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Cos’è l’esecuzione forzata in forma specifica

11 Maggio 2019


Cos’è l’esecuzione forzata in forma specifica

> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 Maggio 2019



Esecuzione per consegna e rilascio ed esecuzione per obblighi di fare e non fare: la procedura e i compiti dell’ufficiale giudiziario.

Il tuo vicino di casa ha eretto, sul confine, un muro che ti toglie tutto il panorama. Hai vinto una causa e il giudice ha condannato il tuo avversario a rimuovere una serie di rifiuti che aveva abbandonato su un tuo terreno, ma questo non intende provvedervi. L’amministratore di condominio, ormai revocato, non vi ha ancora restituito tutta la documentazione contabile e ora il tribunale gli ha intimato di farlo al più presto. Un sito internet ha pubblicato una notizia sul tuo conto non vera e non più attuale e, poiché non voleva cancellarla con le buone, hai fatto ricorso alla magistratura: anche in questo caso, però, nonostante la condanna, la controparte non intende adempiere. Cosa la legge ti consente di fare per tutelare i tuoi diritti dall’altrui inadempimento? Ecco che corre in soccorso l’esecuzione forzata e, più nello specifico, quella “in forma specifica”. Ma, esattamente, cos’è l’esecuzione forzata in forma specifica? Cerchiamo di capirlo brevemente in questa mini guida pratica.

Cos’è l’esecuzione in forma specifica?

Probabilmente, quando hai sentito parlare di esecuzione forzata avrai associato questo termine al pignoramento dei beni, ossia all’acquisizione coattiva di oggetti, immobili, crediti o denaro di un debitore per metterli in vendita o assegnarli al creditore. Questa procedura (che avviene sotto le tre forme del pignoramento mobiliare, immobiliare e presso terzi) è in realtà solo una delle forme di esecuzione forzata. Un altro tipo di esecuzione forzata è quella in forma specifica. L‘esecuzione in forma specifica è un procedimento volto a ottenere, da parte del soggetto inadempiente:

  • la consegna di beni mobili: pensa a una sentenza che abbia condannato una persona alla restituzione di un’auto presa in leasing;
  • il rilascio di immobili: pensa, ad esempio, a un’ordinanza di sfratto rimasta ineseguita dall’inquilino; 
  • il rispetto di obblighi di fare; pensa, ad esempio, all’obbligo di bonificare un’area;
  • il rispetto di obblighi di non fare: ad esempio non elevare un muro o abbattere un albero pericoloso.

Come vedremo meglio più in là, esistono due tipi di esecuzione forzata in forma specifica:

  • l’esecuzione per consegna e rilascio;
  • l’esecuzione per obblighi di fare e non fare.

Li tratteremo separatamente nel corso di questa guida.

Le sanzioni contro il ritardo

Il pignoramento è relativamente facile da eseguire: basta recarsi dall’ufficiale giudiziario e chiedergli di pignorare i beni indicati dal creditore. Invece nell’esecuzione forzata in forma specifica è inizialmente necessaria la collaborazione del debitore, il quale appunto dovrebbe fare o non fare un’azione, oppure consegnare un bene mobile o immobile. Ecco perché, se questi non collabora, si deve avviare l’esecuzione forzata. I tempi però potrebbero allungarsi e il diritto da tutelare potrebbe essere pregiudicato. Proprio per ciò è prevista una soluzione pratica: il soggetto che agisce (cosiddetto esercitante) può anche richiedere al giudice di fissare una sanzione pecuniaria a carico dell’obbligato (cosiddetto esecutato) in caso di ritardo nell’attuazione dell’obbligo di fare (se non delegabile ad altri) o di non fare. Sono le cosiddette astreintes. Ad esempio, se un soggetto è stato condannato dal giudice ad abbattere immediatamente un muro, nella sentenza il magistrato può imporgli una multa per ogni giorno di ritardo successiva alla notifica della sentenza stessa. 

L’ammontare è deciso tenendo conto del valore della controversia, della natura della prestazione, del danno quantificato o prevedibile e di ogni altra circostanza utile. 

Per espressa previsione di legge queste misure non sono applicabili:

  • alle controversie in materia di lavoro subordinato (pubblico o privato);
  • ai rapporti di collaborazione coordinata e continuativa.

Esecuzione per consegna e rilascio

La prima forma di esecuzione forzata in forma specifica che tratteremo è quella per consegna e rilascio. Come dice la parola stessa, tale tipo di procedimento è volto a farsi restituire un bene mobile nella disponibilità materiale di un’altra persona oppure a farle abbandonare un immobile nel quale risiede illegittimamente.

Chi ha diritto alla restituzione o al rilascio di un bene non può farsi giustizia da solo, ad esempio strappando l’oggetto dalle mani dell’avversario, prendendolo con la forza o cambiando le chiavi all’appartamento dato in affitto: se così facesse commetterebbe un reato (quello di «esercizio arbitrario delle proprie ragioni»). Deve perciò ricorrere necessariamente alla giustizia che – sebbene coi suoi tempi – procederà tramite i propri organi (l’ufficiale giudiziario) a ripristinare il diritto.

