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Violenza psicologica: ultime sentenze

1 Giugno 2021
Violenza psicologica: ultime sentenze

Abuso delle condizioni di inferiorità psichica e fisica; violenza psicologica; violenza sessuale; maltrattamenti; mobbing; condotta dell’insegnante; ricorso alla violenza psicologica e fisica nei confronti dei bambini.

La nozione di violenza in ambito comunitario e internazionale è più ampia di quella disciplinata nel nostro Codice penale e comprende ogni forma di violenza di genere, contro le donne e nell’ambito di relazioni affettive, attuata con violenza fisica o anche solo morale. L’insegnante che ricorre all’uso sistematico della violenza, come ordinario trattamento del minore affidato, non rientra nell’abuso dei mezzi di correzione, ma concretizza gli estremi del delitto di maltrattamenti. Leggi le ultime sentenze per saperne di più sulla violenza psicologica e sulla violenza fisica.

Valutazione di credibilità

Ai fini della valutazione di credibilità in ordine alle dichiarazioni rese da un richiedente, che deduca di avere subito violenza di genere, la circostanza che la vittima non abbia riferito i dettagli delle violenze subite o nascosto l’identità del proprio aguzzino, può essere considerata indizio di scarsa attendibilità del narrato, solo se il giudice le abbia posto specifiche domande a chiarimento della storia, da contenere negli stretti limiti delle esigenze istruttorie, dandone atto nella motivazione del provvedimento, non potendosi, in caso contrario, pretendere dal richiedente un onere di specificazione che finirebbe per tradursi in una ulteriore sottoposizione ad una forma di violenza psicologica.

Pertanto, in tal caso l’approfondimento istruttorio demandato al giudice deve essere svolto con modalità idonee a preservare l’integrità psicologica della vittima, in quanto persona da presumere fragile a fronte del vissuto di violenza cui è stata esposta, soprattutto nel caso di violenze reiterate e prolungate nel tempo.

Cassazione civile sez. I, 30/12/2020, n.29943

Maltrattamenti contro familiari o conviventi

Il reato di maltrattamenti in famiglia rappresenta un reato abituale, in cui i singoli episodi possono non avere un’autonoma rilevanza penale, ma costituiscono parte della complessiva e costante situazione familiare oppressiva della vittima e compressiva dei suoi diritti di libertà e di espressione. Le ripetute manifestazioni di mancanza di rispetto e di aggressività conservano il loro connotato di disvalore in ragione del loro stabile prolungarsi nel tempo. Si può, dunque, configurare (come nella fattispecie) tale reato a fronte di ripetute violenze fisiche nei confronti della propria moglie, vittima di una continua e perdurante violenza psicologica, essendo oggetto di umiliazioni e di comportamenti prevaricanti, sì da instaurare un generale clima di tensione e paura in casa, con privazione della propria libertà di movimento e di autodeterminazione.

Tribunale Vicenza, 14/08/2020, n.472

Condotte persecutorie reiterate

Con il termine “mobbing” si fa riferimento all’insieme di comportamenti persecutori che tendono ad emarginare un soggetto dal gruppo sociale di appartenenza tramite forme di violenza psicologica protratte nel tempo e in grado di causare danni – di vario genere e gravità – alla vittima. Nel campo del diritto del lavoro il concetto viene riferito a quelle condotte datoriali volte a vessare sistematicamente il lavoratore dipendente. Il lavoratore è gravato dall’onere probatorio di dimostrare: a) la realizzazione delle presunte condotte mobbizzanti (elemento oggettivo); b) il dolo dell’agente (elemento soggettivo); c) la concretizzazione del danno e d) l’esistenza del nesso eziologico tra condotte e danno subito. In assenza di prove idonee a fornire la dimostrazione del pregiudizio affermato, la richiesta di risarcimento danni -avanzata dal lavoratore- non può trovare accoglimento.

Tribunale Velletri sez. lav., 13/02/2018, n.227

Delitti con violenza alla persona

La nozione di “delitti commessi con violenza alla persona” utilizzata dal legislatore nell’art. 299, comma 2-bis, c.p.p., evoca non già una categoria di reati le cui fattispecie astratte siano connotate dall’elemento della violenza, sia essa fisica, psicologica o morale, alla persona, bensì tutti quei delitti consumati o tentati, che – in concreto – si siano manifestati con atti di violenza in danno della persona offesa.

