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Se il marito muore prima della pensione che succede?

9 Maggio 2019 | Autore:
Se il marito muore prima della pensione che succede?

La pensione spettante alla moglie superstite, all’ex coniuge separata e a quella divorziata. Cosa accade nell’ipotesi di una convivenza e di un’unione civile. L’ammontare della pensione  e la relativa domanda.

Sarà capitato a tutti di pensare al momento del pensionamento come a quello in cui vivere con più tranquillità senza essere assillati dagli orari e dalla frenesia di ogni giorno, per dedicarsi alle proprie passioni, dopo anni trascorsi al lavoro. Non tutti però, riescono ad andare in pensione. Ad esempio una morte improvvisa dovuta a un incidente o a una malattia può far sì che una persona non possa mai goderne. In tali casi se il marito muore prima della pensione che succede? La moglie ha diritto a percepire la pensione del coniuge? Se poi, si tratta di un’ex moglie separata o divorziata, la situazione cambia? La materia richiede una specifica trattazione con l’esame delle diverse ipotesi che in concreto si possono verificare. E’ opportuno inoltre, conoscere l’ammontare della pensione, l’eventuale riduzione che si applica nei singoli casi e come si presenta la domanda volta ad ottenere la pensione del coniuge defunto.

Pensione ai superstiti: indiretta e di reversibilità

La pensione ai superstiti, sia indiretta sia di reversibilità, è una prestazione prevista dal nostro legislatore per consentire a chi rimane di far fronte allo stato di bisogno che sorge a seguito della morte del proprio congiunto.

Pertanto, quando muore un lavoratore iscritto presso una delle gestioni dell’Inps, la legge prevede che ai familiari superstiti, ed in primo luogo alla moglie, tocchi questo tipo di prestazione che prende il nome di pensione indiretta. La stessa spetta se l’assicurato lavorava ancora, ma aveva versato almeno 15 anni di contributi (780 contributi settimanali) in tutta la vita assicurativa oppure, in alternativa, almeno 5 anni di contributi (260 contributi settimanali), di cui 3 (156 contributi settimanali) nei 5 anni precedenti al decesso. La pensione indiretta va tenuta distinta dalla pensione di reversibilità, che è quella che spetta se l’assicurato era già pensionato al momento del decesso.

Quali soggetti hanno diritto a percepire la pensione ai superstiti?

La pensione ai superstiti spetta alla coniuge, ai figli (se minori al momento del decesso del genitore, sino a 26 anni se studenti universitari, sino a 21 anni, se studenti delle scuole medie superiori, o senza limiti di età se inabili) e, in mancanza, ai genitori over 65 senza pensione o ai fratelli ed alle sorelle inabili [1].

A differenza della coniuge, gli altri familiari per avere diritto alla pensione devono dimostrare anche la vivenza a carico del defunto. La vivenza a carico è presunta per i figli minori, mentre deve essere provata per gli altri familiari.

Regole particolari valgono per la pensione ai superstiti nel caso di mogli separate o divorziate.

Cosa succede se il marito muore durante il matrimonio?

Se il marito muore prima del pensionamento ed era in regola con il versamento dei contributi, alla moglie spetta la pensione indiretta; se muore dopo essere andato in pensione, alla stessa viene corrisposta la pensione di reversibilità.

Cosa succede se l’ex marito muore dopo la separazione?

Anche alla moglie separata spetta la pensione indiretta dell’ex marito se questi muore quando ancora lavorava. Allo stesso modo le spetta la pensione di reversibilità se l’ex coniuge era pensionato. In tutti e due i casi, detta prestazione tocca alla coniuge superstite separata se la morte del marito è avvenuta durante il periodo di separazione e prima della sentenza di divorzio.

Al fine del versamento della pensione, spesso gli enti previdenziali richiedono che la separazione sia stata pronunciata senza addebito a carico della coniuge ovvero con il riconoscimento dell’assegno di mantenimento in suo favore. Nonostante ciò, la Corte di Cassazione in diverse sentenze ha sostenuto che la pensione va riconosciuta sempre e comunque alla moglie separata, a prescindere dall’eventuale addebito e dall’assegno di mantenimento. Non va fatta alcuna differenza di trattamento in base al titolo della separazione; pertanto, la coniuge separata ha diritto alla pensione indiretta o di reversibilità per sopperire a un suo possibile stato di bisogno [2].

Cosa succede se l’ex marito muore dopo il divorzio?

Se l’ex marito muore prima del pensionamento, la moglie divorziata ha diritto a percepire la pensione indiretta solo se titolare di un assegno divorzile. Lo stesso dicasi se la morte dell’ex marito avviene successivamente al pensionamento. Altri elementi importanti per la fruizione della prestazione da parte della coniuge divorziata sono: che la stessa non si sia risposata [3] e che la data di inizio del rapporto assicurativo del defunto sia anteriore alla data della sentenza che ha pronunciato il divorzio.

L’ex coniuge divorziata che passa a nuove nozze perde il diritto alla pensione indiretta o a quella di reversibilità, ma ha diritto a un assegno una tantum, pari a due annualità della quota di pensione in pagamento, compresa la tredicesima mensilità, nella misura spettante alla data del nuovo matrimonio [4].

Cosa succede se l’ex marito muore dopo essersi risposato?

Nel caso in cui l’ex marito che si è risposato dopo il divorzio, muore prima di andare in pensione, alla sua ex moglie spetta la pensione indiretta. La prestazione però, viene ripartita in quote tra la coniuge superstite e quella divorziata, sulla base di una sentenza pronunciata dal tribunale su richiesta delle parti interessate. Analogamente all’ex moglie spetta la pensione di reversibilità, se l’ex coniuge muore dopo essersi risposato e dopo essere andato in pensione.

