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Maltrattamento in famiglia: ultime sentenze

22 Maggio 2019
Maltrattamento in famiglia: ultime sentenze

> L’esperto Pubblicato il 22 Maggio 2019



Reato di maltrattamenti in famiglia; condotta lesiva; minacce e percosse; maltrattamenti in presenza di minori; convivenza; persecuzioni telefoniche; sfruttamento del soggetto passivo.

Quando si configura il reato di maltrattamenti in famiglia? Sussiste anche quando nella condotta dell’agente si riscontrano periodi di normalità e di accordo con la vittima? Occorre il requisito della convivenza? Per avere maggiori informazioni, leggi le ultime sentenze contenute in questo articolo.

Percosse e minacce

Se il reato di maltrattamenti in famiglia assorbe i delitti di percosse e minacce anche gravi, la condotta minacciosa costituisce una particolare modalità attraverso cui viene a realizzarsi la fattispecie di maltrattamento. A maggior ragione ciò è vero allorché, come nel caso di specie, le contestate minacce, originariamente previste in un’autonoma imputazione, siano finalizzate proprio al maltrattamento, evenienza chiaramente evincibile laddove era stata anche contestata l’aggravante della connessione teleologica ex art. 61, n. 2 c.p.

Cassazione penale sez. VI, 12/02/2019, n.16855

Maltrattamenti in famiglia in presenza del minore

In tema di maltrattamenti in famiglia non vi è continuità normativa tra l’aggravante di aver commesso il fatto in danno di un minore e l’aggravante (comune) di aver commesso il fatto alla presenza di un minore (che è fattispecie più severa, dunque inapplicabile retroattivamente); in caso di maltrattamento commesso alla presenza del minore, dunque, è possibile sospendere l’esecuzione della pena.

Cassazione penale sez. I, 24/01/2019, n.12653

Reato di maltrattamenti in famiglia: cos’è?

Il delitto di maltrattamento in famiglia resta integrato da una serie di atti lesivi dell’integrità fisica o della libertà o del decoro del soggetto passivo nei confronti del quale viene così posta in essere una condotta di sopraffazione sistematica tale da rendere particolarmente dolorosa la stessa convivenza, dovendo poi l’elemento psichico concretizzarsi nella volontà dell’agente di avvilire e sopraffare la vittima unificando i singoli episodi di aggressione alla sfera morale e materiale di quest’ultima, non rilevando, nella natura abituale del reato, che durante il lasso di tempo considerato siano riscontrabili nella condotta dell’agente periodi di normalità e di accordo con il soggetto passivo.

Cassazione penale sez. VI, 20/11/2018, n.761

Scontri tra genitori e violenza passiva verso i figli

È  configurabile il delitto di maltrattamenti in famiglia ex art. 572 c.p. se la conflittualità tra i genitori coinvolge indirettamente anche i figli quali involontari spettatori delle feroci liti e dei brutali scontri che si svolgono all’interno delle mura domestiche.

Cassazione penale sez. VI, 23/02/2018, n.18833

Maltrattamenti in famiglia: è necessario il requisito della convivenza?

È configurabile il reato di maltrattamenti in famiglia anche nei confronti del coniuge separato che attraverso persecuzioni telefoniche, ingiurie, minacce e violenze private, ha reso “abitualmente dolorosa” la relazione con la moglie e i figli. Lo ha stabilito la Cassazione affermando che il reato di cui all’articolo 572 del Cp scatta a prescindere dal requisito della convivenza e, quindi, anche per i non conviventi legati da vincoli che nascono dal coniugio o dalla filiazione.

Per la Corte “il reato persiste anche in caso di separazione legale tenuto conto del fatto che tale stato, pur dispensando i coniugi dagli obblighi di convivenza e fedeltà, lascia tuttavia integri i doveri di reciproco rispetto, di assistenza morale e materiale nonché di collaborazione”.

E ciò trova conferma anche nella novella dell’articolo 612-bis del Cp che, nel prevedere una forma aggravata del reato di atti persecutori ove questi siano rivolti nei confronti del coniuge separato, “genera un concorso apparente di norme con il reato previsto dall’art. 572 c.p. ogni volta che, come nel caso di specie, gli atti di maltrattamento siano rivolti nei confronti del coniuge separato“.

Cassazione penale sez. VI, 13/12/2017, n.3356

Maltrattamenti in famiglia tra ex conviventi con figli

La cessazione della convivenza more uxorio non esclude la configurabilità di condotte di maltrattamento tra i componenti della coppia ex art. 572 c.p. quando il rapporto personale di fatto sia stato il risultato di un progetto di vita fondato sulla reciproca solidarietà ed assistenza, la cui principale ricaduta non può che essere il derivato rapporto di filiazione e, pertanto, la permanenza del complesso di obblighi verso il figlio, per il cui adempimento la coppia, anche se non più convivente, è chiamata a relazionarsi sulla base del permanere dei doveri di collaborazione e di reciproco rispetto.

