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Violenza psicologica: ultime sentenze

4 Giugno 2019
Violenza psicologica: ultime sentenze

Abuso delle condizioni di inferiorità psichica e fisica; violenza psicologica; violenza sessuale; rapporto medico/paziente; condotta dell’insegnante; ricorso alla violenza psicologica e fisica nei confronti dei bambini; finalità educative.

La nozione di violenza in ambito comunitario e internazionale è più ampia di quella disciplinata nel nostro Codice penale e comprende ogni forma di violenza di genere, contro le donne e nell’ambito di relazioni affettive, attuata con violenza fisica o anche solo morale. L’insegnante che ricorre all’uso sistematico della violenza, come ordinario trattamento del minore affidato, non rientra nell’abuso dei mezzi di correzione, ma concretizza gli estremi del delitto di maltrattamenti. Leggi le ultime sentenze per saperne di più sulla violenza psicologica e sulla violenza fisica.

Violenza sessuale sulla figlia

Il reato di violenza sessuale è procedibile d’ufficio, se commesso dal genitore o dal tutore, anche se la vittima della violenza è maggiorenne, poiché la condotta di abuso crea sulla vittima una condizione di soggezione rispetto al soggetto agente in grado di annullare la reazione.

Infatti se il fondamento della procedibilità d’ufficio è costituito dalla peculiare condizione di soggezione psicologica o comunque di condizionamento che la persona offesa subisce, non si capisce per quale ragione non debbano essere ricompresi in tale ambito di tutela anche i maggiorenni (e non solo i minori), che possono subire lo stesso condizionamento derivante dalla dipendenza economica e/o morale dal soggetto posto in una situazione di supremazia riconosciuta istituzionalmente.

Cassazione penale sez. III, 07/02/2019, n.14021

Delitti con violenza alla persona

La nozione di “delitti commessi con violenza alla persona” utilizzata dal legislatore nell’art. 299, comma 2-bis, c.p.p., evoca non già una categoria di reati le cui fattispecie astratte siano connotate dall’elemento della violenza, sia essa fisica, psicologica o morale, alla persona, bensì tutti quei delitti consumati o tentati, che – in concreto – si siano manifestati con atti di violenza in danno della persona offesa.

Cassazione penale sez. I, 03/07/2018, n.1526

Atti sessuali con minorenne

Il reato di atti sessuali con minorenne di cui all’articolo 609-quater del Cp rientra tra quelli commessi “con violenza alla persona”, per i quali, ai sensi del combinato disposto dei commi 2-bis e 3 dell’articolo 299 del Cpp, è posto, a pena di inammissibilità della richiesta, l’onere di colui che richieda la revoca o la sostituzione delle misure cautelari coercitive o interdittive di notificare la richiesta al difensore della persona offesa, o a quest’ultima direttamente se sprovvista di difensore.

Infatti, la nozione di “violenza” in ambito comunitario e internazionale (cfr. in particolare direttiva 2012/29/Ue, recante norme minime in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato) è più ampia di quella positivamente disciplinata nel nostro codice penale ed è sicuramente comprensiva di ogni forma di violenza di genere, contro le donne e nell’ambito di relazioni affettive, sia o meno attuata con violenza fisica o anche solo morale, tale cioè da cagionare una sofferenza anche solo psicologica alla vittima del reato.

In tale nozione, quindi, rientrano anche le condotte contemplate dall’articolo 609-quater del Cp, che, sul presupposto dell’irrilevanza del consenso eventuale della vittima, comportano comunque una compromissione dell’integrità psicofisica riguardo alla sfera sessuale del minore che ne sia vittima.

Cassazione penale sez. III, 18/10/2017, n.5832

Abuso dei mezzi di correzione dell’insegnante

Integra il reato di abuso dei mezzi di correzione o di disciplina il comportamento dell’insegnante che faccia ricorso a qualunque forma di violenza, fisica o morale, ancorchè minima ed orientata a scopi educativi.

(Fattispecie in cui la Corte ha ritenuto immune da vizi la sentenza che aveva ricondotto al predetto reato la condotta di una insegnante che aveva sottoposto i bambini a lei affidati a violenze fisiche, consistite in schiaffi o nel tirare loro i capelli con forza, ovvero a violenza psicologica e, ancora, a condotte umilianti, come il minacciarli dell’arrivo di un diavoletto, nel costringerli a cantare o a mangiare, nel farli tenere la lingua fuori dalla bocca).

Cassazione penale sez. VI, 03/02/2016, n.9954

Insegnante e uso sistematico della violenza

L’uso sistematico della violenza, quale ordinario trattamento del minore affidato, anche lì dove fosse sostenuto da “animus corrigendi”, non può rientrare nell’ambito della fattispecie di abuso dei mezzi di correzione, ma concretizza, sotto il profilo oggettivo e soggettivo, gli estremi del più grave delitto di maltrattamenti.

(In applicazione del principio, la S.C. ha riqualificato, ai sensi dell’art. 572 cod. pen., la condotta dell’insegnante della scuola materna di ripetuto ricorso alla violenza, sia psicologica che fisica nei confronti dei bambini, per finalità educative, non rilevando in senso contrario il limitato numero di episodi di violenza che ciascun bambino, singolarmente considerato, aveva subito).

