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Totale concorrenza anche per i notai: non più tenuti alle tariffe

23 aprile 2013 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 aprile 2013



La legge Bersani, che ha abolito le tariffe, trova piena applicazione anche nei confronti dei notai: non può essere sanzionato dall’Ordine il notaio che riduce compensi e onorari rispetto ai minimi tariffari

Dopo l’abrogazione delle tariffe minime del 2006 non sussiste alcuna condotta d’illecita concorrenza per il notaio che stipula atti in cambio di compensi inferiori alla tariffa.

Con una recente sentenza [1] la Cassazione ha esteso l’applicabilità del cosiddetto decreto Bersani [2] anche per l’attività notarile. L’attività del notaio rientra a pieno titolo all’interno delle attività di lavoro autonomo e, precisamente, nell’esercizio delle professioni intellettuali. Il notaio che offre la propria prestazione in modo sistematico a onorari e compensi più contenuti rispetto a quelli derivanti dall’applicazione della tariffa notarile, non pone in essere un comportamento d’illecita concorrenza, essendo venuta meno la rilevanza sul piano disciplinare della relativa condotta.

La Cassazione, cancellando i propri precedenti orientamenti [3], ha aperto la libera concorrenza anche tra i notai, alla luce della dall’abrogazione delle tariffe avvenuta con il decreto Bersani. Secondo i supremi giudici, l’eliminazione dell’obbligatorietà delle tariffe fisse o minime riguarda tutte le professioni, senza alcuna distinzione. Lo stesso vale anche per i notai, a prescindere dal fatto che gli stessi svolgano una funzione pubblica: anche in questo settore il legislatore privilegia, a tutela del consumatore, un regime di libera concorrenza.

Secondo la Corte la concorrenza illecita sussiste solo ove il notaio operi la riduzione dei compensi in modo effettivamente distorsivo, tra cui ad esempio:

1) quando esegue la prestazione in modo frettoloso o compiacente o viola il principio di personalità della prestazione;

2) quando documenta irregolarmente la prestazione resa, anche sotto un profilo fiscale;

3) quando pone in essere comportamenti di tipo commerciale e non rispondenti all’etica professionale e alla diligenza necessaria o che possono comunque nuocere alla sua indipendenza, imparzialità e qualità di pubblico ufficiale, come nel caso di acquisizione di rapporti di clientela per mezzo di agenzie o procacciatori o, ancora, all’offerta di servizi, come finanziamenti e anticipazioni di somme, che non rientrano nell’esercizio dell’attività notarile.

note

[1] Cass. sent. n. 9358 del 17.04.2013

[2] Legge n. 248/2006

[3] Cass. sent.n. 26961/07; Cass. sent. n. 9878 del 15.04.2008

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