Cassazione penale sez. VI, 20/04/2017, n.25498

Maltrattamenti in famiglia e convivenza di fatto 

La convivenza di fatto tra imputato e persona offesa può essere elemento sufficiente per riscontrare la sussistenza del reato di maltrattamento in famiglia.

Cassazione penale sez. VI, 19/04/2017, n.31595

Comportamenti vessatori abituali

Il reato di maltrattamenti in famiglia, di cui all’art. 572 c.p., è un reato abituale caratterizzato dalla presenza di una serie di fatti, per lo più commissivi, ma anche omissivi, che, isolatamente considerati potrebbero anche essere non punibili o non perseguibili, ma che, invece, acquistano rilevanza penale per effetto della loro reiterazione nel tempo.

Tali episodi integranti un comportamento abituale devono rendere manifesta l’esistenza di un programma criminoso animato da una volontà unitaria di vessare il soggetto passivo con la consapevolezza del soggetto agente di persistere in una condotta vessatoria. Nel caso di specie, il tribunale ha ritenuto sussistenti gli episodi di sopraffazione e la consapevolezza da parte dell’agente dell’oppressione della personalità della sua convivente causata dai suoi comportamenti, al punto tale che la persona offesa si era isolata totalmente nei rapporti familiari.

Tribunale Taranto sez. I, 30/01/2017, n.141

Maltrattamenti in famiglia: è reato abituale?

Il reato di maltrattamenti in famiglia, configurando un’ipotesi di reato abituale, si consuma nel momento e nel luogo in cui le condotte poste in essere divengono complessivamente riconoscibili e qualificabili come maltrattamenti; fermo restando che, attesa la struttura persistente e continuativa del reato, ogni successiva condotta di maltrattamento compiuta si riallaccia a quelle in precedenza realizzate, saldandosi con esse e dando vita ad un illecito strutturalmente unitario; ne deriva che il termine di prescrizione decorre dal giorno dell’ultima condotta tenuta.

Cassazione penale sez. VI, 04/11/2016, n.52900

Danno di persona non convivente

È configurabile il delitto di maltrattamenti in famiglia anche in danno di persona non convivente o non più convivente con l’agente, quando quest’ultimo e la vittima siano legati da vincoli nascenti dal coniugio o dalla filiazione.

(In motivazione, la S.C. ha altresì precisato che la convivenza non rappresenta un presupposto della fattispecie e, pertanto, quanto al rapporto tra i coniugi, la separazione legale non esclude il reato quando le condotte persecutorie incidano sui vincoli di reciproco rispetto, assistenza morale e materiale, nonché di collaborazione, che permangono integri anche seguito della cessazione della convivenza).

Cassazione penale sez. II, 05/07/2016, n.39331

Maltrattamenti in famiglia e sfruttamento

Le condotte che, alternativamente o congiuntamente, costituiscono la fattispecie criminosa di riduzione o mantenimento in schiavitù o servitù hanno tutte in comune lo stato di sfruttamento del soggetto passivo, ed implicano per loro natura il maltrattamento con il soggetto passivo, a prescindere dalla percezione che questi ne abbia, sicché non può ritenersi, in ragione del principio di consunzione, il concorso con il reato di maltrattamenti in famiglia, che può invece ritenersi sussistente solo nel caso di assenza di una condizione di integrale asservimento ed esclusiva utilizzazione del minore ai fini di sfruttamento economico, quando la condotta illecita sia continuativa e cagioni al minore sofferenze morali e materiali.

Cassazione penale sez. V, 19/02/2016, n.15632

Convivenza e condotte illecite

Il delitto di maltrattamenti in famiglia deve ritenersi configurabile anche ove le condotte illecite siano poste in essere nei confronti del convivente more uxorio; è necessario, ai fini di tale configurazione, che il rapporto tra i soggetti coinvolti, benché soltanto di fatto, sia connotato da stabilità e reciproca assistenza e protezione.

(Nella specie, il fatto che l’imputato e la parte offesa successivamente alla nascita della figlia avessero deciso di convivere e avessero preso in locazione una casa familiare nonché la circostanza che l’imputato, ancorchè si fosse reso protagonista di frequenti allontanamenti dalla casa familiare, avesse continuato a pagare il canone di locazione le quote condominiali e le bollette relative alle utenze dell’abitazione, costituivano elementi che inducevano a ritenere sussistente un comune intento della coppia di iniziare e proseguire una stabile convivenza con caratteristiche della famiglia di fatto, cioè a dire un progetto di vita basato sulla reciproca solidarietà ed assistenza).

Cassazione penale sez. II, 17/02/2016, n.8401


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