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Pignoramento come difendersi

13 Maggio 2019 | Autore:
Pignoramento come difendersi

Questo articolo è una guida su come tutelarsi quando si subisce un’esecuzione forzata a seguito del mancato pagamento di un debito.

Questa mattina hai ricevuto una brutta sorpresa. L’ufficiale giudiziario ti ha notificato un atto di pignoramento che riguarda un immobile di tua proprietà. Hai infatti un debito che non sei riuscito a pagare; pensavi di potere raggiungere un accordo con il creditore, ma non è stato così. Adesso ti trovi veramente in difficoltà e ti chiedi come difendersi dal pignoramento. Leggendo questo articolo troverai sicuramente delle informazioni che fanno al caso tuo. Il pignoramento, o esecuzione forzata, è una procedura con la quale il debitore viene privato di alcuni beni allo scopo di soddisfare uno o più crediti. E’ preferibile cercare una soluzione ed attivarsi per attuarla prima di arrivare all’esecuzione forzata; tuttavia, anche quando questa è iniziata la legge prevede la possibilità, in certi casi, di difendersi. Di seguito ti dirò come trovare alcuni “punti deboli” della procedura per impedirla o bloccarla.

Controlla gli atti che precedono il pignoramento

Il creditore non può iniziare un pignoramento di punto in bianco. Il codice di procedura civile impone che prima egli notifichi al debitore due atti: il titolo esecutivo e il precetto. Ciò è previsto a tutela di chi ha un debito, che così ha la possibilità di pagarlo prima che i suoi beni vengano sottoposti ad una procedura esecutiva.

Il titolo esecutivo è un documento “ufficiale” dal quale risulta il credito nel suo esatto ammontare; può trattarsi:

  • di un provvedimento del giudice che condanna il debitore al pagamento di una somma di denaro (sentenza o decreto ingiuntivo);
  • di un assegno o di una cambiale;
  • di un atto notarile, dal quale risulta l’obbligo di una persona di pagare una certa somma.

L’atto di precetto è l’intimazione, fatta dal creditore al debitore, di pagare il debito risultante dal titolo esecutivo, oltre agli interessi e alle spese successive, entro un termine che non può essere inferiore a 10 giorni. Se per errore manca tale indicazione, oppure è indicato un termine inferiore, il precetto è valido, e il debitore deve pagare entro 10 giorni.

Il titolo esecutivo e il precetto possono essere notificati al debitore insieme o separatamente. In quest’ultimo caso, tra la notifica del primo e quella del secondo devono trascorrere almeno 10 giorni. Se prima del pignoramento manca la notifica di uno di questi due atti, la procedura non è valida e contro di essa il debitore può proporre un’azione detta opposizione agli atti esecutivi [1], chiedendo al giudice di sospenderla e di dichiararne la nullità.

Accerta la regolarità delle notifiche

La legge stabilisce delle formalità ben precise per la notifica degli atti giudiziari. Ti invito quindi a verificare se il titolo esecutivo, il precetto, il pignoramento o eventuali avvisi ti sono stati notificati regolarmente. Ecco cosa devi controllare:

  • l’ufficiale giudiziario deve attestare l’avvenuta notifica con un’apposita relazione, dalla quale risultano la data, l’ora e il luogo in cui ha effettuato questo adempimento, e la persona alla quale è stato consegnato l’atto. Se questa relazione manca, o è incompleta, o non è firmata dall’ufficiale giudiziario, la notifica è irregolare;
  • se l’atto non è stato consegnato a te, deve averlo ricevuto una persona della tua famiglia (purché abbia almeno 14 anni di età), oppure addetta alla tua casa o al tuo ufficio. In mancanza di queste persone, va bene anche il portiere o un vicino di casa: in questo caso, però, l’ufficiale giudiziario deve avvisarti a mezzo raccomandata di aver consegnato loro l’atto;
  • se l’ufficiale giudiziario non ha trovato né te ne altre persone alle quali poter consegnare l’atto, deposita quest’ultimo presso il Comune; deve però lasciarti un avviso dietro la porta di casa e spedirtene un altro a mezzo raccomandata.

Se qualcuna di queste formalità non viene rispettata, la notifica non è valida ed è possibile proporre, anche in questo caso, opposizione agli atti esecutivi.

Verifica se il credito esiste ancora

Un’altra cosa da fare è controllare che il credito per il quale si procede non sia prescritto. La prescrizione è l’estinzione di un diritto, quando esso non viene esercitato per un certo periodo di tempo, stabilito dalla legge. Anche se il creditore ha ottenuto una sentenza, se non richiede il pagamento al debitore entro il termine di prescrizione il suo credito si estingue.

La prescrizione varia secondo le varie tipologie di credito: se esso deriva dal risarcimento di un danno è di 5 anni, in molti altri casi è di 10 anni. Per avere un elenco completo dei termini di prescrizione ti consiglio di leggere La prescrizione dei debiti.

Se il credito è prescritto, il debitore può proporre un’azione detta opposizione all’esecuzione [2], con la quale contesta il diritto del creditore di procedere ad esecuzione forzata.

