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Pignoramento Agenzia delle Entrate

5 Maggio 2019
Pignoramento Agenzia delle Entrate

Ipoteca, fermo e pignoramento: dalla notifica dell’avviso di accertamento alla cartella esattoriale; tutte le possibili difese del contribuente.

Se hai ricevuto un avviso di pagamento da parte dell’ufficio delle imposte e ora ti chiedi cosa rischi, sappi che, come in tutti i casi di evasione fiscale, l’amministrazione finanziaria attiverà una procedura rivolta alla riscossione forzata del tributo. Il fatto però che l’iter venga iniziato non significa però che venga poi effettivamente portato a compimento. La possibilità che si concretizzi un pignoramento Agenzia delle Entrate è infatti non del tutto scontata. Al completamento della procedura ostano una serie di fattori: innanzitutto il rispetto dei termini che, come noto, devono scontrarsi con dei limiti fissati dalla legge (la famosa prescrizione) e con la tradizionale lentezza elefantiaca della nostra amministrazione. In secondo luogo c’è anche una valutazione di opportunità: un’esecuzione forzata nei confronti di soggetti che, seppur non del tutto poveri, hanno poco da perdere è improbabile. In questo senso, è più facile farla franca con debiti di importo elevato che non per piccole somme. Nel primo caso, infatti, bisogna possedere beni di valore (case, terreni, ecc.) per giustificare l’avvio del pignoramento. Detto senza peli sulla lingua, il fisco non attiverà mai un pignoramento in appartamento (tra tutti, quello considerato più aleatorio) per un credito di 100mila euro.

C’è poi un altro discorso: lo spostamento delle competenze, per quanto attiene alla riscossione esattoriale, da Agenzia delle Entrate ad Agenzia Entrate Riscossione. Il primo accerta l’omesso versamento delle tasse e, non potendo agire in prima persona contro il contribuente, delega il secondo all’avvio degli atti esecutivi. Questo fa sì che, nelle pieghe della procedura (apparentemente semplice e lineare, in realtà complicata), si possano verificare degli errori che consentono ancora una volta al debitore di trovare un cavillo per l’opposizione.

Da quanto abbiamo appena detto avrai capito che, quando si parla di pignoramento di Agenzia delle Entrate non si intende un procedimento attivato e realizzato da quest’ultimo ufficio, bensì da esso delegato a un altro ente: l’Agenzia Entrate Riscossione, nota anche come Ader. È infatti Ader ad agire per conto dell’ufficio delle imposte e ad attivare ad esempio il pignoramento dello stipendio del contribuente, della pensione, del conto corrente bancario o postale, degli eventuali canoni di affitto percepiti da un inquilino, della casa (laddove possibile) o dei terreni, dei crediti vantati nei confronti di altre amministrazioni, ecc.

Ipoteca Agenzia Entrate

Premesso quindi che non è possibile un pignoramento di Agenzia delle Entrate ma solo di Agenzia Entrate Riscossione (almeno sino ad oggi, anche se l’intenzione del legislatore è quella di spostare, nel tempo, tute le competenze – comprese quelle della riscossione esattoriale – in capo ad Agenzia delle Entrate), è tuttavia prevista l’eventualità di una ipoteca dell’Agenzia delle Entrate, meglio nota come ipoteca fiscale. Di che si tratta? 

L’ipoteca fiscale è quella che viene attivata direttamente dall’ufficio delle imposte, prima ancora dell’avvio della procedura di riscossione esattoriale, con la delega ad Ader e quindi della notifica della famigerata cartella esattoriale. In questo caso, è muoversi è direttamente Agenzia Entrate dopo aver comunicato al contribuente l’irregolarità fiscale, l’avviso di accertamento e l’intimazione a pagare all’erario le somme dovute.

L’ipoteca fiscale non è un atto del pignoramento. Il pignoramento si sposta in una fase successiva (e, peraltro, eventuale). Essa ha solo lo scopo di evitare che il debitore commetta atti fraudolenti come la vendita o la donazione dell’immobile; difatti, con l’iscrizione l’ipoteca, il fisco può pignorare il bene nonostante l’eventuale passaggio di proprietà in capo a un altro soggetto. 

L’Ufficio delle imposte può iscrivere l’ipoteca sui beni immobili del contribuente – anche sulla prima casa – a patto che il proprio credito sia superiore a 20mila euro. Deve essere stato prima notificato l’avviso di accertamento e, da questo momento, devono essere decorsi almeno 60 giorni per consentire all’intimato di pagare o di fare opposizione. Prima ancora dell’ipoteca è necessario che l’amministrazione notifichi un preavviso di ipoteca e lasci decorrere, da questo momento, almeno 30 giorni.

Lo stesso potere è riconosciuto anche alla Guardia di Finanza quando vi siano delle ragioni di urgenza che facciano temere un possibile depauperamento del patrimonio del debitore.

Avvio del pignoramento da parte di Agenzia Entrate

Come detto, Agenzia delle Entrate non è competente ad avviare il pignoramento contro il contribuente, ma deve delegare Ader. La delega avviene attraverso un atto chiamato iscrizione a ruolo. Con esso, l’ufficio certifica in un documento – appunto il «ruolo» – il proprio credito, la causa, l’entità, gli interessi e le sanzioni – e lo trasmette ad Agenzia Entrate Riscossione. Il ruolo viene “reso esecutivo” ossia gli si attribuisce, con una semplice attestazione, il potere di giustificare un pignoramento da parte di Ader.

