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Cartella imposta di successione, prescrizione

8 Maggio 2019 | Autore:
Cartella imposta di successione, prescrizione

Quando scatta la prescrizione dell’imposta di successione? Ci sono anche decadenze? Cosa fare se arriva una cartella e come calcolare i termini.

Sei l’erede di un defunto e sei entrato in possesso del suo patrimonio o di una quota di esso, ma non hai fatto la dichiarazione di successione che era necessaria; oppure l’avevi presentata ma era sbagliata o incompleta e non hai pagato tutta l’imposta dovuta.  Con ogni probabilità l’Agenzia delle Entrate ti invierà un avviso di liquidazione del tributo, con sanzioni e interessi.

A questo punto è importante sapere qual è la prescrizione per la cartella relativa all’imposta di successione, specialmente se sono passati molti anni dal fatto: se il termine fosse decorso, il pagamento non sarebbe più dovuto e potresti legittimamente evitarlo. Devi anche sapere che il Fisco, ancor prima di mandarti la cartella, deve rispettare altri termini previsti a suo carico a pena di decadenza: infatti deve inviarti l’accertamento in tempo utile rispettando precise scadenze e se non lo fa il tributo viene eliminato, prima ancora dell’arrivo della prescrizione.

Vediamo dunque quando scatta la prescrizione per l’imposta di successione e come si calcola la sua decorrenza. Da qui potrai stabilire se hai diritto ad eccepirla ottenendo così l’annullamento della cartella, evitando anche di dover pagare le pesanti sanzioni applicate e gli interessi maturati.

Imposta di successione: cos’è e quando si applica

L’imposta di successione è quella che si paga sui beni ereditati da un defunto: può trattarsi di beni immobili ma anche di patrimoni mobiliari, come i soldi sul conto corrente, gioielli, partecipazioni societarie, titoli azionari o obbligazionari, ecc. Questa imposta colpisce l’ammontare del patrimonio ereditato, nel momento in cui esso viene trasferito agli eredi (che possono essere tali in quanto nominati per testamento oppure secondo le norme della successione legittima).

La base per calcolare l’imposta da pagare è la dichiarazione di successione, che deve essere presentata dagli eredi entro 12 mesi dalla morte, salvi i casi di esenzione, che si verifica quando gli eredi sono i figli del defunto ed il patrimonio non comprende beni immobili e non supera i 100.000 euro.

Se nell’eredità sono compresi anche beni immobili, oltre all’imposta di successione bisogna pagare a parte anche le consuete imposte sul trasferimento di questi beni, cioè l’imposta ipotecaria (pari al 2% del valore degli immobili), l’imposta catastale (1% sul valore), tranne che nel caso in cui si tratti di prima casa per il beneficiario (si pagano 200 euro in misura fissa); è dovuta anche l’imposta di bollo per la trascrizione del passaggio di proprietà.

Imposta di successione: quanto si paga

Una volta presentata la dichiarazione di successione, l’Agenzia delle Entrate calcolerà l’ammontare della tassa da pagare per ciascun erede, applicando determinate aliquote sul valore del patrimonio ereditato in base agli elementi esposti dal contribuente, che ovviamente potranno essere rettificati se incompleti o non veritieri.

Le aliquote variano a seconda del rapporto di parentela con il defunto: il coniuge ed i figli pagano il 4%, e l’imposta andrà pagata solo se il valore del patrimonio supera un milione di euro; i fratelli e le sorelle pagano il 6% e vanno esenti se la quota ereditata non supera i 100.000 euro; i parenti entro il quarto grado e gli affini entro il terzo pagano il 6%, ma senza nessuna franchigia; tutti gli altri, parenti e non,  hanno un’aliquota dell’8% e l’imposta è sempre dovuta a prescindere dall’importo ereditato.

Queste aliquote si applicano su una base imponibile che è variabile a seconda dell’ammontare del patrimonio (se ci sono passività vanno detratte) e tenuto conto delle franchigie che abbiamo appena indicato e della presenza o meno di beni immobili nell’asse ereditario: l’ammontare delle tasse da pagare per successione dipende dal complesso di tutti questi elementi e una volta stabilito tutto questo si può calcolare effettivamente quanto costa la successione.

Imposta di successione: come va pagata

Dal momento in cui arriva l’avviso di liquidazione emesso dall’Agenzia delle Entrate si hanno a disposizione 60 giorni di tempo per pagare: scaduto questo termine, scattano le sanzioni e gli interessi di mora.

E’ bene sapere che si può anche pagare a rate se l’importo dovuto è superiore a 1.000 euro: almeno il 20% entro i 60 giorni ed il rimanente in otto rate trimestrali che possono arrivare a dodici se l’importo supera i 20.000 euro. Tutti i pagamenti vanno effettuati con il modello f24.

Le sanzioni sono abbastanza pesanti: se non si presenta la dichiarazione di successione sarà applicata una sanzione amministrativa dal 120% al 240% dell’imposta evasa; la stessa sanzione scatterà in caso di dichiarazione infedele, quando ad esempio nella denuncia di successione non sono stati indicati alcuni beni che erano compresi nell’eredità ricevuta, oppure sono state indicate passività ereditarie che in realtà erano insussistenti o deduzioni non spettanti.

