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Stop dei pignoramenti di Equitalia: come cambiano le regole da oggi

22 Aprile 2013 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 22 Aprile 2013



Blocco dei pignoramenti presso terzi in banca da parte dell’Agente della riscossione: prima si procede al pignoramento all’Inps o dal datore di lavoro.

Dopo lo scandalo sollevato da un nostro articolo (“Abolito di fatto il limite del quinto pignorabile: pensioni integralmente aggredibili”) e il rimbalzo che la notizia ha avuto sul resto dalla stampa nazionale, Equitalia ha finalmente deciso di sospendere tutte le azioni esecutive sui conti correnti di pensionati e lavoratori dipendenti. Ciò almeno finché non verranno emanate norme più eque.

Ricordiamo infatti che, per effetto degli obblighi di tracciabilità dei pagamenti imposti dal decreto Salva Italia, tutte le pensioni superiori a mille euro devono essere versare in banca. Ciò di fatto consente all’Agente della riscossione – che, grazie all’anagrafe tributaria, conosce le banche di appoggio di ciascun contribuente – di eludere, in caso di pignoramento presso terzi, il limite previsto dalla legge pari a “un quinto” dell’emolumento e di bloccare invece il 100% dei risparmi.

Dopo l’audizione di Attilio Befera, direttore dell’Agenzia delle Entrate, in Commissione Speciale della Camera a dare chiarimenti, finalmente qualcosa si è smossa.

Così ieri, Equitalia ha diramato una circolare interna che rivoluziona il sistema del pignoramento in banca del conto corrente. Almeno per quanto riguarda i debiti nei confronti dello Stato.

Nulla viene detto in merito ai pignoramenti già in corso. Ma, per il futuro, è certo che Equitalia dovrebbe astenersi dall’effettuare nuovi pignoramenti in banca salvo in un solo caso. Il pignoramento in banca potrà essere effettuato solo

a) nei confronti di chi ha già subito il pignoramento presso il datore di lavoro o presso l’Inps

b) e sempre a condizione che, anche dopo le trattenute in tal modo effettuate dal datore di lavoro o dall’Inps, il reddito da stipendio o da pensione sia uguale o superiore a 5.000 euro.

Facciamo un esempio: se il contribuente ha un reddito o una pensione uguale o inferiore a 5.000 euro, può stare tranquillo perché non riceverà mai il pignoramento (e il blocco) del conto corrente bancario. Egli potrà, al massimo, subìre il pignoramento presso terzi direttamente alla fonte: ossia presso il datore di lavoro o l’Inps. In tal caso, però, il pignoramento potrà avvenire solo entro i seguenti limiti:

a) un decimo: per importi (stipendi) fino a 2.500 euro;

b) un settimo: per importi (stipendi) da 2.500 euro a 5.000 euro;

c) un quinto: per importi (stipendi) superiori a 5.000 euro.

Viceversa, se il contribuente ha un reddito o una pensione superiore a 5.000 euro, per esempio di 6.000 euro, il discorso cambia. Anche in tal caso, l’Agente dovrà prima agire con il pignoramento del quinto nei confronti del datore di lavoro o dell’Inps. Ma, se anche dopo tali trattenute, il reddito o la pensione risultino uguali o addirittura superiori a 5.000 euro, in tal caso – e solo in tal caso – Equitalia potrà procedere al pignoramento del conto in banca (per il testo della circolare vedi in nota [1])

In questo modo, il blocco del conto corrente potrà avvenire solo nei confronti dei possessori di redditi particolarmente elevati, mentre saranno salvate le tasche di quanti non riescono ad arrivare a fine mese.

Le nuove regole non saranno definitive, ma opereranno solo in attesa di una riforma da parte del Parlamento che ponga fine al sistema sperequativo creato dal Decreto Salva Italia. Noi avevamo, a nostro modo, prospettato una soluzione in questo articolo: “Firma la petizione per il ripristino del quinto pignorabile della pensione”.

La gente applaude e grida alla vittoria. “Equitalia si è arresa”. In realtà, l’illegittimità non l’ha commessa l’Agente della riscossione, ma un Governo incapace di comprenderne i risvolti pratici delle norme che aveva approvato.

Forse, a scrivere certe leggi ci vorrebbero meno tecnici e più uomini di strada, in grado di capire i meccanismi di causa-effetto.

 

note

[1] «Si dispone con decorrenza immediata che per i contribuenti lavoratori dipendenti o pensionati non si proceda, in prima battuta, a pignoramenti presso istituti di credito o Poste». Tali azioni – secondo la nota – «saranno attivabili solo dopo che sia stato effettuato il pignoramento presso il datore di lavoro o l’ente pensionistico e che, in ragione delle trattenute accreditate, il reddito da stipendio o pensione risulti pari o superiore a 5mila euro mensili».


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2 Commenti

  1. Sono disoccupato dal 2009 e nonostante ciò equitalia mi ha pignorato e bloccato il conto corrente in banca vi prego datemi una risposta

  2. Sono classe 1950 a novembre 64 compiuti ho solo 20 anni ed otto mesi di versamento contributivo mi e stato detto che avrei maturato la pensione minima pero fra altri due anni nel frattempo sono disoccupato da tre anni con cartelle di Equitalia da pagare non riesco più a pagare le bollette luce e gas si fa fatica per mangiare che devo fare suicidarmi forse l’unico pensiero che mi toglie ogni problema ciao a tutti

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