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Abbandono tetto coniugale: ultime sentenze

11 Agosto 2022
Abbandono tetto coniugale: ultime sentenze

Addebito della separazione; obblighi di assistenza familiare; intollerabilità della convivenza; accertamento dei comportamenti dei coniugi.

In quali casi la separazione non può essere addebitata al coniuge che abbandona il tetto coniugale? Quando il legame affettivo tra i coniugi è venuto meno, la crisi del matrimonio è ormai irreversibile e sussiste l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza.

Abbandono della casa coniugale: giustifica l’addebito della separazione?

L’abbandono volontario del tetto coniugale è di per sé motivo sufficiente di addebito della separazione poiché importa l’impossibilità della convivenza tra i coniugi; solo la proposizione della domanda di separazione rende, per espressa previsione normativa, giustificata la condotta del coniuge che si allontana dal domicilio coniugale, scongiurando l’addebito.

Tribunale Torino sez. VII, 07/05/2022, n.1959

Tensione e disaffezione tra i coniugi

In tema di addebito della separazione, la forte tensione tra i coniugi, per giunta in un clima di progressiva reciproca disaffezione, può giustificare l’abbandono del tetto coniugale. Questa decisione, quindi, non può portare all’addebito della separazione alla persona che ha lasciato la casa coniugale.

Cassazione civile sez. VI, 03/02/2022, n.3426

Abbandono della casa coniugale: non sempre comporta l’addebito

L’abbandono della casa familiare da parte di un coniuge può essere causa di addebito della separazione laddove provochi l’impossibilità della convivenza; invece se l’allontanamento è dipeso dal comportamento dell’altro coniuge oppure se è intervenuto nel momento in cui l’intollerabilità della convivenza si era già verificata, deve escludersi il rilievo causale ai fini della crisi matrimoniale.

Tribunale Bari sez. I, 25/10/2021, n.3754

Infedeltà coniugale

Il presupposto dell’addebito della separazione coniugale è un comportamento coscientemente contrario ai doveri matrimoniali; nel caso di domanda di addebito, il giudice deve accertare se la frattura del rapporto coniugale sia stata provocata dal contegno trasgressivo di uno dei coniugi e, dunque, se sussista un rapporto di causalità diretta tra detto comportamento ed il verificarsi dell’intollerabilità dell’ulteriore convivenza, o se piuttosto la violazione dei doveri di cui all’art. 143 c.c. sia avvenuta quando era già maturata una situazione di crisi del vincolo coniugale e, quindi, per effetto di essa. Da ciò deriva che la infedeltà ed il conseguente abbandono del tetto coniugale non rappresentano, di per sé soli, presupposto della domanda di addebito se il coniuge richiedente non riesca a provare compiutamente il nesso eziologico tra tali comportamenti e la frattura del vincolo di coniugio.

Tribunale Torino sez. VII, 12/10/2021, n.4545

Abbandono della casa coniugale da parte del marito

Una presunzione giuridicamente valida non può fondarsi su dati meramente ipotetici, ma, trattandosi di una deduzione logica, deve essere desunta da fatti certi sulla base di massime di esperienza o dell’id quod plerumque accidit. Al contrario la congettura è una mera supposizione che si riceva da fatti incerti in via di semplice ipotesi, e non è idonea a fondare un ragionamento presuntivo. (Nella specie, il giudice di appello aveva ritenuto che il solo fatto dell’abbandono del tetto coniugale da parte del marito non potesse costituire un elemento idoneo a fondare una pronuncia di addebito, Ciò sul presupposto che ben si potrebbe presumere che, a seguito della confessione del marito, circa il venire meno dell’affectio maritalis e dell’innammoramento nei confronti di un’altra donna, la prosecuzione della convivenza coniugale fosse divenuta difficile per entrambi i coniugi. Una tale decisione, ha osservato la Suprema corte, non è fondata su di un fatto noto, acquisito al giudizio, bensì su di una mera congettura dell’organo giudicante, non basata su alcun dato di fatto certo, idoneo a comprovare che l’abbandono della casa coniugale da parte del marito – il quale secondo la stessa Corte di appello non aveva confessato la esistenza di una relazione extraconiugale già in atto, ma solo di nutrire un sentimento affettivo verso altra donna – fosse stato determinato dal comportamento della moglie, anche in reazione a tale confessione, ovvero della sussistenza di una già conclamata ed irreversibile frattura del rapporto coniugale).

Cassazione civile sez. I, 05/05/2021, n.11792

Impossibilità di prosecuzione della convivenza

In tema di separazione dei coniugi, la gravità e rilevanza delle condotte, il dato di fatto del comprovato abbandono del tetto coniugale da parte del resistente, con conseguente impossibilità anche di fatto di prosecuzione della convivenza, costituiscono elementi che inducono a ritenere fondata la domanda di addebito.

