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Come non pagare un decreto ingiuntivo

9 Maggio 2019
Come non pagare un decreto ingiuntivo

Metodi che ha il debitore per opporsi al decreto ingiuntivo, al pignoramento o per trovare un accordo. Con alcuni stratagemmi è possibile anche occultare il patrimonio.

Se sei approdato su questa pagina è probabilmente perché hai contratto un debito e il creditore ha agito nei tuoi riguardi facendo ricorso al giudice. Se non hai alcuna intenzione di dargliela vinta e ti chiedi come non pagare un decreto ingiuntivo è necessario che tu conosca innanzitutto le regole di procedura civile che disciplinano questo particolare tipo di provvedimento giudiziale. Difatti avrai notato che, al momento della richiesta e della emissione del decreto ingiuntivo, nessuno ti ha convocato in tribunale: tutto è avvenuto a tua insaputa. È però del tutto regolare; la legge infatti prevede tale procedimento abbreviato tutte le volte in cui il creditore dispone di una prova scritta come una fattura, un contratto o anche una tua stessa ammissione di debito. A questo punto hai due possibilità: o ti opponi al decreto ingiuntivo (sempre tramite il giudice che lo ha emesso e con l’assistenza di un avvocato) oppure lasci le cose come stanno e, in tal caso però, corri il rischio di un pignoramento.

È chiaro allora che, se ti chiedi come non pagare un decreto ingiuntivo, devi anche metterti nella condizione di presentare un’opposizione con il tuo avvocato. Ma se non hai nulla da perdere, perché non ti spaventa l’esecuzione forzata e non possiedi beni intestati, potresti anche valutare la possibilità di risparmiare i costi di un giudizio e lasciare che sia il creditore a sfiancarsi, per primo, in un inutile pignoramento nei tuoi confronti.

Di tanto parleremo più nel dettaglio qui di seguito. Prenditi quindi cinque minuti del tuo tempo: le informazioni che potresti trarne potrebbero essere di vitale importanza.

Decreto ingiuntivo: come funziona?

La prima cosa da fare, per comprendere come non pagare un decreto ingiuntivo, è spiegare come funziona il decreto ingiuntivo. Nulla di più facile.

Il creditore, munito di prova scritta del proprio diritto (fattura, contratto, nota d’ordine, cambiale o assegno, ecc.) invia alla cancelleria del tribunale competente – in modalità telematica – una richiesta di condanna nei confronti del debitore. Il giudice emette così, nel giro di alcune settimane, il decreto ingiuntivo: un ordine con cui ingiunge al debitore di pagare, entro massimo 40 giorni, gli importi dovuti oltre alle spese legali e agli interessi.

Nei 60 giorni successivi (e non oltre) il creditore deve notificare il decreto al debitore. Quest’ultimo ha tre opzioni. O paga e così evita il pignoramento. O fa opposizione al decreto ingiuntivo entro 40 giorni e, in tal caso, avvia una vera e propria causa volta a contestare l’esistenza o l’entità del debito. O fa finta di nulla e fa scadere i 40 giorni di tempo concessigli dal giudice: in tal caso, il decreto diventa definitivo, non può più essere contestato e ha la stessa forza di una sentenza irrevocabile; per cui il creditore potrà avviare il pignoramento (previa notifica di un ultimo avviso, l’atto di precetto, con cui si danno altri 10 giorni al debitore per mettersi in regola).

Come bloccare un decreto ingiuntivo

Il decreto ingiuntivo è una sorta di bomba ad orologeria che esplode dopo 40 giorni. O meglio, dopo 40 giorni non può più essere opposto, diventando così inopponibile. Tuttavia, prima che venga avviato il pignoramento vero e proprio potrebbero trascorrere altri mesi, tempo durante il quale il debitore può sempre trovare un accordo con il creditore, chiedere una rateazione o un saldo e stralcio.

La cosa più importante da sapere però è che il decreto ingiuntivo, una volta notificata l’opposizione al creditore, viene bloccato. Ciò significa che non può più diventare esecutivo allo scadere del quarantesimo giorno visto che, ormai, è in corso il processo di accertamento del credito.

Ciò significa che il debitore che non vuol pagare il decreto ingiuntivo lo può opporre. Per presentare opposizione al decreto ingiuntivo bisogna innanzitutto affidarsi a un avvocato e poi notificare la citazione al creditore entro 40 giorni (fa fede la data di spedizione dell’atto giudiziario). Da quel momento, il debitore può dormire sonni tranquilli almeno fino alla prima udienza dinanzi al giudice.

Cosa succede alla prima udienza di opposizione al decreto ingiuntivo?

