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Risarcimento per licenziamento: tassazione

5 Maggio 2019
Risarcimento per licenziamento: tassazione

Somme percepite dal lavoratore a titolo di transazione, a seguito dell’accordo, dopo l’impugnazione del licenziamento: vanno dichiarate al fisco e all’Agenzia delle Entrate?

L’azienda ti ha licenziato per un motivo, a tuo parere, illegittimo. Così sei andato da un avvocato e hai fatto inviare una lettera di contestazione del provvedimento disciplinare. L’impugnazione del licenziamento vera e propria è avvenuta poi con il deposito in tribunale dell’atto di ricorso. L’azienda è corsa ai ripari e ti ha proposto una somma, a titolo transattivo, come risarcimento per la perdita del lavoro. A conti fatti hai deciso che fosse più conveniente accettare l’offerta che non andare avanti con la causa. Così ti sei fatto accreditare l’importo sul tuo conto corrente in banca. Ora però devi affrontare la dichiarazione dei redditi e i conti che avevi inizialmente fatto in merito alla convenienza dell’accordo potrebbero saltare: difatti ti è stato detto che gli importi ricevuti a titolo di ristoro devono essere dichiarati al fisco e che, quindi, su di essi pagherai le tasse. Ciò ridurrà notevolmente il netto della cifra che ti è stata pagata. Come stanno davvero le cose? È prevista una tassazione al risarcimento per licenziamento? 

Non è la prima volta che l’Agenzia delle Entrate notifica un accertamento fiscale al contribuente-lavoratore che ha percepito, dal proprio datore di lavoro, delle somme a titolo di risarcimento. E non è la prima volta che il contribuente, ignaro delle disposizioni legislative, impugna la richiesta di pagamento ritenendola illegittima. Le pronunce della giurisprudenza che si sono occupate della tassazione del risarcimento da licenziamento sono numerose e ne abbiamo dato conto già nell’articolo: Tassazione risarcimento danni causa lavoro. 

Più di recente la Cassazione è tornata ad occuparsi di questo argomento [1], emettendo una sentenza cristallina e semplice da comprendere. Ne spiegheremo il contenuto qui di seguito. Leggendo il nostro commento potrai quindi sapere se il risarcimento per licenziamento deve essere dichiarato al fisco e se, su di esso, si devono pagare le tasse o meno. Sapendo in anticipo la risposta, potrai meglio valutare cosa ti conviene fare nel caso in cui l’azienda ti dovesse offrire, a fronte della rinuncia all’azione di impugnazione, un indennizzo. Ma procediamo con ordine.

Sul risarcimento del danno si pagano le tasse?

Come avevamo già scritto nella guida Sul risarcimento del danno si pagano le tasse? non è possibile dire, a priori, se le somme corrisposte a titolo di risarcimento vanno dichiarate o meno all’ufficio delle imposte. Tutto dipende da quale tipo di danno esse vanno a coprire. Cerchiamo di spiegarci meglio.

Esistono tante voci di danno. C’è innanzitutto il danno economico (meglio conosciuto come danno patrimoniale) che è quello che incide sul portafogli del danneggiato. Esso è costituito innanzitutto dalle spese che il danneggiato sostiene a seguito dell’episodio (ad esempio le spese mediche, la fattura del meccanico dell’auto, l’imbianchino che deve pitturare le pareti danneggiate dalle infiltrazioni, un trasferimento da un appartamento, ecc.); tale voce viene definita danno emergente. Poi c’è il danno che consegue dalla perdita di guadagni causata dall’evento: pensa a un agente di commercio che, a seguito di un infortunio, non ha potuto lavorare; a un’azienda chiusa per un mese da un illegittimo provvedimento di sequestro e che abbia perso una parte del fatturato; allo stipendio che il lavoratore non ha percepito nel periodo in cui il licenziamento ingiusto è stato attuato. Questa voce di danno viene invece definita lucro cessante.

Poi ci sono i danni non patrimoniali, quelli cioè che non possono essere calcolati in modo preciso perché non incidono sul patrimonio ma, di solito, sulla sfera interiore del danneggiato. Pensa ai danni morali, alla sofferenza fisica e alla vita di relazione derivanti da una ferita per un coltello o per un incidente stradale. 

Ebbene, di tutti questi danni, solo quelli derivanti dal «lucro cessante» incidono sul reddito vero e proprio perché lo riducono. Il risarcimento per lucro cessante è rivolto a ripristinare quel guadagno che altrimenti, in assenza dell’evento ingiusto, il danneggiato avrebbe percepito. Ma se lo avesse regolarmente percepito lo avrebbe anche dovuto dichiarare al fisco e su di esso avrebbe pagato le tasse. Pertanto è giusto che anche il relativo risarcimento sia tassato in quanto sostitutivo di un reddito imponibile. 

Stipendi e Tfr non percepiti: risarcimento tassabile?

Proprio per le ragioni che abbiamo appena esposto, se il datore di lavoro non dovesse pagare lo stipendio al dipendente e poi – ancor prima o in corso di causa – gli dovesse offrire una somma a saldo e stralcio degli importi a suo tempo non erogati, tale somma andrebbe dichiarata all’Agenzia delle Entrate. Anche se inquadrabile come un risarcimento per la mancata retribuzione, essa è infatti sostitutiva di un reddito imponibile e come tale va tassata. 

Lo stesso dicasi se la controversia tra dipendente e azienda ha ad oggetto il Tfr, ossia il trattamento di fine lavoro: anche la somma pagata a tale titolo va dichiarata all’ufficio delle imposte.

Risarcimento licenziamento illegittimo: quale tassazione?

Prendendo le mosse da questi ragionamenti, nella sentenza in oggetto la Cassazione ha detto che le somme derivanti dalla transazione successiva al licenziamento illegittimo devono essere tassate al pari di stipendi e Tfr.

Tali somme infatti sostituiscono redditi imponibili e quindi sono soggette a imposizione fiscale al pari dei redditi che, altrimenti, in assenza del provvedimento illegittimo, sarebbero state percepite dal dipendente (con ritenuta alla fonte operata dal datore di lavoro). E questo perché, di norma, quando il datore eroga un risarcimento al dipendente, lo fa al lordo delle imposte (che invece, nel caso di stipendi e Tfr, trattiene alla fonte e poi versa al fisco).

La Cassazione quindi conclude spiegando che sono tassate, come il Tfr, le somme ricevute dal lavoratore a titolo di transazione per il licenziamento illegittimo [2].

Ora che conosci la tassazione del risarcimento da licenziamento illegittimo, saprai cosa fare quando ti verrà offerto un importo dal datore di lavoro. Sarà meglio che il tuo commercialista ti dica quante tasse andrai a pagare per sapere, al netto del prelievo fiscale, quanto ti resterà in tasca.


note

[1] Cass. sent. n. 11634/19 del 3.05.2019.

[2] L’art. 21 TUIR , ritenuto dalla Ctr applicabile al caso di specie,  invece, disciplina le modalità di tassazione  dei redditi previsti dall’art.17, comma 1, lettere da b) ad 1-bis) TUIR (emolumenti arretrati, indennità per la cessazione dei rapporti CO.CO.CO. e di altri redditi soggetti a tassazione separata), prevedendo la riliquidazione dell’imposta dovuta in base all’aliquota corrispondente alla metà del reddito complessivo netto del contribuente nel biennio anteriore all’anno in cui è sorto il diritto alla percezione.


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