Diritto e Fisco | Articoli

Come riconoscere i maltrattamenti all’asilo?

8 Maggio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 Maggio 2019



Quali sono i segnali da osservare in un bambino per capire se ha un disagio alla scuola dell’infanzia? Che cosa fare e quando presentare denuncia?

La cronaca, purtroppo, ci riporta fin troppi episodi di bambini vessati e picchiati, anche con eccessiva violenza, dalle persone a cui vengono affidati dai genitori: dalle maestre dell’asilo. Intendiamoci: per un’insegnante violenta ce ne sono mille corrette e professionali che adorano i piccoli. Ma quelle «mele marce» sono in grado di rovinare l’infanzia ed il normale sviluppo dei bimbi, abusando della fiducia riposta in loro. Ma come riconoscere i maltrattamenti all’asilo? E che cosa puoi fare quando avverti che c’è qualcosa che non va tra tuo figlio e la scuola dell’infanzia?

Ci sono dei segnali sui quali occorre stare attenti. Alcuni possono essere evidenti: lividi, qualche ferita, segni visibili di violenza fisica. Altri sono da capire e da carpire. Sono quelli che i bambini si portano dentro, delle ferite interne che vanno scoperte ed interpretate, che non vanno confuse con i capricci o con un comportamento ostile passeggero. Solo così si può arrivare a riconoscere i maltrattamenti all’asilo.

Sarà anche il carattere del bambino ad esprimere a modo suo il disagio che subisce a scuola. Alcuni rifiutano in maniera esplicita l’asilo, altri cambiano umore, altri ancora manifestano il loro malessere attraverso i disegni, probabilmente l’unico modo che hanno per «buttare fuori» il loro stato d’animo. Se ci sono degli episodi di violenza, non trascurare questi segnali aiuterà a riconoscere i maltrattamenti all’asilo. Vediamo come.

Maltrattamenti all’asilo: la violenza fisica

Si dice spesso che una volta, quando la generazione di chi oggi ha almeno 50 anni andava a scuola, se si prendeva uno schiaffo dalla maestra era meglio stare zitti e tenerselo per sé: nella maggior parte dei casi, quando lo si raccontava ai genitori, prima te ne arrivava un altro e poi ti si chiedeva perché l’avevi preso. Oggi non è più così: basta uno scappellotto per scatenare l’inferno. Dalla piccola sberla alla violenza fisica, però, ce ne passa. E l’episodio diventa grave soprattutto quando a subire la punizione corporale è un bambino piccolo che non capisce perché viene strattonato, messo contro il muro, o perché gli devono arrivare con forza le cinque dita della maestra sulla testa.

Quando si tratta di violenza fisica, riconoscere i maltrattamenti all’asilo diventa meno complicato. Se lasci la mattina un bambino immacolato alle insegnanti e ti ritorna a casa nel pomeriggio con dei lividi o delle escoriazioni, evidentemente è successo qualcosa. È probabile che ti si dica che si è preso a sberle con un compagno. E, forse, una volta ci può stare. Ma se l’episodio si ripete oppure a presentare dei segni di violenza sono anche altri bambini, allora c’è un campanello di allarme che non bisogna ignorare.

Il dovere di vigilanza

Se anche i bimbi si fossero presi a pugni tra di loro con una certa violenza (anche se raramente un bambino dell’asilo è in grado di provocare dei grossi lividi ad un compagno), la responsabilità ricadrebbe, comunque, sul ministero della Pubblica Istruzione (nel caso ciò avvenga in una struttura statale) o sull’ente che gestisce la scuola dell’infanzia privata e la responsabilità sarebbe di due tipi:

  • contrattuale quando non è stato rispettato l’obbligo di vigilanza oppure di tenere o di evitare un determinato comportamento;
  • extracontrattuale quando non viene rispettato l’obbligo di non recare danno ad altri [1].

Della responsabilità extracontrattuale fa parte anche l’omissione dell’obbligo di vigilanza sugli alunni in capo agli insegnanti [2].

In buona sostanza, e per dirla con parole estremamente semplici, le maestre dell’asilo hanno il dovere di controllare che i bambini non si facciano del male. Il che non vuol dire solo evitare che cadano dalle scale o che si taglino con una forbicina durante i lavori di manualità, ma anche impedire che si facciano male tra di loro.

Che cosa fare?