Alla prima udienza della causa di opposizione al decreto ingiuntivo il giudice è chiamato a prendere una decisione molto importante: deve cioè stabilire se rendere il decreto ingiuntivo «provvisoriamente esecutivo». Se “esecutivo”, il decreto consente l’avvio del pignoramento nonostante sia in corso un giudizio per l’accertamento del debito. In pratica, il debitore viene chiamato a pagare immediatamente e, nel caso in cui poi vinca la causa, potrà ottenere il rimborso di quanto anticipato. Se il debitore non paga, il creditore può già portare avanti l’esecuzione forzata nonostante la pendenza del processo di opposizione.

È chiaro quindi che, per non pagare un decreto ingiuntivo, sebbene in prima battuta sia necessario presentare l’opposizione, ciò da solo non basta: bisogna anche sperare che il giudice non conceda la provvisoria esecuzione alla prima udienza.

Ma quand’è che il decreto ingiuntivo viene dichiarato provvisoriamente esecutivo? La cosiddetta «provvisoria esecuzione» viene accordata dal giudice tutte le volte in cui:

  • il credito è fondato su uno dei seguenti documenti o atti: a) cambiale, assegno bancario, assegno circolare o certificato di liquidazione di borsa; b) un atto ricevuto da notaio o da altro pubblico ufficiale autorizzato (ad esempio un mutuo);
  • quando vi è pericolo di grave pregiudizio nel ritardo ossia quando i lunghi tempi del processo potrebbero pregiudicare il diritto del creditore: pensa a quando una azienda sta per chiudere o una persona si sta indebitando con altri creditori o quando il debitore si sta spogliando del proprio patrimonio, ecc. Il giudice può imporre una cauzione al creditore;
  • quando il debitore ha firmato un documento in cui riconosce il credito del ricorrente.

Il giudice concede la provvisoria esecuzione, d’ufficio, anche in altri ipotesi: ad esempio per i crediti del condominio o per quelli previdenziali in merito ai contributi dovuti, quando si tratta di crediti per il mantenimento dei figli o per il pagamento dei canoni di affitto dovuti dall’inquilino moroso.

Se il giudice non concede la provvisoria esecuzione, il debitore potrà stare tranquillo fino alla conclusione della causa di opposizione poiché, prima di quel momento, nessuno potrà intimargli il pagamento o, peggio, il pignoramento.

È con la sentenza definitiva che però arriva la resa dei conti: e se il giudice conferma la correttezza del decreto ingiuntivo, bisognerà trovare il modo di pagare o un accordo con il creditore per evitare il pignoramento.

Come non pagare il decreto ingiuntivo nonostante la condanna

Abbiamo appena spiegato come non pagare il decreto ingiuntivo facendo opposizione. Il che è abbastanza scontato e semplice.

Il più delle volte però il debitore non ha la possibilità di fare opposizione e si arrende all’idea di lasciare che il decreto diventi definitivo. In altre occasioni, l’opposizione non ha buon esisto e, al termine del processo, il debitore viene ugualmente condannato. In entrambi i casi il creditore è munito di un provvedimento giudiziale di condanna (cosiddetto titolo esecutivo) e può avviare l’esecuzione forzata. È ancora possibile, in queste ipotesi, non pagare il decreto ingiuntivo? Assolutamente sì.

Innanzitutto è possibile presentare una opposizione all’esecuzione forzata tutte le volte in cui il creditore abbia aggredito un bene impignorabile (ad esempio una pensione di invalidità, gli assegni per il nucleo familiare, le polizze vita, una misura superiore del quinto dello stipendio o della pensione, il minimo vitale della pensione, il mantenimento dovuto all’ex coniuge o ai figli, ecc.). È poi possibile l’opposizione agli atti dell’esecuzione forzata quando il creditore commette un errore formale di procedura (ad esempio notifica il decreto ingiuntivo a un soggetto o a un indirizzo sbagliato; dimentica di chiedere la formula esecutiva o non la riporta nell’atto di precetto; avvia il pignoramento dopo oltre 90 giorni dalla notifica del precetto; notifica il decreto ingiuntivo dopo 60 giorni dalla sua emissione, ecc.).

L’opposizione può essere intrapresa al momento della notifica del precetto (per cui si parlerà di opposizione al precetto) oppure quando già il pignoramento è avviato. L’importante è che l’esecuzione forzata non sia già ultimata.

A differenza dell’opposizione al decreto ingiuntivo, quella contro il pignoramento non sospende l’efficacia esecutiva del titolo (il decreto o la sentenza di condanna): spetterà però al debitore, alla prima udienza, chiedere al giudice la sospensione dell’esecuzione forzata in attesa di decidere sull’opposizione stessa.

