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Obbligo di fedeltà matrimonio

9 Giugno 2019 | Autore:
Obbligo di fedeltà matrimonio

Fedeltà matrimoniale: in cosa consiste? Quali sono le conseguenze dell’infedeltà? Quando si può chiedere l’addebito della separazione e quando il risarcimento dei danni?

Quando si è innamorati non si hanno occhi che per la persona amata: tutto ciò che sta intorno scompare e non si desira altro che vivere insieme al proprio partner. Questi sentimenti, comuni un po’ a tutti coloro che sono uniti da un forte legame emotivo, diventano qualcosa di ancora più forte a seguito del matrimonio: se, infatti, prima dell’unione formale i sentimenti di cui ti ho appena parlato riguardavano solamente la sfera personale, con il matrimonio essi vengono riconosciuti anche dal punto di vista giuridico. Non a caso, la legge impone ai coniugi di coabitare e di essere fedeli l’uno all’altra. Ma, per l’ordinamento giuridico italiano, in cosa consiste l’obbligo di fedeltà del matrimonio?

A questa domanda si potrebbe fornire immediatamente una risposta: l’obbligo di fedeltà impone ai coniugi di non tradirsi, cioè di non avere rapporti sessuali con altre persone. Ciò è vero, ma rappresenta solamente una piccola parte di ciò che realmente significa essere fedeli l’uno all’altra. Come ti dirò nel corso di questo articolo, l’obbligo di fedeltà imposto dalla legge deve essere interpretato in senso molto ampio, tanto da ricomprendervi condotte e atteggiamenti che a volte sembrano essere distanti dal significato comune che si attribuisce alla nozione di fedeltà. La violazione di questo obbligo può pertanto scaturire anche da condotte diverse dal classico tradimento. Se ne vuoi sapere di più su questo argomento, prosegui nella lettura: vedremo insieme ciò che c’è da sapere sull’obbligo di fedeltà derivante dal matrimonio.

I doveri derivanti dal matrimonio

Dal matrimonio derivano in capo ai coniugi reciproci diritti e doveri. Secondo il Codice civile [1], dal matrimonio deriva l’obbligo reciproco alla fedeltà, all’assistenza morale e materiale, alla collaborazione nell’interesse della famiglia e alla coabitazione.

Inoltre, sempre secondo la legge, entrambi i coniugi sono tenuti, ciascuno in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo, a contribuire ai bisogni della famiglia.

Obbligo reciproco di fedeltà: cos’è?

Come appena visto nel paragrafo che precede, entrambi i coniugi sono tenuti all’obbligo reciproco di fedeltà. Cosa significa? Cosa intende la legge quando parla di fedeltà? Come anticipato nell’introduzione, la fedeltà menzionata dal Codice civile non si riferisce solamente alla sfera sessuale, ma si inserisce all’interno di una più ampia cornice fatta di lealtà e rispetto reciproci. Ma procediamo con ordine.

Senza ombra di dubbio, il coniuge è fedele se non tradisce il suo partner intrattenendo una relazione sessuale con un’altra persona: pertanto, possiamo pacificamente asserire che il coniuge fedifrago sicuramente viola l’obbligo reciproco di fedeltà.

Tuttavia, la fedeltà potrebbe essere lesa anche soltanto intrecciando con persona diversa dal coniuge un forte legame sentimentale che rimane sul piano dell’emotività: in altre parole, senza passare per bacchettoni, si può tradire pur rimanendo solo formalmente fedeli.

Cos’è l’obbligo di fedeltà per la legge?

Possiamo allora dire che, per la legge, l’obbligo di fedeltà si estende ben oltre i rapporti carnali, coinvolgendo anche la sfera emotiva. Detto in altre parole, un coniuge è fedele all’altro se, oltre che non intrattenere rapporti sessuali con altre persone, conserva con l’altro un’intimità esclusiva.

Secondo la Corte di Cassazione, anche un’infedeltà solamente platonica giustifica la richiesta di separazione con addebito: all’interno di un rapporto matrimoniale, la fedeltà affettiva diventa componente di una fedeltà più ampia, che si traduce nell’obbligo di non ledere la dignità e il decoro del coniuge [2]. Anche una relazione non consumata può sortire questi effetti, tanto da giustificare l’addebito della separazione.

Secondo altra pronuncia, le conseguenze legali sono sempre le stesse anche nel caso in cui l’adulterio sia stato tentato ma non sia riuscito a causa del rifiuto da parte del terzo. In buona sostanza, l´infedeltà di uno dei coniugi può integrare da sola violazione dei doveri nascenti dal matrimonio ancorché sia rimasta allo stadio di mero tentativo [3].

Violazione dell’obbligo di fedeltà: cosa succede?

La violazione dell’obbligo di fedeltà comporta l’inosservanza di uno specifico precetto normativo: in altre parole, il coniuge fedifrago si rende inadempiente nei confronti dell’altro, con tutto ciò che ne deriva. L’infedeltà, infatti, può comportare precise conseguenze giuridiche:

  • innanzitutto, il coniuge tradito può chiedere l’addebito della separazione, il quale consiste nell’addossare all’altro la colpa del naufragio matrimoniale;
  • il coniuge che ha subito il tradimento può perfino ottenere il risarcimento dei danni derivanti dall’infedeltà.

Analizziamo entrambe le conseguenze.

Addebito separazione per infedeltà: come funziona?

Una delle prime e più immediate conseguenze della violazione dell’obbligo di fedeltà matrimoniale consiste nella richiesta, in sede giudiziale, dell’addebito della separazione. L’addebito non è altro che l’attribuzione della responsabilità della fine del matrimonio.

