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In autunno o aumento IVA o sanzioni dell’Europa

8 Maggio 2019
In autunno o aumento IVA o sanzioni dell’Europa

Debito pubblico sulla soglia di un nuovo record negativo; per la Commissione Europea il Reddito di Cittadinanza aumenta la disoccupazione.

“Come volevasi dimostrare” avrà detto l’Europa alla lettura dei dati sull’aumento del debito pubblico italiano e sulla stagnazione del Pil. Le previsioni della Commissione si sono avverate e ora è il momento di fare i conti. La moratoria concessa al Governo Conte dopo l’approvazione della legge di Bilancio per il 2019 non è stata sufficiente a incanalare sui giusti binari il bilancio pubblico. E ora il nostro Paese, per coprire i buchi provocati dal Reddito di Cittadinanza e dalle nuove regole pensionistiche, dovrà trovare ben 35 miliardi: 35 miliardi solo per mettersi in regola, a prescindere quindi da nuove misure come ad esempio l’estensione della flat tax. Il monito è chiaro: in autunno o aumenterà l’Iva oppure partirà la procedura di infrazione con l’applicazione delle sanzioni. In entrambi i casi, ovviamente, a pagarne le conseguenze saranno i cittadini italiani e non certo i suoi governanti, né quelli che si sono alternati sino ad oggi, né quelli attuali.

È questa la sintesi della relazione inviata ieri all’Italia dalla Commissione Europea: una relazione impietosa che si scaglia innanzitutto contro il Reddito di Cittadinanza, colpevole – secondo i commissari – di incrementare la disoccupazione (dal 10,6% nel 2018 al 10,9% nel 2019) perché molti potrebbero decidere di dichiararsi disoccupati, una condizione per ottenere l’assegno.

Come scrive Il Sole 24 Ore questa mattina in edicola, «L’incremento delle aliquote Iva è uno strumento a disposizione del governo Conte per rimettere in carreggiata i conti pubblici. Per ora la misura è congelata, ma potrebbe essere utilizzata già nella Finanziaria del 2020».

Aumento Iva già al 25,5% a gennaio prossimo. Al 26,5% nel 2021

L’esecutivo comunitario dovrà quindi decidere se suggerire al Consiglio l’apertura di una procedura per debito eccessivo. La decisione spetterà poi ai Paesi membri.

Scrive sempre Il Sole 24 Ore: «I numeri diffusi ieri da Bruxelles gelano le ambizioni della manovra d’autunno. Che prima di occuparsi di flat tax, misure per la famiglia e degli altri interventi rilanciati da quel che resta della campagna elettorale dovrà scalare una montagna che cresce nelle sue dimensioni: almeno 35-40 miliardi da trovare per recuperare le mancate correzioni del deficit degli ultimi due anni e gestire gli aumenti di Iva e accise già messi nei conti. Una cifra imponente, che da sola supera di slancio il valore dell’ultima manovra ancor prima di mettere mano a qualsiasi intervento aggiuntivo». Peraltro solo l’aumento dell’Iva riuscirà a coprire solo 23,5 miliardi dei 35 che ne servono per evitare le sanzioni Ue.

«La Commissione Ue valuterà la conformità col Patto in giugno e terremo conto anche dei risultati 2018 così come del piano di riforme presentato il mese scorso», ha detto Pierre Moscovici. Bruxelles ha «avviato colloqui con il Governo perché è importante, prima di avere una valutazione, avere una visione comune».

«Le scelte di Bruxelles saranno segnate dal momento elettorale, dalla prossima scadenza della Commissione, dalle pressioni nazionali, e dallo stesso andamento dell’economia» conclude il quotidiano economico. Nel frattempo la Commissione si appresta a inviare una lettera a Conte con cui gli chiederà chiarimenti sull’andamento del nostro debito, ormai alla soglia dello sforamento dei limiti imposti dai trattati comunitari. Stiamo per raggiungere nuovi record: 133,7% del Pil nel 2019 fino al 135,2% nel 2020. Da noi il debito raggiunge l’1,5% del Pil, mentre in tutti gli altri Paesi europei continua a scendere nonostante la difficile congiuntura economica.

Non c’è solo l’aumento Iva e le ripercussioni sulle famiglie. Anche l’ombra di una patrimoniale, con la reintroduzione della tassa sulla prima casa (che il Governo Renzi aveva abolito), torna a minacciare le famiglie italiane. Già il Fondo Monetario Internazionale (FMI) aveva suggerito questa soluzione come una delle possibili soluzioni per “tappare qualche buco” in attesa di un esecutivo che possa davvero mettere mani seriamente ai conti pubblici.

Nel frattempo, una cosa è già certa: il riordino delle detrazioni fiscali e il taglio dei bonus duplicati. Leggi Stop detrazioni e spending review in arrivo.



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