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Pensione di reversibilità al coniuge: dopo quanti anni di matrimonio?

31 Maggio 2019
Pensione di reversibilità al coniuge: dopo quanti anni di matrimonio?

La pensione di reversibilità riconosciuta al coniuge superstite: quando spetta e come si calcola.

Se tuo marito è deceduto, sappi che lo Stato non ti lascia sola ad affrontare le difficoltà economiche di ogni giorno. In questi casi, infatti, la legge riconosce al coniuge superstite una prestazione economica chiamata pensione di reversibilità. Pensione di reversibilità al coniuge: dopo quanti anni di matrimonio? Quali sono i presupposti per beneficiarne? Per avere maggiori informazioni, leggi questo articolo.

Cos’è la pensione di reversibilità?

La pensione di reversibilità è una prestazione economica che viene riconosciuta ai familiari superstiti del pensionato o del lavoratore deceduto.

Devi sapere che chi lavora è tenuto a versare, nel corso degli anni, i contributi affinché – una volta raggiunti i limiti richiesti dalla legge – possa beneficiare in futuro della pensione. Nel caso in cui si dovesse morire prima, però, i contributi non andranno perduti in quanto lo Stato riconosce ai familiari superstiti (in possesso di determinati requisiti) il diritto a godere della pensione che sarebbe spettata al lavoratore defunto.

La pensione di reversibilità, dunque, è un assegno che viene erogato mensilmente dall’Inps e si distingue in:

  • pensione di reversibilità diretta: liquidata quando il defunto è un pensionato, già percettore di una pensione. In tal caso, la pensione viene riconosciuta immediatamente, poiché il coniuge defunto è a sua volta percettore di pensione;
  • pensione di reversibilità indiretta: liquidata a seguito della morte del lavoratore non ancora titolare di pensione ma che aveva raggiunto i requisiti contributivi per le prestazioni di invalidità o quelli richiesti per la pensione di vecchiaia. In tal caso, invece, il lavoratore defunto deve aver maturato alternativamente uno dei seguenti requisiti:
    • 15 anni di assicurazione e di contribuzione già versati, o 780 contributi calcolati su base settimanale nel caso di lavoratore autonomo;
    • 5 anni di assicurazione e di contribuzione o 260 contributi settimanali per i liberi professionisti.

L’assegno spetta a partire dal primo giorno del mese successivo alla data della morte.

A chi spetta la pensione di reversibilità?

Possono beneficiare della pensione di reversibilità i componenti del nucleo familiare del pensionato/lavoratore deceduto, in possesso di determinati requisiti:

  • il coniuge, anche se separato legalmente. Se invece il coniuge è divorziato, questi ha diritto alla reversibilità solo se il giudice gli ha riconosciuto il diritto all’assegno divorzile e non ha contratto un nuovo matrimonio;
  • il convivente unito civilmente;
  • i figli: inabili di qualunque età (per inabile si intende colui che, per via di infermità o difetto fisico o mentale, si trovi nell’assoluta impossibilità di svolgere qualsiasi attività lavorativa), i minori di 18 anni, i maggiorenni di età compresa tra 18 e 26 anni ( solo se sono iscritti a corsi universitari, sono a carico del genitore deceduto e non svolgono attività lavorativa);
  • i nipoti di età inferiore ai 18 anni e a carico del deceduto;
  • i genitori (in mancanza del coniuge, dei figli e dei nipoti): purché abbiano almeno 65 anni di età, non siano titolari di pensione e sono a carico del deceduto;
  • i fratelli celibi e le sorelle nubili (in mancanza del coniuge, dei figli, dei nipoti e dei genitori) se a carico del deceduto.

La pensione di reversibilità non spetta invece al convivente di una coppia di fatto.

Quando si ha diritto alla pensione di reversibilità?