Perché si possa addebitare una separazione è necessario che a uno dei coniugi siano riferibili comportamenti volontari che hanno dato causa alla separazione. Sono rilevanti tutte le violazioni degli obblighi sanciti dalla legge: l’infedeltà, i maltrattamenti, l’opposizione di un genitore alle visite del figlio ai suoceri, l’opposizione immotivata di un coniuge a che l’altro svolga un’attività lavorativa, l’ingiustificato rifiuto di aiuto o conforto spirituale, l’ingiustificato rifiuto dei rapporti sessuali, il grave stato di infermità non reversibile di uno dei coniugi.

Perché si possa procedere all’addebito, però, occorre che della violazione degli obblighi coniugali sia fornita rigorosa prova e che tale trasgressione sia oggettivamente grave e pregiudizievole per il matrimonio.

Quando l’infedeltà giustifica l’addebito?

Fino a qui, tutto normale. E se ti dicessi che non sempre l’infedeltà giustifica l’addebito? Tizio tradisce Caia intrattenendo una relazione segreta con altra donna; Caia lo scopre e chiede al giudice la separazione con addebito. Il giudice potrebbe rifiutare l’attribuzione di colpa? La risposta è sì, se l’infedeltà non è la causa ma la conseguenza della crisi matrimoniale.

Per pacifico orientamento giurisprudenziale, la violazione di un dovere matrimoniale (quale, appunto, quello di fedeltà) non comporta automaticamente l’attribuzione dell’addebito, qualora si dimostri che la violazione in oggetto è stata la conseguenza di altro inadempimento commesso per prima dal coniuge che chiede l’addebito.

E così, nell’esempio sopra fatto, se Tizio dimostra che con la moglie Caia il rapporto sentimentale era finito da tempo, tanto che ognuno conduceva la propria vita indipendentemente dall’altro e addirittura dormivano già da tempo in camere da letto separate, allora il tradimento rappresenta solamente una delle manifestazioni della crisi matrimoniale, crisi però che era già in atto da molto tempo.

È quindi di fondamentale importanza che la condotta lesiva dei doveri coniugali sia stata la causa e non la conseguenza della crisi. La Suprema Corte di Cassazione è granitica nel sostenere che, per l’inosservanza dell’obbligo di fedeltà, l’addebito della separazione all’altro coniuge l’onere di provare la relativa condotta e la sua efficacia causale nel rendere intollerabile la prosecuzione della convivenza, mentre è onere di chi eccepisce l’inefficacia dei fatti posti a fondamento della domanda, e quindi dell’infedeltà nella determinazione dell’intollerabilità della convivenza, provare le circostanze su cui l’eccezione si fonda, vale a dire l’anteriorità della crisi matrimoniale all’accertata infedeltà [4].

Se ne vuoi sapere di più su questo argomento, ti invito a leggere il mio articolo sulle conseguenze legali del tradimento.

Coniuge fedifrago: quali conseguenze?

Se al coniuge fedifrago è stata addebitata la separazione, egli  perde il diritto al mantenimento, il quale non gli sarà dovuto dall’altro nemmeno se versa in evidenti condizioni di difficoltà. Continuano a spettargli, invece, gli alimenti, che si differenziano dal mantenimento in quanto servono solamente a garantire i mezzi minimi di sussistenza.

Il coniuge a cui è attribuita la separazione per colpa perde altresì i diritti successori nei riguardi del coniuge: in altre parole, il partner a cui è stata addebitata la separazione non può succedere all’altro nel caso di morte. Si tratta di una conseguenza negativa che, in assenza di addebito, si verifica solamente dopo la sentenza di divorzio.

Secondo la giurisprudenza, la ripetuta violazione dell’obbligo di fedeltà coniugale, particolarmente se attuata attraverso una duratura relazione extraconiugale, rappresenta una violazione particolarmente grave dell’obbligo della fedeltà coniugale, che, determinando formalmente l’intollerabilità della prosecuzione della convivenza, deve ritenersi di regola causa della separazione personale dei coniugi e quindi sufficiente a giustificare l’addebito della separazione al coniuge che ne è responsabile [5]. Il tradimento è talmente grave che è irrilevante che il coniuge tradito avesse accettato passivamente il primo tradimento [6].

Violazione obbligo fedeltà: risarcimento

Quando il tradimento del coniuge è stato talmente grave da aver leso l’onore e la reputazione del partner, oppure da avergli cagionato un vero e proprio danno (ad esempio, psicologico), è possibile ottenere, oltre che l’addebito, anche il contestuale riconoscimento del risarcimento dei danni.

Secondo la Corte di Cassazione, infatti, i doveri che derivano ai coniugi dal matrimonio hanno natura giuridica e la loro violazione non trova necessariamente sanzione solo nelle misure tipiche previste dal diritto di famiglia, quale l’addebito della separazione. Di conseguenza, la palese violazione di tali obblighi, se cagiona la lesione di diritti costituzionalmente protetti, può integrare gli estremi dell’illecito civile e dare luogo a un’autonoma azione volta al risarcimento dei danni non patrimoniali [7].

Rifiuto del sesso coniugale: cosa si rischia? GUARDA IL VIDEO


note

[1] Art. 143 cod. civ.

[2] Cass., sent. n. 15557/2008.

[3] Cass., sent. n. 9472 del 07.09.1999.

[4] Cass., sent. n. 2059 del 14.02.2012.

[5] Cass., sent. n. 13747 del 18.09.2003.

[6] Cass., sent. n. 5090/2004.

[7] Cass., sent. n. 18853/2011.

Autore immagine: Pixabay.com


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