all’Irpef, calcolati al netto dei contributi previdenziali e assistenziali.

Devono essere esclusi:

  • i trattamenti di fine rapporto (Tfr) e le relative anticipazioni;
  • il reddito della casa di abitazione;
  • le competenze arretrate sottoposte a tassazione separata;
  • l’importo della pensione ai superstiti su cui deve essere eventualmente operata la riduzione [3].

Sono stati successivamente esclusi anche la pensione e l’assegno sociale, le rendite Inail, gli assegni di accompagnamento, le pensioni privilegiate, le pensioni e gli assegni per invalidi, ciechi e sordomuti.

Le dichiarazioni reddituali

Sia al momento della domanda di pensione sia negli anni successivi la coniuge deve presentare una dichiarazione reddituale relativa ai redditi percepiti in quello stesso anno, al fine di determinare l’esatta misura della riduzione da operare sulla pensione.

Se i redditi posseduti sono di poco superiori al limite previsto per ciascuna fascia, si applica una norma di salvaguardia secondo la quale il trattamento proveniente dal cumulo dei redditi con la pensione ridotta non può essere inferiore a quello spettante qualora il reddito risultasse pari al limite massimo della fascia precedente a quella nella quale si colloca il reddito posseduto [4].

Domanda di pensione

Per richiedere la pensione del marito, la moglie deve presentare la domanda all’Inps, telematicamente. Deve quindi, essere in possesso del codice pin dispositivo o delle credenziali Spid o anche della carta nazionale dei servizi; in alternativa può recarsi presso un Caf (Centro di assistenza fiscale) o presso un patronato. Può inoltre contattare il call center Inps al numero gratuito 803164.

La domanda va redatta su un apposito modello (pensione di reversibilità S01), alla quale vanno allegati i seguenti documenti:

  • l’autocertificazione del certificato di morte, il certificato di matrimonio e la dichiarazione sostituiva dello stato di famiglia alla data del decesso;
  • la dichiarazione di non avvenuta pronuncia di sentenza di separazione con addebito e di non avvenuto nuovo matrimonio;
  • la dichiarazione sul diritto alle detrazioni d’imposta;
  • la dichiarazione del reddito;
  • le modalità di pagamento, bonifico bancario o assegno, se l’importo è inferiore a € 500.

La coniuge può richiedere anche i ratei di pensione maturati e non riscossi dal defunto.

Ma cosa accade se al momento della morte del pensionato o del lavoratore vi è un’ex moglie, separata o divorziata? Può percepire o meno la pensione? E cosa succede nell’ipotesi di convivenza o di unione civile? Esaminiamo distintamente i casi.

Pensione e moglie separata

La pensione di reversibilità spetta alla moglie superstite separata quando la morte del coniuge avviene durante il periodo di separazione e quindi prima della sentenza di divorzio. Nonostante gli enti previdenziali spesso richiedono quale ulteriore requisito l’assenza di addebito o il riconoscimento dell’assegno di mantenimento, tuttavia la Corte di Cassazione in numerose sentenze anche recenti, ha affermato il principio in base al quale la pensione di reversibilità va riconosciuta alla coniuge separata a prescindere dal fatto che la separazione sia avvenuta con o senza addebito ed anche a prescindere dal fatto che la stessa percepisca o meno l’assegno di mantenimento [5].

La Suprema Corte ha stabilito quindi, che la pensione di reversibilità spetta pure alla coniuge separata che non ha diritto al mantenimento in quanto non è esiste alcuna differenza di trattamento in ragione del titolo della separazione. Inoltre, i giudici hanno affermato che la coniuge separata ha diritto alla pensione di reversibilità al fine di porla al riparo dall’eventualità dello stato di bisogno.

Esempio: se Tizio e Mevia si separano e Tizio muore prima che sia pronunciata la sentenza di divorzio, Mevia avrà diritto alla pensione dell’ex marito anche se non percepisce alcun assegno di mantenimento.

Pensione e moglie divorziata

A differenza della moglie separata quella divorziata ha diritto alla pensione dell’ex marito solo se titolare dell’assegno divorzile ovverosia se ha diritto a ricevere una somma di denaro periodica (normalmente mensile) avente una funzione analoga a quella dell’assegno di mantenimento che viene stabilito in sede di separazione.

Altri elementi importanti ai fini della percezione della pensione da parte della coniuge divorziata sono che:

  • la stessa non deve essere passata a nuove nozze [6]. Se l’ex coniuge passa a nuove nozze, perde il diritto alla pensione ai superstiti ma le compete comunque un assegno una tantum, pari a due annualità della quota di pensione in pagamento, compresa la tredicesima mensilità, nella misura spettante alla data del nuovo matrimonio [7];
  • la data di inizio del rapporto previdenziale del marito defunto deve essere anteriore alla data della sentenza di divorzio.

Esempio: Caio e Sempronia sono divorziati e l’ex moglie percepisce l’assegno divorzile. Caio muore. A Sempronia spetta la pensione non avendo contratto un nuovo matrimonio ed essendo il rapporto previdenziale dell’ex marito sorto prima della sentenza di divorzio.

Se è il lavoratore/pensionato a contrarre nuovo matrimonio dopo il divorzio, le quote spettanti alla coniuge superstite ed a quella divorziata sono stabilite con sentenza del Tribunale. La ripartizione viene effettuata sulla base della durata dei matrimoni anche se possono assumere rilievo altri elementi come la convivenza pre-matrimoniale, l’ammontare dell’assegno divorzile ed in particolar modo, lo stato di bisogno dell’ex moglie [8].

Pensione, convivenza ed unioni civili

Alla convivente non spetta la pensione di reversibilità o quella indiretta poiché non rientra tra le persone che ne hanno diritto, come stabilito dalla legge e confermato dalla giurisprudenza [9].

Si ha una situazione differente nell’ipotesi di unione civile. L’introduzione nel nostro ordinamento delle unioni civili, cioè delle unioni tra due persone dello stesso sesso e quindi, la regolamentazione di forme di convivenza di coppia simili al matrimonio, ha fatto sì che la pensione venga estesa anche ai partner di tale unione. Pertanto, a decorrere dal 5 giugno 2016 il diritto alla pensione ai superstiti è riconosciuto anche in favore della componente superstite dell’unione civile.


note

[1] Art. 1 co. 41 L. 8 agosto 1995 n. 335 e s.m.i.

[2] L. n. 335/1995.

[3] Inps Circ. 38/1996.

[4] Inps Circ. 234/1995.

[5] Cass. Civ., ord. n. 9649/2015, Cass. Civ., sent. n. 4555 del 25.02.2009, Cass. Civ., sent. n. 7464 del 15 marzo 2019.

[6] Inps Circ. 84/2012.

[7] Art. 3 D. Lgs n. 39 del 18.01.1945.

[8] Art. 5 L. 898/1970.

[9] L. n. 335/1995 e Corte Cost. sent. n. 461/2000.


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