Per beneficiare della pensione di reversibilità è necessario che il familiare risulti a carico del pensionato (o lavoratore) venuto a mancare. In altri termini, il familiare non deve essere autosufficiente dal punto di vista economico.
Questo requisito si presume per i figli minori (sicché questi non devono fornire alcuna prova in merito) mentre è subordinato alla prova per gli altri soggetti. Al riguardo, assume particolare rilievo la convivenza o meno del superstite con il defunto.

Per il coniuge superstite non è richiesta alcuna ulteriore condizione soggettiva per il conseguimento della pensione in quanto gli spetta in automatico.

Come ottenere la pensione di reversibilità?

Per ottenere la pensione di reversibilità occorre inoltrare una domanda. Se la gestione presso cui il pensionato era assicurato fa capo all’Inps (ad esempio fondo pensione lavoratore dipendenti), la domanda va inviata online tramite il sito dell’Inps.

Attenzione: per inviare la domanda devi essere in possesso del codice pin dell’Inps o dell’identità unica digitale Spid (per chi si avvale delle procedure online delle pubbliche amministrazioni utilizzando un unico account valido per tutti i servizi). In alternativa alla procedura telematica, puoi rivolgerti ad un patronato che si occuperà di eseguire tutta la procedura in qualità di intermediario del beneficiario.

Alla domanda dovrà essere allegata la seguente documentazione:

  • certificato di morte (autocertificazione);
  • certificato di matrimonio (autocertificazione);
  • stato di famiglia alla data del decesso (autocertificazione);
  • dichiarazione di non avvenuta pronuncia di sentenza di separazione con addebito e di non avvenuto nuovo matrimonio;
  • dichiarazione sul diritto alle detrazioni d’imposta;
  • dichiarazione dei redditi;
  • modalità di pagamento.

Pensione di reversibilità: come viene calcolata e a quanto ammonta?

La pensione di reversibilità corrisponde a una percentuale della pensione spettante al pensionato, o a una percentuale della pensione alla quale avrebbe avuto diritto il lavoratore.

L’indennità viene corrisposta ai beneficiari nel seguente modo:

  • 60% della pensione al coniuge senza figli;
  • 80% della pensione al coniuge con un figlio;
  • 100% della pensione al coniuge con due o più figli.

Il calcolo viene fatto sulla base di quanto percepiva il pensionato defunto o quanto avrebbe dovuto percepire il lavoratore.

Attenzione: la pensione di reversibilità è cumulabile assieme agli altri redditi dichiarati dai beneficiari. Ciò significa che, in sede di dichiarazione dei redditi, la pensione sarà calcolata assieme a tutto ciò che viene posseduto dal beneficiario.

Tieni presente che la pensione di reversibilità è già ridotta di per sé, in quanto corrisponde a una percentuale della pensione che il deceduto avrebbe percepito se fosse rimasto in vita. Tuttavia può subire un’ulteriore riduzione – del 25%, del 40% o del 50% – nel caso in cui il beneficiario possieda redditi propri che superino determinate soglie.

Dopo quanti anni di matrimonio il coniuge può ottenere la pensione di reversibilità?

La pensione di reversibilità spetta prima di tutto al coniuge superstite, a cui è equiparato a tutti gli effetti chi ha sottoscritto un’unione civile.

Il coniuge superstite ha automaticamente diritto alla pensione a prescindere dal regime patrimoniale scelto, quindi sia in caso di separazione dei beni che in comunione dei beni. Inoltre, la durata del matrimonio non incide sul riconoscimento della pensione per il coniuge non legalmente separato o divorziato.

Facciamo un esempio. Tu e tuo marito vi siete sposati e dopo 1 anno lui muore. Anche se il matrimonio è durato solo 1 anno, avrai comunque diritto a percepire la pensione di reversibilità.

Sussistono, tuttavia, delle differenze qualora tu sia un coniuge separato o divorziato.