Come non pagare il decreto ingiuntivo se non si hanno i soldi per la causa

Fare un’opposizione al decreto ingiuntivo o al pignoramento richiede soldi: il debitore deve infatti pagare il suo avvocato e anticipare i costi del processo. Non tutti hanno la disponibilità economica per questo anche quando non si rientra nei limiti per ottenere l’avvocato gratis pagato dallo Stato (cosiddetto gratuito patrocinio). A questo punto c’è chi preferisce lasciare che il decreto diventi definitivo e correre ai ripari in un momento successivo. Ma come?

A nessun creditore piace avviare un pignoramento, con i rischi di insuccesso che questo comporta. Per cui, di solito, viene accolta di buon grado la richiesta del debitore di un pagamento dilazionato, specie se garantito da titoli. L’accordo può essere raggiunto anche dopo l’esecutività del decreto ingiuntivo. È chiaro però che tanto prima si interviene tanto più facile è strappare condizioni favorevoli. E difatti difficilmente il creditore acconsentirà a rinunciare ai propri diritti una volta che il decreto ingiuntivo è divenuto definitivo. Meglio quindi sarebbe tentare una transazione già dopo la notifica del decreto e prima del decorso dei 40 giorni, in modo da porre, come contropartita, la rinuncia all’opposizione (che impedirebbe al creditore di recuperare il proprio denaro in tempi brevi e certi).

Di solito le soluzioni che vengono prospettate al creditore sono alternative: o un pagamento ratteizzato o un saldo e stralcio (ad esempio la decurtazione delle spese legali). In questa fase, però, tutto è rimesso all’accordo delle parti e nulla impone al creditore di accettare le condizioni offertegli.

Per l’accordo è sufficiente contattare l’avvocato del creditore, cosa che può fare anche direttamente il debitore o il suo avvocato.

Come evitare il pignoramento per decreto ingiuntivo

Inutile nascondersi dietro un dito: molte persone, una volta contratto un debito, pensano solo a nascondere il proprio patrimonio per non renderlo aggregabile. Di lì una serie di tentativi volti a fingere vendite o donazioni. Chi ha un conto corrente pensa ad esempio a bonificare gli importi sul conto di un familiare e chi ha una casa intestata prova a regalarla a un figlio o a simulare una falsa separazione col coniuge. Tutti questi espedienti – ovviamente illegali – lasciano il tempo che trovano visto che il creditore può revocarli entro 5 anni facendo ricorso al tribunale (cosiddetta azione revocatoria). Condizione per la revocatoria è dimostrare che, all’esito dello spoglio dei propri beni, il debitore non ha altro su cui il creditore potrebbe soddisfarsi tramite il pignoramento. È chiaro quindi che una revocatoria non avrebbe successo se il debitore, proprietario di più immobili, ne vende uno solo.

Una cosa è certa: non è revocabile il prelievo dal conto corrente. Se, ad esempio, hai risparmi in banca e, prima che arrivi un pignoramento, ti affretti a svuotare il conto non puoi essere aggredito dal creditore che dovrà soccombere a questa “tattica”.

In un precedente articolo, di cui ti consiglio un’attenta lettura, abbiamo comunque fatto rilevare che, seppur un nullatenente non rischia nulla, al giorno d’oggi c’è sempre qualche bene da aggredire, quantomeno per rendere difficile la vita al debitore e spingerlo a pagare il possibile. Di tanto avevamo parlato in Pignoramento: come avviene senza beni intestati. Ad esempio è sempre possibile il pignoramento di crediti futuri oppure quello intentato agli eredi dopo il decesso del debitore. Insomma, come spesso diciamo, la partita del recupero crediti si gioca, più che altro, sulla tenuta dei “nervi”.



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4 Commenti

  1. Non è proprio meritorio illustrare le possibili condotte fraudolente tese ad evitare il pagamento.

  2. Esempio mio, ché è successo alla mia famiglia.
    Il mio creditore avanza 11 mila euro, io ho dimostrato al giudice, i miei lavori svolti anticipati a 34 mila euro.
    Purtroppo non riesco economicamente a sostenere una causa, sono costretto a subire un pignoramento per conto terzi, in busta paga, sebbene il creditore abbia avuto soddisfazione, immobiliare più del 100 %,
    Mi tocca sparire. Cioè mollare il lavoro a tempo indeterminato, non avere più la busta paga e lavorare in nero.
    E un bimbo di 6 anni, e una moglie.

  3. È perfettamente meritorio se si può aiutare 1 persona in difficoltà a diffondere notizie per opporsi al pignoramento, specialmente per alcune banche che strozzano i loro clienti con garanzie sul credito t avvolte esagerate.Grazie

  4. come si fa a calcolare una notula per opposizione a un segreto ingiuntivo per tfr di un valore di 18000 euro? possibile che l’avvocato ne chieda 10000?

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