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Come recuperare un credito da un privato

9 Maggio 2019
Come recuperare un credito da un privato

La causa, il decreto ingiuntivo, la mediazione e tutti i mezzi di recupero credito stragiudiziali: come ottenere il pagamento con le buone o le cattive pagando il meno possibile.

Dopo che hai letto il nostro articolo Decreto ingiuntivo per 100 euro, ti sei rassegnato all’idea che non conviene fare causa a una persona quando si tratta di un piccolo debito. Le spese da pagare all’avvocato e i costi vivi – tra bolli, notifiche e tasse – raggiungono facilmente lo stesso importo che si vuol recuperare, rendendo tutta la procedura giudiziale antieconomica. Tuttavia non ti va proprio a genio che chi ti deve dei soldi la faccia franca così facilmente. Ma non è solo una questione di principio: rispetto almeno alle tue condizioni economiche l’importo che devi riscuotere è tutt’altro che ridicolo e può farti saltare il bilancio familiare di un intero mese. Perciò ti chiedi come recuperare un credito da un privato, possibilmente spendendo il meno possibile.

Di tanto parleremo in questa breve guida. Ti forniremo le spiegazioni e gli strumenti che, negli stretti confini contrassegnati dalla legge, consentono a un creditore di ottenere dal debitore quanto gli spetta nel minor tempo possibile. Tieni tuttavia conto – e ti avviso subito – che si tratta sì di strumenti a volte coercitivi (come ad esempio il pignoramento dei beni), ma nessuna norma del nostro ordinamento prevede delle sanzioni di carattere penale o amministrativo per chi non paga i debiti. Sicché è molto difficile ottenere un adempimento spontaneo da chi, a livello patrimoniale, ha poco da perdere.

Ma procediamo con ordine e vediamo come recuperare un credito da un privato partendo proprio dagli strumenti giudiziali.

Come recuperare un credito da un privato facendo causa al debitore

Il metodo per così dire “tradizionale” per recuperare un credito è sicuramente il ricorso alla giustizia, ma è anche quello più costoso e lento. Cerchiamo di capire come bisogna muoversi in questo ambito.

Premesso che bisognerà sempre avvalersi di un avvocato per importi superiori a 1.100 euro e che, invece, quando la cifra è inferiore ci si può anche difendere da soli – conoscendo però le regole della procedura civile – è bene innanzitutto capire quali tipi di procedure si possono intraprendere.

Esistono due modi per recuperare un credito da privato, tutte e due volti a ottenere una condanna da parte del giudice, ossia ciò che si definisce un “titolo esecutivo”. Questo titolo – nient’altro che il documento con cui il magistrato ordina al debitore di pagare l’importo dovuto, più le spese legali e gli interessi – ti servirà poi, in caso di ulteriore inadempimento, per andare dall’ufficiale giudiziario, e chiedere il pignoramento dei beni del debitore.

Dicevamo che le procedure per ottenere la condanna sono differenti e divergono in base al tipo di prova che hai per dimostrare il tuo credito. Sia che esso dipenda da un contratto o altro tipo di accordo, da un fatto illecito, da un danno che ti è stato procurato ecc., quando hai una prova scritta in mano puoi richiedere un decreto ingiuntivo. Se invece tutto è avvenuto “a voce” e non hai un documento che dimostri il tuo diritto, devi proporre una causa ordinaria.

La differenza tra «decreto ingiuntivo» e la causa (un giudizio volto ad accertare l’esistenza e l’entità del credito) è notevole e riguarda soprattutto i tempi per l’emissione della condanna.

Ricorso per decreto ingiuntivo

Nel ricorso per decreto ingiuntivo, infatti, il creditore si limita a depositare, nella cancelleria del giudice (ormai tutto avviene col processo telematico), i documenti che attestano il suo credito con la richiesta di emissione di un ordine di pagamento. Il magistrato, analizzate le prove, emette il decreto ingiuntivo: ossia condanna il debitore a pagare le somme intimate dal creditore, oltre a quelle che nel frattempo sono maturate a titolo di interessi e di costi per l’emissione del decreto ingiuntivo.

Le possibili «prove scritte» riconosciute sufficienti dalla legge per chiedere un decreto ingiuntivo sono i contratti, le fatture, gli ordinativi firmati dall’acquirente, le cambiali e gli assegni protestati, un’ammissione di debito sottoscritta dal debitore (esplicita o, come nel caso di richiesta di rateizzazione, anche implicita), ecc.

