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Come si finisce nell’elenco dei cattivi pagatori?

12 Maggio 2019


Come si finisce nell’elenco dei cattivi pagatori?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 Maggio 2019



Segnalazione e iscrizione nella Centrale Rischi di Banca d’Italia, Crif e altri Sic: i tempi di permanenza e di cancellazione; il tipo di debito per i quali si finisce nelle black list.

Avrai già sentito parlare dell’esistenza di un elenco dei cattivi pagatori. Forse ti sarai anche chiesto chi lo gestisce, quali sono le cause per cui si viene iscritti in questa banca dati e, soprattutto, come uscirne una volta che si è stati segnalati. In realtà, il problema si pone solo per alcuni debiti e non sempre. In più la segnalazione non è “a vita”: decorso un certo arco di tempo, si viene cancellati in automatico.

Si fa molta confusione quando si deve rispondere alla domanda: come si finisce nell’elenco dei cattivi pagatori? A volte, l’equivoco nasce da una forma di “terrorismo psicologico” che alcune società di recupero credito contribuiscono ad alimentare. Altre volte, invece, sono le stesse banche responsabili di segnalazioni effettuate in assenza dei presupposti legali, cosa che poi consente al cliente di chiedere un risarcimento.

Proprio per sciogliere ogni dubbio in merito ed evitare ulteriori fraintendimenti, in questo articolo ti spiegheremo, per filo e per segno, come si finisce nell’elenco dei cattivi pagatori, per quali debiti si viene segnalati e qual è il ritardo consentito prima del quale scatta questo tipo di sanzione. Ma procediamo con ordine.

Cos’è l’elenco dei cattivi pagatori?

Spesso si associa la parola «elenco cattivi creditori» con società come Crif, Experian, Consorzio Tutela Credito e Assilea. Queste invece sono i cosiddetti Sic, ovvero i sistemi di informazioni creditizie che racchiudono in sé le notizie in merito a chiunque abbia rapporti – di qualsiasi genere – con un istituto di credito. Si tratta di  banche dati private che vengono consultate dalle banche e dalle finanziarie prima di concludere qualsiasi tipo di rapporto con un cliente (finanziamenti, mutui, aperture di credito, ecc.). In esse, viene riportata la storia di correntisti e mutuatari: serve, ad esempio, a capire se una persona ha un mutuo già in corso e se ne può sostenere un altro o se si è indebitato eccessivamente, se sta pagando le rate con puntualità o se è in mora, quanto gli rimane ancora da pagare prima di estinguere il finanziamento, ecc. Queste informazioni sono utili agli istituti di credito per verificarne affidabilità e puntualità nei pagamenti dei clienti. Servono, quindi, a garantire il sistema bancario da possibili perdite derivanti da contratti conclusi con soggetti non affidabili.

Le Sic non racchiudono solo le informazioni “negative” di persone fisiche e aziende (ad esempio l’omesso pagamento di un mutuo), ma anche quelle positive: rivelano, ad esempio, se un correntista ha rispettato l’apertura del credito e sta pagando gli interessi, se il beneficiario del finanziamento è in regola con tutte le rate, ecc.

L’elenco dei cattivi pagatori “per eccellenza” è invece la Centrale Rischi interbancaria o anche chiamata Cai (Centrale allarme interbancaria). In essa, finiscono solo le informazioni negative dei clienti degli istituti di credito e non anche quelle positive. La Centrale Rischi, a differenza delle Crif (che sono società private) è un archivio pubblico controllato dalla Banca d’Italia.

Quando si viene segnalati nell’elenco dei cattivi pagatori?

Come avrai già compreso, non per tutti i debiti si viene iscritti nell’elenco dei cattivi pagatori, ma solo per quelli contratti con istituti di credito e finanziarie. Assegni a vuoto e protestati, mutui non pagati o pagati solo con notevole ritardo, scoperti sul conto e utilizzo dell’apertura di credito oltre i limiti consentiti sono solo alcuni degli esempi dei comportamenti che danno luogo a una segnalazione nella Banca dati dei cattivi pagatori.

Quindi, non si viene segnalati nelle banche dati dei cattivi pagatori se non si paga un fornitore, una bolletta (a qualsiasi utenza si riferisca), il condominio, il locatore, un abbonamento a una pay-tv; non si viene segnalati se non si pagano le rate concordate con un rivenditore privato (ad esempio un negozio di mobili, un professionista o una concessionaria auto), ma se il pagamento dilazionato viene fatto attraverso una finanziaria, invece, scatta l’iscrizione negativa.