Prima di avviare la procedura, il creditore che intende richiedere la consegna del bene mobile o il rilascio dell’immobile deve redigere un atto di precetto in cui descrive in modo sommario i beni mobili da consegnare o gli immobili da rilasciare e dà un termine di 10 giorni al debitore per adempiere spontaneamente. Il creditore consegna il precetto all’ufficiale giudiziario che lo notifica al debitore. 

Se si tratta della consegna di beni mobili e l’esecutato non restituisce l’oggetto nel termine fissato dal precetto, l’ufficiale giudiziario dà inizio alla procedura esecutiva nel seguente modo. Innanzitutto quindi si presenta nel luogo in cui si trovano le cose oggetto dell’esecuzione e le cerca. Una volta trovate, l’ufficiale le prende in consegna e le restituire all’istante o ad una persona da questo designata. La consegna può però consistere anche in una semplice dichiarazione con la quale l’ufficiale giudiziario afferma che il possesso delle cose spetta al creditore, ed ingiunge al debitore di consentire all’avente diritto la loro materiale apprensione.

Se le cose oggetto di esecuzione risultano già pignorate, la consegna non può aver luogo.

Se si tratta del rilascio di immobili, non potendo tali beni essere “acquisiti fisicamente”, l’ufficiale giudiziario notifica prima all’esecutato un avviso (il preavviso di rilascio) con il quale gli comunica il giorno e l’ora in cui procederà con l’esecuzione forzata. Tale atto viene in realtà redatto dall’avvocato del creditore. Dopodiché, nel giorno e nell’ora stabiliti, l’ufficiale giudiziario:

  • si reca sul luogo dell’esecuzione;
  • quando è necessario può fare uso dei suoi poteri, come aprire la porta dell’immobile anche se all’interno vi sono ancora persone, aprire ripostigli o recipienti, vincere la resistenza opposta dall’esecutato o da terzi, oppure allontanare persone che disturbano l’esecuzione del pignoramento. Provvede secondo le circostanze e, se necessario, richiede l’assistenza della forza pubblica;
  • immette l’istante (o una persona da questi designata, come ad esempio il suo avvocato) nel possesso dell’immobile, al quale consegna le chiavi  

Se nell’immobile ci sono oggetti o arredi di proprietà dell’esecutato, l’ufficiale giudiziario gli intima l’asportazione e, in caso di ulteriore inadempimento, tali beni vengono smaltiti, distrutti o depositati in un magazzino a spese del debitore.

Esecuzione per obblighi di fare e non fare

Potrebbe succedere che una persona, nonostante una condanna già subita, non adempia a un obbligo di fare oppure non elimini un’opera realizzata in violazione di un obbligo di non fare. In tal caso la controparte può procedere alla procedura di esecuzione forzata in forma specifica per obblighi di fare e non fare. 

In particolare, il creditore può chiedere l’esecuzione forzata degli obblighi:

  • di fare fungibile, ossia di un obbligo che ha per oggetto una prestazione che può essere eseguita dal debitore o da un terzo con identica soddisfazione per il creditore;
  • di non fare, ossia di eliminare ciò che è stato fatto in violazione dell’originario obbligo di non fare.

Non è invece possibile l’esecuzione forzata quando:

  • bisogna realizzare una prestazione di fare infungibile, ossia di una prestazione che è stata concordata con il debitore proprio in ragione delle sue specifiche qualità (ad esempio un quadro o una prestazione professionale) o che può essere adempiuta solo dall’obbligato (ad esempio un’azienda che sia l’unica sul mercato a produrre una determinata merce). In tal caso non resta che convertire l’obbligo di fare in un risarcimento economico;
  • chiede la distruzione di un manufatto eseguito in violazione di un obbligo di non fare che comporti un pregiudizio all’economia nazionale.

Vediamo ora la procedura. Innanzitutto l’istante deve essere in possesso di una sentenza di condanna nei confronti dell’avversario. Dopodiché deve notificare l’atto di precetto che, come detto già sopra, è un ultimo avviso ad adempiere entro massimo 10 giorni. Dopodiché, trascorsi 10 giorni dalla notifica e non oltre 90 giorni da quest’ultima, l’istante deve predisporre un ricorso al giudice dell’esecuzione. Il giudice fissa un’udienza a cui devono partecipare le parti. All’udienza il giudice, sentita la parte obbligata, pronuncia un’ordinanza con la quale

  • designa l’ufficiale giudiziario che deve procedere all’esecuzione;
  • decide le modalità di esecuzione;
  • indica le persone che devono provvedere al compimento dell’opera non eseguita o alla distruzione di quella compiuta.

Nell’ordinanza il giudice può specificare le attività pratiche e tecniche per attuare l’esecuzione dell’obbligo contenuto nel titolo esecutivo ma non può ampliare, in pregiudizio dell’obbligato, o diminuire, in pregiudizio dell’istante, la sanzione prevista nella sentenza di condanna. 

Esecuzione forzata dell’obbligo L’ufficiale giudiziario designato dal giudice può farsi assistere dalla forza pubblica.


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