In questa fase, il debitore non viene avvisato della procedura e non partecipa ad alcuna udienza. Successivamente all’emissione di questo provvedimento, il creditore ha 60 giorni di tempo per notificarlo con l’ufficiale giudiziario al debitore. Il debitore, ricevuto il decreto ingiuntivo, può pagare e così evitare tutte le conseguenze che deriverebbero da un suo inadempimento. In alternativa, ha 40 giorni di tempo per fare opposizione, ossia ricorrere contro il decreto ingiuntivo mettendo in discussione o l’esistenza del debito o l’importo. In quel caso, verrà avviata una causa vera e propria, nel corso della quale spetterà al creditore dimostrare il suo diritto con prove diverse da quelle documentali già utilizzate per richiedere l’ingiunzione di pagamento. Il debitore dovrà difendersi. Per importi fino a 50mila euro, dopo la prima udienza, il giudice ordina alle parti di tentare una mediazione, ossia di presentarsi dinanzi a uno degli organismi (privati) situati nella stessa città, volti a trovare una definizione bonaria alla lite. Se non si trova alcun accordo, il processo procede regolarmente fino all’emissione della sentenza che può alternativamente: confermare il decreto ingiuntivo (ribadendo quindi l’obbligo di pagamento) oppure, al contrario, revocarlo, liberando il debitore da ogni obbligo.

In ultimo, se il debitore, una volta ricevuta la notifica del decreto ingiuntivo, non propone opposizione nei 40 giorni, il decreto diventa definitivo: vale come una sentenza “passata in giudicato”, ossia non più impugnabile; per cui il creditore potrà procedere al pignoramento.

Tempi del decreto ingiuntivo

Di solito, per ottenere l’emissione di un decreto ingiuntivo decorrono in media due o tre mesi, a seconda del carico di lavoro del tribunale. A questi bisognerà aggiungere il tempo per la notifica (altri 10-15 giorni) e i 40 giorni dalla notifica necessari affinché il decreto, non opposto, diventi definitivo. Chiaramente, se il debitore fa opposizione i tempi si allungano notevolmente, intervenendo una causa.

L’opposizione sospende l’efficacia esecutiva del decreto ingiuntivo, tuttavia il giudice potrebbe già autorizzare il pignoramento con la prima udienza se ritiene fondate le ragioni del creditore o se vi è urgenza.

Costi del decreto ingiuntivo

Per fare un decreto ingiuntivo bisogna innanzitutto pagare un avvocato, il cui onorario di solito viene rapportato all’entità del credito da riscuotere. Difficilmente però si troverà un legale disponibile a procedere per meno di 400-500 euro.

C’è poi da considerare il contributo unificato che è la voce più importante di tutta la procedura. Si tratta di una tassa dovuta allo Stato. L’importo, anche in questo caso, varia a seconda dell’entità del credito da riscuotere. Ecco gli scaglioni:

  • valore fino a € 1.100,00: € 21,5;
  • valore superiore a € 1.100,00 e fino a € 5.200,00: € 49,00;
  • valore superiore a € 5.200,00 e fino a € 26.000,00: € 118,50;
  • valore superiore a € 26.000,00 e fino a € 52.000,00: € 259,00;
  • valore superiore a € 52.000,00 e fino a € 260.000,00: € 379,50;
  • valore superiore a € 260.000,00 e fino a € 520.000,00: € 607;
  • valore superiore a € 520.000,00: € 843.

C’è poi una marca da bollo di 27 euro.

Bisogna pagare l’ufficiale giudiziario per la notifica del decreto ingiuntivo: l’importo varia da 10 a 20 euro.

Infine, una volta divenuto definitivo per mancata opposizione bisognerà chiedere la formula esecutiva e registrare il decreto. Per quanto attiene all’imposta di registro, l’imposta è determinata in misura fissa pari a 200 euro se tale provvedimento reca la condanna al pagamento di una somma soggetta a Iva; negli altri casi è calcolata secondo un’aliquota pari al 3% del valore.

Per importi fino a 1.100 euro si può agire da soli senza avvocato, innanzi al giudice di pace.

Causa di accertamento del credito

Come anticipato, se il creditore non dispone della prova scritta del proprio credito, non potrà chiedere un decreto ingiuntivo; ciò però non vuol dire che non possa recuperare gli importi che gli sono dovuti. Difatti una gran parte di contratti e di obbligazioni nasce senza alcun pezzo di carta.

Molti accordi vengono siglati con una semplice stretta di mano; senza contare che i risarcimenti per danni non presuppongono certo una scrittura privata (si pensi all’indennizzo per una infiltrazione di acqua dall’appartamento del piano di sopra), ecc. In questi casi, bisogna avviare un normale processo nel corso del quale provare il credito. La prova potrà essere data sia con testimoni che con indizi (si pensi al pagamento di un acconto). Leggi Come funziona un processo civile.

Tempi della causa di recupero crediti

Il processo ha tempi molto più lunghi del decreto ingiuntivo. Di solito non meno di 4 o 5 anni. Leggi Quanto dura una causa civile.

Costi della causa di recupero crediti

Anche in questo caso bisognerà pagare la parcella all’avvocato che, di certo, è più elevata rispetto alla procedura di decreto ingiuntivo e non è mai inferiore a mille euro.

C’è poi il costo della notifica della citazione. In più, bisogna versare il contributo unificato che è doppio rispetto a quello del decreto ingiuntivo. Ecco gli scaglioni:

  • valore fino a € 1.100,00: € 43,00;
  • valore superiore a € 1.100,00 e fino a € 5.200,00: € 98,00;
  • valore superiore a € 5.200,00 e fino a € 26.000,00: € 237,00;
  • valore superiore a € 26.000,00 e fino a € 52.000,00: € 518,00;
  • valore superiore a € 52.000,00 e fino a € 260.000,00: € 759,00;
  • valore superiore a € 260.000,00 e fino a € 520.000,00: € 1.214,00;
  • valore superiore a € 520.000,00: € 1.686,00.

