Nuovo assegno di mantenimento approvato dalla commissione

10 Maggio 2019 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 Maggio 2019



Passa alla Camera, in commissione, Giustizia, il testo che modifica l’assegno divorzile. La parola all’Aula, poi al Senato. Ecco le novità.

L’ultima parola sull’importo dell’assegno di mantenimento in caso di separazione o di divorzio spetterà al giudice. Come abbiamo anticipato nel nostro articolo «Divorzio: come cambia l’assegno di mantenimento» e, prima ancora, quando ci siamo occupati della nuova legge che regola il trattamento economico all’ex, toccherà alla magistratura valutare quando, da chi ed in quali termini deve essere versato. Questo il sunto del nuovo assegno di mantenimento approvato dalla commissione Giustizia della Camera. Il provvedimento dovrà passare ora al vaglio dell’Aula di Montecitorio.

Assegno di mantenimento: le novità

Non è che il nuovo assegno di mantenimento approvato dalla commissione introduca delle novità clamorose rispetto a quello che già la giurisprudenza ha più volte ribadito. Forse quella più interessante riguarda il riconoscimento dell’assegno solo per un periodo limitato ad una situazione di momentanea difficoltà di uno dei coniugi, come può essere un improvviso stato di disoccupazione. Se, invece, l’impasse è definitivo (potrebbe essere il caso di chi ha già una certa età e non può più trovare un lavoro) l’assegno e l’ex saranno insieme finché morte non li separi.

Per il resto, niente di eclatante. Il testo conferma, ad esempio, che l’assegno di divorzio non può essere retroattivo, cioè che un coniuge non può ricorrere alla magistratura per chiedere l’applicazione della nuova normativa. Questo significa che le modifiche appena approvate dalla commissione Giustizia della Camera, se verranno confermate in Aula e, poi, al Senato, riguarderanno solo i nuovi casi o quelli il cui processo è già iniziato.

C’è, poi, il discorso che riguarda l’importo dell’assegno di mantenimento. Come dicevamo, e come già stabilito dalla giurisprudenza, sarà il magistrato a valutare alcuni criteri per decidere se il trattamento economico spetta all’ex oppure no e, eventualmente, a quanto ammonta. Si tratta di parametri come:

  • l’età dei coniugi;
  • il loro reddito;
  • il patrimonio a loro disposizione;
  • la formazione professionale;
  • le reali opzioni che hanno di trovare un lavoro;
  • il tempo che occorre ad un coniuge per occuparsi dei figli (se i bambini sono molto piccoli, è ovvio che diventano più impegnativi rispetto a chi ha dei figli ormai ventenni).

Assegno di mantenimento: i limiti

Se ne deduce che il giudice non terrà conto di ciò che ciascuno dei coniugi ha messo di suo durante il periodo in cui hanno vissuto insieme, ovvero il loro comportamento. Quello che, invece, potrà considerare il magistrato è la durata della convivenza: più è stata breve, più basso sarà l’importo dell’assegno.

Altro limite alla concessione di un trattamento economico all’ex dopo la separazione o il divorzio è quello di un’eventuale «nuova vita» di uno dei due. In sostanza, se ti risposi o vai a convivere con un’altra persona, niente assegno.  In realtà, con questo limite il nuovo testo ha «scoperto l’acqua calda»: questo principio veniva già applicato, tra le altre cose, perché negli ultimi anni lo avevano determinato diverse sentenze.

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2 Commenti

  1. Mamma separata con tre figli 6/12/15anni con patologia grave sclerosi multipl a e senza lavoro,per quanto mi spetta?preciso che non voglio fare la mantenuta,ma dovrei avere un posto a vita dove poter seguire anche I ragazzi.

    1. Se nn lavora le spetta l’assegno!
      Veda di farsi riconoscere la malattia dall’ inps è farsi dare invalidità per il futuro..Auguri.

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