Il coniuge separato ha diritto alla pensione di reversibilità. Tale diritto gli spetta anche se ha subìto l’addebito nel corso della causa di separazione, ossia quando il giudice gli ha attribuito la colpa per la fine del matrimonio. Ad esempio, ti sei separata da tuo marito e il giudice ti ha addebitato la separazione. In questo caso, se il tuo ex coniuge muore, puoi comunque avere diritto alla reversibilità perché l’addebito non può essere considerato un elemento discriminante ai fini dell’erogazione della pensione, in quanto la funzione dell’assegno è prevenire una situazione di difficoltà economica.

Inoltre, il diritto alla pensione sussiste a prescindere dalla spettanza dell’assegno di mantenimento; questo vuol dire che in caso di separazione puoi aver diritto alla pensione di reversibilità, anche qualora tu sia beneficiario dell’assegno di mantenimento.

Inoltre, la pensione di reversibilità è riconosciuta anche al coniuge separato che ha rinunciato all’eredità: si tratta infatti di un diritto personale e non successorio, che non dipende quindi dall’accettazione dell’eredità, ma dal rapporto di coniugio.

La pensione di reversibilità all’ex coniuge divorziato spetta, invece, solo in presenza delle seguenti condizioni:

  • il coniuge superstite non deve essersi risposato: in questo caso si perde il diritto alla pensione ma si ha diritto ad un assegno una tantum, pari a due annualità della pensione comprensiva della tredicesima. Una volta revocata, la pensione non può essere ripristinata, nemmeno nel caso in cui, sciolto il nuovo matrimonio, per morte o per divorzio, sorga nuovamente il diritto a pensione (il ripristino infatti è possibile solo se il nuovo matrimonio è considerato nullo);
  • il coniuge superstite non deve aver accettato l’assegno di mantenimento in un’unica soluzione, in tal caso infatti il beneficiario perde qualsiasi ulteriore diritto di contenuto patrimoniale nei confronti dell’altro coniuge;
  • l’ex coniuge deceduto risulti iscritto all’Inps prima della sentenza di divorzio.

Attenzione: se l’ex coniuge deceduto si è risposato, la pensione di reversibilità spetta sia al coniuge divorziato che al coniuge superstite, sempre che entrambi ne abbiano i requisiti previsti dalla legge.

La durata del matrimonio rileva, invece, nel caso in cui ci siano altri coniugi oltre al coniuge superstite.

Se, infatti, oltre al coniuge superstite vi sono altri coniugi, la pensione viene ripartita in quote tra tutti gli aventi diritto (quindi titolari di assegno divorzile, o alimentare, o di mantenimento, o non separati). In tal caso, la ripartitizione viene fatta dal giudice – su richiesta delle parti – tenendo conto appunto della durata dei rispettivi matrimoni. In sostanza, per il coniuge superstite vale il tempo trascorso dalle nozze alla morte del coniuge; mentre, per l’ex-coniuge divorziato titolare di assegno, rileva il tempo trascorso dalle nozze alla pronuncia di divorzio.

Facciamo un esempio che chiarisca meglio questo concetto. Se il vedovo/a è rimasto sposato per 10 anni e l’ex-coniuge divorziato 20 anni, a quest’ultimo spetterà una quota della pensione di reversibilità pari ai 2/3, ed al primo pari a 1/3.

Il criterio della durata del matrimonio è sì preponderante ma non esclusivo. Secondo l’orientamento giurisprudenziale più recente, infatti, rileva anche:

  • l’ammontare dell’assegno goduto dal coniuge divorziato prima del decesso dell’ex coniuge;
  • le condizioni dei soggetti coinvolti nella vicenda;
  • l’eventuale presenza di figli;
  • la convivenza prematrimoniale del coniuge superstite con il defunto;
  • l’assistenza prestata al defunto fino alla sua morte.

In determinati casi, quindi, i suddetti fattori possono addirittura prevalere sul criterio della durata del matrimonio.


note

[1] L. n. 111 del 2011 .

[2] Corte Cost. sent. n. 174 del 2016.


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