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Lecito controllare il computer del dipendente che gioca durante il lavoro

14 Novembre 2013
Lecito controllare il computer del dipendente che gioca durante il lavoro

L’azienda può licenziare il lavoratore che usa il pc aziendale per giocare: tenere sotto verifica il pc non è “controllo a distanza” vietato dallo Statuto dei lavoratori.

 

Il dipendente che passa ore e ore a giocare al computer rischia un licenziamento; inoltre, il datore di lavoro può controllare il suo pc senza perciò violare lo Statuto dei lavoratori che vieta “sistemi di controllo a distanza” dei lavoratori [1].

È quanto emerge da una recente sentenza della Cassazione [2].

Il provvedimento ha fatto il giro di internet e, in particolar modo, dei social network che hanno sottolineato la correlazione tra il “passatempo informatico” del dipendente e il “licenziamento”. In realtà, la sentenza è ancora più interessante per un altro aspetto.

Come noto, lo statuto dei lavoratori vieta il controllo dei dipendenti con mezzi a distanza, come – per esempio – le telecamere. Ebbene, secondo la Cassazione non è il caso di un pc “sotto osservazione”. Il datore di lavoro potrebbe, al limite, anche chiedere ai dipendenti una preventiva e generica autorizzazione al controllo a distanza del computer aziendale e, nel caso, verificare l’attività che essi vi svolgono.

Inoltre, sottolinea la Corte, è legittimo il licenziamento se l’addebito mosso al lavoratore è  quello di utilizzare il computer in dotazione a fini di gioco. Non si tratta di un motivo generico né la legge richiede che il datore indichi necessariamente i singoli episodi dell’illecito (ossia le singole partite abusivamente giocate dal lavoratore). La generica contestazione di utilizzare in continuazione, e non in episodi specifici isolati, il computer aziendale è sufficiente a rendere valido il licenziamento.


note

[1] Art. 4 Statuto dei Lavoratori, L. 300/1970.

[2] Cass. sent. n. 25069/2013.


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