Nella normalità dei casi, Ader notifica la cartella di pagamento con cui dà al contribuente 60 giorni di tempo per pagare. Tuttavia, se l’Agenzia delle Entrate ha già spedito al debitore un avviso di accertamento esecutivo, la cartella esattoriale non viene più formata e Ader notifica al contribuente un semplice «avviso di presa in carico»; in esso gli comunica di aver ricevuto la delega all’avvio della riscossione esattoriale.

Tra la data in cui viene reso esecutivo il ruolo e quella in cui viene notifica la prima cartella esattoriale non deve decorrere troppo tempo: di norma 2 anni. Oltre questo tempo, si verifica la cosiddetta decadenza dalla riscossione e la cartella è impugnabile.

In secondo luogo, tra la notifica dell’avviso di accertamento e quella della cartella non devono decorrere i termini di prescrizione che sono diversi a seconda del tributo: 10 anni per Iva, Iperf, Irap, imposta di registro, di bollo, catastale, canone Rai, contributi camera commercio; 5 anni per Imu, Tasi, Tari, multe stradali e sanzioni amministrative, contributi Inps e Inail; 3 anni per il bollo auto.

A differenza del termine di decadenza, i termini di prescrizione possono sempre essere interrotti con una raccomandata che contenga l’intimazione di pagamento.

La cartella esattoriale

La cartella esattoriale – meglio nota come cartella di pagamento – dà ufficialmente il via al processo di esecuzione forzata anche se non fa parte di esso. È l’atto preliminare necessario ad avviare il pignoramento. Il pignoramento però può essere attivato non oltre 1 anno dalla notifica della cartella. Se dovesse decorrere più tempo, Agenzia Entrate Riscossione è tenuta a notificare un ulteriore atto, detto intimazione di pagamento. L’intimazione di pagamento, a differenza della cartella, dà solo 5 giorni di tempo per pagare e ha effetto per massimo 180 giorni, dopo i quali è necessaria la notifica di una ulteriore intimazione per avviare il pignoramento. 

La cartella deve contenere l’indicazione del credito, la causale (ossia il tipo di tributo) e la motivazione (ad esempio l’annualità, la sentenza di condanna, l’accertamento dell’Agenzia Entrate, ecc.). In più, a pena di annullabilità, deve indicare non solo il capitale dovuto a titolo di imposta e sanzioni ma anche gli interessi, con l’aliquota applicata per ciascuna annualità; se così non dovesse essere la cartella sarebbe impugnabile.

Per maggiori dettagli ti consiglio di leggere la guida sulla cartella di pagamento. In più, troverai nell’articolo Cartella esattoriale: cosa fare e in Cartella esattoriale: vizi di forma e di sostanza un elenco di possibili contestazioni che potrai sollevare contro tale atto. Contestazioni che vanno fatte valere entro massimo 60 giorni dalla sua notifica. A decidere sarà, per le cartelle che riguardano le imposte, la Commissione tributaria Provinciale; per le cartelle relative a sanzioni amministrative e multe stradali, il Giudice di Pace; per le cartelle che chiedono il pagamento di contributi Inps e Inail, il Tribunale civile, sezione lavoro.

Il pignoramento di Agenzia Entrate Riscossione

Una volta notificata la cartella o l’avviso di presa in carico, Agenzia Entrate Riscossione può avviare il pignoramento per conto di Agenzia Entrate. Non è necessario uno specifico sollecito da parte di quest’ultima perché Ader è ormai titolare di un proprio potere che esercita indipendentemente dal delegante. Tant’è vero che, se per contestare la cartella o chiudere bonariamente la partita ti rivolgi all’ufficio di Agenzia Entrate, lì ti diranno che ormai non hanno alcuna possibilità di intervenire e che devi interfacciarti con Ader.

A questo punto, si aprono due possibilità: o paghi (anche tramite una rateazione) oppure accetti il rischio di una possibile azione da parte di Agenzia Entrate Riscossione. 

Le azioni possono essere di due tipi e possono anche sommarsi tra loro.

Le prime sono le cosiddette azioni cautelari che Ader mette in atto per evitare che il contribuente si spogli dei beni. Vi rientrano il fermo auto e l’ipoteca sugli immobili del contribuente. L’ipoteca è possibile – anche sulla prima casa – se il debito supera 20mila euro e se è stato notificato, 30 giorni prima, un preavviso.

Le seconde sono i famigerati pignoramenti. Pignoramenti che possono toccare i beni mobili del contribuente (auto, arredi di casa, beni preziosi, ecc.), i beni immobili (case, terreni) e i crediti presso terzi (stipendio, conto, pensione, canoni di affitto, crediti verso le pubbliche amministrazioni, ecc.).

Leggi sul punto la nostra guida Pignoramento per cartelle esattoriali.

Anche in questa fase il contribuente può presentare opposizione come nel caso in cui:

la cartella non gli è mai stata notificata;

  • dopo la cartella, sono decorsi i termini di prescrizione;
  • la cartella è stata nel frattempo impugnata e annullata o sospesa;
  • il pignoramento tocca beni di proprietà di un’altra persona o impignorabili per natura;
  • non è stata rispettata la procedura prevista dalla legge per il pignoramento.

Tieni però conto che non puoi sollevare, con l’opposizione al pignoramento, le contestazioni di forma o sostanza che potevi sollevare contro la cartella; per queste infatti hai solo 60 giorni dalla notifica della cartella stessa, oltre i quali decadi da tale possibilità. 

In un’altra guida dal titolo Come difendersi da Agenzia Entrate Riscossione abbiamo elencato tutte le possibili contestazioni che puoi sollevare in caso di notifica di cartella o di pignoramento. 


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