Per importi fino a 1.100 euro si può agire da soli senza avvocato, innanzi al giudice di pace. Il procedimento è però insidioso per chi non conosce le regole del processo.

Prima della causa bisogna tentare la mediazione obbligatoria pagando 40 euro a testa all’organismo. L’incontro – che avviene su richiesta del creditore a un organismo qualsiasi della città del tribunale competente – è rivolto a tentare una soluzione bonaria. Senza questo tentativo non può procedersi in causa.

Cosa fare se il debitore non paga

Se, una volta ottenuto il titolo esecutivo (decreto ingiuntivo o sentenza) il debitore non paga, si dovrà fare pignoramento. Anche in questo caso è il creditore ad anticipare i costi della procedura.

Il pignoramento è tanto più difficile quanto più il debitore è privo di beni intestati. Tuttavia, è davvero difficile che, al giorno d’oggi, una persona sia completamente nullatenente. Ecco perché, prima di iniziare una lunga e costosa procedura di recupero crediti è sempre bene assumere informazioni circa la consistenza patrimoniale del debitore, per non doversi poi accorgere, solo alla fine della causa, che questi è senza nulla e non è possibile – nonostante l’ordine del giudice – recuperare concretamente le somme. In ogni caso, ti consigliamo la lettura di questo articolo in cui potrai capire cosa fare nei confronti di un nullatenente: Pignoramento: come avviene senza beni intestati.

Come recuperare un credito da un privato senza causa 

Le grandi aziende recuperano i micro crediti facendo ricorso ai call center ed appoggiandosi a società specializzate nel recupero crediti. Queste però accettano solo grandi quantitativi di ordini. Quindi, un privato non vi può accedere.

Non resta allora che affidarsi ai tradizionali metodi “stragiudiziali” ossia che non passano attraverso il tribunale. Ecco qualche esempio.

Le telefonate di sollecito

Telefonare, anche più di una volta, al debitore per ricordargli la scadenza, non è vietato dalla legge. L’importante è non rasentare lo stalking. Le molestie telefoniche, quando reiterate (ad esempio anche due o tre episodi nell’arco della stessa giornata), costituiscono reato. Sarà quindi bene non utilizzare il telefono come elemento di persuasione occulta al solo scopo di molestare il debitore, ma solo come mezzo per stabilire un contatto bonario e informale.

La diffida scritta

Sicuramente, una raccomandata ha il suo peso. Non ha un peso maggiore se firmata da un avvocato, poiché il suo valore è sempre identico. Tuttavia, la presenza di un legale può dimostrare al debitore la serietà delle intenzioni del creditore e l’imminenza di un’azione legale.

La diffida può essere inviata con Posta elettronica certificata se il debitore ne è munito.

Di solito, con la diffida si danno 15 giorni di tempo per pagare, ma per piccoli importi si può ridurre il tempo a meno (anche a soli 3 o 5 giorni).

La notifica della falsa citazione

C’è un mezzo che alcune finanziarie hanno in passato spesso utilizzato per spingere il debitore a pagare con le buone. Si tratta della notifica dell’atto di citazione non seguita però dall’iscrizione a ruolo del giudizio. Per comprendere meglio la questione dobbiamo fare un passo indietro.

Per iniziare una causa di recupero crediti, il creditore deve notificare la citazione al debitore in cui, oltre a descrivere il proprio diritto e le domande che verranno fatte al giudice, gli indica la data alla quale presentarsi in tribunale. Dopo 10 giorni dalla notifica della citazione, il creditore deve depositare la copia di tale atto in cancelleria e iscrivere a ruolo il giudizio: è in questo momento che la giustizia italiana viene messa al corrente del contenzioso. Nulla però toglie che l’attore – chi inizia il giudizio – ci ripensi e, dopo aver inviato la citazione – desista dall’iscrizione a ruolo. In tal caso, la procedura si ferma lì e non ha alcun prosieguo.

Ecco che allora chi vuol far credere al debitore di avergli fatto causa per ottenerne subito il pagamento potrebbe limitarsi a notificare la citazione (spendendo solo i costi della notifica) senza poi dar vita al vero e proprio giudizio. Chiaramente, questo espediente funziona nella misura in cui il debitore, una volta avuto l’atto giudiziale, contatti il creditore per offrire un pagamento spontaneo.

La mediazione

L’ultima strada per recuperare un credito da un privato è la mediazione che, peraltro, per importi inferiori a 50mila euro, è obbligatoria per poter poi agire in processo.

Il creditore si deve rivolgere a un organismo della città del tribunale competente che provvede a convocare le parti per partecipare a un incontro. Lo scopo è trovare una soluzione bonaria. Il primo incontro ha un costo di 40 euro. Se l’accordo viene raggiunto, bisogna poi pagare la percentuale al mediatore.

Come fare opposizione ad un atto di precetto? GUARDA IL VIDEO



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