Tribunale Rieti sez. I, 05/12/2020, n.520

Abbandono del tetto coniugale e addebito della separazione

L’abbandono della casa familiare costituisce di per sé violazione di un obbligo matrimoniale, non essendo decisiva la prova della asserita esistenza di una relazione extraconiugale in costanza di matrimonio. Ne consegue che il volontario abbandono del domicilio coniugale è causa di per sé sufficiente di addebito della separazione, in quanto porta all’impossibilità della convivenza, salvo che si provi – e l’onere incombe a chi ha posto in essere l’abbandono – che esso è stato determinato dal comportamento dell’altro coniuge, ovvero quando il suddetto abbandono sia intervenuto nel momento in cui l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza si sia già verificata, ed in conseguenza di tale fatto.

Cassazione civile sez. VI, 23/06/2020, n.12241

Quando è escluso l’addebito della separazione?

L’abbandono del tetto coniugale non giustifica l’addebito ove sia motivato da una giusta causa costituita dal determinarsi di una situazione di intollerabilità della convivenza coniugale (nella specie, i giudici del merito avevano imputato a una situazione di estrema e prolungata tensione tra i coniugi, tale da determinare l’impossibilità di prosecuzione di una civile convivenza, la causa della separazione, rilevando altresì che siffatta situazione si era verificata antecedentemente alla violazione dei doveri coniugali – obbligo di fedeltà e di coabitazione – da parte della moglie).

Cassazione civile sez. VI, 28/05/2019, n.14591

La violazione dell’obbligo di fedeltà

In tema di separazione personale, l’inosservanza dell’obbligo di fedeltà coniugale rappresenta una violazione particolarmente grave, che deve ritenersi, di regola, circostanza sufficiente a determinare l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza e a giustificare l’addebito della separazione al coniuge responsabile, sempre che sussista un nesso di causalità tra l’infedeltà e la crisi coniugale.

Tale rapporto causale deve essere verificato mediante un accertamento rigoroso e una valutazione complessiva del comportamento di entrambi i coniugi, tale che non risulti la preesistenza di una crisi già irrimediabilmente in atto, in un contesto caratterizzato da una convivenza meramente formale. Ciò posto, nel caso di specie, il giudice ha analizzato le domande di addebito avanzate da entrambi i coniugi e, sulla base delle testimonianze, ha ritenuto sussistente il diretto nesso casuale tra la violazione del dovere di fedeltà a opera della moglie, colta in flagrante adulterio, e il suo abbandono del tetto coniugale, circostanza che determinava la crisi irreversibile del rapporto matrimoniale.

Tribunale Benevento sez. I, 23/04/2019, n.732

Abbandono del tetto coniugale: è sufficiente per addebitare la separazione?

L’abbandono del tetto coniugale deve comunque essere provato non solo quanto alla sua concreta verificazione ma anche nella sua efficacia determinativa della intollerabilità della convivenza e della rottura dell’affectio coniugalis; non costituisce violazione di un dovere coniugale, infatti, la cessazione della convivenza quando ormai il legame affettivo fra i coniugi è definitivamente venuto meno e la crisi del matrimonio deve considerarsi irreversibile.

Cassazione civile sez. VI, 23/04/2019, n.11162

Separazione e divorzio: l’abbandono del tetto coniugale

In tema di separazione e divorzio, l’abbandono del tetto coniugale costituisce di per sé motivo sufficiente per l’addebito della separazione a carico del coniuge che abbia assunto tale condotta, in quanto comporta l’impossibilità della convivenza, a meno che non si dimostri che l’abbandono sia stato determinato dal comportamento dell’altro coniuge, ovvero intervenuto in un momento in cui l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza si sia già verificata.

Nel caso di specie, è stato riconosciuto l’addebito della separazione in capo al marito il quale si era disinteressato della famiglia, abbandonandola senza fare più ritorno, non avendo costui fornito alcuna giustificazione all’abbandono per via della mancata costituzione in giudizio.

Tribunale Isernia, 06/02/2018, n.95

Violazione degli obblighi di assistenza familiare

In tema di violazione degli obblighi di assistenza familiare nei confronti del figlio di minore età la mancanza dei mezzi di sussistenza non si identifica né con gli alimenti né tanto meno con l’assegno di mantenimento rappresentando, invece, ciò che è indispensabile per la vita del figlio.

(Nel caso di specie, l’imputato veniva meno agli obblighi di assistenza non ottemperando ai suoi doveri di padre o assumendo un atteggiamento di disinteresse economico e morale continuativo e costante fin dalla nascita del figlio, aggravato dall’abbandono del tetto coniugale non provvedeva ai bisogni quotidiani costringendo il figlio ad interrompere gli studi).

Tribunale Napoli Nord sez. I, 14/06/2016, n.1309

Quando la condotta del coniuge non integra l’abbandono del tetto coniugale?

In tema di separazione, non integra l’ipotesi di abbandono del tetto coniugale la condotta del coniuge che risiede in parte autonoma e diversa del medesimo immobile, se questo è interamente imputato a dimora familiare.

Cassazione civile sez. VI, 12/10/2015, n.20469

Abbandono tetto coniugale, matrimonio fittizio e immigrazione

In tema di matrimoni fittizi contratti con l’esclusivo fine di aggirare la normativa in tema di immigrazione, occorre dedurre la circostanza che provi la natura fraudolenta dell’accordo.