Cassazione penale sez. VI, 15/02/2017, n.11956

Turbamenti psichici e danni psicologici degli alunni

In tema di maltrattamenti posti in essere da un’insegnante nei confronti dei propri alunni, rientra nella fattispecie di cui all’art. 572 c.p., e come tale va punita, la condotta caratterizzata da un atteggiamento fortemente persecutorio della maestra nei confronti dei bambini finalizzata a realizzare un metodo di educazione e apprendimento fondato sull’intimidazione e sulla violenza, soprattutto psicologica ma pure fisica, anche con irrisioni ingiustificate, offese, bestemmie e denigrazioni degli alunni generando un permanente clima di stabile mortificazione e sopraffazione (nella specie erano stati posti in essere, ripetutamente, atti vessatori idonei a determinare la sofferenza fisica o morale continuativa della persona offesa, vessazioni, fisiche e morali, che avevano determinato comprovati turbamenti psichici e danni psicologici).

Cassazione penale sez. VI, 13/03/2014, n.14753

Intimidazione psicologica e violenza sessuale

In tema di violenza sessuale, l’elemento oggettivo, oltre a consistere nella violenza fisica in senso stretto o nella intimidazione psicologica in grado di provocare la coazione della vittima a subire gli atti sessuali, si configura anche nel compimento di atti sessuali repentini, compiuti improvvisamente all’insaputa della persona destinataria, in modo da poterne prevenire anche la manifestazione di dissenso e, comunque, prescindendo, nel caso di minori infraquattordicenni, da un consenso, ancorché viziato, o dal dissenso comunque manifestabile.

(Nella specie, l’imputato, dopo aver proferito apprezzamenti alla vittima e “sviato” l’attenzione della stessa, mostrando interesse per la scritta sulla maglietta che indossava la ragazza, aveva posto in essere una condotta subdola e ingannevole -far finta di leggere la scritta sulla maglietta – che aveva consentito la successiva condotta di toccamento del seno).

Cassazione penale sez. III, 18/01/2017, n.9135

Inferiorità psichica della vittima

In tema di violenza sessuale, la condizione di inferiorità psichica della vittima al momento del fatto prescinde da fenomeni di patologia mentale, in quanto è sufficiente ad integrarla la circostanza che il soggetto passivo versi in condizioni intellettive e spirituali di minore resistenza all’altrui opera di coazione psicologica o di suggestioni, posto che siffatte situazioni psichiche devono ritenersi idonee ad elidere comunque, in tutto o in parte, la capacità della vittima di esprimere un valido consenso, sì da impedirle di respingere efficacemente gli atti sessuali dell’agente.

Cassazione penale sez. III, 18/05/2016, n.37166

Sequestro di persona e pressione psicologica

In tema di sequestro di persona, è ammissibile la rinuncia ad una certa sfera della propria libertà personale per motivi religiosi, nonostante la natura di bene costituzionalmente protetto, solo quando, tra l’altro, il consenso della persona non sia viziato da errore, violenza o minaccia.

(Nella specie, la S.C. ha escluso che la persona offesa – figlia dell’imputato – avesse prestato liberamente il proprio consenso, in quanto la privazione della libertà personale si inseriva in un contesto vessatorio volto ad esercitare sulla vittima una indebita pressione psicologica).

Cassazione penale sez. V, 08/05/2015, n.39197

Misure cautelari

Nella nozione di delitti commessi con violenza alla persona, utilizzata dal legislatore nell’art. 299, comma 2 bis, c.p.p. per individuare l’ambito di applicabilità dell’obbligo di notifica alla persona offesa, in caso di revoca o sostituzione della misura cautelare della custodia in carcere, devono ricomprendersi non soltanto i reati le cui fattispecie legali astratte siano connotate dall’elemento della violenza alla persona, ma anche tutti quelli che, in concreto, si siano manifestati con atti di violenza (non solo fisica, ma anche psicologica o morale) in danno della persona offesa.

Con la precisazione che tale situazione può verificarsi anche rispetto a condotte delittuose rimaste nella fase del tentativo, purché pervenute a uno stato tale di attuazione da aver dato luogo alla concreta estrinsecazione di atti di violenza (fattispecie relativa a misura cautelare applicata per il reato di cui agli art. 56 e 630 c.p., nella quale la Corte ha escluso che la richiesta di revoca della misura della custodia in carcere avanzata dall’indagato dovesse essere previamente notificata, a pena di inammissibilità, alla persona offesa, ai sensi dell’art. 299, comma 3, c.p.p., in quanto, nello specifico, la condotta materiale incriminata, rimasta nella fase del tentativo, in ragione del tempestivo intervento della polizia giudiziaria, non si era sostanziata in alcun atto di violenza nei confronti della vittima, verosimilmente finanche ignara della progettata azione delittuosa ai suoi danni).

Cassazione penale sez. I, 29/10/2015, n.49339

Vittima accetta il rapporto sessuale per evitare di essere malmenata

In tema di reati sessuali, l’idoneità della violenza o della minaccia a coartare la volontà della vittima non va esaminata secondo criteri astratti e aprioristici, ma valorizzando in concreto ogni circostanza oggettiva e soggettiva, sicché essa può sussistere anche in relazione ad una minaccia o intimidazione psicologica attuata in situazioni tali da influire negativamente sul processo mentale di libera determinazione della vittima, senza necessità di protrazione nel corso della successiva fase esecutiva.

(Nella fattispecie, la persona offesa, picchiata con calci e pugni dal convivente, era fuggita di casa; tornata dopo circa quindici minuti, era stata di nuovo malmenata, situazione che l’aveva indotta a spogliarsi ed a consentire, per evitare conseguenze lesive ulteriori, ad accettare rapporti sessuali contro la sua volontà).

Cassazione penale sez. III, 10/05/2017, n.33049



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