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Modifica di un contratto a voce: è valida?

12 Maggio 2019
Modifica di un contratto a voce: è valida?

Come modificare il contenuto di un accordo scritto o verbale. La forma del contratto e le rettifiche successive.

Immagina di aver concluso un contratto dopo una lunga negoziazione verbale. In realtà, non sei molto esperto di legge e di linguaggio legale, così hai lasciato all’altra parte il compito di tradurre l’accordo in un documento scritto. In piena fiducia lo hai poi firmato, sicuro che il contenuto rispecchiasse le intese raggiunte a voce. Senonché, dopo alcuni giorni, grazie alla soffiata di un amico, ti accorgi che la scrittura prevede una clausola di cui non avevate parlato e che potrebbe essere per te molto svantaggiosa. Così ti rivolti alla controparte chiedendo di cancellarla. Lui ti assicura che si tratta di una semplice “formula di stile” di cui non intende avvalersi: ti stringe la mano e ti conferma che ciò che conta è quello che vi siete detti. Un accordo orale di questo tipo potrebbe essere sufficiente a invalidare la postilla? In altri termini, è valida la modifica di un contratto a voce? Ecco cosa prevede la legge a riguardo.

Il contratto deve essere per forza scritto?

Non tutti i contratti devono essere necessariamente scritti. Anzi, la regola è proprio quella opposta: l’ordinamento lascia le parti libere di scegliere la forma con cui siglare le intese commerciali. Si può quindi stipulare un accordo con un documento scritto, con un’email, con un click del mouse su un carrello virtuale, con una stretta di mano o semplicemente con un comportamento come il prendere un oggetto dallo scaffale del supermercato e portarlo sino alla cassa. Solo in casi eccezionali, la legge impone la scrittura privata (ad esempio i contratti con la banca o l’affitto) o l’atto pubblico notarile (ad esempio l’acquisto di un immobile). 

Il contratto, dunque, non deve essere per forza scritto ma può ugualmente considerarsi valido se concluso a voce. Il fatto che sia orale non fa venir meno la sua natura di “contratto”: è infatti un contratto qualsiasi accordo rivolto a regolare gli interessi economici delle parti in cui tutti i soggetti coinvolti esprimono una volontà. Quindi è un contratto anche una donazione (laddove il beneficiario deve accettare necessariamente il regalo affinché la donazione possa avere efficacia).

Stipuliamo un contratto, quindi, quando compriamo il giornale o i francobolli per una lettera, quando facciamo la spesa, quando compriamo un capo di abbigliamento, quando andiamo allo studio privato del medico e persino quando entriamo in un ospedale e chiediamo assistenza. Insomma, tutte le volte in cui c’è la prestazione di un soggetto in favore di un altro si verifica un contratto o, per dirla con terminologia giuridica, un «atto negoziale».

Spesso si usa regolare i contratti in forma scritta, pur non essendovene alcun bisogno, solo per avere la prova – stabile nel tempo – del contenuto delle intese raggiunte e dei rispettivi obblighi. Onde evitare possibili contestazioni e il ricorso a testimoni, si opta per il documento cartaceo.

Si può modificare un contratto?

Ogni contratto può essere modificato, se c’è il consenso di tutte le parti. La modifica può avere ad oggetto qualsiasi parte del contratto ossia i soggetti (ad esempio, la voltura di un’utenza della luce), l’oggetto (ad esempio si modifica l’oggetto da consegnare all’acquirente) o il tipo di obbligazione (ad esempio, ci si accorda per la gratuità di alcuni servizi che prima erano invece stati concessi dietro pagamento). 

Quando si modifica un contratto si dice, in terminologia giuridica, che interviene una novazione. Dall’accordo novativo deve risultare una specifica volontà di entrambe le parti di estinguere l’obbligazione precedente e di creare una nuova obbligazione.

Secondo la Cassazione non si può parlare di novazione, in senso stretto, quando si modifica il prezzo di vendita (pur essendo questa comunque una modifica del contratto ben possibile) [1].

La novazione estingue un rapporto obbligatorio e ne costituisce uno nuovo. L’estinzione si produce automaticamente nel momento in cui è raggiunto l’accordo novativo.

Come si modificano i contratti?

La legge vuole che i contratti debbano essere modificati con la stessa forma utilizzata per la loro conclusione. Questo significa che se ci si accorda verbalmente, si può modificare l’intesa nello stesso modo; se si è utilizzato un documento scritto, anche le rettifiche dovranno essere fatte per iscritto. Questa regola si desume da un articolo del Codice civile [2] che vieta la possibilità di dimostrare, con testimoni, le modifiche al contenuto di un documento. 

L’articolo recita nel seguente modo (anche se potrà apparire un po’ contorto è bene cercare di sforzarsi per comprenderne il significato): «La prova per testimoni non è ammessa se ha per oggetto patti aggiunti o contrari al contenuto di un documento, per i quali si alleghi che la stipulazione è stata anteriore o contemporanea».

In pratica, la norma sta a significare questo: se hai firmato un contratto scritto e, nell’immediatezza o dopo qualche giorno, tu e l’altra parte vi accordate per modificarlo, è bene che tale rettifica venga scritta (anche in un altro documento, non necessariamente sul contratto originale). Se così non fosse, non avrai modo di dimostrare al giudice che, con l’altra parte, hai inteso modificare l’accordo.

Chiaramente, questo significa che se il contratto era verbale non avrai alcun onere mentre, se hai firmato un contratto davanti a un notaio, dovrai andare di nuovo da quest’ultimo per le successive correzioni.


note

[1] Cass. 12 settembre 2000 n. 12039, Cass. 27 luglio 2000 n. 9867.

[2] Art. 2722 cod. civ.


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