Controlla bene il titolo e il precetto

Sia il titolo esecutivo che il precetto devono avere alcuni requisiti, la cui mancanza rende invalida la procedura. Ecco cosa devi controllare:

  • il titolo esecutivo deve contenere in calce una formula, detta “formula esecutiva”. Si tratta di un’intimazione scritta, fatta dal cancelliere o da un altro pubblico ufficiale, rivolta a tutti gli ufficiali giudiziari, di dare esecuzione al titolo. Se la formula manca, oppure se è illeggibile, o incompleta, o se manca la firma o il timbro del cancelliere, si tratta di un’irregolarità;
  • il precetto deve contenere l’indicazione delle parti e della data di notificazione del titolo esecutivo; se quest’ultimo è un assegno o una cambiale, esso deve essere integralmente trascritto nel precetto o deve essere allegato ad esso in copia autentica. La mancanza di uno di questi requisiti si può far valere con l’opposizione agli atti esecutivi.

Nell’esaminare il precetto, è importante anche che tu controlli l’esattezza della somma richiesta: potrebbero esservi errori di calcolo degli interessi o delle spese, oppure potresti aver versato degli acconti di cui il creditore non ha tenuto conto.

Verifica il rispetto di tutti i termini

Nell’esecuzione forzata vi sono dei termini che devono essere osservati; in mancanza è possibile proporre opposizione agli atti esecutivi. Ecco a cosa devi prestare particolare attenzione:

  • se il titolo esecutivo e il precetto sono notificati separatamente, tra il primo e il secondo devono trascorrere almeno 10 giorni;
  • nel precetto è indicato un termine entro il quale il debitore deve pagare; esso non può essere inferiore a 10 giorni. Il pignoramento non può essere iniziato prima che sia decorso tale termine;
  • il pignoramento deve comunque avvenire entro 90 giorni dalla notifica dell’atto di precetto; trascorso questo periodo quest’ultimo diviene inefficace.

Fai valere eventuali impignorabilità di beni e somme

La legge prevede che certi beni, o somme che superano un determinato importo, non possano essere sottoposti a pignoramento. Ecco di cosa si tratta.

Se la procedura esecutiva riguarda beni mobili, è bene sapere che non possono essere pignorati i beni necessari alla vita del debitore e dei suoi familiari (come la cucina, il frigorifero, il tavolo da pranzo, i letti); le scorte alimentari necessarie per un mese; la fede nuziale e gli oggetti con un particolare significato religioso.

Per quanto riguarda i beni necessari esercizio dell’attività lavorativa del debitore, essi possono essere pignorati soltanto se non ci sono altri beni a disposizione dell’ufficiale giudiziario e comunque entro il limite massimo di un quinto.

In genere, gli ufficiali giudiziari sanno bene quali beni mobili possono essere aggrediti; comunque, in caso di errore, il debitore può proporre opposizione agli atti esecutivi.

Se invece ad essere pignorato è lo stipendio o la pensione, il datore di lavoro o l’ente che eroga la pensione devono accantonare una somma che successivamente verseranno al creditore. Essa, comunque, non può superare un certo importo previsto dalla legge. Precisamente:

  • se il creditore è un privato, il datore di lavoro o l’ente accantona una somma pari al 20% della busta paga; se essa non basta a coprire l’intero importo del credito, il terzo continuerà ad effettuare delle trattenute del 20% anche sulle mensilità successive, fino coprire gli importi dovuti dal debitore;
  • se il creditore è l’Agente della riscossione, e la busta paga non è superiore a 2.500 euro, la trattenuta è del 10%; se la busta paga è di importo compreso tra 2.501 e 5.000 euro, la trattenuta è del 14,28%; se la busta paga è di poco superiore a 5.000 euro, la trattenuta è del 20%.

Un eventuale errore nel calcolo delle trattenute può essere utilizzato per proporre opposizione agli atti esecutivi.

Quanto agli immobili, la prima casa non può essere pignorata dal fisco, purché ricorrano le seguenti condizioni:

  • deve essere l’unico immobile del debitore;
  • deve essere destinata a civile abitazione;
  • il debitore deve avervi la residenza anagrafica;
  • non deve essere accatastata come immobile di lusso (categorie A/8 e A/9).

In ogni caso l’Agenzia delle Entrate – riscossione non può procedere al pignoramento della prima casa del debitore se il credito non supera i 120.000 euro.

Come liberarti dal pignoramento?

Se non esistono i margini per proporre un’opposizione, puoi fare venir meno il pignoramento pagando la somma che ti è stata richiesta.

Una che è data per tutte le forme di esecuzione forzata, è quella della conversione del pignoramento [3]. Il debitore presenta al giudice che si occupa dell’esecuzione forzata (detto giudice dell’esecuzione) un’istanza, con la quale chiede di poter sostituire i beni pignorati con una somma di denaro, comprensiva dell’importo del credito, degli interessi e delle spese.

Insieme all’istanza, il debitore deposita in cancelleria una somma pari a un sesto dell’importo complessivo. Se il giudice autorizza la conversione, il debitore procede al pagamento ed evita così la vendita dei beni pignorati. Se il pignoramento riguarda beni mobili o immobili, può essere disposta la rateizzazione dell’importo, fino a 48 mesi.

Ti ho spiegato in modo molto dettagliato come si fa a difendersi da un pignoramento. Utilizzando questa guida puoi cercare di difendere i tuoi beni e il tuo denaro, o, quanto meno, di limitare i danni derivanti da un’azione esecutiva.

note

[1] Art. 617 cod. proc. civ.

[2] Art. 615 cod. proc. civ.

[3] Art. 495 cod. proc. civ.

Autore immagine: 123rf com.


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