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Diritto e Fisco | Articoli

Il danno endofamiliare

1 Giugno 2019 | Autore:
Il danno endofamiliare

Il risarcimento del danno endofamiliare è richiesto sempre più di frequente nelle aule di tribunale. Questo articolo spiega di cosa si tratta.

Sono ormai superati i tempi nei quali le violazioni dei diritti nell’ambito della famiglia erano viste, anche dai giudici, con colpevole indulgenza. Al giorno d’oggi, infatti, qualunque persona è considerata titolare di precisi diritti – oltre che, ovviamente, di doveri – nei confronti degli altri componenti del proprio nucleo familiare. La violazione di questi diritti può comportare un vero e proprio danno, definito endofamiliare proprio perché scaturisce dal comportamento di un altro membro della compagine familiare.

Per molti anni si è ritenuto – sia da parte della magistratura giudicante che degli studiosi di diritto – che gli illeciti all’interno della famiglia non fossero autonomamente risarcibili e ciò non solo in considerazione delle peculiarità di questo tipo di rapporti, ma anche perché la legge prevede rimedi specifici per comportamenti contrari ai doveri familiari (si pensi all’addebito nella separazione). Solo in tempi più recenti è maturata, anche nella pubblica opinione, la consapevolezza che i membri della famiglia sono titolari di diritti individuali – in quanto persone, prima ancora che come marito, moglie o figlio – la cui violazione può giustificare la richiesta di risarcimento sia per fatto illecito [1] e sia per danno non patrimoniale [2]. Il danno endofamiliare può manifestarsi tanto all’interno della famiglia tradizionale (nel rapporto tra i coniugi e in quello tra genitori e figli) quanto nell’ambito delle cosiddette famiglie di fatto.

Il danno endofamiliare nel rapporto tra coniugi

L’inosservanza degli obblighi che gravano su ciascuno dei coniugi (in particolare, fedeltà, assistenza morale e materiale, collaborazione nell’interesse della famiglia, coabitazione, contribuzione ai bisogni familiari) può dare luogo a una richiesta di risarcimento danni per responsabilità extracontrattuale – ossia quella che scaturisce da una condotta illecita di un soggetto nei confronti di un altro, indipendentemente da eventuali rapporti di natura contrattuale tra gli stessi soggetti – oppure per danno non patrimoniale (cioè quello derivante dalla violazione di diritti della persona, che non hanno rilevanza economica).

Peraltro, soltanto comportamenti significativamente gravi possono dare luogo a richieste risarcitorie, poiché i problemi provocati da condotte caratterizzate da una limitata carica lesiva possono essere risolti nell’ambito delle dinamiche familiari e in virtù di quello spirito di tolleranza che dovrebbe ispirare la vita della famiglia [3].

Ecco qualche esempio: condotte lesive della dignità e della reputazione dell’altro coniuge (come nel caso di chi si porta l’amante a casa); condotte violente o gravemente sleali (come tenere celata la propria impotenza al coniuge); l’omessa assistenza materiale del coniuge.

Il danno endofamiliare nel rapporto tra genitori e figli

Su ricorso di uno dei genitori, il giudice valuta l’eventuale inadempimento, da parte dell’altro genitore, ai propri doveri nei confronti dei figli minori.

In particolare, all’esito di tale valutazione, nel caso in cui emergano gravi inadempimenti o comportamenti in ogni caso pregiudizievoli degli interessi del minore e si dimostri l’esistenza del danno subìto da quest’ultimo, il genitore inadempiente può subire l’ammonimento a tenere un contegno più rispettoso di tali doveri nonché essere condannato al risarcimento dei danni nei confronti del minore o dell’altro genitore o ancora al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria [4].

Ecco alcuni esempi: omesso pagamento dell’assegno di mantenimento; condotte violente; mancato rispetto del calendario degli incontri del coniuge non affidatario con i figli minori; abbandono morale o materiale nei confronti dei figli.

Il danno endofamiliare nella famiglia di fatto

Proprio perché il danno derivante dalla violazione di diritti inviolabili della persona è ormai ritenuto risarcibile indipendentemente dallo status familiare del danneggiato, tale tutela trova applicazione anche alle condotte illecite realizzate all’interno della famiglia di fatto, che comprende sia le unioni civili tra persone dello stesso sesso e sia le convivenze di fatto.

L’estensione di buona parte dei diritti e doveri dei membri della famiglia tradizionale ai componenti della famiglia di fatto – già sostenuta da tempo in varie sentenze – è stata stabilita anche dal nostro ordinamento [5], secondo il quale anche nell’ambito di tali nuove formazioni sociali sussistono obblighi come la coabitazione e la reciproca assistenza morale e materiale, mentre non può parlarsi di un obbligo di fedeltà. Ne deriva che il venir meno a tali obblighi, soprattutto quando comporta la violazione di intangibili diritti della persona, può dare luogo a una richiesta risarcitoria sia a titolo di illecito extracontrattuale che di danno non patrimoniale.

note

[1] Art. 2043 cod. civ.

[2] Art. 2059 cod. civ.

[3] Cass. civ. sent. n. 9801/2005

[4] Art. 709 ter cod. proc. civ.

[5] L. 76/2016 (cosiddetta legge sulle unioni civili).


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