Cassazione penale sez. I, 03/07/2018, n.1526

Insegnante e uso sistematico della violenza

L’uso sistematico della violenza, quale ordinario trattamento del minore affidato, anche lì dove fosse sostenuto da “animus corrigendi”, non può rientrare nell’ambito della fattispecie di abuso dei mezzi di correzione, ma concretizza, sotto il profilo oggettivo e soggettivo, gli estremi del più grave delitto di maltrattamenti.

(In applicazione del principio, la S.C. ha riqualificato, ai sensi dell’art. 572 cod. pen., la condotta dell’insegnante della scuola materna di ripetuto ricorso alla violenza, sia psicologica che fisica nei confronti dei bambini, per finalità educative, non rilevando in senso contrario il limitato numero di episodi di violenza che ciascun bambino, singolarmente considerato, aveva subito).

Cassazione penale sez. VI, 15/02/2017, n.11956

Intimidazione psicologica e violenza sessuale

In tema di violenza sessuale, l’elemento oggettivo, oltre a consistere nella violenza fisica in senso stretto o nella intimidazione psicologica in grado di provocare la coazione della vittima a subire gli atti sessuali, si configura anche nel compimento di atti sessuali repentini, compiuti improvvisamente all’insaputa della persona destinataria, in modo da poterne prevenire anche la manifestazione di dissenso e, comunque, prescindendo, nel caso di minori infraquattordicenni, da un consenso, ancorché viziato, o dal dissenso comunque manifestabile.

(Nella specie, l’imputato, dopo aver proferito apprezzamenti alla vittima e “sviato” l’attenzione della stessa, mostrando interesse per la scritta sulla maglietta che indossava la ragazza, aveva posto in essere una condotta subdola e ingannevole -far finta di leggere la scritta sulla maglietta – che aveva consentito la successiva condotta di toccamento del seno).

Cassazione penale sez. III, 18/01/2017, n.9135

Vittima accetta il rapporto sessuale per evitare di essere malmenata

In tema di reati sessuali, l’idoneità della violenza o della minaccia a coartare la volontà della vittima non va esaminata secondo criteri astratti e aprioristici, ma valorizzando in concreto ogni circostanza oggettiva e soggettiva, sicché essa può sussistere anche in relazione ad una minaccia o intimidazione psicologica attuata in situazioni tali da influire negativamente sul processo mentale di libera determinazione della vittima, senza necessità di protrazione nel corso della successiva fase esecutiva.

(Nella fattispecie, la persona offesa, picchiata con calci e pugni dal convivente, era fuggita di casa; tornata dopo circa quindici minuti, era stata di nuovo malmenata, situazione che l’aveva indotta a spogliarsi ed a consentire, per evitare conseguenze lesive ulteriori, ad accettare rapporti sessuali contro la sua volontà).

Cassazione penale sez. III, 10/05/2017, n.33049

Inferiorità psichica della vittima

In tema di violenza sessuale, la condizione di inferiorità psichica della vittima al momento del fatto prescinde da fenomeni di patologia mentale, in quanto è sufficiente ad integrarla la circostanza che il soggetto passivo versi in condizioni intellettive e spirituali di minore resistenza all’altrui opera di coazione psicologica o di suggestioni, posto che siffatte situazioni psichiche devono ritenersi idonee ad elidere comunque, in tutto o in parte, la capacità della vittima di esprimere un valido consenso, sì da impedirle di respingere efficacemente gli atti sessuali dell’agente.

Cassazione penale sez. III, 18/05/2016, n.37166

Abuso dei mezzi di correzione dell’insegnante

Integra il reato di abuso dei mezzi di correzione o di disciplina il comportamento dell’insegnante che faccia ricorso a qualunque forma di violenza, fisica o morale, ancorchè minima ed orientata a scopi educativi.

(Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto immune da vizi la sentenza che aveva ricondotto al predetto reato la condotta di una insegnante che aveva sottoposto i bambini a lei affidati a violenze fisiche, consistite in schiaffi o nel tirare loro i capelli con forza, ovvero a violenza psicologica e, ancora, a condotte umilianti, come il minacciarli dell’arrivo di un diavoletto, nel costringerli a cantare o a mangiare, nel farli tenere la lingua fuori dalla bocca).