Nel caso in cui il proprio figlio torni a casa dall’asilo presentando regolarmente delle ferite, dei lividi, dei segni di morsi, ecc., i genitori possono, innanzitutto, chiedere un colloquio con le maestre o con il dirigente della struttura per avere delle spiegazioni. Se i segnali di violenza rispondono a delle frequenti liti tra bambini, è consigliabile fissare un incontro con maestre e genitori per valutare la situazione e decidere come evitare questi episodi.

Se, invece, appare palese che un bambino non possa avere provocato quei segni e si sospetta si tratti di casi di maltrattamenti all’asilo, conviene portare il figlio a fare una visita pediatrica. Il medico sarà sicuramente in grado di stabilire la natura di ferite, ematomi o quant’altro. Nel caso in cui confermi che sono stati provocati da un adulto, non resta che presentare una denuncia ai Carabinieri affinché partano le indagini.

Maltrattamenti all’asilo: la violenza psicologica

Non ci sono solo le sberle: ci sono tanti altri comportamenti che possono fare ancor più male ad un bambino dell’asilo. Pensa, ad esempio, alla maestra che rinchiude un bimbo in una stanza al buio per punizione, che lo insulta regolarmente anziché potenziare lo sviluppo della sua autostima, che lo isola, che lo obbliga con le buone o con le cattive a mangiare tutto ciò che c’è nel piatto anche quando non sta bene. Si tratta di vera e propria violenza psicologica in grado di lasciare un segno profondo. Ma come riconoscere questi maltrattamenti che non lasciano dei segni visibili sul corpo?

Occorre sempre osservare il comportamento del bambino. Non trovargli addosso un solo livido ci può far pensare che all’asilo vada tutto bene e che se una mattina si sveglia e dice che non ci vuole andare è perché vuole fare dei capricci. Tuttavia, se il rifiuto dell’asilo diventa sistematico o se il carattere del figlio è cambiato di colpo, bisogna cominciare a chiedersi il perché ed a valutare più attentamente le sue reazioni.

Ad esempio, sono dei segnali psicologici di disagio:

  • i cambiamenti improvvisi di umore e di comportamento;
  • il modo di reagire eccessivo;
  • la difficoltà a rapportarsi con altri bambini;
  • l’instabilità emotiva;
  • gli episodi di autolesionismo;
  • il mancato controllo degli sfinteri (ricomincia a fare la pipì a letto, ad esempio);
  • il ritardo dello sviluppo psicomotorio;
  • la tendenza all’isolamento e alla passività a casa;
  • la mancanza di appetito anche quando gli si danno i cibi che più gli piacciono.

Ci sono altri segnali comportamentali che non devono essere trascurati, come ad esempio quando il bambino:

  • si mette a piangere senza motivo;
  • ha delle reazioni isteriche per un non nulla;
  • prova dei sensi di colpa;
  • è angosciato dall’idea di andare a scuola o di svolgere un compito alla sua portata;
  • soffre di disturbi del sonno e ha degli incubi;
  • si lamenta in continuazione e senza apparente motivo.

Che cosa fare?

Quando avverti regolarmente questi segnali in tuo figlio, è il caso di portarlo da un pediatra o da uno psicologo infantile per una visita. Come nel caso della violenza fisica, uno specialista sarà in grado di individuare eventuali conseguenze di maltrattamenti all’asilo. Se così fosse, sarebbe sempre opportuno il confronto con altri genitori e, se si trovano dei casi analoghi in altri bambini, rivolgersi a Carabinieri o Polizia affinché vengano avviate delle indagini in merito.

Maltrattamenti all’asilo: cosa osservare sui disegni dei bambini?

Dicevamo prima che, probabilmente, il modo più efficace che i bambini hanno per esprimersi è quello del disegno. Non saranno dei Picasso, ma con un pennarello (i più piccoli anche con le dita) ed un foglio di carta riescono a dire molte cose.

Come manifestano un disagio con il disegno i bambini che soffrono dei maltrattamenti all’asilo? Possono, ad esempio:

  • utilizzare prevalentemente dei colori scuri come il nero o il grigio;
  • disegnare con dei punti anziché con dei tratti (è un segno di paura);
  • tratteggiare in modo rigido e disordinato (è un segno di aggressività);
  • fare delle figure paurose.

Che cosa fare?

Vale quanto detto sopra: un confronto con le maestre e con gli altri genitori, una visita da uno specialista e, arrivato il caso, una segnalazione o una denuncia alle forze dell’ordine.

note

[1] Cass. sent. n. 3680/2011 e n. 16947/2003.

[2] Ex artt. 2043 e 2051 cod. civ.


scarica un contratto gratuito
Creato da avvocati specializzati e personalizzato per te

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA