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Etilometro: come difendersi

7 Maggio 2019


Etilometro: come difendersi

> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 Maggio 2019



Multa per guida in stato di ebbrezza e procedimento penale: si può contestare l’etilometro mettendo in dubbio la sua attendibilità. Obbligo di taratura. 

Sbagliare è umano, ma ciò vale anche per le macchine. Gli apparecchi elettronici possono commettere errori al pari delle persone ed è per questo che, specie quando sono in gioco i diritti fondamentali del cittadino, devono essere sottoposti a periodici check-up di controllo. Lo ha detto la Corte Costituzionale nel 2015 quando ha dichiarato parzialmente illegittimo il Codice della strada nella parte in cui non prevede la taratura annuale di autovelox e tutor. E ora lo afferma anche una interessantissima sentenza del tribunale di Forlì con riferimento all’etilometro. Secondo i giudici romagnoli [1], infatti, il risultato positivo offerto dal test dell’alcol nel sangue può essere contestato dall’automobilista se non risulta che l’apparecchio è stato sottoposto a taratura. Si tratta di una pronuncia innovativa e importante che spiega, in definitiva, come difendersi dall’etilometro.

Vediamo meglio cosa è stato detto in questa occasione; tanto ci servirà per apprezzare ancora di più la particolarità della pronuncia in questione.

Come contestare l’etilometro

Non poche volte, in passato, gli avvocati si sono sforzati di contrastare i risultati dell’etilometro, denunciandone il difetto di funzionamento. E non c’è di che meravigliarsi vista l’estrema delicatezza del controllo “automatizzato” dello stato di ebbrezza, suscettibile di variare anche per pochi sorsi di vino o di birra, della massa corporea del conducente e di altre variabili soggettive. Tuttavia, secondo la Cassazione, spetta a chi ne contesta l’attendibilità dimostrare quali sono gli errori commessi dalla strumentazione in uso alla polizia e perché questa non funzionerebbe correttamente. Una prova, quest’ultima, estremamente difficile, se non impossibile da fornire per il conducente che non conosce il meccanismo né lo può analizzare da sé.

Ecco che allora la sentenza in commento diventa essenziale a chi vuol difendersi dall’etilometro: essa infatti offre un appiglio “formale” per contestare la sanzione di guida in stato di ebbrezza. E questo appiglio si chiama taratura. La stessa, nella sostanza, di cui parlava la Consulta, qualche anno fa, con riferimento però agli strumenti di controllo elettronico della velocità. E di certo, l’assenza di taratura è già di per sé sufficiente a contestare l’etilometro – a prescindere poi dall’effettivo funzionamento – perché non richiede ulteriori prove circa l’erroneità della misurazione: il semplice fatto che non sia stata eseguita la verifica periodica basta a far cadere tutto l’accertamento.

Cos’è la taratura

Ma per capire meglio come difendersi dall’etilometro bisogna fare un passo indietro e cercare di comprendere come verificare l’attendibilità dello strumento in questione.

La taratura altro non è che un controllo periodico – che secondo la Corte Costituzionale va fatto almeno una volta all’anno – necessario a verificare che il dispositivo elettronico – in questo caso l’etilometro – funzioni correttamente. Tale verifica, che deve essere fatta da soggetti autorizzati e certificati, deve essere poi attestata in un verbale. Il verbale, a sua volta, va messo a disposizione del cittadino in qualsiasi momento lo chieda per verificare la legittimità dell’operato degli agenti e dell’amministrazione. Sicché, con una istanza di accesso agli atti, l’automobilista multato può sempre pretendere che gli venga esibita l’attestazione di taratura compiuta negli ultimi 365 giorni. E se, nel corso della causa di impugnazione della sanzione, il ricorrente adduce all’assenza del controllo e il verbale non salta fuori (in originale o in copia conforme), la sanzione amministrativa o penale diventa illegittima.

Etilometro e taratura: come contestarne il funzionamento

Il tribunale di Forlì richiama all’attenzione della giurisprudenza un passaggio fondamentale: per poter essere utilizzati, gli etilometri vanno controllati in un centro di taratura accreditato, che in Italia non esiste. Il Csrpad del ministero delle Infrastrutture, che per legge ha la competenza sulle verifiche iniziali e periodiche degli etilometri, non è nel sistema Accredia. E continua a non esserlo anche ora che, dopo anni di guasti e difficoltà che hanno rallentato o bloccato l’uso di centinaia di apparecchi, è appena ripartito con nuovi apparecchi.

Quello del mancato accreditamento è il rilievo più importante espresso in una sentenza che evidenzia anche le altre carenze del sistema.

La pecca della sentenza in commento è forse di analizzare troppo velocemente alcuni passaggi che potrebbero servire per contrastare le eccezioni dell’amministrazione. Ad esempio il giudice non spiega quali siano le ragioni giuridiche per le quali l’accreditamento sarebbe divenuto obbligatorio.

Ad oggi, comunque, aumenta sempre più il numero dei tecnici che portano avanti la tesi della necessaria taratura dell’etilometro, per cui potrebbero arrivare sentenze analoghe e meglio motivate.

note

[1] Trib. Forlì, sent. n. 241/2019.

Autore immagine: 123rf com


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