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Le Guide Pignoramento presso terzi: quali somme non sono pignorabili

Le Guide Pubblicato il 23 aprile 2013

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> Le Guide Pubblicato il 23 aprile 2013

Il creditore che intende recuperare il proprio credito tramite un pignoramento presso terzi non può pignorare qualsiasi somma: vi sono infatti crediti esclusi dall’esecuzione forzata.

A non poche persone è capitato, anche più di una volta, di trovarsi impedite dall’utilizzare i propri risparmi o anche semplicemente la sola retribuzione depositata in conto corrente o in un libretto, perché pignorata da qualche creditore.

Può essere utile, pertanto, sapere, prima ancora di rivolgersi ad un avvocato, quali somme di denaro possano essere soggette o meno a esecuzione forzata.

– Crediti alimentari

Sono esclusi dal pignoramento le somme di denaro dovute al debitore per crediti alimentari [1].

L’obbligazione di alimenti possiede caratteristiche peculiari: può essere chiesta solo da chi versa in stato di bisogno e non è in grado di provvedere al proprio mantenimento [2].

Il credito alimentare, anche se di carattere patrimoniale, trova il suo fondamento nel principio di solidarietà, che impone al familiare (più prossimo) di garantire a quello che versa in stato di bisogno, i mezzi necessari al sostentamento.

Persone obbligate per legge, sono nell’ordine: il coniuge, i figli e, in loro mancanza, i discendenti prossimi; i genitori e in loro mancanza gli ascendenti prossimi, anche naturali, gli adottanti; i generi e le nuore; il suocero e la suocera; i fratelli e le sorelle [3].

Obbligato è, altresì, il donatario, con precedenza su ogni altro a prestare gli alimenti al donante, a meno che si tratti di donazione fatta con riguardo a un matrimonio o ad una donazione fatta per riconoscenza [4], tenuto entro il valore della donazione esistente nel suo patrimonio.

I crediti alimentari sono tutelati dalla legge: essi infatti sono impignorabili e non assoggettabili a sequestro conservativo. Possono essere pignorati solo per crediti derivanti da altri alimenti: in tale ipotesi, la determinazione della parte pignorabile è rimessa al Presidente del Tribunale [5].

– Sussidi di grazia o di sostentamento

Sono pure del tutto impignorabili quelle somme di denaro, cosiddette sussidi di grazia o di sostentamento, dovute a quelle persone indigenti il cui nominativo è inserito nell’elenco dei poveri.

Stesso discorso vale per tutte le somme dovute al cittadino per sostenere spese di maternità, di malattie (anche gravi) o funerali erogate da Casse di Assicurazione, Enti di Assistenza o da Istituti di Beneficenza.

Di conseguenza, le due categorie di somme di denaro appena indicate sono assolutamente intoccabili, tramite azioni esecutive, da qualunque creditore, privato o pubblico che sia.

– Stipendi, salari, altre indennità

Discorso diverso è un po’ più complesso riguarda la pignorabilità dello stipendio sia privato che pubblico [6].

Se il creditore è lo Stato, l’Agente di riscossione può pignorare i redditi di lavoro (stipendi, pensioni, salari, o altre indennità) entro:

a) un decimo: per stipendi/pensioni fino a 2.500 euro;

b) un settimo: per stipendi/pensioni da 2.500 euro a 5.000 euro;

c) un quinto: per stipendi/pensioni superiori a 5.000 euro.

Se il creditore è un privato, il pignoramento può avvenire nei limiti massimi di un quinto.

Invece, discorso a parte meritano le provvigioni degli agenti di commercio.

Queste, infatti, non hanno disciplina unitaria. Il limite del quinto pignorabile vale soltanto per le provvigioni dell’azienda con cui l’agente svolge la maggior parte della propria attività (ossia quando il rapporto con l’azienda principale ha carattere certo e continuativo, assimilabile ad una prestazione d’opera, continuativa coordinata, prevalentemente personale, di durata non inferiore a 12 mesi).

Nei casi invece, di provvigioni percepite dalle altre aziende mandanti, non esiste un limite al pignoramento delle stesse, non essendo esse assimilabili allo stipendio.

Nel caso in cui il creditore violi tali regole, il debitore può presentare ricorso al giudice dell’esecuzione, chiedendo il ripristino della situazione precedente al pignoramento, oltre al risarcimento dei danni.

di STEFANIA SQUEO

note

[1] 1° co. dell’art. 545 cod. civ.

[2] Art. 438 cod. civ.

[3] Art. 433 cod. civ.

[4] Art. 437 cod. civ.

[5] 1° co. dell’art. 545 cod. civ.

[6] Cass. sent. n. 10362 del 1997


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4 Commenti

  1. Mi stanno pignora lo stipendio e ho tre figli a carico ho un marito che no lavora che cosa devo fare mi servono i 300 euro che mi tolgono ogni mese

  2. buona la riforma con cui si stabilisce “Se il creditore è lo Stato, l’Agente di riscossione può pignorare i redditi di lavoro (stipendi, pensioni, salari, o altre indennità) entro: a) un decimo: per debiti fino a 2.500 euro”. Tale norma è pure retroattiva, peccato si siano dimenticati di chi ha il quinto pignorato con sentenza del tribunale molti anni prima (quasi trenta) tali soggetti non usufruiscono della possibilità di vedersi pignorato il decimo dello stipendio ma continueranno a vedersi pignorato il quinto.

  3. Ottimo articolo, complimenti!
    Dubbio:
    Tizio è debitore di Caio. Tizio non paga quanto deve a Caio. Tizio durante il lavoro (ad esempio mentre lavora in un canitere stradale) o anche circolando a piedi per strada viene investito da un’ auto, e riporta la frattura di tibia e perone (quindi danni fisici). Caio può fare un pignoramento presso l’assicurazione dell’investitore di Tizio per ottenere quanto spetterebbe a Tizio a seguito del sinistro stradale?

    Spero mi sappiate illuminare, grazie 😀

  4. Mi stanno per pignorare lo stipendio che e di 400 euro ho 2 figli a carico possono farlo visto che non arrivo nemmeno a meta mese

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