La convivenza effettiva è requisito necessario per il rilascio del permesso di soggiorno ai fini della coesione familiare; non lo è nell’ipotesi di richiesta della carta di soggiorno, risultando necessario esclusivamente il legale vincolo matrimoniale posto in essere, secondo le normative nazionali e comunitarie.

(Nella specie, la Corte ha riconosciuto il diritto alla carta di soggiorno per un cittadino della Repubblica Dominicana, regolarmente sposato con una cittadina italiana, a cui era stata negata perché si rilevava la non sussistenza di alcuna unità familiare da tutelare, sulla base del fatto che l’abbandono del tetto coniugale da parte del marito faceva pensare, con presunzione relativa, che il matrimonio fosse il mezzo per far soggiornare lo straniero nel territorio italiano).

Cassazione civile sez. VI, 12/02/2015, n.2829

Abbandono del tetto coniugale: l’efficacia lesiva 

L’efficacia lesiva dell’abbandono del tetto coniugale è irrilevante ai fini dell’addebito della separazione, ove intervenga in un contesto di disgregazione della comunione spirituale materiale in una situazione già irrimediabilmente compromessa.

Cassazione civile sez. VI, 27/06/2013, n.16285

Abbandono della casa familiare della moglie settantenne

Correttamente il giudice del merito esclude l’addebitabilità della separazione alla moglie che all’età di settanta anni ha abbandonato il tetto coniugale.

È sufficiente, infatti, perché sia pronunziata la separazione, la disaffezione maturata dalla sola moglie e esattamente la stessa è ritenuta dal giudice del merito vuoi sulla base della pregressa, risalente, separazione, indice di una unione non felice, vuoi sulla circostanza che l’età — settant’anni — della moglie allorché si è allontana dalla casa coniugale indica come la infelicità avesse superato, per lei, il limite della tollerabilità, perché a una età avanzata si ha in genere bisogno di stringersi ai propri cari, per riceverne solidarietà morale e materiale, piuttosto che allontanarsene.

Cassazione civile sez. I, 30/01/2013, n.2183

Quali doveri derivano dal matrimonio?

Ai sensi dell’art. 151, comma 2, c.c., il giudice, pronunziando la separazione, dichiara, ove ne ricorrano le circostanze e ne sia richiesto, a quale dei coniugi sia addebitabile la separazione, in considerazione del suo comportamento contrario ai doveri che derivano dal matrimonio, come nel caso di abbandono del tetto coniugale, che può trovare riscontro estrinseco nel dato obiettivo del certificato di residenza da cui risulta che da epoca ben risalente rispetto all’inizio del giudizio di separazione, uno dei coniugi era residente in altra città.

A seguito della pronuncia emessa nel corso del procedimento di separazione dal locale tribunale per i minorenni, con cui si dichiara la sospensione di uno dei coniugi dalla potestà sul figlio minore, avendo quel giudice accertato il totale disinteresse del medesimo genitore per il figlio, che investe sia gli aspetti affettivi ed educativi, che quelli legati al mantenimento, tale provvedimento, che non risulta essere stato gravato dall’odierno convenuto, deve essere condiviso, giudicandosi attualmente contrario all’interesse del minore un affidamento congiunto, e quindi più confacente al caso un affidamento dello stesso in via esclusiva alla madre.

Tribunale Bari sez. I, 27/07/2012, n.2686

Addebito della separazione: accertamento dei comportamenti

Per la pronuncia di addebito della separazione ad uno dei coniugi occorre l’accertamento di un comportamento contrario ai doveri che derivano dal matrimonio, fra cui il dovere di assistenza morale e materiale imposto dall’art. 143 comma 2 c.c., cui sia riconducibile la situazione di intollerabilità di prosecuzione della convivenza.

È compito del giudice in materia procedere, ad una valutazione globale dei comportamenti dei coniugi. Non è fondata la richiesta di addebito nei confronti del coniuge che ha lasciato la casa coniugale quando è dimostrato che l’abbandono del tetto coniugale è conseguenza e non causa di una convivenza intollerabile.

Tribunale Barcellona P.G., 13/05/2003

Abbandono tetto coniugale: causa di recesso dall’impresa familiare

L’abbandono del tetto coniugale fatto valere quale causa di recesso dall’impresa familiare (per l’esercizio di una farmacia) assume valore confessorio dell’esistenza di un tale rapporto avente ad oggetto la farmacia.

Cassazione civile sez. lav., 27/01/2000, n.901

Relazione extraconiugale del coniuge

La relazione extraconiugale di un coniuge, cui sia seguito l’abbandono del tetto coniugale da parte dello stesso, configurando una chiara violazione degli obblighi di fedeltà e coabitazione di cui all’art. 143 c.c. che rende intollerabile la prosecuzione della convivenza tra i coniugi, giustifica la pronuncia di separazione giudiziale con addebito ex art. 151 comma 2 c.c.

(Nella specie il giudicante ha inoltre negato il diritto agli alimenti al coniuge a cui la separazione è stata addebitata per mancanza di adeguata prova dello stato di bisogno).

Tribunale Taranto, 05/09/1995


note

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