Cassazione penale sez. VI, 03/02/2016, n.9954

Misure cautelari

Nella nozione di delitti commessi con violenza alla persona, utilizzata dal legislatore nell’art. 299, comma 2 bis, c.p.p. per individuare l’ambito di applicabilità dell’obbligo di notifica alla persona offesa, in caso di revoca o sostituzione della misura cautelare della custodia in carcere, devono ricomprendersi non soltanto i reati le cui fattispecie legali astratte siano connotate dall’elemento della violenza alla persona, ma anche tutti quelli che, in concreto, si siano manifestati con atti di violenza (non solo fisica, ma anche psicologica o morale) in danno della persona offesa.

Con la precisazione che tale situazione può verificarsi anche rispetto a condotte delittuose rimaste nella fase del tentativo, purché pervenute a uno stato tale di attuazione da aver dato luogo alla concreta estrinsecazione di atti di violenza (fattispecie relativa a misura cautelare applicata per il reato di cui agli art. 56 e 630 c.p., nella quale la Corte ha escluso che la richiesta di revoca della misura della custodia in carcere avanzata dall’indagato dovesse essere previamente notificata, a pena di inammissibilità, alla persona offesa, ai sensi dell’art. 299, comma 3, c.p.p., in quanto, nello specifico, la condotta materiale incriminata, rimasta nella fase del tentativo, in ragione del tempestivo intervento della polizia giudiziaria, non si era sostanziata in alcun atto di violenza nei confronti della vittima, verosimilmente finanche ignara della progettata azione delittuosa ai suoi danni).

Cassazione penale sez. I, 29/10/2015, n.49339

Turbamenti psichici e danni psicologici degli alunni

In tema di maltrattamenti posti in essere da un’insegnante nei confronti dei propri alunni, rientra nella fattispecie di cui all’art. 572 c.p., e come tale va punita, la condotta caratterizzata da un atteggiamento fortemente persecutorio della maestra nei confronti dei bambini finalizzata a realizzare un metodo di educazione e apprendimento fondato sull’intimidazione e sulla violenza, soprattutto psicologica ma pure fisica, anche con irrisioni ingiustificate, offese, bestemmie e denigrazioni degli alunni generando un permanente clima di stabile mortificazione e sopraffazione (nella specie erano stati posti in essere, ripetutamente, atti vessatori idonei a determinare la sofferenza fisica o morale continuativa della persona offesa, vessazioni, fisiche e morali, che avevano determinato comprovati turbamenti psichici e danni psicologici).

Cassazione penale sez. VI, 13/03/2014, n.14753



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3 Commenti

  1. IL mio ex compagno ha cercato di farmi il lavaggio del cervello. MI aveva isolato dalla mia famiglia, dai miei amici. Mi faceva sentire in colpa se salutavo o intrattenevo conversazioni telefoniche o scambiavo messaggi con altri colleghi. Mi umiliava dicendomi che ero una nullità ed io cercavo sempre di giustificarlo: un giorno il nervosismo a lavoro, un giorno il litigio con i suoi cari…Insomma, non c’era mai qualcosa che effettivamente non andasse nella sua vita, ma voleva ostacolare la mia felicità… Era seriamente disturbato e mi stava manipolando pericolosamente. Poi, l’ho lasciato ed il suo ego è sprofondato

  2. Ci sono uomini che ti trattano male per scaricare le loro frustrazioni su di te e tu, se non sei abbastanza forte per mandarlo via, rischi di farti schiacciare dai suoi comportamenti e ferirti profondamente andando a intaccare la tua serenità. Il problema è che oltre al piano psicologico, molte volte si passava alla violenza fisica. A quel punto, ho deciso di sporgere querela anche su insistenza dei miei cari

  3. La violenza psicologica può essere attuata in vari contesti. A casa, con il proprio partner, a scuola, sul posto di lavoro, nelle amicizie. Le varie condotte possono assumere le connotazioni di vari reati a seconda delle situazioni. Ci sono passata spesso di sopra ma forse sono stata troppo permissiva ed ho permesso all’autore dei comportamenti di continuare anche quando aveva promesso che sarebbe stata l’ultima volta di quelle discussioni e di quelle aggressioni verbali. Un partner violento anche con le parole, ti lascia ferite indelebili

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