Quando, invece, la dichiarazione è sbagliata solo da un punto di vista formale, cioè gli errori commessi non incidono sulla determinazione dell’imposta, la sanzione andrà da un minimo di 258 ad un massimo di 1.032 euro.

Tutte queste violazioni possono essere sanate dal contribuente attraverso il ravvedimento operoso se si provvede a regolarizzare le dichiarazioni omesse o errate ed a pagare il dovuto prima che il Fisco intervenga mandando l’avviso di accertamento.

Imposta di successione: la decadenza

Innanzitutto bisogna dire che l’Agenzia delle Entrate ha un preciso termine [1] che è previsto a pena di decadenza ed entro il quale deve necessariamente emanare l’avviso di liquidazione dell’imposta perché esso sia valido. Questo termine è di tre anni e parte dalla data di presentazione della dichiarazione di successione; il termine sale a cinque anni nel caso in cui la dichiarazione non sia stata presentata e, in questo caso, decorre dalla data in cui la dichiarazione avrebbe dovuto essere presentata, cioè 12 mesi dall’apertura della successione.

Tale momento normalmente coincide con la data di morte del soggetto, tranne alcuni casi particolari, come la nomina di un rappresentante legale degli eredi, di un curatore dell’eredità giacente o di un esecutore testamentario (il termine decorre dalla data in cui essi hanno ricevuto la nomina) o di fallimento del defunto in corso all’apertura della successione (i 12 mesi decorrono dalla data di chiusura del fallimento), di eredità accettata con beneficio d’inventario o di sentenza di morte presunta (i termini decorrono dalla comunicazione dell’accettazione o dalla data di esecutività della sentenza).

Se poi il contribuente presenta una dichiarazione integrativa o sostitutiva di quella originaria, il Fisco ha a disposizione altri due anni, che decorrono dalla data di pagamento dell’imposta principale (non dalla data di notifica dell’avviso di liquidazione), per fare le rettifiche e comunicarle al contribuente, sempre attraverso la rituale notifica.

Quindi, la liquidazione base dell’imposta di successione deve essere notificata dall’Agenzia delle entrate entro il termine di decadenza di tre anni dalla data di presentazione della dichiarazione e sulla base dei dati riportati nella dichiarazione stessa. Successivamente, se viene presentata una dichiarazione integrativa (magari per correggere errori contenuti in quella iniziale) e se l’Agenzia ritiene che la dichiarazione sia incompleta o infedele, procede alla rettifica e alla liquidazione della maggiore imposta rispetto a quella calcolata inizialmente. Per questo ulteriore atto è previsto il termine di decadenza di due anni a partire dal momento del pagamento dell’imposta principale. Quando la dichiarazione non viene presentata dal contribuente, il termine complessivo previsto a pena di decadenza per l’Agenzia delle Entrate è cinque anni.

Questo significa che l’Agenzia delle Entrate ha a disposizione i precisi termini che abbiamo indicato per poter accertare l’imposta di successione dovuta e notificare utilmente l’avviso di liquidazione: se la notifica arriva dopo queste scadenze, l’accertamento sarà invalido e la cartella dovrà essere annullata.

A differenza della prescrizione, la decadenza non può essere interrotta durante il suo corso (e così ricominciare a decorrere nuovamente) sicché, quando essa è maturata, il diritto alla pretesa del tributo si è estinto definitivamente e non può più essere esercitato: il Fisco non potrà più chiedere il pagamento di quell’imposta di successione se non lo ha fatto entro questi precisi termini.

Imposta di successione: qual è il termine di prescrizione

Se l’Amministrazione finanziaria ha rispettato i suoi termini previsti a pena di decadenza e quindi ha inviato l’avviso di liquidazione dell’imposta entro le scadenze che abbiamo indicato, inizia a decorrere il termine di prescrizione che nel caso dell’imposta di successione è quello ordinario di dieci anni [2].

La prescrizione inizia a decorrere dal momento in cui l’imposta di successione è definitivamente accertata: questo accade se l’avviso di liquidazione non viene impugnato in Commissione Tributaria entro i 60 giorni dalla sua valida notificazione al contribuente oppure quando, a seguito di ricorso, la sentenza liquida in via definitiva l’ammontare del tributo dovuto, che può essere diverso da quello richiesto inizialmente dal Fisco, se ad esempio il Giudice tributario ha accolto parzialmente le difese del contribuente e quindi bisognerà pagare un importo minore.

La cartella di pagamento è un mezzo di riscossione attraverso il quale l’Amministrazione finanziaria agisce per il recupero del proprio credito già accertato con l’avviso di liquidazione e che appunto si prescrive in dieci anni: entro questo termine essa dovrà essere notificata al contribuente, altrimenti il diritto si estinguerà per prescrizione [3]. La prescrizione potrà essere interrotta da eventuali atti inviati in seguito dal Fisco, come l’intimazione di pagamento, il preavviso di fermo o di ipoteca o un pignoramento; se questo accade e questi atti vengono notificati prima che la prescrizione sia maturata, il termine decennale inizierà a decorrere nuovamente.


note

[1] Art. 27 D. Lgs. n. 346 del 31.10.1990,”Testo unico delle disposizioni concernenti l’imposta sulle successioni e donazioni“.

[2] Art. 41 D.Lgs. n. 346 del 31.10.1990

[3] Cass. sent. n. 12754 del 21.06.2016 e Cass. ord. n. 25148 del 7.12.2016.


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