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Versamento contanti su conto corrente bancario

8 Maggio 2019


Versamento contanti su conto corrente bancario

> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 Maggio 2019



Cosa si rischia a depositare sul conto una somma di denaro ricevuta in contanti da un’altra persona?

Hai ricevuto dei contanti da una persona a cui hai svolto un servizio: si tratta del compenso per un’attività che tuttavia non hai voluto fatturare, d’accordo con il cliente stesso. Hai deciso di dare in affitto, per il mese di luglio, la tua casa al mare e l’inquilino ti ha pagato il prezzo con denaro liquido; anche in questo caso, per sfuggire alla lunga mano del fisco, non hai comunicato il contratto all’Agenzia delle Entrate. In ipotesi come queste ti troverai con un bel gruzzolo di soldi in mano di cui dovrai decidere la sorte: se non intendi spenderli, infatti, sarà necessario metterli al sicuro. Ed oggi, con l’aumento dei furti nelle case, l’unico luogo dove lasciare il cash è la banca. Cosa succede, però, in caso di versamento di contanti sul conto corrente bancario? Quali rischi potrebbero sorgere?

Spesso si usa il conto bancario o postale con disinvoltura; ancor più spesso si utilizza quello di un genitore pensionato o si decide di aprire un conto diverso da quello usato tutti i giorni per l’attività lavorativa. Sono sistemi sicuri per evitare che un giorno il fisco possa chiedere il conto e avviare una procedura di accertamento con conseguente applicazione delle sanzioni?

Se anche tu sei tra coloro che, ancor oggi, si chiedono se il versamento di contanti sul conto corrente bancario sia un’operazione sicura, ecco alcuni chiarimenti che faranno al caso tuo. Qui di seguito ti spiegheremo come comportarti e come evitare che l’Agenzia delle Entrate metta le proprie mani sui tuoi risparmi.

Versamenti in banca: sono controllati?

Partiamo da un dato che dovrebbe essere scontato: tutti i versamenti sul conto, da chiunque fatti, sono tracciabili. Significa che possono essere recuperati e ricostruiti in qualsiasi momento, anche a distanza di svariati anni (in verità, dopo 7 anni scende la decadenza su qualsiasi accertamento fiscale). In più, si tratta di informazioni che, annualmente, il tuo stesso istituto di credito comunica all’Agenzia delle Entrate che, senza doversi attivare con un’apposita indagine bancaria, riceve i dati sui propri computer. Grazie infatti alla Superanagrafe dei conti correnti, l’amministrazione finanziaria (e quindi non solo l’Agenza Entrate ma anche la Guardia di Finanza) è in grado di conoscere e sottoporre a controllo tanto le uscite quanto le entrate sul tuo conto. Oggi finanche i risparmi fanno parte del patrimonio di informazioni che possono generare un accertamento fiscale.

Sia che tu sia un lavoratore dipendente, un pensionato, un disoccupato, un libero professionista o un imprenditore sei passibile di un accertamento sul conto corrente.

I versamenti in banca sono quindi controllabili: rientrano proprio tra quei dati tipici che il fisco analizza per verificare se vi sia stata evasione fiscale.

Quando un versamento di contanti sul conto è rischioso?

Ovviamente non qualsiasi versamento di contanti è rischioso, ma solo quelli che non trovano una voce corrispondente nella dichiarazione dei redditi. Se, ad esempio, versi in banca mille euro e di questo denaro non v’è traccia nella denuncia annuale inviata all’Agenzia delle Entrate (ad esempio perché non sono state emesse ricevute o fatture), l’ufficio delle imposte è autorizzato per legge [1] a presumere che si tratti di “nero” ossia di reddito sottratto alla tassazione. Senza quindi darti prima la possibilità di difenderti (come avviene invece in caso di accertamenti col redditometro) ti invierà una richiesta di versamento delle maggiori imposte per il reddito non dichiarato oltre alle sanzioni.

Questa procedura, come anticipato, viene applicata a qualsiasi tipo di contribuente, non solo ai professionisti o agli imprenditori. Ciò significa che se sei un disoccupato e periodicamente versi in banca mille euro, prima o poi il fisco verrà a chiederti spiegazioni; se sei un pensionato che percepisce una pensione di 800 euro al mese ma sul tuo conto c’è un deposito di gran lunga superiore, potresti essere chiamato a chiarire la tua posizione.

Come difendersi in caso di accertamento per versamento di contanti?

Quali armi di difesa ha il contribuente sottoposto ad accertamento per aver depositato i contanti sul conto senza però averli riportati nella dichiarazione dei redditi? Innanzitutto sfatiamo i luoghi comuni. Aprire un altro conto, distinto da quello del lavoro, da usare per il “nero” non ti servirà a nulla: anche questo sarà infatti “censito” dall’Anagrafe dei conti correnti e verrà comunicato all’ufficio delle Imposte.

Allo stesso modo non risolvi il problema facendo transitare il denaro sul conto corrente di un genitore pensionato perché, come detto, anche in tale ipotesi l’Agenzia delle Entrate potrà tracciare il denaro e rilevare l’incompatibilità dello stesso coi redditi dichiarati dal correntista.

L’unico modo per salvarsi da un accertamento è conservare i documenti che dimostrino che il denaro rientra in una di queste due categorie:

  • redditi esenti da imposte: ad esempio un risarcimento, una donazione;
  • redditi già tassati alla fonte ossia prima della percezione: ad esempio una vincita al gioco.

In entrambi i casi la prova dovrà essere scritta e con data certa.

Versamento contanti e controlli della banca

Al contrario del fisco, la banca non può fare alcun controllo sui contanti che versi sul conto. Anche se si tratta di importi da tremila euro in su, infatti, è del tutto lecito depositare il cash sul conto. I limiti per cifre superiori a 2.999,99 euro infatti valgono solo nel caso di trasferimenti tra soggetti diversi, cosa che non ricorre per il versamento sul conto (il denaro resta di proprietà dello stesso correntista e ne viene solo affidata la gestione col deposito). Spiegazioni potrebbero essere chiesti dallo sportellista a partire da 12.500 euro, cifra per la quale è vietato il deposito dei contanti, per cui è necessario far ricorso a un trasferimento del denaro per via tracciabile, ossia con assegno o con un bonifico bancario.

note

[1] Art. 36 Dpr 600/1973


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