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Non prendersi cura del proprio animale è reato?

9 Maggio 2019 | Autore:
Non prendersi cura del proprio animale è reato?

Quando è reato di maltrattamento di animali? Procurare una sofferenza interiore al proprio animale è reato? Quali condotte possono essere illecite?

È cosa nota che la legge punisca i maltrattamenti nei confronti degli animali: chi percuote, ferisce o addirittura uccide un animale rischia di andare in carcere. Quello che forse non tutti sanno è che il nostro ordinamento giuridico sanziona anche chi non si prende cura oppure obbliga a vivere in condizioni disagiate i poveri amici animali. In quali casi non prendersi cura del proprio animale è reato? Quali condotte sono rilevanti affinché si possa integrare il reato di maltrattamento? In proposito è intervenuta una sentenza della Suprema Corte di Cassazione che ha fatto chiarezza sull’argomento. Se ne vuoi sapere di più, prosegui nella lettura.

Maltrattamento animali: com’è punito?

Prima di spiegare quando non prendersi cura del proprio animale è reato, vediamo cosa dice la legge a proposito del maltrattamento di animali. La legge punisce con la reclusione da tre a diciotto mesi o con la multa da cinquemila a trentamila euro chiunque, per crudeltà o senza necessità, provoca una lesione ad un animale ovvero lo sottopone a sevizie o a comportamenti o a fatiche o a lavori insopportabili per le sue caratteristiche.

La pena è aumentata della metà se da questi fatti deriva la morte dell’animale. La stessa pena si applica a chiunque somministra agli animali sostanze stupefacenti o vietate ovvero li sottopone a trattamenti che procurano un danno alla salute degli stessi [1].

Quando è reato di maltrattamento d’animali?

Dalla norma appena illustrata si evince che, affinché ricorra il reato di maltrattamento di animali, non serve necessariamente che si cagioni una ferita (tipo un taglio o una frattura), essendo sufficiente una condotta che possa rientrare nel più ampio concetto di sevizie; di conseguenza, si integrerà il delitto di cui parliamo ogni volta che un animale:

  • sia percosso, a mani nude oppure con un qualsiasi oggetto (un bastone, ad esempio);
  • gli vengano inflitte inutili sofferenze, ad esempio spaventandolo ripetutamente oppure obbligandolo a vivere in condizioni degradate;
  • venga sottoposto a fatiche che, per propria natura (ad esempio, in relazione alla propria costituzione), non possa sopportare.

È reato non prendersi cura del proprio animale?

Si concreta il reato di maltrattamenti anche nell’ipotesi in cui il legittimo proprietario trascuri il suo animale, ad esempio non procurandogli cibo a sufficienza oppure costringendolo ad una cattività intollerabile.

Secondo una recente sentenza della Corte di Cassazione [2], ai fini della condanna per maltrattamento di animali assumono rilievo non soltanto i comportamenti di violenza fisica, ma anche quelle condotte che incidono sulla sensibilità psico-fisica dell’animale stesso, procurandogli dolore e afflizione.

Nel caso affrontato dalla Suprema Corte, l’imputato veniva tratto in giudizio perché, nella sua qualità di titolare di un’azienda agricola, deteneva alcuni asini in condizioni incompatibili con la loro natura, arrecando loro gravi sofferenze: gli asinelli presentavano evidenti difficoltà deambulatorie e addirittura uno di essi non era più in grado di reggersi sulle zampe.

Per tale condotta il proprietario degli animali veniva processato e condannato per il reato di maltrattamenti che abbiamo visto nel primo paragrafo, in quanto, pur non ponendo in essere una condotta violenta, cagionava alle povere bestie una sofferenza contraria al comune sentimento di pietà verso gli animali che la legge tutela.

Possiamo quindi dire che si commette reato ogni volta che la propria condotta sia espressione di significativa insensibilità umana: comportamento, questo, che non necessariamente richiede il preciso scopo di infierire apertamente sull’animale.

Va ribadito altresì che la sofferenza rilevante ai fini del reato di maltrattamenti non comporta necessariamente che si cagioni una lesione all’integrità fisica dell’animale, potendo la sofferenza consistere in meri patimenti interiori dello stesso.

Quando non curare il proprio animale è reato?

Da questa pronuncia possiamo prendere le mosse per identificare tutte le volte in cui non curare il proprio animale è reato. Al di là dei maltrattamenti fisici evidenti (percosse, lesioni, torture, ecc.), non prendersi cura del proprio animale integra reato quando:

  • lo si costringe a vivere in un luogo non adatto, ad esempio perché troppo piccolo per la sua taglia;
  • non lo si alimenta adeguatamente, nel caso in cui non possa procacciarsi il cibo autonomamente;
  • è costantemente esposto alle intemperie oppure agli agenti atmosferici (pensa al gatto abbandonato sul balcone in pieno inverno, oppure al caso opposto del cane lasciato sul terrazzo al sole in piena estate, privo di acqua);
  • è tenuto al chiuso in condizioni tali da costringerlo ad una postura innaturale, tale da impedirgli o rendere molto difficile la deambulazione o il mantenimento di una posizione eretta;
  • è abbandonato, qualora non sia in grado di sopravvivere e di provvedere a se stesso (ad esempio perché malato e incapace di muoversi).

note

[1] Art. 544-ter cod. pen.

[2] Cass., sent. n. 14734 del 4 aprile 2019.

Autore immagine: Pixabay.com


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