In entrambi i casi, acquistano rilievo anche la durata dei matrimoni, l’ammontare dell’assegno di divorzio, un’eventuale convivenza pre-matrimoniale, ma soprattutto lo stato di bisogno in cui potrebbe versare l’ex moglie [5].

Cosa succede se muore il convivente o il partner di un’unione civile?

Alla convivente non spetta la pensione indiretta né quella di reversibilità, non rientrando tra le persone che ne hanno diritto. Infatti, nessuna forma di tutela a livello pensionistico è prevista quando le convivenze non si trasformano in matrimonio.

Una diversa situazione si ha nel caso di un’unione civile tra due persone dello stesso sesso laddove alla componente superstite spetta la pensione indiretta o quella di reversibilità del partner defunto. Il diverso trattamento rispetto alle convivenze è dovuto all’introduzione nel nostro ordinamento di tali tipi di unioni quali forme di convivenza di coppia simili al matrimonio. Pertanto, i componenti delle stesse sono stati equiparati in tutto e per tutto ai coniugi.

Quanto spetta alla moglie a titolo di pensione indiretta?

La pensione indiretta spetta alla moglie superstite a partire dal primo giorno del mese successivo a quello in cui è avvenuto il decesso del lavoratore indipendentemente dal momento in cui viene presentata la domanda. La tempistica è uguale anche per la pensione di reversibilità. In ogni caso, la pensione corrisponde ad una percentuale, subendo una riduzione rispetto a quella alla quale avrebbe avuto diritto il lavoratore o a quella spettante al defunto.

Quindi alla coniuge spetta:

  • il 100% della prestazione, se vi sono due o più figli;
  • l’80%, se vi è un solo figlio;
  • il 60%, se è sola.

La pensione indiretta ma anche quella di reversibilità può subire altri tagli se la moglie risulta beneficiaria di ulteriori redditi. In particolare, la prestazione può essere ridotta del 25% ovvero del 40% o ancora del 50% in base alla fascia di reddito nella quale ricade quello dell’interessata.

I limiti di reddito per effettuare la riduzione variano di anno in anno e si basano sul trattamento minimo della pensione previsto dall’Inps, che per il 2019 è stato stabilito in € 513,01.

Più semplicemente:

  • se il reddito della moglie non supera di 3 volte il trattamento minimo Inps e quindi, ammonta ad € 20.007,39 annui, la pensione non subirà alcuna riduzione;
  • se il reddito è compreso tra € 20.007,39 ed € 26.676,52 (4 volte il minimo Inps), la riduzione sarà pari al 25%;
  • se il reddito supera € 26.676,52 ma non € 33.345,65 (5 volte il minimo Inps), la pensione verrà ridotta del 40%;
  • se il reddito supera € 33.345,65 euro, la pensione sarà ridotta del 50%.

Tuttavia, la riduzione non si applica se nel nucleo familiare sono presenti figli minori, studenti o disabili.

Ai fini della riduzione della pensione vanno considerati i redditi della moglie assoggettabili all’Irpef, calcolati al netto dei contributi previdenziali e assistenziali; vanno, invece, esclusi: il Tfr (Trattamento di fine rapporto) e le relative anticipazioni, il reddito della casa di abitazione, gli arretrati sottoposti a tassazione separata e la pensione ai superstiti su cui deve essere operata la riduzione [6].

Come presentare la domanda per la pensione indiretta?

Al fine di ricevere la pensione indiretta del marito la coniuge deve presentare la relativa domanda, telematicamente all’Inps. La procedura è la medesima anche per la pensione di reversibilità. Occorre innanzitutto che la richiedente sia in possesso del codice pin, delle credenziali spid o della carta nazionale dei servizi. In alternativa, può recarsi presso un Caf (Centro di assistenza fiscale) o presso un patronato. Può anche contattare il call center Inps al numero gratuito 803164.

Alla domanda va allegata una copiosa documentazione, consistente: nell’autocertificazione del certificato di morte e di quello di matrimonio; nella dichiarazione dello stato di famiglia al momento del decesso, di non pronuncia di sentenza di separazione con addebito e di non avvenuto nuovo matrimonio; nella dichiarazione sul diritto alle detrazioni d’imposta e del reddito nonché in quella sulle modalità di pagamento, bonifico bancario/assegno, se l’importo è superiore ai € 500.

La dichiarazione relativa ai redditi percepiti per ciascun anno va poi, presentata anche per gli anni successivi al fine di determinare l’esatta misura della riduzione da operare sulla pensione.


note

[1] Art. 1 co. 41 L. n. 335 dell’8.08.1995 e s.m.i.

[2] Cass. civ. ord. n. 9649/2015, Cass. civ., sent. n. 4555 del 25.02.2009, Cass. civ., sent. n. 7464 del 15.03.2019.

[3] Inps circ. 84/2012.

[4] Art. 3, decr. Lgs. n. 39 del 18.01.1945.

[5] Art. 5, L. 898/1970.

[6] Inps circ. 38/1996.


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3 Commenti

  1. “se il reddito è compreso tra € 20.007,39 ed € 26.676,52 (4 volte il minimo Inps), la riduzione sarà pari al 75%”…una svista, poiché sara pari al 25% “LA RIDUZIONE”!

  2. Ma fatemi capire in pratica le leggi con la separazione o il divorzio liberano solo la moglie?
    L’ex marito oltreché lasciare casa e pagare il mantenimento diventa pure un fondo pensione?
    Che separazione/divorzio è?
    Per gli uomini una galera a vita.
    Poi vi lamentate che a qualcuno parte il cervello e combina disastri.

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