Non si finisce negli elenchi dei cattivi pagatori neanche se non si paga il Fisco (l’Agenzia delle Entrate, l’Agente della Riscossione per le cartelle esattoriali, l’Inps, il Comune, ecc.): ad esempio, se non versi l’Imu, la Tasi o qualsiasi altra imposta non troverai mai il tuo nome nella Centrale Rischi della Banca d’Italia; tutt’al più, superate determinate soglie, potresti subire un processo penale (leggi Quando l’evasione fiscale è reato).

Dopo quanto tempo si viene segnalati nell’elenco dei cattivi pagatori?

Una volta chiarito che la segnalazione alla Centrale Rischi scatta solo in presenza di debiti con istituti di credito, possiamo fare un ulteriore passo per comprendere come si finisce nell’elenco dei cattivi pagatori. La giurisprudenza ha chiarito che la segnalazione non può avvenire solo per un ritardo che magari può essere dovuto a un semplice disguido, al fatto che il datore di lavoro abbia versato lo stipendio dopo qualche giorno rispetto la normale scadenza o una momentanea difficoltà economica facilmente superabile.

Secondo la Cassazione [1], ci può essere una segnalazione in Crif o alle altre Sic per il semplice ritardo nel pagamento delle rate mensili, anche se gli importi in gioco sono modesti. Ma ciò non vale invece per le segnalazioni alla Centrale Rischi di Banca d’Italia (essendo diverse sia le “finalità” perseguite dai due istituti che il concetto di “insolvenza” a cui fanno riferimento). Infatti, per la segnalazione nella Centrale Rischi pubblica è necessario l’accertamento di uno stato di insolvenza oggettivo e non un semplice ritardo di pagamento. Pertanto, chi omette una rata di basso importo non finisce segnalato nell’elenco dei cattivi pagatori (Cai).

Per una sola rata non pagata o pagata in ritardo non si può essere segnalati in Centrale Rischi. Secondo la giurisprudenza, la condizione che legittima l’inserimento nelle black list dei cattivi pagatori è una condizione di difficoltà economica tale da rendere difficile la reversibilità della stessa.

così non è per le Sic, le quali si limitano a segnalare anche le minime insolvenze. Sul punto leggi:

Prima della iscrizione nell’elenco dei cattivi pagatori ci vuole il preavviso?

Prima di segnalare il cliente alla Centrale Rischi, la banca deve inviargli una raccomandata con un preavviso, in cui deve avvisarlo delle conseguenze che potrebbero derivare in caso di persistente morosità. Se c’è segnalazione senza preavviso, l’iscrizione nell’elenco dei cattivi pagatori è illegittima e il cittadino o l’imprenditore ha diritto al risarcimento del danno.

La banca è responsabile se non dimostra di avere comunicato al cliente l’imminente registrazione dell’informazione «negativa» nel sistema informatico gestito dalla Centrale rischi. In tal caso – si legge nell’ordinanza della Cassazione – la banca viola tanto gli obblighi dettati dal Codice privacy che impongono sempre di trattare in modo lecito e proporzionato i dati personali, quanto l’articolo 4 del Codice di deontologia e di buona condotta per i sistemi informativi gestiti da soggetti privati in tema di crediti al consumo, affidabilità e puntualità dei pagamenti.

Per quanto tempo si resta segnalati negli elenchi dei cattivi pagatori?

I Sic conservano le informazioni per un periodo predeterminato a seconda del tipo di dato, allo scadere del quale la cancellazione è automatica. Ecco quali sono questi tempi:

  • finanziamento richiesto ed in corso di valutazione: ​6 mesi dalla data richiesta;
  • richieste di finanziamento rinunciate/rifiutate: 1 mese dalla data di rinuncia/rifiuto;
  • finanziamenti rimborsati regolarmente: 36 mesi dalla data di estinzione effettiva del rapporto di credito;
  • ​ritardi relativi a 1 o 2 rate (o mensilità): 12 mesi dalla comunicazione di regolarizzazione, a condizione che nei 12 mesi i pagamenti siano sempre regolari;
  • ritardi relativi a 3 o più rate (o mensilità): ​24 mesi dalla comunicazione di regolarizzazione, a condizione che nei 24 mesi i pagamenti siano sempre regolari;
  • finanziamenti non rimborsati (o con gravi morosità)​: 36 mesi dalla data di estinzione prevista o dalla data in cui l’istituto di credito ha fornito l’ultimo aggiornamento.

note

[1] Cass. sent. n. 20896/18 del 22.08.2018.


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